in questo sito vengono usati i cookies navigandonel sito accetti.

Dentro l'abisso

 IL TERZO TEMPO DELLE MOSTRE    

di Maurizio Marna

FOTO intro dentro abisso

La parola follia, sul dizionario medico on line della Treccani, ha il seguente significato: "...stati generici di alienazione mentale, siano essi direttamente riconducibili a specifiche configurazioni patologiche o legati a comportamenti incomprensibili. Il termine si applica quindi indifferentemente a contesti diversi (f. come malattia, f. d'amore, ecc.) che evidenziano l'impossibilità di ridurlo a un unico significato."

Di nuovo la Treccani ci fornisce la descrizione della parola borderline. Segue un breve sunto: " Condizione psichiatrica, detta anche marginale, situata ai limiti fra le nevrosi e le psicosi. Il termine inglese significa appunto "linea di confine" e indicava originariamente forme atipiche di schizofrenia... Il concetto stesso di b. oscilla fra diverse accezioni, solo in parte sovrapponibili. Nelle cosiddette sindromi b. confluiscono molteplici condizioni psicopatologiche, accomunate sul piano descrittivo da una commistione di sintomi nevrotici, caratteriali e psicotici ad andamento fluttuante ...".
I nuovi internauti, approdati sul nostro sito e nella rubrica Cibo per la mente(lo stesso faranno gli affezionati lettori), si chiederanno, perplessi, a cosa mai servano le delucidazioni sopra riportate. Esse ci consentono di definire meglio le impressioni suscitate dalla mostra BORDERLINE - ARTISTI TRA NORMALITA' E FOLLIA da Bosch a Dalì dall'Art Brut a Basquiat, svoltasi presso il MAR (Museo d'Arte della città di Ravenna) e conclusasi lo scorso Giugno.

Foto  1 bis  dentro abisso  Si è trattato di una rassegna ambiziosa che lascia lo spettatore preda di numerosi dubbi, riguardanti il genio artistico e la sua stretta connessione con l'animo più profondo nonché oscuro di chi realizza le opere. Ci si chiede, infatti, se i germi della follia siano direttamente proporzionali all'arte, se l'espressività pittorica - ma il discorso vale per ogni forma creativa - sia il canale attraverso cui il supremo talento trova sfogo e si placa, permettendo poi all'artista di condurre una vita normale, oppure rappresenti l'incessante concretizzazione nella realtà dei propri demoni interiori. A cura di Claudio Spadoni, direttore scientifico del MAR, Giorgio Bedoni, psichiatra e psicoterapeuta, Gabriele Mazzotta editore del catalogo, il visitatore viene condotto lungo uno stimolante viaggio dentro e fuori le linee di confine dell'estro pittorico.

Facciata del Museo d'Arte città di Ravenna

Il 1900 ha visto sorgere una diversa considerazione, operata sia dagli esponenti di spicco delle avanguardie culturali sia dagli psichiatri, a proposito delle forme artistiche create nelle strutture dove si curavano i malati di mente. Una prospettiva rivoluzionaria viste le orrende condizioni di detenzione, adottate per secoli nei loro confronti. Le persone con disturbi mentali, durante la storia dell'umanità, sono state trattate, per effetto degli annessi comportamenti, prima come soggetti posseduti da spiriti maligni e successivamente come anormali da nascondere alla società. Chiusi in spaventosi luoghi di reclusione, privati di qualsiasi trattamento umano, i 'folli' passavano l'intera vita senza un contatto con l'esterno. Poteva trattarsi di gravi patologie o di sintomi oggi definiti minimi, di semplici difficoltà di apprendimento o di rifiuto delle convenzioni sociali presenti nelle varie epoche, sta di fatto che si scompariva agli occhi della comunità e soprattutto della famiglia di appartenenza. La normalità, sotto forma di perbenismo, non poteva certo tollerare il suo opposto. Tuttavia, agli inizi del ventesimo secolo, ecco manifestarsi una nuova, straordinaria prospettiva - Paul Klee, uno dei padri dell'astrattismo, ne fu un convinto propugnatore - quando i malati mentali iniziano ad essere considerati, oltreché esseri umani, artisti in grado di compiere, se coinvolti e fatti crescere, autentici lavori creativi.


