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Natura e spreco alimentare

 di IlReE'Nudo

Quest'anno, Cinemambiente, il festival italiano più prestigioso dedicato ai temi ambientali, è riuscito, nonostante la crisi in corso, a tornare all'ENTRATA GRATUITA grazie ad una rosa di sponsor privati, aggiuntisi ad una quota minoritaria pubblica, aziende 'green' che hanno a cuore questa rassegna dedicata al documentario d'informazione ambientale senza veli. Un motivo in più per organizzare una gita per vedere alcuni dei più bei film del panorama internazionale dedicati all'ambiente. Ma quali sono i film denuncia più scottanti del festival?

In concorso nella sezione dedicata al documentario internazionale, vi è stata l'anteprima nazionale di due film molto belli, dal tema caldo bollente (ma saranno distribuiti in Italia?), "Just Eat It – a Food Waste Story", e "Project Wild Thing", prevedibilmente targati Canada il primo e il secondo UK, dato che i paesi anglo-sassoni rimangono, a nostro modesto parere, i maestri indiscussi di questo genere di cui sono stati la culla lo scorso secolo.

I BAMBINI NON GIOCANO PIU' O TROPPO POCO IN AMBIENTI NATURALI E CIO' PUO' AVERE CONSEGUENZE DEVASTANTI PER LA LORO SALUTE FUTURA -vedi il trailer.

Project Wild Thing di David Bond è la storia autobiografica di un papà autoproclamatosi 'the marketing director of Nature' che, lanciando una campagna in favore della Natura, finirà con il coinvolgere tutto il Regno Unito.
Metà della popolazione mondiale vive in centri urbani e le conseguenze del distacco dall'ambiente naturale, per milioni d'anni l'unico palcoscenico del vivere umano, stanno sollevando non poche preoccupazioni negli studiosi. Gli spazi verdi urbani sono pertanto una preziosa fonte di benessere psicofisico per noi umani, ma non solo sono troppo rari nelle città moderne, sono sempre meno utilizzati!

David si rende, infatti, conto che i propri figli di 3 e 5 anni trascorrono gran parte del proprio tempo in luoghi chiusi e, per di più, immobili di fronte allo schermo di qualche dispositivo elettronico. Il Regno Unito è in testa a tutte le classifiche, sotto questo punto di vista, ma la tendenza a trascorrere sempre più tempo all'interno degli edifici è generalizzata in tutti i paesi industrializzati. Gli scienziati dicono che a causa di questo stile di vita malsano, l'ultima generazione sarà la prima con un'aspettativa di vita inferiore a quella dei genitori e il dad inglese si mobilita per sventare tale minaccia al benessere dei propri figli. Ingaggiando i migliori esperti di marketing del paese, giunge a mobilitare genitori e bambini ovunque, riuscendo nel suo intento di sensibilizzare la gente a questo tema e ad appassionare di nuovo famiglie e bambini alla Natura, riportando le famiglia in massa a vivere e a giocare all'esterno.

Sole, luce, forme naturali, contatto con gli animali sono, infatti, fondamentali per il benessere di genitori e figli – lo dicono esperti di ogni branca medica. Un recente studio realizzato su 1200 persone sopra i 65 anni, che va ad aggiungersi ai numerosi realizzati su altre fasce di popolazione con esito similare, ha riscontrato che coloro che non avevano svolto attività ricreative all'aperto manifestavano sintomi depressivi, mentre coetanei che avevano partecipato a tali attività 4 o più volte per settimana non ne evidenziavano. Lo studio ha quindi rilevato la correlazione fra tempo trascorso all'esterno e salute psichica, ma è nato prima l'uovo o la gallina? Vale a dire, gli anziani non uscivano perché erano depressi o erano depressi perché non uscivano?


David, il papà attivista non ha dubbi e gli studi scientifici lo supportano. Una bella vista è uno degli aspetti più ambiti quando si compra casa e non è un caso! Uno studio ormai classico del 1984 della durata di 9 anni in un ospedale suburbano della Pensilvania ha scoperto che dei 23 pazienti post-operazione chirurgia quelli ricoverati in camere con vista sulla natura guarivano più velocemente e con un minor uso di analgesici rispetto a quelli il cui affaccio dava su un muro.

