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Banchieri s-catenati

di Patrizia Marani

banchieri intro

LA DEREGOLAMENTAZIONE DELLA FINANZA Nel suo libro "Fuori da questa crisi adesso" Paul Krugman ci spiega come è potuto avvenire che la democrazia fosse esautorata dai mercati, e come può ancora avvenire se i governi non ripristinano le leggi che l'avevano imbrigliata sino alla soglia del ventunesimo secolo - Ep.2 -

Sono del 2005 le ultime invenzioni "geniali" della finanza internazionale "che facilitano la dispersione del rischio" grazie ad una specie di roulette russa del debito, tanto elogiate dall'oracolo dell'economia mondiale Alan Greenspan, i prodotti finanziari in seguito noti come titoli tossici. Tali creazioni sono la goccia che solo tre anni dopo ha fatto traboccare un vaso di Pandora finanziario, già colmo di riforme liberalizzatrici. Legge dopo legge, la diga di regole che era stata creata attorno alle cause della terribile Depressione economica del '27 affinché non dovesse più verificarsi e per proteggerci dalle crisi bancarie, è stata smantellata. Krugman ci spiega come.

Nei primi anni '30 in America "un'ondata di fallimenti bancari aveva creato nel paese sfiducia diffusa verso le banche e una richiesta di regolamentazione", che è stata in gran parte demolita negli anni '80 e '90. Inoltre, la legislazione non è stata aggiornata per regolamentare un sistema finanziario in forte espansione.

CHE COS'E' VERAMENTE UNA BANCA?

Per comprendere qual è l'essenza dell'attività bancaria il Nostro risale all'origine: i primi bancari furono dei gioiellieri che, dotati di solide casseforti, iniziarono ad affittarle a chi possedendo dell'oro non aveva ove custodirlo. Ma siccome era improbabile che tutti i proprietari dell'oro si recassero insieme a ritirarlo, i gioiellieri cominciarono a prestarlo e biglietti che rappresentavano l'oro in loro custodia iniziarono a circolare come valuta. Parimenti, oggi, chi ha denaro liquido, anziché custodirlo sotto il proverbiale materasso ove, non fruttando nulla, viene lentamente eroso dall'inflazione, lo investe in banca per finanziare attività produttive o mutui bancari, ricevendo in cambio una remunerazione. Fin qui tutto bene, l'attività bancaria è necessaria e altamente positiva per il progresso dell'economia di una nazione, perché mette denaro altrimenti improduttivo al servizio delle attività produttive.

Ma per sua essenza, l'attività bancaria comporta un rischio, quello dell'assalto agli sportelli, giacché si basa sul presupposto che i risparmiatori non ritirino tutti assieme i risparmi. Se si verifica una perdita di fiducia, il conseguente assalto costituirà una profezia che si autoinvera perché la banca sarà costretta a svendere prestiti per procurarsi liquidità immediata, rischiando la bancarotta e il contagio delle altre banche. Come superare questa debolezza originaria del sistema?

Nel 19° secolo le banche erano fortemente capitalizzate, vale a dire che "il valore dei loro depositi era solo il 75 o l'80 per cento del valore dei loro capitali". Solo perdite superiori al 20-25 per cento potevano, quindi, "rompere le banche", ma nel 2008, in assenza pressoché totale di capitalizzazione, sono bastate piccole perdite per scatenarne la crisi.

Inoltre, furono create istituzioni che agissero da "prestatori di ultima istanza", il ruolo oggi esercitato da tutte le banche centrali, ma non dalla Banca Centrale Europea. Mentre i debiti contratti in dollaro e in tutte le altre monete sono garantiti dalla banca centrale nazionale, quelli in euro non lo sono. Da qui, l'aumento del rischio di panico e di svendite in massa dei titoli del debito sovrano in euro.

Neppure il prestatore di ultima istanza, tuttavia, bastò a non far fallire le banche per cui fu creata negli USA una legislazione ad hoc, la Legge Glass-Steagall, che fonda un'Assicurazione per garantire i correntisti contro il fallimento delle banche. Questa assicurazione crea però un enorme azzardo morale giacché da quel momento se una banca investiva in prodotti rischiosi e vinceva, i guadagni erano suoi, se perdeva, pagava il governo, vale a dire i contribuenti. La legge, allora, pone un limite al rischio che le banche possono assumere, dividendo le attività più propriamente bancarie svolte da banche commerciali, da quelle di speculazione sui mercati azionari e delle commodity delle banche d'investimento.

Questa legislazione ha generato i successivi decenni di solidità bancaria che hanno fine nel 1980, nel contesto di una visione di generale deregolamentazione dell'economia. "Ma purtroppo l'attività bancaria è diversa da quella dei trasporti e gli effetti della deregolamentazione non incoraggiano tanto l'efficienza, quanto l'assunzione di rischi.
Lasciare competere le banche offrendo interessi differenziati sui depositi sembrava positivo per i consumatori, ma ha dato inizio al processo che ha trasformato l'attività bancaria in un caso di sopravvivenza del più irresponsabile, in cui solo coloro che erano pronti ad assumersi rischi potevano permettersi di pagare ai correntisti tassi competitivi. Rimuovere le restrizioni sui tassi d'interesse che le banche potevano caricare rese i mutui rischiosi più attraenti poiché le banche furono messe in grado di fare prestiti a mutuatari più rischiosi, ma che pagavano interessi più elevati".

I segni nefasti dell'assenza di regolamentazione non mancarono nel ventennio che seguì. Nonostante ciò, nel '99 fu inferto il colpo d'accetta finale alla Legge Glass-Steagall: viene spazzata via la divisione fra banche commerciali e banche d'investimento, (per compiacere Citibank).