                                                                                               Foto 1 dentro abisso    Alchimie dell'arte, outsider, FUORI MOSTRA

Il pittore francese Jean Dubuffet, alla fine del secondo conflitto mondiale, coniò il termine Art brut per designare le espressioni d'arte provenienti dai pazienti di ospedali psichiatrici. La mostra ce ne offre un'ampia visione, assieme alle opere dello stesso Dubuffet, a mo' di paradigma estraneo all'estetica convenzionale e di genuina estrinsecazione artistica, lontana da ogni percorso riflessivo, della spontaneità culturale. La creatività - questo è il principale messaggio di BORDERLINE - non è esclusivo patrimonio dell'artista 'sano di mente' ma appartiene a chiunque ne sia fattivo interprete venga esso chiamato folle, disturbato, escluso sociale.

L' INTRODUZIONE INTROSPETTIVA ci presenta una corposa testimonianza di pittori 'normali, che hanno descritto la follia singola e collettiva del loro tempo. Hieronymus Bosch, Pieter Bruegel, Francisco Goya, per citare quelli iniziali, raffigurano individui e avvenimenti sotto una tragica allegoria, dando risalto alle truci condizioni dell'uomo durante le guerre, le carestie, le pestilenze, le innumerevoli prevaricazioni dell'uno sull'altro. Essi dipingono, con tragica aderenza, il peggio della quotidianità vissuta. Le deformità dei volti, seppur allegoricamente ritratti, sono uno specchio fedele delle sofferenze e dei drammi che mutano i tratti delle persone. Una pazzia generale, caratterizzante il cosiddetto mondo civilizzato, è da considerarsi più accettabile rispetto ad una singola pazzia patologica? Gli esseri umani, in nome della politica e della religione, del censo e della brama di potere, compiono atti sanguinari nonché distruttivi sui loro simili: sono tutti da rinchiudere? Al visitatore spetta, se vuole, il compito di trovare le risposte.
Foto 2 dentro abisso                                                                       Foto 3 dentro abisso

H.Bosch Inferno                                                                                                                                             F. Goya, Il sonno della ragione... 

La sezione "Disagio della realtà" accoglie significativi dipinti di Pierre Alechinsky, Madge Gill, il già citato pittore Jean Dubuffet - teorico e propugnatore dell'Art Brut - Federico Saracini, August Walla, Gaston Teuscher e parecchi altri. Artisti con vite 'al confine', Dubuffet a parte, che hanno avuto il destino segnato dall'emarginazione sociale, autoimposta o frutto della comunità di riferimento, e dall'isolamento medico in istituti psichiatrici. Gaston Teuscher, ad esempio, inizia a 71 anni la carriera di pittore nei bar e ristoranti. Utilizza caffè vino, tabacco, cenere per dipingere le tele, insomma materiali a lui familiari e particolarmente idonei ad incanalare la sua vena artistica. Lui ed i colleghi pittori, emarginati/malati, non perseguono nessuna ricerca della fama, nessun intento divulgativo solo una precisa identificazione di se stessi e della propria vita. L'arte diventa occasione di contatto con l'io profondo, ne irreggimenta i demoni quando la tela si riempie di linee e colori. Nascono nuove soluzioni artistiche, fuori da qualunque panorama pittorico codificato, affini all'arte etnica africana o dell'Oceania.

Foto 4 dentro abisso  La tematica "Disagio del corpo" propone la raffigurazione di strutture corporee. Qui i corpi subiscono una dilatazione nella verve artistica dei pittori e le trasformazioni evidenziano toni contrapposti. Oltre a Dubuffet, un lungo elenco di ritrattisti costella le pareti della sala. Ci hanno particolarmente colpito i contributi di Victor Brauner, Pietro Ghizzardi, André Masson, Carlo Zinelli, Günter Brus, Oswald Tschirtner.

