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L'ambiente siamo noi

Come vivere sani e felici nel brodo tossico ambientale moderno, dribblando le malattie croniche in agguato. Tutte le soluzioni per diminuire il carico tossico corporeo.

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Un anno nel Paese dei Templari

Inviato da il in Patrizia Marani
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Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta,

Apologia di Socrate, Platone

E' passato un anno dal nostro trasferimento sull'isola maltese di Gozo ed è tempo di bilanci. 

Siamo riusciti a creare un'utopia “green” personale nella più ampia utopia di EcoGozo, in cui dalla casa all’alimentazione, dall’energia al trasporto, la nostra vita sia il più possibile carbon free, non inquinata, a contatto con la natura, a km0 e autosufficiente, vale a dire non dipendente dalle decisioni di organizzazioni politiche, finanziarie o strutture commerciali lontane dal cittadino? E vivere a Gozo ci ha reso più felici?

Spiaggia di San Blas a 2km

Mentre il diluvio migratorio non si arresta, il mondo pare corteggiare pericolosamente una terza guerra mondiale, una nuova crisi finanziaria è sempre dietro l’angolo e la catastrofe ambientale è uno spettro vieppiù concreto all’orizzonte, nell’incantevole villaggio mediterraneo in cui viviamo si gode una pace che, per contrasto, pare quasi surreale. Una quiete scandita dai ritmi lenti di una natura immutabile, selvaggia e maestosa, un silenzio rotto solo dalla risacca marina e dai gridi degli uccelli migratori. E il palcoscenico su cui si svolge la “commedia umana” sembra vieppiù marginale, o acquisisce forse la giusta proporzione, quella di una stella cadente nell’immensa volta color zaffiro dell’ universo.

Lontano da questo bailamme storico, assieme alla mia famiglia, sto lentamente cercando di ricomporre il puzzle di un’esistenza felice, riconquistando spazi di vita, affettivi e di libertà. Per diversi mesi abbiamo, quindi, vissuto in un nostro mondo ovattato, impegnati a creare una vita ex novo sull’isola e a integrarla con lavoro e nuove amicizie. 

L'HAPPY PLANET INDEX  Una classifica della felicità, quella dell’Happy Planet Index, si propone di misurare il benessere sostenibile di un paese utilizzando tre parametri: il benessere percepito, l’aspettativa di vita e l’impronta ecologica. Rispetto ad altri indici che non adottano il parametro ecologico, riserva delle sorprese: al primo posto non vi è il solito paese scandinavo, ma la Costa Rica. Mi pare di sentire le vostre deluse esclamazioni: come, un paese in via di sviluppo? Bisogna, dunque, ricadere nel sottosviluppo per vivere in modo sostenibile?

Solo la Norvegia, fra i paesi industrializzati, riesce a rientrare nella fascia della sostenibilità che include 13 stati in grado di coniugare uno stile di vita sostenibile per il pianeta con un buon benessere percepito, elevata aspettativa di vita e uguaglianza dei risultati, ma l’impronta ecologica norvegese è pari al 5.0, contro il 2.8 della Costa Rica: il paese centroamericano con un’impronta quasi della metà, ha un’aspettativa di vita e un benessere individuale di poco inferiori. Sull’HPI, Malta figura al 53° posto (l’Italia al 60° con un’impronta pari al 4.6, contro il 4.4 di Malta), ma l’isola minore Gozo, che ha in programma di divenire ecologica per il 2020, si differenzia in modo netto dalla madre patria: i suoi abitanti si definiscono con orgoglio Gozitani e i Maltesi ne accettano la “diversità”, amando la differenza radicale dell’isoletta che permette loro, a pochi chilometri d’auto, di ritornare alla Malta idilliaca di 30 anni fa. E, infatti, a Gozo è la qualità di vita REALE ad essere molto elevata, vedremo perché.  


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Il primo obiettivo che mi sono posta è stato, dunque, quello di distinguere fra ciò di cui ho veramente bisogno in quanto essere vivente e umano da ciò che è superfluo. Questa consapevolezza è importante per decondizionarsi da principi e valori che scegliamo solo in apparenza, ma che sono in realtà imposti da una società ove l’eccesso di consumo è tutt’altro che volontario (vedi ad es. l'obsolescenza programmata). 