Esiste, inoltre, ora un sistema bancario ombra che scambia titoli altamente rischiosi e/o oscuri e che mai è stato regolamentato.
Perché? Chi ci guadagna in tutto ciò?

INEGUAGLIANZA ALLE STELLE

L'ineguaglianza è salita alle stelle dal 1979 al 2007. La deregolamentazione, statistiche alla mano, lungi dal far crescere il reddito della fascia media della popolazione che, al contrario, era cresciuto di più prima dell'80, ha beneficiato "una manciata di persone in cima" alla scala sociale, il famigerato 1 per cento di Occupy Wall Street, il cui reddito è quadruplicato, crescendo del 277,5 per cento.
Allo 0,1 e lo 0,01 per cento è andata ancor meglio, in particolare quest'ultimi hanno portato a casa un aumento del 660 per cento.
Il reddito del 19 per cento più ricco è aumentato del 65 per cento, mentre quello della classe media solo della metà, vale a dire che ha a malapena coperto l'inflazione.

Ma diamo un volto a questo numero infinitesimale dello 0,1. La categoria che ha più beneficiato della deregolamentazione sono i grandi manager aziendali e CEO, in particolare quelli degli hedge funds, fondi che speculano con denaro preso a prestito. "Nel 2006 i 25 più pagati manager di hedge funds hanno intascato $14 miliardi, tre volte tanto i salari degli 80.000 insegnanti di New York".
Una categoria che si arricchisce anche se le cose vanno male, anzi malissimo per gli investitori, dato che la mortalità di questi fondi è elevatissima. "I manager degli hedge fund sono retribuiti sia con una parcella fissa per il loro lavoro di gestione del denaro, sia con una percentuale sui profitti. Ciò costituisce un incentivo a tentare investimenti rischiosi con un alto indice di leva finanziaria....Infatti, quando le cose vanno male, loro non perdono i guadagni realizzati in precedenza" come accade agli investitori di cui rischiano il denaro.
Negli ultimi trent'anni, l'accumulo di vaste fortune è stato reso possibile mediante pratiche di bad banking, fra cui "la concessione di mutui a rischio, in seguito venduti a investitori ignari o caricati sui governi, facendosi salvare al momento della crisi."
Ricordate l'azzardo morale? Testa, il banchiere vince, croce, pagano i cittadini.

Quindi, la concentrazione della ricchezza non è certo avvenuta solo per merito, ma grazie ad "attività orientate all'ottenimento di una rendita a danno del resto della forza lavoro". Infine, il taglio delle tasse sui redditi più alti non ha certo contribuito alla redistribuzione di quei redditi.

La crescente ineguaglianza ha imposto modelli sociali estremamente elevati, diffondendo nella classe media livelli tali di consumo da condurla ad un eccessivo indebitamento.

La concentrazione della ricchezza in poche mani ha anche amplificato il potere della finanza sulla politica. I capi della finanza mondiale hanno avuto accesso con grande facilità ai responsabili del potere legislativo e dei governi. Uomini della finanza hanno fatto parte delle compagini governative o del parlamento, passando da una carriera all'altra. Krugman descrive la situazione americana, ma è poi così diversa dalla nostra?

IL DEBITO PUBBLICO

EVITARE IL PANICO "Un elevato debito pubblico può diventare un grave problema perché può essere messa in discussione la solvibilità dello stato e rendere gli investitori restii a comprare i suoi titoli per timore di un futuro default." Come sta accadendo in Europa: senza un eccesso di debito pubblico non può esserci timore d'insolvenza.
Nel caso degli USA, il timore è tenuto a bada 1) dalla presenza di un prestatore di ultima istanza, una banca centrale – la FED – molto attiva e impegnata nella difesa dell'economia del paese; 2) dalle dimensioni dell'economia americana che, misurata dividendo il debito per l'importo del PIL, la ricchezza totale prodotta da un paese in un anno, risulta ben più ampia dell'indebitamento.

Il vero discrimine fra una situazione che genera il panico dei cosiddetti vigilantes dei titoli è se il debito è contratto nella valuta nazionale o no, come accade per i debiti sovrani dei paesi europei che hanno rinunciato alla loro moneta per adottare l'euro.

RIDUZIONE DEL DEBITO Come fare a impedire il default dei debitori insolventi? Primo, ridurre concretamente il debito stesso. "Ma questo non sarebbe un premio fatto a persone che non lo meritano? Sì, ma l'economia non è una favola morale". Il default di una serie di paesi debitori si rifletterebbe anche su quelli creditori in modo ben più rovinoso che attraverso una riduzione controllata dei debiti.

ELOGIO DELL'INFLAZIONE La FED, la banca centrale americana, ha sino ad ora continuato ad abbassare il tasso d'interesse fino a 0 nel tentativo di far ripartire l'economia, ma la liquidità creata non viene messa in circolazione (deficit di liquidità). Inoltre, ha stampato montagne di valuta per acquistare titoli e ipoteche. Perché quest'azione non ha fatto aumentare l'inflazione, come temono gli economisti pro-austerity? Proprio perché la liquidità esistente, in tempi di crisi, non crea un boom della spesa o della domanda. Se le banche lasciano per timore la liquidità nei loro depositi non c'è crescita economica. "Se non c'è boom, non c'è inflazione".
La bassa inflazione attuale, soprattutto in Europa, mantiene alto il valore del debito, rendendone difficile il pagamento. Si ha bisogno di un'inflazione più sostenuta, fra il 4 e il 5%.

FONTI:

End this Depression Now, Paul Krugman

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