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L'ambiente siamo noi

Come vivere sani e felici nel brodo tossico ambientale moderno, dribblando le malattie croniche in agguato. Tutte le soluzioni per diminuire il carico tossico corporeo.

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L'Arte, nostra Maestra di Bellezza

Inviato da il in Patrizia Marani
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Che direbbe mai Caravaggio, l'insuperabile sublime pittore caposcuola del realismo barocco, se visitasse un supermercato odierno? Vi potrebbe trovare l'ispirazione per dipingere le splendide nature morte che dipinse quattrocento anni fa? Sicuramente, quei frutti monotamente uguali, perfettamente puliti, persino lustrati con la paraffina, che possiamo toccare solo indossando guanti, privi di foglie, per non parlare dei peduncoli da cui pendevano, non potrebbero ispirargli nulla di lontamente vicino - l'ossimoro è voluto - a questa splendida natura morta che introduce il mio post. Da notare che, al centro del quadro, Caravaggio ha messo una piccola mela dai vivaci e attraenti colori, ma deliziosamente bacata. Quello è il suo Manifesto, la firma di un pittore realista che della realtà consegna tutto al fruitore del suo quadro: la mela e l'opera del baco sulla mela.

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Così facendo ci mostra che la mela è bella proprio perché c'è il baco, che REALE è = a Bello, perché quella è la legge della Natura. Del pari, in tutti i suoi quadri, emerge la Bellezza intrinseca della realtà naturale e quanto tale Bellezza dipenda da fattori 'interiori' molto più che esteriori.

E' questo il significato dei piedi insudiciati dal lungo cammino dei pellegrini in preghiera di fronte alla Madonna di Loreto, ostentati volutamente in primo piano. Allora il grande pittore suscitò scandalo, ma neppure oggi la sua lezione è compresa, malgrado la fascinazione quasi ossessiva per i suoi quadri.

Ho voluto scrivere di Caravaggio e del suo gusto per la realtà naturale perché alcune settimane fa ero riuscita ad attrarre in un mercatino biologico mio cugino per fargli acquistare la sua prima frutta e verdura biologica.  

Ma messo di fronte alle foglie bucate dei ravanelli, egli oppone un ostinato rifiuto: no, non li prendo. Ma come, gli dico, quella è la tua garanzia che non c'è alcun prodotto chimico su questi ravanelli! Non c'e' stato nulla da fare. Bacato è brutto, quindi potenzialmente pericoloso. Di fronte alle piccole pere e mele lo vedo sorridere sarcasticamente e devo fargliene assaggiare una per vincere le sue resistenze ad acquistarne. Con riluttanza, ammette che la piccola pera imperfetta dai colori unicamente vivaci è un condensato di sapore che nessuna grande pera perfetta da lui mangiata ha mai raggiunto. Si rende anche conto di quanto questo sapore sia complesso, indefinito, intenso rispetto al monocorde sapore zuccherino della frutta dell'agricoltura tradizionale.

Se ne va tuttavia scuotendo la testa con un'aria furtiva, da cospiratore, così come era arrivato. Tanto è radicato in noi questo senso del Bello come perfezione, di monotono ripetersi di forme tutte uguali sugli scaffali e nelle vetrine dei negozi. 

Il fatto è che la Natura è imperfetta, è varia, ci porge infiniti tipi di bellezza, un po' per tutti i gusti, ma proprio perché è tale è buona nel senso più profondo del termine. E' bella dentro, perché quel piccolo frutto biologico coltivato su un terreno 'pulito', senza chimica, ricco di vita animale - insetti, batteri benefici e, of course, bachi -  nonché di micronutrienti sarà,  da un punto di vista nutritivo, dati alla mano, molto più nutriente di una grossa, perfetta pera tradizionale, oltre che immensamente più sano (senza additivi chimici).

E, a mio avviso, anche infinitamente più bello. La bellezza interiore che informa di sé l'esteriorità, che trapela timidamente in superficie pare essere qualcosa di dimenticato, di perduto nella nostra società.

Un grande storico dell'arte Ernst H. Gombrich nel suo intramontabile libro, "Il senso dell'ordine", infatti, ci spiega che per l'essere umano l'estrema regolarità e ripetitività delle forme risulta noiosa e, pertanto, del tutto sgradevole. Del pari, ma all'opposto, lo è il caos. La Bellezza è qualcosa d'intermedio, di regolare nella sua diversità, proprio come il variopinto cesto di frutti estivi biologici che ho fotografato ieri e caricato per voi più in basso.

