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Le stelle e i buchi neri

Inviato da il in Maurizio Marna
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La recentissima scomparsa di Margherita Hack ha lasciato l'ennesimo, grande vuoto nel panorama scientifico-culturale italiano. I suoi studi astronomici ed il ferreo pragmatismo dimostrato al riguardo, unito alla semplicità di divulgazione, l'hanno resa molto conosciuta nonché stimata. Ci permettiamo di definirlo un incrollabile pragmatismo, fondato sull'assunto 'so quel che posso dimostrare con certezza'. Non è forse questa la missione di ogni buon scienziato? Noi pensiamo di sì e le rendiamo un sincero omaggio. 

La sua morte, tuttavia, non può non farci pensare allo stato della ricerca scientifica in Italia. Le pubbliche strategie applicate sono state via via desolanti, nel corso degli anni, mentre si sono sprecati - pure qui! - soldi pubblici e si sono favoriti parecchi clientelismi(vedi il caso dell'Enea). L'abbandono a se stessi degli enti di ricerca e sviluppo tecnologico, secondo le litanie più gettonate, è stato imputato al 'moloch' della crisi economica. Mancano le risorse, altro famoso leitmotiv, bisogna arrangiarsi. Quante stupidaggini tocca ascoltare... I nostri vicini di confine (la Francia, tanto per fare un esempio, nazione sotto grave pressione economica) razionalizzano le spese ma continuano a investire nella ricerca. Eppure non mancano le eccellenze italiane, sia come risultati sia come intelligenze formatesi attraverso il percorso universitario. E allora cosa succede? Succede che bisogna scontrarsi con la sgradevole quotidianità leggi capitali scarsi (manca la volontà di trovarli, ripetiamo), precariato diffuso, burocrazia insostenibile, frammentazione degli organismi scientifici, ecc.

a1sx2_Thumbnail1_foto-1-bis-art-Le-stelle-1.pngSi potrebbe dunque pensare ad un sistema fermo, privo di sbocchi presenti e futuri. Sbagliato. Nonostante quanto appena detto, la competizione scientifica italiana si fa sentire. Il campo medico, le tecnologie dell'informazione e comunicazione(ICT), la fisica, le nanotecnologie, l'ambito umanistico offrono una produttività scientifica di livello internazionale. Manca il cosiddetto ultimo miglio ovvero uno stretto collegamento fra i risultati degli studi scientifici e la loro applicazione concreta. Trasferire qualsiasi know how di ricerca alle strutture produttive serve - anzi è fondamentale - al sistema produttivo paese, rendendolo competitivo e creando significativi flussi economici. Troppe volte, poi, la stesso mondo scientifico-accademico rimane prigioniero di lotte e cristallizzazioni fino a sprecare il talento di chi ci lavora, oltre agli insufficienti fondi a disposizione. Gli abbandoni, con i successivi trasferimenti verso l'estero, di nostri giovani e brillanti ricercatori sono prassi, purtroppo, diffuse. Senza una programmazione universitaria di qualità, ci attende un grande vuoto scientifico-culturale. Nei maggiori paesi industrializzati, da decenni e con alterne fortune(tuttavia lo si fa), si finanziano green projects, decisi a coglierne le possibilità di sviluppo produttivo e commerciale. Il rovescio delle medaglia, frutto della globalizzazione, sono le 'guerre' mercantili concernenti le tecnologie diffuse sul mercato. Non ultima quella UE-Cina sui pannelli solari.

a1sx2_Thumbnail1_foto-3-art-Le-stelle.jpgSe lo Stato eroga poche risorse, gli addetti ai lavori puntano alla sinergia finanziaria fra pubblico e privato. Insomma il comparto industriale, facendo evidentemente fruttare a proprio vantaggio il capitale investito(pratica lecita, qualora venga applicata con giudizio), dovrebbe erogare fondi alla ricerca. La risposta degli imprenditori nazionali la potete leggere, quasi ogni giorno, sui giornali: troppe tasse a carico del lavoro, troppa stretta creditizia. Gli investimenti sono impossibili allorché gli utili sono così drasticamente ridotti, causa il peso fiscale e creditizio, aggiungendo a ciò la crisi economica. Non gli si può dare completo torto. Cionondimeno esistono spazi davvero ampi di crescita nei settori delle energie rinnovabili, delle biotecnologie, delle nanotecnologie e ai giovani neolaureati, che abbiano dimostrato effettive capacità, si deve offrire l'opportunità di fare ricerca. Approfondirne le conoscenze, inserirli in team di studio e sviluppo, confrontare i risultati del lavoro svolto con altre realtà(operanti nel medesimo settore e magari all'estero), sono indubbi punti fermi di un'ottima qualificazione in divenire. D'altronde l'implementazione pubblico-privato di una programmazione mirata, il comune stanziamento di adeguati fondi strategici, gli incentivi al merito, una trasparente competitività, sono tutti elementi a favore di un deciso rilancio scientifico. Un simile cambiamento culturale e strategico sarebbe già un nuovo miracolo italiano, aprirebbe le porte ad una profonda inversione di tendenza.

La domanda non può che essere sempre quella: lo vogliamo dare o no un futuro a questo  paese?

                                                           

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Ospite Domenica, 29 Marzo 2020