in questo sito vengono usati i cookies navigandonel sito accetti.

Come asciugare le eurolacrime?

di Patrizia Marani

eurolacrime

La ricetta inascoltata di Krugman per uscire dalla recessione economica in atto - Ep. 1

E' dell' aprile 2012 lo stupendo libro di Paul Krugman, premio Nobel 2008 per l'economia, "End this Depression Now" tradotto in italiano con "Fuori da questa crisi, adesso!" Davvero lo leggerete tutto d'un fiato questo thriller avvincente che decifra la nostra realtà economica, svela i colpevoli e offre soluzioni ad un tempo rivoluzionarie e di buon senso – no all'austerità, sì all'investimento pubblico per rilanciare gli investimenti privati - il tutto supportato da una mole notevole di dati, correlazioni ed esempi storici. Perché, dunque, siamo finiti in questa recessione? E come uscirne?

Sebbene Krugman faccia riferimento in particolare alla situazione americana, non mancano i rimandi all'Europa e a condizioni storico-economiche comuni che, grazie al fenomeno di un mondo sempre più globalizzato o interconnesso, hanno influito universalmente. Già nel primo capitolo individua uno dei punti deboli all'origine della crisi attuale: "Ma la strana combinazione di unità e disunità dell'Europa – l'adozione da parte di molte nazioni di una valuta comune senza aver creato il tipo di unione politica ed economica che una moneta unica richiede  – è diventata una gigantesca fonte di debolezza e rinnovata crisi." Ah, ah, la moneta unica, dunque.

Se negli USA il crollo del mercato immobiliare e i mutui subprime sono all'origine della depressione in atto, in Europa questa ha assunto le sembianze di una crisi dei debiti sovrani: i creditori privati (banche e investitori privati, piccoli e grandi), tutt'a un tratto, hanno messo in dubbio la solvenza dei loro debitori statali. Ma come è possibile? Perché all'improvviso stati come l'Italia che hanno da decenni un enorme debito pubblico rispetto al PIL vengono ritenuti inaffidabili, passibili d'insolvenza? Perché proprio ora?

ECONOMIA DELLA DEPRESSIONE 

Secondo il grande economista, "il problema è di tipo tecnico, non è nel motore economico" che è sempre potente. Una volta riparato il guasto, "l'economia con un rombo si rimetterà nuovamente in moto". Il problema tecnico però è stato causato da decenni di politiche cattive, o almeno tali per gli interessi della maggior parte di noi e dei paesi della periferia europea, ma che "hanno funzionato molto bene, per una manciata di persone molto benestanti ed influenti". Chi saranno mai i beneficiari di queste politiche e quali sono quei "guastii" che alimentano il motore economico dei pochi a danno della maggior parte delle persone?

CROLLO DEI CONSUMI

Secondo Krugman, la disoccupazione è così alta e la produzione industriale così bassa perché non stiamo spendendo abbastanza: noi consumatori non spendiamo,le aziende non investono, né lo fa lo stato. Quest'ultimo, l'autore ritiene, dovrebbe sostituirsi all'investimento privato per sbloccare lo stallo in cui si trova l'economia.

Ma come fare, quando è proprio il debito pubblico all'origine della crisi in Italia? Per capirlo, bisogna avere ben chiaro un concetto: ciò che è una spesa per me è reddito per te, regola che vale anche per gli stati: un'entrata per uno stato rappresenta un'uscita per un altro, un concetto che pare non essere ovvio, chiosa l'autore, neppure a molti politici tedeschi che indicano la svolta alla fine degli anni '90 del loro paese, dal disavanzo commerciale al surplus commerciale di oggi, come un modello da imitare. Ricordiamo, infatti, che grazie all'euro e alla sua relativa debolezza rispetto al marco, proprio per la presenza di economie più deboli nell'area monetaria, la Germania ha enormemente aumentato le proprie esportazioni, in particolare verso i paesi del sud Europa la cui bilancia dei pagamenti è ora in disavanzo. In pratica, "non possiamo tutti vendere più di quanto compriamo", se la Germania vende di più, ci deve essere qualcuno che vende meno ed è in deficit.

Ebbene, il surplus di una nazione è stato a sua volta investito, come deve avvenire in un'economia sana: le banche tedesche finanziavano le banche spagnole che finanziavano i mutui delle famiglie o gli investimenti mobiliari, che si traducevano a loro volta in acquisto di beni di consumo. Fin qui tutto bene.

LA CRISI IN DUE PARAGRAFI

Ma il circolo virtuoso ad un certo punto si è inceppato perché i creditori, collettivamente, hanno deciso che i livelli di debito erano troppo elevati, mettendo in dubbio la solvibilità dei debitori che sono stati costretti a smettere di spendere (politiche dell'austerità).

I paesi creditori, a quel punto, per compensare la stretta nei paesi debitori avrebbero dovuto aumentare la spesa, ma intimoriti dal loro stesso livello d'indebitamento, hanno iniziato a stringere la cinghia a loro volta. Il risultato è stato un crollo dei consumi e, di conseguenza, un'altissima disoccupazione e "la devastazione che vediamo tutt'attorno a noi".

PIU' INVESTIMENTI PUBBLICI Ciò di cui il mondo ha bisogno, nota l'autore, è che gli stati si sostituiscano temporaneamente all'investimento privato, stimolando con investimenti pubblici l'economia per farla ripartire. Ma come è possibile quando la crisi attuale si è tradotta in una crisi dei debiti sovrani, costantemente più elevati rispetto al PIL?