Uno studio recente realizzato nella città di Sheffield ha persino riscontrato che quanta più biodiversità c'è negli spazi urbani, tanto maggiori sono i benefici psicologici osservati nelle persone. Vale a dire, quanto più il parco o giardino assomiglia ad un habitat naturale, tanto più vi si sta bene.

I benefici che vi si traggono sono di abbassamento dello stress – analizzata la presenza di cortisolo nella saliva di persone dopo che avevano trascorso 20 minuti in un tipico ambiente urbano o in un ambiente naturale -, ma anche una capacità di maggiore concentrazione nelle attività complesse che richiedono un'attenzione totale e sono, pertanto, estremamente logoranti. Avete presente quel senso di prosciugamento mentale dopo ore di concentrazione? La passeggiata in natura rigenererebbe la mente proprio da quell'affaticamento. permettendo il recupero delle nostre facoltà di concentrazione sulle attività che stiamo svolgendo. Passeggiare in natura significa osservare la luce che brilla sulla vegetazione, i colori di un tramonto, scoprire un fiore nuovo e osservarne le sfumature, tutte attività che permettono alla mente di svuotarsi, vagare, rilassarsi: un'attenzione volontaria che rigenera la mente.

Il documentario è estremamente divertente e brillante, girato magistralmente, con un avvincente intreccio fra storia personale e tema di grande attualità, osservato attraverso la lente scientifica, ma con leggerezza. Assolutamente consigliata la visione.

LO SPRECO ALIMENTARE HA UN VALORE UGUALE AL PIL ANNUALE DELLA SVIZZERA. Vedi sopra il trailer.

Just it smallNon meno ben costruito e con una splendida fotografia, "Just Eat It, a Food Waste Story" è un potente documentario di denuncia: una coppia di giovani canadesi si propone di vivere per 6 mesi con gli scarti alimentari dei supermercati, dei mercati ortofrutticoli e quelli trovati nei cassonetti dei rifiuti. Alla fine dell'esperimento, i due, ben lungi dall'essere denutriti, si ritrovano ingrassati di diversi chili e a regalare agli amici borse traboccanti d'alimenti perfettamente integri e decine di barrette di cioccolata ai bambini che si presentano alla porta in occasione delle celebrazioni di Halloween.

I complici dell'aumento esponenziale degli scarti sono molteplici:
- Una quantità enorme di frutta e verdura non viene raccolta o è scartata già nel campo perché non corrisponde ai caratteri estetici richiesti dalla grande distribuzione. Noi consumatori acquistiamo praticamente solo frutta e verdura dal 'look' regolare e perfettamente integro. Quelli di cui si sono già serviti uccellini e animaletti vari, aspetto che ne segnala, al contrario, la naturalezza non sono di nostro gusto. Ad essi preferiamo frutta e verdura ai pesticidi, che quella fauna animale hanno sterminato per accontentare i nostri raffinati gusti estetici. Rimedio: l'educazione alimentare – è necessario capire che 'brutto' (piccolo o con qualche imperfezione) è sovente 'buono' nel senso di puro, più nutriente e più gustoso, mentre 'bello', troppo regolare ecc. può significare contaminato da fitofarmaci. Altri rimedi: reintegrare come concime nel terreno gli alimenti scartati nei campi (ciò comporta comunque una perdita rilevante, giacché per produrre quegli 'scarti' si è consumata energia, lavoro umano, macchinario); la spigolatura: andiamo tutti a spigolare dai nostri agricoltori di riferimento. Molto meglio della palestra!
- Date di scadenza segnalate da diciture quali "consumare preferibilmente entro" che precedono la vera fine vita di Just eat smallun alimento, obbligando supermercati e ristoratori ad eliminare ogni giorno migliaia e migliaia di alimenti ancora integri. Di conseguenza, il mastodontico ciclo di produzione-distribuzione industriale dai costi elevatissimi a partire proprio dagli ingenti investimenti in macchinari e fitofarmaci, necessari a far crescere con questi metodi gli alimenti, produce uno scarto enorme, con un impatto gigantesco sull'ambiente.
- Lo sprecone alimentare tipo crede ancora di essere in un'economia di guerra e di dover ammucchiare scorte per la sopravvivenza familiare e lo fa acquistando 'carrellate' d'alimenti, la cui gran parte finisce inesorabilmente con il deteriorarsi dentro il frigorifero. Si tende, inoltre, ad acquistare nuovi prodotti ancor prima di aver esaurito quelli vecchi, imbucati nei recessi più reconditi del frigorifero. Rimedio: modificare il nostro comportamento alimentare. Nel film, i due giovani hanno imparato, alla fine del loro esperimento, ad usare un contenitore in cui viene riposto il cibo più vecchio, da consumare prima di acquistarne quello nuovo.