FELICITA', LA DEFINIZIONE DI BEN-SHAHAR

Qui a Gozo ho, invece, incontrato molti downshifters, persone che si sono trasferite per attuare il cosiddetto downshifting, letteralmente “rallentamento”. Si tratta in genere di persone con un acuto spirito critico, lucidamente consapevoli del periodo storico attuale e che hanno lasciato lavori ben retribuiti per venire ad abitare a Gozo. Perché mai? Ognuno ha una propria motivazione, ma la maggior parte lo ha fatto per avere più tempo libero da dedicare a beni intangibili, quali tranquillità, benessere fisico, rapporti familiari e sociali, studio, conoscenza o crescita spirituale alimentata dal contatto meditativo con una natura incantevole. Chi possiede è posseduto, è stato per lungo tempo pure il mio motto. Secondo Tal Ben-Shahar, professore di Psicologia Positiva alla Harvard University, allorché si possiede un reddito che ci permette di vivere in modo confortevole, l’aumento di beni materiali non accresce in modo proporzionale la felicità. E' la ricchezza di tempo libero dedicato a ciò che si vuole fare anziché a ciò che si deve che rende felici, In particolare, il tempo libero da dedicare a chi e a ciò che amiamo. 

Spettacolare sentiero che percorre tutta la costa di Gozo

LA FELICITA' DEL CORPO

Per di più, l’esercizio fisico è fondamentale nella creazione di una vita felice. Tal Ben-Shahar crede che la felicità della persona non può prescindere da quella del corpo. Condurre una vita sedentaria, come è tipico fare nella nostra società, equivale addirittura a prendere quotidianamente una pillola depressiva. Si ha bisogno di vivere fisicamente, di rendere felice il corpo dandogli uno stile di vita più consono alla sua natura. Per quanto riguarda il benessere e la felicità del corpo, qua il sole brilla 300 giorni all’anno e siamo stati all’aria aperta tutti i 12 mesi: per la raccolta delle erbe selvatiche, la coltivazione degli orti o dei fiori nel piccolo patio, o semplici passeggiate, corse in bici e il nuoto in un mare cristallino. In inverno, a parte possibili brevi e rare cadute sotto i 10° - le temperature sfiorano i 14° -20°. E d’estate, grazie al soffio costante ora gentile ora brusco della brezza, si riesce ad uscire pure nelle ore di maggiore canicola.

Molti downshifters includono il clima fra le motivazioni della loro scelta. Non so perché nessun indice che misura la felicità e la soddisfazione personale non citi mai fra i fattori all’origine del benessere della persona l’esposizione alla luce solare che ha due importanti azioni sul corpo e la mente umane, in primo luogo quello di innalzare i livelli di serotonina, l’ormone della felicità, nel cervello. I nostri progenitori trascorrevano gran parte della giornata all’aperto ed erano molto più esposti alla luce solare di quanto lo siamo noi. Il nostro bisogno di luce solare è, pertanto, calibrato su quelle quantità. I bassi livelli di esposizione attuali dovuti allo stile di vita tipico della società industriale sono insufficienti e forse in parte all’origine della presente epidemia di disturbi depressivi.

In secondo luogo, il bacio dei raggi solari sulla pelle, soprattutto nelle ore più calde quando le radiazioni ultraviolette sono più numerose, genera vitamina D, di cui siamo oggigiorno tutti carenti. E la carenza di vitamina D è uno dei fattori all’origine di numerose malattie croniche e, udite udite, depressioni, perché il cervello, che ha bisogno di vitamina D per sintetizzare entrambi i neurotrasmettitori della felicità, serotonina e dopamina, non funziona bene in sua mancanza. 

In quanto alla felicità del corpo, fra i beni primari necessari, non si può non includere quello di un ambiente non inquinato. Contrariamente a quanto si possa pensare, mentre il superfluo abbonda, nella nostra società sono proprio i beni di base, quelli all’origine della vita che stanno divenendo vieppiù scarsi : l’aria, l’acqua e il cibo puliti, non tossici.  Ciò che in primo luogo ci ha motivato al trasferimento è stata questa consapevolezza. Il mio ultimo documentario ha alzato il velo su questa realtà in modo inequivocabile. A me interessava, in primo luogo, riappropriarmi di aria il più possibile pura, giacché ciò che si respira nelle grandi città industriali è piuttosto un cocktail portentoso d’inquinanti. Un’analisi effettuata su bolle d’aria intrappolate dentro a dei resti fossili, ad esempio l’ambra fossile, evidenzia che in passato l’aria conteneva circa il 35% di ossigeno, mentre la media attuale è di circa il 20%. In alcune delle città più inquinate, il contenuto d’ossigeno dell’aria si aggira fra il 12-15%. 5-8 punti più in basso ed è la fine: aria che contenga meno del 7% non è più in grado di sostenere la vita umana.  