IL DEBITO E WILLIE IL COYOTE "Il debito è una cosa molto utile...chi non riesce ad utilizzare il suo denaro in modo produttivo, dietro pagamento di interessi, lo mette a disposizione di altri che lo fanno lavorare".
Rapportato all'economia di un paese, il debito non lo rende automaticamente povero (soprattutto se rappresenta una bassa percentuale della totalità della sua economia), ma può renderlo più vulnerabile di fronte ad una crisi, come accade a una famiglia "se è fortemente indebitata, rispetto al reddito o ai titoli in suo possesso".

Ma le reazioni di una massa di debitori in difficoltà innesca una spirale recessiva di minore potere d'acquisto e di bassi consumi, per cui paradossalmente "più i debitori pagano, più s'indebitano".
Un gran numero di proprietari di case che non riesce più a sostenere il pagamento del mutuo e cerca di vendere le abitazioni farà crollare il valore delle case, perpetuando la propria insolvenza. Del pari, se le banche iniziano a mettere in dubbio la solvibilità degli stati e a liberarsi dei titoli spagnoli o italiani in loro possesso, faranno crollare il valore di quei titoli, minacciando la tenuta delle stesse banche che li possiedono, le quali dovranno vendere ancora più titoli, e via rotolando...

Fintanto che i livelli d'indebitamento sono bassi, altrettanto lo saranno i rischi per l'economia. Ma quando la congiuntura economica è favorevole ci si dimentica dei rischi del debito e si rilassano i criteri di prestito.
Aziende e famiglie, allora, s'indebitano sempre di più, preparando il terreno per la prossima catastrofe economica. Quando il debito è molto elevato, qualsiasi causa può scatenare "il momento Minsky", il panico nei confronti del debito, altrimenti detto il momento di Willie il Coyote, il quale cade dal burrone su cui è sospeso a mezz'aria solo quando guarda verso il basso: è la paura che provoca la caduta.

Nel caso dell'Italia, quindi, i creditori si sono inopinatamente resi conto che il paese è afflitto da un decennale elevatissimo debito pubblico rispetto al PIL e rispetto alla crescita, scatenando il momento di Willie il Coyote. Ad un certo punto, nel 2011, i creditori hanno iniziato a temere l'insolvenza del debito pubblico italiano e hanno richiesto tassi vieppiù elevati sul loro prestito, mettendo in crisi i conti pubblici e le banche che hanno smesso di fornire benzina all'economia, precipitandoci velocemente verso la spirale recessiva. Che fare allora?

"E la risposta a queste crisi del debito sovrano – convulsi, selvaggi tentativi di abbattere la spesa – ha spinto la disoccupazione in tutta la periferia Europea verso i livelli della Grande Depressione..".

Nel nostro paese si è fatto forse, però, qualcosa di peggio: non vi è stata riduzione del debito pubblico che, abbiamo visto continua a crescere anche a causa della Depressione, ma solo un aumento delle tasse, già troppo elevate e probabile concausa della ventennale scarsa crescita del paese, togliendo ancora più soldi dalle tasche di coloro che li dovrebbero spendere per rilanciare l'economia. Davvero geniale!

Già anche senza questo errore saremmo, secondo il Nostro in una situazione paradossale in cui l'essere virtuosi risparmiando di più porta ad una contrazione dell'economia e ad una depressione vieppiù profonda.

La domanda va stimolata, ed è lo stato che deve farlo, investendo, ma come fare? Il nostro debito pubblico è molto più elevato di quello americano! Oltre che immane, è anche mal distribuito in situazioni improduttive. Forse una spending review che abbatta gli sprechi improduttivi spostando i capitali pubblici disponibili – leggi, le tasse dei contribuenti - su comparti di spesa pubblica che stimolino l'economia può essere la soluzione nostrana?

INFLAZIONE SOSTENUTA

Ma a questo punto, il Nostro avanza un'altra interessante soluzione, senz'altro però assolutamente indigesta all'Europa.
Partendo dall'ipotesi che una contrazione dei prezzi peggiorerebbe la crisi, afferma al contrario che un'inflazione un po' più elevata sarebbe benefica "perché l'inflazione ridurrebbe l'onere del debito.." Un momento, ma la BCE non ha il mandato primario di difendere l'euro, interpretato come una lotta senza quartieri all'inflazione? Perché mai?

E non solo, "le politiche atte a ridurre l'onere del debito in un modo o nell'altro, come una riduzione dei mutui, potrebbero e dovrebbero far parte delle strategie di uscita dalla crisi".
Hmmm, ma in Europa si stanno invece alleggerendo i conti correnti dei cittadini, addirittura con prelievi forzosi, alla faccia della democrazia che, stretta fra l'incudine troika e il martello dei mercati, pare vieppiù un fantasma del passato.

Ma come è potuto accadere che all'improvviso i mercati sono divenuti l'ago della bilancia dei governi, senza il consenso dei quali gli stati possono addirittura fallire?

Le risposte nei prossimi articoli su questa rubrica, Cibo per la Mente...

FONTE:

End this Depression NOW, Paul Krugman

Leggi LA SECONDA PARTE: BANCHIERI SCATENATI, LA DEREGOLAMENTAZIONE DELLA FINANZA