Andrea Segré dell'Università di Bologna – che ha presentato a Cinemambiente il suo libro "Spreco"- traduce in cifre l'impatto ambientale dello scarto alimentare: consumo di terreni agricoli in più - ben il 30% della superficie agricola è adibita a coltivare alimenti che verranno buttati; 2 miliardi e mezzo di ettolitri d'acqua sprecati ogni anno, pari a 20 anni di consumo idrico della megalopoli di New York; da un punto di vista economico, invece, lo spreco alimentare ammonta ad una somma che è pari al PIL annuale di una nazione ricca come la Svizzera. A questi costi, bisogna aggiungere gli investimenti necessari a smaltire gli scarti alimentari che finiscono in discarica da dove, decomponendosi, emettono un gas serra, il metano, ancora più inquinante dell'anidride carbonica. In Italia, lo spreco alimentare ci costa 5,5 miliardi di euro all'anno.

BEN PRESTO TUTTI ALLERGICI? E' POSSIBILE SE ACCETTIAMO CHE SI CONTINUI AD INQUINARE L'AMBIENTE IN QUESTO MODO. Vedi il trailer.

Vi segnaliamo un altro documentario estremamente provocatorio, The Toxic Burden - Peso Tossico corporeo - di Patrizia Marani, uno degli autori della redazione di Perché Bio, in concorso nella sezione dedicata al documentario italiano. Il film narra dell'inchiesta realizzata da Patrizia sulle vere ragione dello scoppio di allergie nella nostra società - il numero di allergici aumenta del 5% ogni anno, una crescita che non sembra avere fine - tema che la nostra ha sviluppato ampiamente sul magazine, dimostrando che è l'inquinamento pervasivo dell'ambiente interno, del pari a quello esterno, alla radice del problema.

E' paradossale, riflette l'autrice ad un certo punto del film, siamo viziati da una pletora di prodotti inutili, ma in cambio abbiamo perso acqua, aria e terra pulite! Saremo presto tutti allergici? E' possibile, se non mutano le condizioni ambientali in cui viviamo e se non ci adoperiamo in prima persona per cambiarle cambiando il nostro stile di vita, come si sforza di fare l'autrice stessa, ed esercitando il potere che abbiamo, quello di consumatori informati che non acquistano prodotti velenosi per l'ambiente e noi stessi, ma quelli che si sforzano di costruire un nuovo mondo, una nuova economia basata sulla responsabilità sociale delle aziende.

Il documentario indica chiaramente che il cambiamento è nelle mani di noi cittadini europei, perché le elite che godono i frutti di questa economia malata non molleranno la presa, non smetteranno di esercitare una potente azione di lobby su coloro che possono decidere in merito a questi temi: la commissione europea e l'ECHA, l'ente che dovrebbe vegliare sulla salute dei consumatori europei e decidere quali composti chimici possono essere immessi sul mercato europeo e quali no. 

cinemambiente

 

FONTI 

The Amazing Ways Nature Can Heal You and Make You Feel at Your Best

The relationship between outdoor recreation and depression among older adults http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/.U5cG6RxXcy4

Psychological benefits of greenspace increase with biodiversity
http://intl-rsbl.royalsocietypublishing.org/content/3/4/390.full

The Influence of Urban Natural and Built Environments on Physiological and Psychological Measures of Stress— A Pilot Study

THE RESTORATIVE BENEFITS OF NATURE STEPHEN KAPLAN Department ofPsychology, University ofMichigan, Ann Arbor