Qui a Gozo mio marito ed io abbiamo preso in affitto una casa tradizionale gozitana abbastanza confortevole ubicata in un quartiere di villette rurali, a un paio di chilometri dal mare e lontano dalle strade di maggior traffico. Pertanto, l’obiettivo di vivere in un ambiente meno inquinato, respirando aria degna di questo nome è stato raggiunto.

A Gozo, la nostra vita è diventata molto più attiva fisicamente. Sì, perché la novità più rilevante consiste nel potenziamento delle nostre attività produttive: da consumatori totali quali eravamo nell’ambiente cittadino bolognese, su un’isola caratterizzata da doppia insularità e da un’indole necessariamente autarchica, stiamo ampliando il nostro ruolo di produttori di cibo “dal campo alla tavola”.

La ricerca scientifica sta scoprendo sempre nuovi legami fra i principi attivi presenti negli alimenti e la felicità non solo del corpo, ma anche della mente. Una dieta in cui prevalgono i carboidrati integrali (sulle proteine animali, collegate piuttosto all’umore depresso e persino alla rabbia) pare incidere positivamente sull’umore, nonché la presenza di Omega 3 e di micronutrienti come la tiamina, il ferro o l’acido folico. Il cibo industriale è, però, povero di queste sostanze, il che provoca uno squilibrio della nostra alimentazione in favore degli Omega 6, gli acidi grassi pro-infiammatori. Il nostro programma qui a Gozo era, quindi, quello di continuare a mangiare bio, fresco e locale, ma pure di iniziare un’autoproduzione. 

Orto condiviso sul mare

Il modo migliore per assicurarsi che gli alimenti di cui ci si nutre siano freschi e incontaminati è senz'altro produrseli, dalla terra al piatto. Abbiamo avuto la fortuna di essere stati invitati a coltivare un appezzamento di terra assieme ad alcuni amici britannici, su gentile concessione di Tony, un amico gozitano apicoltore e proprietario di terreni collocati sulla costa, vicino alla baia di Dahlet Horrot. Una minuscola parte degli alimenti è venuta, dunque, dall’orto condiviso, ma è stata dura. La sfida, per aumentare la minuscola produzione, consiste nel riuscire a fertilizzare il terreno a sufficienza con sterco di cavallo e capra e a proteggere le piantine dalla voracità dei conigli selvatici, nonché dal vento salato, data la collocazione del campo in prossimità del mare, spettacolare, ma tutt’altro che ideale per la coltivazione. Un mese fa, le piantine di cavolo verde e rosso, cavolo nero, fragole, pomodori, melanzane e peperoni appena piantate sono state tutte divorate dai conigli selvatici  o bruciate dal vento salato.

Torre alimentare

Un’altra piccola parte dei vegetali ci è venuta da un altro progetto: la torre alimentare, una serie di vasi posti uno sopra l’altro, su cui stiamo coltivando spezie, insalata, peperoni, peperoncini e melanzane, come pure dal nostro orto sul tetto e nel patio, ove abbiamo collocato diversi vasi contenenti piante di pomodoro, peperoni, sedano e fragole. Presto inizieremo pure la coltivazione verticale di vegetali.  

Un’altra frazione più cospicua ci è stata fornita da vicini gozitani, grazie agli ottimi rapporti di vicinato che siamo riusciti a instaurare: da una vicina che, senza usare prodotti chimici, coltiva per uso personale un piccolo appezzamento di terreno e da Giuseppe che, proprio a fianco della nostra abitazione, custodisce capre e pecore. L’allevamento di ovini è quello più adatto a una minuscola isola come Gozo e all’aspro ambiente isolano, caratterizzato da un territorio pietroso e da una bassa vegetazione mediterranea.

