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DAK'ART 2014: lo stile dell'Africa

di Maurizio Marna

 

Foto intro  DAK ART

Latifa Pouye - Facce nascoste (Faces cachees) esposte alla Fondazione Total, Dakar


Si è conclusa l'undicesima edizione della Biennale d'Arte Africana, Dak'Art 2014, senza dubbio la più importante manifestazione continentale d'arte contemporanea: fino all'8 Giugno questo ultraventennale appuntamento, iniziato con l'edizione del 1992, si è svolto a Dakar, capitale del Senegal e sede fissa dell'appuntamento, ospitando i protagonisti della cultura visiva moderna in Africa. Quali sono stati i suoi ideali ispiratori, i concetti di fondo espressi? Cercheremo di raccontarlo e, mediante una piccola selezione fotografica, di trasmettere al lettore le emozioni suscitate.

Dopo vent'anni di Biennale l'obbiettivo dei curatori - Elise Atangana,  Abdelkader Damani, Ugochukwu Smooth Nzewi   (attenzione, biografie in lingua francese) - è stato quello di ripensare e allo stesso tempo rafforzare l'anima della manifestazione, fulcro dell'arte contemporanea presente sul continente africano. Obbiettivo, secondo noi, raggiunto. Tutti gli artisti, sia emergenti sia affermati, hanno partecipato per la prima volta alla Biennale ed è stata una precisa scelta dei curatori, decisi a eliminare una certa 'assuefazione' prodotta dalla ripetitività, edizione dopo edizione, nel far esporre alcune firme artistiche. Si era creato a parere di Elise Atangana, Abdelkader Damani, Ugochukwu Smooth Nzewi, critici con i precedenti curatori, il culto della celebrità attraverso la partecipazione all'evento e ciò prescindendo dalla carriera degli espositori. La Dak'Art 2014, sulla base di un talento artistico nascente o già avviato al successo o, infine, integralmente consacrato, ha esposto le opere di artisti senegalesi e degli altri paesi africani assieme alle produzioni di maestri la cui attività si sviluppa lontano dall'Africa. La Diaspora Africana, tragicamente nota non solo per le deportazioni schiavistiche ma anche per gli ingenti flussi migratori, non ha risparmiato nemmeno gli artisti e la Dak'Art 2014, all'interno delle tantissime esposizioni allestite, continua a garantire loro una grande visibilità con un particolare significato di ritorno alle proprie radici, alla terra d'origine.

Foto 1  DAKART 14

Pierre Segoh, Togo, Espace – DAK’ART OFF all'Atelier Céramiques Almadies dell'artista italiano Mauro Petroni, residente da oltre vent'anni a Dakar


E' stata così realizzata, secondo le intenzioni dei curatori e sotto il coordinamento della Presidente la Commissione d'indirizzo Mme Thérèse Diatta, direttrice di una delle maggiori gallerie d'arte a Dakar, una fittissima serie di esposizioni e lì i visitatori hanno avuto la possibilità di immergersi completamente nel mondo artistico di ogni espositore. La Biennale d'Arte Africana si è estesa lungo un incisivo percorso di mostre ufficiali, Dak'Art IN, offrendo tuttavia un ricco spazio alternativo, Dak'Art OFF, agli artisti assenti dagli eventi pubblici. Quest'ultima ha incarnato un'estensione naturale della Dak'Art IN e nel corso delle edizioni vi hanno partecipato artisti che, durante gli anni successivi, sarebbero passati alla ribalta della manifestazione principale. Una sorta quindi di passaggio obbligato, di 'prova del fuoco', via via trasformato da susseguirsi slegato di rassegne collaterali a fondamentale integrazione della Biennale. Gli addetti ai lavori, gli appassionati d'arte, magari anche i semplici visitatori si sono però chiesti se l'arte africana possa globalizzarsi, dando al termine il suo significato migliore ovvero quello di avere un forte riscontro a livello mondiale. Il pittore, lo scultore, il fotografo, il disegnatore, dotati di talento, sono diventati innanzitutto pan-africani, poi globali, in un processo che li assimila ai conterranei già affermati e da tempo residenti all'estero. Meriti artistici a parte, enorme importanza ha avuto il lavoro di scoperta e di promozione artistica portato avanti, all'avvicendarsi delle varie edizioni, dalla Biennale medesima. Nondimeno servirebbe ottimizzare il processo di sinergia culturale fra i paesi del continente mentre le autorità politiche africane dovrebbero favorire l'aumento della proposta artistica, mediante il fattivo coinvolgimento degli addetti ai lavori. Rimarcando il profilo internazionale della Dak'Art 2014, lo stesso man mano tenuto nelle passate rassegne, si è comunque cercato di stabilizzare un percorso capace di abbracciare l'odierna arte africana con l'intento di inserirla, a pieno titolo, dentro il circuito espositivo mondiale. Il risultato sembra premiare tale strategia perché, oggigiorno, il mercato dell'arte ha puntato l'attenzione proprio sulle produzioni africane.

