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Liberty, una questione di stile

di Maurizio Marna

 

Foto intro LIBERTY

Ancora una volta i Musei S. Domenico di Forlì ospitano, riscuotendo notevole successo, una mostra evento: si tratta di Liberty - UNO STILE PER L'ITALIA MODERNA, aperta sino al prossimo 15 Giugno. La rassegna offre ai visitatori la possibilità di vedere una serie di magnifiche opere italiane e straniere, quest'ultime esposte al fine di confrontare la produzione nazionale ed estera (Klinger, Klimt, von Stuck ma l'elenco potrebbe continuare), lavori che sono espressione di un movimento artistico europeo straordinariamente prolifico. L'epoca è quella della Belle Epoque , fine Ottocento-1915, conclusasi in modo tragico con la Prima Guerra Mondiale.

A un anno di distanza dall'altra grande mostra NOVECENTO. Arte e vita in Italia tra le due guerre, l'esposizione forlivese sul Liberty  non è solo un semplice 'prequel' come qualcuno l'ha sommariamente definita. Ah, sarebbe meglio tacere e non pronunciare simili baggianate...(N.d.R.)
I curatori della rassegna, Maria Flora Giubilei-Fernando Mazzocca- Alessandra Tiddia, sono riusciti nell'intento, mediante il ricco patrimonio artistico in visione, di far conoscere al pubblico quale profondo rinnovamento costituisse, nell'Italia di allora, il Liberty. Un rinnovamento volto a superare i movimenti storicista e naturalista  del XIX secolo, a incarnare le aspirazioni nazionali verso il concetto di modernità. Lo stile floreale, le flessuose e ricercate linee curve dell'arte liberty si diffusero in Francia come Art Noveau, nell'impero asburgico come Jugendstil, nei paesi anglosassoni come Modern Style.
La sua profonda vitalità fece dialogare fra loro l'architettura e l'insieme delle arti ossia scultura, pittura, musica, teatro, la stessa letteratura. Divenne un modello particolarmente applicato all'industria poiché l'ideale utopico, esteriorizzatosi in equilibrio armonico, era adesso capace di rappresentare la società trasformata dal progresso scientifico e tecnologico. Un estetismo che permeava il periodo a cavallo del XIX e XX secolo, i cui fasti venivano esaltati nel nostro paese con imponenti manifestazioni tipo l'Esposizione Nazionale di Palermo (1891-1892), l'Esposizione internazionale di Arte Decorativa Moderna a Torino, 1902, l'Esposizione Internazionale di Milano(link Wikipedia), 1906, celebrante il traforo del Sempione completato in quell'anno.


  Foto 1 LIBERTY                                          Foto 3 LIBERTY

                    Esposizione Nazionale di Palermo (1891-1892)                                                                                            Pianta dell'Esposizione Internazionale di Milano  (1902)


Italia e Liberty. L'obiettivo era far risorgere, secondo una nuova raffinatezza delle forme, il Rinascimento aureo dei Botticelli e dei Michelangelo mentre la mostra forlivese, tramite la presenza di pitture e sculture realizzate da artisti di sensibilità diversa, ne evidenzia lucidamente l'originalità stilistica. I Musei S. Domenico li ospitano nelle varie sale, all'interno di sezioni dove si trovano raffigurati la mitologia, l'allegoria, i paesaggi fra simbolismo e tensione verso l'assoluto. Siamo di fronte alla rielaborazione della natura e dei sogni, sotto una poliedrica serie di trasposizioni. Vi sono poi sale che radunano arredamento (mobili, vetrate, ceramiche, arazzi, ferri battuti), pubblicazioni letterarie, manifesti, merletti e vestiti, tutte sale rimarcanti - le prime dedicate a pittori e scultori, le seconde a oggetti che caratterizzano uno stile di vita - lo stretto rapporto tra arti eterogenee. Un dialogo 'rivoluzionario', dunque, nondimeno identificativo di comuni valori unenti appunto scultura, pittura, architettura, decorazioni, letteratura. Le numerose opere 'si parlano', in senso ovviamente lato, ed ecco apparire chiaro il rapporto che lega artisti come Segantini, Previati, Boldini, Sartorio, De Carolis, Longoni, Morbelli, Chini, Casorati, Baccarini assieme a tanti altri. Il dialogo coinvolge poi, citiamo il depliant della mostra, " i ferri battuti di Mazzucotelli e Bellotto; le ceramiche di Chini, Baccarini, Cambellotti, Spertini, Calzi; i manifesti di Dudovich, Hohenstein, Boccioni, Terzi, Mataloni, Beltrame, Palanti; i mobili di Zen, Issel, Basile, Bugatti, Fontana; i vestiti di Eleonora Duse, i merletti di Aemilia Ars e gli arazzi di Zecchin."