Le capre sono l’animale autoctono per eccellenza in quanto riescono ad arrampicarsi agilmente attraverso le impervie “foreste di pietra” tipiche di Gozo, riuscendo persino a ingoiare lo sbarramento di spine che i fichi d’India, pianta endemica, ergono in loro protezione. Purtroppo, sono stati introdotti sull’isola pure inquinanti allevamenti industriali di vacche le quali, non potendo mai brucare all’aperto per mancanza di prati sufficientemente ampi, non possono – ahimé - produrre prodotti caseari sani. Noi acquistiamo, quindi, solo i formaggi di Giusi che pratica il proprio lavoro con una serietà e dedizione uniche: non v’è giorno dell’anno che non porti fuori i suoi animali a pascolare. E non solo. Mi ha detto, mostrandomi con orgoglio i semi, che integra questa dieta naturale con grano e avena seminati e coltivati da lui stesso. Il sapore dei suoi formaggini è davvero di un’intensità senza pari e con il suo latte di capra fresco ho iniziato a produrre uno yogurt che nulla ha da invidiare a un ottimo gelato artigianale.

Una frazione rilevante della nostra alimentazione ci è venuta dal foraging/raccolta delle erbe spontanee locali. Ci riteniamo molto fortunati perché l’area in cui viviamo è particolarmente propizia a questa attività, trattandosi praticamente di un villaggio agricolo-pastorale in cui ogni strada è circondata da prati e campi, oltre a condurre a spiagge meravigliose. Viviamo in quello che io chiamo “un grande parco naturale”, ove cresce un’enorme varietà di specie vegetali. Le piante che sappiamo riconoscere al momento sono rucola, finocchio - presenti tutto l’anno -, senape, ortica, borragine, asparagi e capperi (enorme produzione di capperi sottaceto realizzata da mio marito). Fra i frutti, mele, uva, fichi, more, limoni da alberi inselvatichiti e fichi d’india. Cerchiamo, ovviamente, di raccogliere unicamente nei tanti sentieri secondari, lontani dal passaggio delle rare automobili. Mio marito, in particolare, si sta davvero appassionando alla cucina a base di erbe selvatiche che ci ha permesso di scoprire sapori sconosciuti di un'intensità unica. Il foraging è, infatti, molto apprezzato nel nord Europa, tanto che sono sorti ristoranti molto cari i cui piatti sono interamente a base di ingredienti selvatici. E il sapore è = a qualità: le piante spontanee, ricchiessime di Omega 3 e micronutrienti, sono incomparabilmente più salutari e nutrienti di quelle acquistate al supermercato.

Effetto collaterale dell'attività di raccolta è il tanto esercizio fisico, in particolare per le caratteristiche morfologiche di Gozo, un’isola che ti mette alla prova fisicamente, con un territorio aspro, irregolare  e, ahimé, collinare, quindi caratterizzato da continue salite e discese ripidissime.

ISOLA FELICE, MA FINO A QUANDO?

A proposito di downshifting, ci siamo chiesti: abbiamo davvero bisogno di una macchina o possiamo vivere su questa minuscola isola usando il trasporto pubblico e la bicicletta? Per un primo periodo di prova abbiamo deciso di non acquistare un’automobile (dopo aver venduto in Italia le nostre, qui inutilizzabili a causa della guida a sinistra) e di muoverci a piedi, in autobus o in bici. Questa scelta ci ha permesso di vivere al massimo la realtà locale e mettere davvero radici in questo villaggio e nel nostro quartiere. Ogni volta che si esce si fanno uno o più incontri, una battuta, un sorriso, due chiacchiere, si conoscono persone nuove alla fermata dell’autobus che diventano amici stretti… aspetti antichi dimenticati nella realtà frettolosa della vita cittadina italiana. Forse è il sole che stimolando l’ottimismo e il buonumore porta le persone ad avvicinarsi agli altri con facilità, a salutare e a chiacchierare con dei perfetti estranei? 

Gozo è davvero un microcosmo che racchiude il macrocosmo. Solo nella nostra cerchia di amicizie vi sono amici britannici, sud africani, norvegesi, australiani, italiani e gozitani . In un villaggio gozitano, le persone si conoscono tutte, almeno di vista. L’isola è, infatti, tradizionalmente, assai sicura. Il nostro amico Tony ci ha raccontato che sino a poco tempo fa si lasciavano le abitazioni aperte. Dopo l’adesione all’Unione Europea, Gozo ha attratto un maggior numero di turisti, di expat europei e le ondate migratorie dei nostri tempi hanno iniziato a lambirla. Ma la criminalità è ancora pressoché inesistente e il senso di sicurezza dei gozitani alto, soprattutto se si confronta con l’Italia o altri paesi europei.