Senza titolo, Gaston Teuscher

Molto interesse suscita lo spazio intitolato "Ritratti dell'anima", dove numerosi autoritratti sottolineano il tentativo(conscio o inconscio?) di (ri)costruire un'immagine di sé da parte degli artisti 'borderline'. Essi, per la maggior parte, erano sotto trattamento terapeutico in appositi istituti. C'è chi dipinge, a mo' di scatto fotografico che ferma il tempo e lo spazio, l'io più genuino. Antonio Ligabue, in una serie di bellissimi quadri, offre una magnetica testimonianza della sua personalità, attraverso il celeberrimo sguardo penetrante. C'è invece chi, come fa Mattia Moreni, scandisce le fasi della sua vita, assieme agli inevitabili mutamenti, realizzando autoritratti in una sorta di brevissima cronistoria ed evoluzione temporale.

 

Foto 8 dentro abisso

C'è infine chi, è il caso di Aloïse Corbaz, 'muore' - internata in manicomio - e rinasce - volendo lì tornare, dopo l'esperienza vissuta all'esterno - mentre crea simboliche opere ricche di re, regine, principi e principesse, fiori, tutti interpreti di sensuali storie d'amore. Una disperata infatuazione per il Kaiser Guglielmo II, il profondo senso religioso, un fortissimo pacifismo(siamo alle primissime decadi del Novecento), portano Aloïse Corbaz a configurare un mondo alternativo incentrato sulle figure femminili. Sono donne imponenti, lussuosamente vestite e ingioiellate, dal ritratto unidimensionale e dagli intensi colori. Non hanno pupille ma solo grandi occhi riempiti di azzurro restituendoci, così, un'impressione di assenza prima e di passaggio poi verso un universo non fisico. L'infinito è il posto in cui Aloïse Corbaz ritrova la propria dimensione vitale, oltrepassando le imposizioni di regolamenti medici o convenzioni sociali.                       A fianco> Aloise Corbaz, Eloise                                                                                            

Il Surrealismo, movimento culturale del Novecento, conclude la mostra nella sezione "Il sogno rivela la natura delle cose". L'inconscio ovvero la nostra parte più nascosta governa i sogni e ci insegue anche durante la vita reale. Può veicolare un'ampia gamma di aspetti(poetici, bizzarri, folli) verso quell'arte ingenuamente diversa rispetto a quella ufficiale. L'attività onirica, frutto del subconscio, permette di giungere sì alla realtà ma secondo una strettissima connotazione personale che la arricchisce e la modella sull'io        profondo del suo autore. Fra i tanti pittori selezionati notiamo Salvador Dalì, Max Ernst,  Victor Brauner, Sebastian Matta, di nuovo Paul Klee sensibile estimatore di un'arte fanciullesca ed alienata. Essi sconfinano nel mondo alternativo, cercando l'essenza infantile e 'borderline' dell'arte. Inseguono un'ossessione con mille sfaccettature, interiore caleidoscopio di emozioni sottaciute e non per questo minori.

L'estrinsecazione nella pittura di suggestioni recondite ed irrazionali è il segno di un'epoca, come d'altronde l'attuale, piena di altisonanti ideologie che si scoprono drammaticamente immature. Le follie codificate, i dogma tecno-teorizzati e le persone loro succubi, ci ammoniscono sulla necessità di riscoprire l'infantile innocenza dei sogni. La surrealtà può aiutare a colmare il distacco intercorrente fra noi stessi e la macerante quotidianità. Un sogno ci salverà, forse, dall'incessante vuoto che ci attende.


                                                                                                       Foto 9 dentro abisso

                                                                                                       S.Dalì, Mostro molle in un paesaggio angelico

 

FONTI
Pieghevole mostra Borderline

SITO REGIONE EMILIA ROMAGNA CULTURA - ER CULTURA - Al Museo d'Arte della città un originale percorso da Bosch a Dalì, dall'Art brut a Basquiat.

Sito mostra BORDERLINE, MUSEO ARTE DI RAVENNA(MAR)

BIBLIOGRAFIA
Arte, Genio, Follia Il giorno e la notte dell'artista, Edizioni Gabriele Mazzotta www.mazzotta.it, Milano 2009 Pagine 480, Euro 48,00

Karl Jaspers, Genio e follia. Strindberg e Van Gogh, Cortina, Raffaello (collana Scienza e idee), 2001, reperibile anche on line