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Un giorno, a Detroit...

Inviato da il in Maurizio Marna
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Lo scorso 18 Luglio il governatore del Michigan, il repubblicano Rick Snyder, ha dichiarato, a mezzo video, la bancarotta di Detroit. Obbligazioni municipali per 18 miliardi di dollari, non più garantite, hanno affondato la metropoli simbolo della produzione automobilistica americana. 

b2ap3_thumbnail_Foto_-1_Detroit.jpgGià qualche anno fa la situazione si era fatta difficile, causa la crisi del 2008, ma solo a Marzo 2013 Detroit aveva subito il commissariamento statale: ultima fermata conosciuta prima del disastro...Su questo dissesto finanziario molto si è scritto, detto, analizzato. Poi, come accade sempre nel vortice delle notizie 'divorate', i riflettori si sono presto spenti. Rimangono i lavoratori, se la fortuna di conservare il posto li assiste, i disoccupati, con sussidio o meno, insomma le persone comunque preoccupate del futuro. Cosa succede in una comunità, dove il collasso economico diminuisce fortemente il livello di vita? Non è una strada senza ritorno, si afferma, perché molto si può fare con progetti di breve, medio, lungo termine e, fatte salve le indubbie contingenze giornaliere, responsabilizzare le amministrazioni a guidarne gli sviluppi. Vecchio discorso, lo sappiamo, di carattere sistemico il quale rimane troppe volte sul tappeto, quando latita una politica mondiale-europea-nazionale di ampio respiro. Soluzioni non mancano, tuttavia, per rivitalizzare i contesti urbani e le comunità civili piegati dalla crisi. Certo occorre del tempo.

Sopra> Lafayette Building in rovina, Detroit

Il divario fra classi ricche e povere non accenna a fermarsi sia al di qua sia al di là dell'Atlantico. Lo stesso accade fra i servizi pubblici e privati, pur dentro sistemi societari completamente differenti. Le metropoli americane, assieme a quelle europee, hanno troppa edilizia abbandonata(fabbriche in disuso, spazi/edifici/infrastrutture dissestate) e un'inevitabile proliferare di criminalità. Se una volta tali aree, nel quadro di un mutamento ciclico del tessuto urbano, venivano riconvertite nonché restituite alla città(spesso con rimedi peggiori dei mali...), adesso ciò avviene raramente. La 'mega' bolla immobiliare, apparsa sulle due sponde dell'Oceano, ha spazzato via qualunque progettazione strategica laddove il recupero del patrimonio architettonico sarebbe fondamentale per la qualità dell'ambiente urbano. Nonostante il difficile periodo economico, molti sottolineano le grandi opportunità derivanti dall'applicazione della green economy alla rinascita metropolitana. Si innescherebbero processi verso migliori condizioni esistenziali, qualora si ripensasse il contesto cittadino e si modellasse il comparto lavoro anche sull'eco innovazione.   

                                              b2ap3_thumbnail_Foto_3_Detroit.jpg

                                                  Ex  stabilimento della casa automobilistica Pakckard, a Detroit

 

b2ap3_thumbnail_Foto_-4_Detroit.jpgFerme restando le priorità di mantenere decorose condizioni di vita, Detroit potrebbe venir trasformata, dunque, in un serio green lab(così come altre realtà metropolitane). C'è chi teorizza un innovativo Accordo Sociale a fronte del quale i finanziamenti, mediante sgravi fiscali favorevoli, proverrebbero inizialmente  dalle classi più ricche. Questo significa coinvolgere il potentissimo 'capitalismo bianco', vera spina dorsale dell'economia di Detroit, che si incarna nei tre totem General Motors, Ford e Chrysler. Niente beneficenza, niente filantropia, ma solo oculati investimenti nell'ottica di una ripresa economico-sociale valevole per tutti. Ha senso, infatti, che una piccola comunità viva in quartieri lussuosi, pieni di verde, dotati di ottimi servizi, mentre il resto della città abita dentro quartieri ghetto? Meglio una condivisione di responsabilità su basi chiare e definite.

Lo spaccato di una megalopoli impoverita dal dissesto finanziario è diventato l'incubo occidentale. La caduta del comparto automotive statunitense, ora in netta risalita, aveva portato Detroit sulla strada dell'orticoltura urbana, punto di partenza verso una nuova frontiera americana. Questo trend continua, a maggior ragione, oggi. Veri e propri cittadini-agricoltori fanno di necessità virtù, recuperando spazi abbandonati, più o meno grandi, per farne community gardens di prodotti locali a KM zero. Il BIO prodotto è un must, attraverso un lavoro sia di carattere agricolo sia d'impronta urbanistica. Certamente l'agricoltura non basta a sollevare le sorti di Detroit e diverse organizzazioni no profit hanno messo in campo ampi progetti di ristrutturazione cittadina. Mobilità intelligente, edilizia sostenibile, eco energia, riciclo, sono rapportati, prima di tutto, alle primarie esigenze degli abitanti: ciò non esclude il compimento di specifiche iniziative per intercettare quegli investimenti, attratti dalle favorevoli condizioni di mercato. Se tali politiche verranno davvero implementate, la fenice Detroit spiccherà ancora il volo.

b2ap3_thumbnail_Foto_-5_Detroit.jpg                                       b2ap3_thumbnail_Foto_-6_Detroit.jpg

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Ospite Domenica, 24 Giugno 2018