Foto 2  DAKART 14                                         Foto 3  DAKART 14

     Sokey Edorh, Togo, Bamako Blues                                                                                                                  Camille Azankpo, Togo,  La mela e gli uccelli

                                                                                   sempre esposti all'Atelier Céramiques Almadies, DAK'ART OFF                                                                                                                                                                                                                                                                                                      

Diversità culturale e valori universali sono stati i temi indicati dalla Biennale agli artisti. Si è voluto così divulgare il principio cardine della più illuminata ideologia politico-culturale: la commistione di civiltà differenti e il mutuo scambio di idee, in una sorta di rapporto simbiotico, sono elemento basilare per costruire una società universale sintesi e non annullamento della cultura altrui. Si tratta di un pensiero appartenuto a grandi figure storico-politiche come Léopold Senghor, primo presidente del Senegal indipendente, il quale giudicava simbolo di concreto progresso sociale, culturale, economico, l'interazione fra i popoli e la coesistenza delle rispettive tradizioni. L'arte rappresenta uno straordinario strumento di diffusione dei valori citati e la Dak'Art 2014 ha sottolineato, attraverso le opere esposte, il concetto di comunanza pur nelle molteplici diversità culturali. Gallerie d'arte, laboratori, istituti d'istruzione e culturali, sedi di associazioni, centri affari, alberghi, ristoranti, negozi, case private. A Dakar l'elenco di locations dove sono stati ospitati i lavori pan-africani è davvero sterminato, all'interno di un tracciato artistico che ha espresso una vivace creatività e notevoli suggestioni visive. Noi ci siamo recati a parecchie mostre e senza il prezioso aiuto di Mme Clarisse Djonne, sincera appassionata d'arte, ne avremmo visitate molte meno. La ringraziamo sinceramente per il suo preziosissimo contributo.

Abbiamo scattato numerose foto, troppo amatorial-rudimentali lo confessiamo subito, e ci rendiamo conto che occorrerebbe una lunga serie di articoli se volessimo descrivere il significato delle opere esposte, raccontare la carriera dei loro autori. E sarebbe oltremodo necessario, a fronte delle considerazioni appena fatte, un background artistico-culturale di cui siamo francamente privi. Da semplici testimoni di quanto osservato prepareremo allora, sull'onda delle nostre emozioni, una galleria fotografica delle immagini scattate: speriamo di rendere chiaro ai lettori lo spirito di questa undicesima Biennale, assieme alla cultura e al talento dell'Africa.

Non perdete il successivo articolo Fotografando DAK'ART 2014

 

FONTI

http://www.biennaledakar.org/2014/

http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.contemporaryand.com/blog/magazines/our-goal-is-to-reposition-and-strengthen-the-biennial-as-the-most-important-venue-for-contemporary-visual-culture-on-the-continent/&prev=/search%3Fq%3Ddak%2Bart%2B2014%26hl%3Dit%26biw%3D1366%26bih%3D651

http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.goethe.de/ins/sn/dak/kul/dus/art/en12819281.htm&prev=/search%3Fq%3Ddak%2Bart%2B2014%26start%3D50%26sa%3DN%26hl%3Dit%26biw%3D1366%26bih%3D651

N.B. Ovviamente le traduzioni in italiano, nei due ultimi siti, sono quello che sono...