Si respira, in genere, un forte vento di libertà. È come se il motto di ognuno fosse “vivi e lascia vivere”, il tutto nel rispetto di una convivenza civile e di un senso di vicinato basato sulla tolleranza e l’aiuto reciproco. Il governo centrale "teme" i 30.000 isolani che rappresentano politicamente l’ago della bilancia. Non esiste povertà sull’isola, il risultato di una politica sociale attenta ai bisogni della gente e una rete di soccorso familiare ancora forte: nessuno chiede l’elemosina, dorme per strada o fruga nella spazzatura, com’è facile osservare nelle città europee. Ma il vento neoliberista soffia forte pure su Gozo: di lavoro ce n’è, principalmente nel settore turistico, agricolo, nautico, immobiliare e delle costruzionima, ma come sta accadendo in gran parte del mondo industrializzato è pagato con tariffe orarie e salari bassi. I giovani che hanno aspirazioni diverse o superiori in genere si trasferiscono a Malta o all’estero. Però la gran parte di quelli che rimangono riescono, grazie a un costo della vita non alto e a un'ottima sanità pubblica gratuita, a mantenersi, ad avere tempo libero e, grazie agli affitti bassi, a mettere su famiglia vivendo in appartamenti spaziosi o villette e, con bollo e assicurazione economici, ad avere diverse auto per nucleo familiare (ahimé..). Ho incontrato diversi giovani italiani emigrati a Gozo che dichiarano di non volersene allontanare neppure con le cannonate. I gozitani sono grandi lavoratori e in genere benestanti: praticamente tutti sono proprietari terrieri e di abitazioni che si tramandano di generazione in generazione su cui non si pagano tasse di proprietà. Qui la proprietà privata è presa sul serio e rispettata, non taglieggiata e lentamente espropriata attraverso tasse governative, comunali o costi condominiali elevati. Riflette il pragmatico legislatore maltese: se la proprietà non è frutto di guadagni, perché mai deve essere tassata? Le tasse sono imposte solo al momento della compravendita o affitto del bene. I gozitani hanno, quindi, la sicurezza di vivere nella propria casa senza tasse né costi aggiuntivi, dato che il fotovoltaico è molto diffuso e il surplus di produzione paga pure i consumi di acqua (niente bollette!) 

ECO O NON ECO? C’è però una nota dolente in tutto ciò. Non è stato SOLO per scelta che siamo andati il meno possibile a comprare verdura e frutta nei negozi. Il biologico sull’isola è scarso, costoso e, per di più, in genere importato dall’Italia, quindi non freschissimo né con un’impronta ecologica bassa: aspetto inatteso su un’isola che dovrebbe divenire eco entro il 2020. I prodotti locali sono in gran parte irrorati di pesticidi e la cultura del biologico o naturale – vale a dire il recupero delle tecniche di coltivazione tradizionali – è scarsa.  Sono, però, presenti sull’isola e a Malta alcuni coltivatori, veri militanti del bio, determinati a diffondere la cultura del biologico o del naturale e in possesso di una profonda conoscenza di questi tipi di coltivazione, cui darò la parola sul mio blog e supporterò in ogni modo possibile.

Alcuni degli alveari di Tony

LA SICCITA' Infine, gli ultimi anni, 2015 e, soprattutto, 2016, i più caldi dall’inizio delle rilevazioni, hanno messo in sofferenza l’isola che è stata colpita da siccità. Noi siamo arrivati all’ inizio di dicembre 2015 e da allora il sole ha brillato pressoché incessantemente. Le conseguenze sono state drammatiche. Tony, l'amico apicoltore, era disperato perché di fiori non ce n'erano e non sapeva come nutrire le sue api. Lui è riuscito a salvarle tutte, ma altri apicoltori hanno perso la totalità degli alveari. In ottobre, a causa della mancanza di pioggia - e forse di insetti impollinatori? - prima delle arance primaticcie, non si trovava praticamente in vendita frutta locale sull’isola, era tutta d’importazione. Niente miele gozitano quest’anno sugli scaffali, e neppure olio d’oliva extravergine locale perché gli ulivi non hanno fruttificato!!  Ora siamo tutti con il fiato sospeso a guardare il cielo. Sino ad ora ha piovuto a sufficienza - 200 ml  già a metà dicembre quando lo scorso inverno e primavera avevano totalizzato 200 ml in tutta la stagione. Ma è da fine dicembre in poi che inizia il periodo più critico.