      Foto 4 LIBERTY                                                         Foto 5 LIBERTY                                    Foto 6 LIBERTY

Abbiamo scritto, ad inizio articolo, quanto le linee sinuose siano protagoniste del Liberty. Un tale fluttuare rispecchia il movimento durante il suo incedere, l'atto si concretizza nel dinamismo di una società aspirante alla modernità e al progresso. Simbolo di ciò è la donna, con le sue molteplici sfaccettature che vanno dalla fragilità alla fierezza, dalla carnalità alla spiritualità e che esprime il gusto della libertà, del piacere. Donna sirena, donna fata, donna serpente, donna ninfa... Ma è lo spirito di un'epoca a connotare l'arte nuova, espressione trionfale di uno smisurato ottimismo e di un ugualmente smisurata fiducia nell'evoluzione del mondo moderno. Viva la Belle Epoque, insomma!  La grande bellezza, emblema del Liberty sia in Italia sia in Europa, era fondamentalmente lo status di una borghesia elegante che occupa svariati livelli sociali e viene quindi definita alta, media, piccola, piccolissima. Beneficiaria di questa entusiasmante positività, a cominciare dagli oggetti d'uso quotidiano (ora fabbricati in serie), la borghesia italiana simboleggia lo slancio vitale di chi vuole appropriarsi della modernità contro un asfittico passato. Si afferma la libertà intellettuale di oltrepassare le convenzioni più tradizionali, abolendole, e dare applicazione pratica all'ideale di un progredito cambiamento. Simile ardore avveniristico celava, però, un'inquietudine esistenziale ed un disagio sociale, esteso all'intera collettività, foriero di tragiche conseguenze belliche vedi la già citata Guerra Mondiale.

Foto 5BIS LIBERTY

Qualche parola sull'allestimento della mostra. L'aggettivo giusto potrebbe essere accuratissima, nonostante le critiche per la cattiva illuminazione di certi grandi dipinti. Sorge spontanea la domanda: la bassa luminosità è stata volutamente creata oppure si tratta di una colpevole negligenza? Noi appoggiamo la prima ipotesi.

Foto 7 LIBERTY

La rassegna si apre con la principessa Sabra (1865) dipinto di Edward Burne-Jones, autorevole esponente della Confraternita dei Preraffaelliti , ed è un'opera che mette inFoto 8 LIBERTY risalto l'aurea angelica della femminilità. Subito dopo, nell'ampio corridoio del pian terreno, spiccano gli sfolgoranti manifesti delle esposizioni internazionali, vere e proprie pubblicità inneggianti al way of life della fine '800/ inizi '900. Le sale a fianco dello stesso corridoio accolgono riviste europee d'avanguardia, è il caso del Ver Sacrum (Primavera Sacra) rivista austriaca fondata da Gustav Klimt e Max Kurzweil, e volumi illustrati di D'Annunzio assieme a libri di Gozzano; via via che procediamo lungo il percorso al piano terra possiamo osservare, inoltre, originali disegni di architettura. La sorpresa arriva, tuttavia, quando ci si imbatte in ambienti completamente arredati con vasi, mobili, porte vetro, lampade della "Bella Epoca" ed è come visitare una casa liberty dentro cui troviamo pure lussuosi abiti, sistemati su manichini. Così lo spettatore ha una nitida visione di quanto fossero innegabili la spensieratezza, il piacere di vivere tempi raffinati e moderni.
Al piano superiore risaltano, nel blu profondo delle pareti e sotto un tenue apparato di luci, ribadiamo non causale, quadri, gruppi scultorei in marmo, pregiate ceramiche di Richard-Ginori, Chini, Baccarini, oggettistica d'arredamento. Domenico Baccarini  ha suscitato parecchio interesse ed è stato definito una scoperta. Non importa chi lo abbia scoperto o riscoperto, questione ininfluente, talmente limpido si staglia il suo raffinatissimo ed eclettico talento da quadri, disegni, ceramiche: è l'ennesima conferma, qualora sorgessero perplessità, di una cultura multiforme diffusasi in decenni improntati alla modernizzazione.

Ma i sorrisi e l'orgoglio per le rapide conquiste scientifico-tecnologiche del periodo sarebbero durati poco. Un profondo malessere stava minando l'animo europeo, sinistri brividi percorrevano la spina dorsale del continente. Profetiche risultano, allora, le parole del dialogo fra Sabrina Spielrein e Carl Gustav Jung, davanti al lago di Costanza, tratte dalla splendida scena finale del film A dangerous method (link Mymovies) di Cronenberg. Il famoso psicologo svizzero racconta alla sua paziente-amante-allieva, Sabrina Spielrein, un sogno ricorrente

"Da un po' di tempo c'è un sogno apocalittico che mi tormenta. Un'inondazione dal mare del Nord alle Alpi, le case spazzate via. Nell'acqua galleggiano i cadaveri. Alla fine si abbatte sul lago in una devastante onda di marea ma l'acqua a quel punto, ruggendo come un'inarrestabile valanga, è diventata sangue, il sangue dell'Europa". "Cosa può significare"? " Non lo so se non che succederà presto."

E' l'inconscio annuncio della Grande Guerra, col suo lascito di milioni di morti e nazioni distrutte. La furia del conflitto seppellirà i giorni felici mentre i fiori del Liberty appassiranno lungo un inarrestabile declino. La ferocia umana, senza più la joie de vivre della Bella Epoque, brucerà le sottili linee curve dell'arte nuova.

                                                                                                      Foto 9BIS LIBERTY

 

 

FONTI

Depliant mostra

www.mostrefondazioneforli.it/it/liberty_uno_stile_per_litalia_moderna/

http://www.artribune.com/2014/02/largo-al-liberty-a-forli-larte-nuova-di-centanni-fa/

http://www.artearti.net/magazine/articolo/liberty-a-forli-una-mostra-che-piacera

 

BIBLIOGRAFIA

Eugenio Rizzo - M. Cristina Sirchia, Liberty. Album del nuovo stile, Ed. Flaccovio Dario, 2008

Lara Vinca Masini, Liberty. Art Nouveau, Giunti Editore, 5ª ed - 2009