UE, MADRE O MATRIGNA? Il recente matrimonio europeo ha portato gioie e dolori sull'isola: finanziamenti per ricostruire aree storiche, migliorare le strade, far decollare EcoGozo e, consentendo a qualunque cittadino dell’Unione di stabilirsi qui, attività economiche che stanno spuntando come funghi. 

L’adesione della madre patria alla UE ha,però comportato che la remota autorità europea abbia iniziato a imporre le sue leggi – cosa poco tollerata da molti gozitani, di natura fieri e autonomi persino dal governo maltese. Ad esempio, i gozitani non possono più vendere i loro genuini prodotti tradizionali sfusi, perché la legge europea a tutela del consumatore impone il confezionamento e l'uso di conservanti. Ora i prodotti locali in commercio essendo confezionati nella plastica e contenendo additivi chimici, hanno perso quella genuinità e competitività che li rendeva più appetibili e nutrizionalmente superiori ai prodotti d'importazione. La regolamentazione ha, dunque, ridotto una fiorente economia artigianale diffusa che andava avanti da millenni aprendo le porte all' invasione di scadenti prodotti industriali importati da tutta la Comunità, un'invasione che non ha migliorato la bilancia commerciale, né tantomeno accresciuto la salute dei gozitani.

Una zona dell'orto di Tony

L'agricoltura potrebbe essere, malgrado le difficoltà climatiche, un attivo dell'isola, ma è in atto un esodo dalla terra perché i prodotti dei piccoli agricoltori locali non possono competere con quelli più a buon mercato importati. I terreni incolti abbondano, quando in altri paesi, le facoltà di agraria stanno incrementando le proprie immatricolazioni, con i giovani che vogliono tornare sui campi per praticare un tipo di agricoltura alternativa, colta e sana, imparata tanto all’università quanto nelle campagne. Quindi, il giovane agricoltore gozitano, per riuscire a battere la concorrenza dei prodotti esteri, dovrebbe puntare sulla superiore qualità del suo prodotto, praticando la coltivazione biologica o naturale. Un'altra attività che povrebbe essere fiorente sull'isola è la pesca, ma i pescatori locali lamentano l’assenza di pesci, perché le leggi europee, mentre hanno riempito di divieti i piccoli, favoriscono la pesca estensiva industriale a strascico, quella che cattura di tutto riducendo il mare un deserto, o i grandi allevamenti situati lungo la costa maltese che inquinano il mare, con effetti visibili anche in certe zone della costa gozitana. Questo fenomeno di leggi europee che ledono il delicato tessuto economico tradizionale locale merita davvero un approfondimento: è dovuto all'ignoranza tipica delle condizioni locali di un legislatore europeo lontano e distratto o si tratta piuttosto di un progetto teso a favorire interessi particolari a discapito delle economie locali? 

QUALE SVILUPPO? Da sempre i gozitani emigrano, all’estero o a Malta, la cui classe dirigente ha saputo attrarre con un’accorta politica economica grandi aziende da tutto il mondo, fra cui numerose esponenti dell’industria finanziaria e quella del gioco d’azzardo. Se è forse vero che c’è bisogno di creare un’economia più florida sull’isola di Gozo, il dilemma è se farlo imboccando la strada battuta dall’isola di Malta, cementificando e creando strutture per il turismo di massa, ovvero seguendo la vocazione gozitana, ravvisata dal governo precedente in un progetto, EcoGozo: Gozo si sarebbe sviluppata lungo linee di sostenibilità, la minuscola isola sarebbe divenuta un modello di economia sostenibile per il continente europeo entro il 2020. Ed è stato questo progetto ad attrarci sull’isola, assieme all’alto livello della qualità di vita godibile a Gozo per bellezza dei luoghi, ampiezza delle abitazioni, basso costo dei beni primari, aria pulita e senso di autonomia e libertà.

Ma ora che EcoGozo langue, sull’isola c’è bisogno di creare lavoro, e c’è la tentazione di farlo lungo le linee tipiche del capitalismo neoliberista di fine millennio e inizio del nuovo. La quiete e la bellezza di Gozo sono costantemente minacciate da pressioni esterne: l’ombra della globalizzazione, foriera di grandi interessi economici particolari, incombe sulla vita dei gozitani, nativi e adottivi, mettendo a rischio la sua “biodiversità”, il suo carattere locale, la sua diversità radicale, così spesso orgogliosamente vantata …. Ed è una continua lotta e tensione fra l’urgenza di sviluppo e l’amore dei gozitani – autoctoni e adottivi – per la quiete e la straordinaria bellezza incontaminata di certe aree dell’isola. Su Gozo incombe, infatti, la minaccia di un terminal per navi da crociera: un numero elevato di quei giganti del mare, molto inquinanti, potrà avvicinarsi alle coste gozitane, emanando nell’aria il fetore tipico di gas di scarico che abbiamo già avuto modo di inalare al loro passaggio, portato dal vento. E non solo: in luogo di un servizio di traghetto veloce che unisce Gozo a Valletta, è sempre più concreta la minaccia della costruzione di un ponte o di un tunnel fra Malta a Gozo, con successiva, sicura come la morte, invasione di un traffico densissimo (Malta è al 9° posto in Europa per numero di macchine ogni 1000 abitanti, con 28 nuove immatricolazioni ogni giorno, per un totale di 310,409 macchine per 430.000 abitanti, quasi tante macchine quante persone). 

La Baia di Hondoq

C’è pure il pericolo che un’area naturale della sua costa, forse la più bella dell'isola, la Baia di Hondoq, sia cementificata per costruire un’enorme insediamento urbano costituito da una marina per yacht di lusso, un albergo a cinque stelle con 110 stanze, una ventina di ville, 60 appartamenti, un parcheggio sotterraneo per 1249 macchine, un centro commerciale e persino una chiesa, vale a dire, un vero e proprio villaggio nel villaggio e una totale soluzione di continuità rispetto all’architettura tradizionale del luogo che renderebbe la caratteristica e pacifica Qala, dove abitiamo, e la stupenda area naturale che la circonda, ora goduta da tutta la popolazione gozitana nativa e adottiva e da ecoturisti per gran parte dell’anno, una vasta zona privata trafficata e meta di turismo d’elite.

Gozo è sì ancora un’isola felice, ma parecchie ombre si profilano all’orizzonte. Riusciranno i gozitani a dissiparle? Paul, il vice sindaco di Qala, attivando la resistenza degli abitanti del villaggio, è riuscito sino ad ora a mantenere libera da cementificazione selvaggia e, soprattutto, DI PUBBLICO GODIMENTO la meravigliosa area naturale della Baia di Hondoq. Tony, l'apicoltore ha ingaggiato una battaglia per la sopravvivenza delle api nere gozitane, minacciate dall’ibridazione e da conseguente possibile estinzione. E Joseph sta lottando per far prosperare la propria fattoria biologica malgrado la sempre maggiore siccità e diffondere il biologico a Malta e Gozo.

Per Gozo è sviluppo o morte. Ma lo sviluppo deve essere sostenibile altrimenti sarà per la minuscola isola un diverso tipo di morte, quella della cementificazione, delle code di automobili, della perdita della propria identità.

Fonti on line 

Noam Chomsky “After the Electoral Extravaganza” 

Guy Standing Defining the precariat A class in the making 

Happy Planet Index 2016 

Exercise and neurotransmission 

Exercise and Depression, Harvard Medical School 

Tal Ben Shahar, Positive Psychology, the Science of Happiness 

Tal Ben Shahar, Happiness 

Daniel Gilbert The Surprising Science of Happiness

How to increase serotonin in the human brain without drugs Simon N. Young 

Fish consumption and vitamin D status in native populations: Part 3

Vitamin D deficiency, depression linked in UGA-led international study 

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1470481/

The Role of Vitamin D in Cancer Prevention

Prevention of Chronic Disease by Means of Diet and Lifestyle Changes 

You Are What You Eat: How Food Affects Your Mood

The Healthy City Versus the Luxurious City in Plato’s Republic: Lessons About Consumption and Sustainability for a Globalizing Economy

Ian DeWeeseBoyd & Margaret DeWeeseBoyd 

Malta’s car population hits worrying record

Planning Authority rejects Hondoq Project After 14 years

Hondoq ir-Rummien applicant claims being misled by PA

Today's adult generations are less healthy than their predecessors: generation shifts in metabolic risk factors: the Doetinchem Cohort Study.

Prevention of Chronic Disease by Means of Diet and Lifestyle Changes 

Exercise and neurotransmission

Exercise and Depression, Harvard Medical School 

FONTI BIBLIOGRAFICHE

Naomi Klein, This Changes Everything

Vandana Shiva, Earth Democracy, Justice, Sustainability and Peace

Joseph Stiglitz, The Euro

Fotografie © pattymarani 2017

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Patrizia, autoctona di Bologna, ha perseguito molteplici interessanti carriere (mamma, insegnante d'inglese e francese, traduttrice, fotografa, pittrice, scrittrice di testi e articoli in tre lingue per pubblicazioni turistiche e riviste culturali) prima di udire la chiamata della Vera Vocazione, quella di Filmmaker. Ciò che ha ingenerato la confusione originaria erano due grandi, apparentemente inconciliabili amori e talenti: quello per le Lingue (italiana inclusa) e quello per le Arti Visive. Una confusione aggravata dai suoi studi. Dopo aver conseguito una laurea di Traduttrice e Interprete alla Scuola per Interpreti e Traduttori di Bologna, (Inglese e Francese) dotandosi dello strumento principe del Giramondo, la Nostra inizia a viaggiare da un continente all'altro, più lontano era meglio era (il progetto: destinare agli anni maturi le mete più vicine), iniziando con un viaggio costa a costa degli States più varie permanenze americane, passando in Nord Africa e infine in Estremo Oriente, dove si ferma per qualche anno, per crescere la piccola Vittoria e studiare pittura all'Anaconda Art Studio di Bangkok. La straordinaria esperienza del soggiorno asiatico, le apre le porte della creatività. Di ritorno in Italia, dà sfogo all'altro suo più represso amore-talento e consegue il diploma dell'Accademia di Belle Arti, specializzandosi in Pittura, Fotografia e Storia dell'Arte. Ma la schizofrenia continua. E' solo più tardi che viene fulminata sulla via di Damasco: durante un lungo trekking attraverso l'Himalaya capisce che solo la telecamera avrebbe potuto documentare quel viaggio tanto faticoso quanto entusiasmante. Dirige così i suoi primi due documentari dedicati alla cultura estremo-orientale. E' una rivoluzione: la Nostra intraprende studi di giornalismo free lance alla London School of Journalism per affinare la scrittura in lingua inglese, di scrittura per il cinema e la televisione all'Accademia Nazionale di Cinema della sua città nativa, e di Film Documentario alla Rockport University con l'allora guru del documentario sociale, Mitchel Block, il tutto coronato da un battesimo di fuoco nel 2000: un lungo documentario girato in Zambia sulle cause dell'AIDS in Africa. Da allora si tuffa completamente nel film documentario e collabora alla realizzazione di film trasmessi da broadcasters nazionali e internazionali, fra cui "La società dipendente" (ricerca, scrittura e regia), in concorso al NYFV Festival 2007, distribuzione Expresso TV, UK, e acquisito per gli USA da Alexander Press, fornitore educational americano, il pluripremiato "Paradiso ritrovato, la parabola del giardiniere naturale", 2009, (scrittura e regia), vincitore in Italia di tre festival del documentario, "Caravaggio, il corpo ritrovato" per National Geographic Channel, 2010, (ricerca, co-scrittura, co-regia), "Artemisia Undaunted" per Sky Art, 2011 (ricerca). Infine, giacché il suo amore per l'Arte si estende all'ispiratrice dei grandi artisti rinascimentali, la Natura, co-fonda nel 2012-3 un magazine on line multimediale dedicato all'informazione ambientale e scientifica www.perchebio.com per il quale scrive regolarmente articoli e post. Nel 2014 dirige per ARTE GEIE e la TV belga RTBF ‘Allergia, il peso tossico’, un documentario sulle cause dell'attuale boom di allergie prodotto da GraffitiDoc e Iota Productions, in concorso a numerosi festival internazionali e vincitore del Premio della Giuria al Doc Scient Festival 2015 di Roma, e distribuito in più di 20 paesi in tutto il mondo.

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Ospite Domenica, 18 Novembre 2018