O come le spighe biologiche di grano antico, che mescolandosi ad una miriade di altre piante, c'attraggono, c'invitano alla visione, all'indagine: ripetitività e varietà sono elementi del Bello, nella Natura come nell'Arte . Al contrario, le grandi caserme novecentesche costruite nelle periferie delle città europee sono 'brutte': e' l'estrema, tediosa regolarità e ripetitività di forme che il nostro cervello rigetta, respinge. E' la mancanza di informazione nuova, di novità, di cui l'intelligenza umana ha costantemente bisogno di nutrirsi. 

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Eppure nei negozi noi chiediamo grandi frutti, tutti uguali, tutti puliti e, possibilmente, lucidi.

Già se ne lamentava il guru dell'Agricoltura Naturale, Masanobu Fukuoka, nel suo best seller "La rivoluzione del filo di paglia". E' colpa nostra se vi è tanto scarto alimentare: tutti i frutti troppo piccoli, di forma diversa, con leggere imperfezioni devono essere scartati, altrimenti non li acquistiamo!

In parte, è sempre questo senso comune che respinge la mela bacata che ha spinto gli agricoltori ad applicare tanti pesticidi e, persino, paraffina, dannosi per l'ambiente e nocivi alla nostra salute, per conferire alla frutta e alla verdura quell'aspetto lucido e monocorde che il consumatore - NOI! - richiede. 

Questo principio governa ormai ogni cosa, dal viso femminile - inventato dal chirurgo plastico o dallo stilista, più simile ad una maschera teatrale uniformante, che ci rende tutte uguali - agli alimenti. Il potere dei media!

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Forse sarebbe meglio visitare qualche galleria d'arte in più, raccomando in particolare Michelangelo Merisi da Caravaggio, per rinfrescarci la memoria e farci rammentare che cos'è veramente la Bellezza. 

Seguimi sugli altri post del mio blog "L'ambiente siamo noi":

La salute di ognuno dipende dalla salute dell'ambiente in cui viviamo

Vita pericolosa di un'allergica

Detossificati naturalmente

 

 

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Patrizia, autoctona di Bologna, ha perseguito molteplici interessanti carriere (mamma, insegnante d'inglese e francese, traduttrice, fotografa, pittrice, scrittrice di testi e articoli in tre lingue per pubblicazioni turistiche e riviste culturali) prima di udire la chiamata della Vera Vocazione, quella di Filmmaker. Ciò che ha ingenerato la confusione originaria erano due grandi, apparentemente inconciliabili amori e talenti: quello per le Lingue (italiana inclusa) e quello per le Arti Visive. Una confusione aggravata dai suoi studi. Dopo aver conseguito una laurea di Traduttrice e Interprete alla Scuola per Interpreti e Traduttori di Bologna, (Inglese e Francese) dotandosi dello strumento principe del Giramondo, la Nostra inizia a viaggiare da un continente all'altro, più lontano era meglio era (il progetto: destinare agli anni maturi le mete più vicine), iniziando con un viaggio costa a costa degli States più varie permanenze americane, passando in Nord Africa e infine in Estremo Oriente, dove si ferma per qualche anno, per crescere la piccola Vittoria e studiare pittura all'Anaconda Art Studio di Bangkok. La straordinaria esperienza del soggiorno asiatico, le apre le porte della creatività. Di ritorno in Italia, dà sfogo all'altro suo più represso amore-talento e consegue il diploma dell'Accademia di Belle Arti, specializzandosi in Pittura, Fotografia e Storia dell'Arte. Ma la schizofrenia continua. E' solo più tardi che viene fulminata sulla via di Damasco: durante un lungo trekking attraverso l'Himalaya capisce che solo la telecamera avrebbe potuto documentare quel viaggio tanto faticoso quanto entusiasmante. Dirige così i suoi primi due documentari dedicati alla cultura estremo-orientale. E' una rivoluzione: la Nostra intraprende studi di giornalismo free lance alla London School of Journalism per affinare la scrittura in lingua inglese, di scrittura per il cinema e la televisione all'Accademia Nazionale di Cinema della sua città nativa, e di Film Documentario alla Rockport University con l'allora guru del documentario sociale, Mitchel Block, il tutto coronato da un battesimo di fuoco nel 2000: un lungo documentario girato in Zambia sulle cause dell'AIDS in Africa. Da allora si tuffa completamente nel film documentario e collabora alla realizzazione di film trasmessi da broadcasters nazionali e internazionali, fra cui "La società dipendente" (ricerca, scrittura e regia), in concorso al NYFV Festival 2007, distribuzione Expresso TV, UK, e acquisito per gli USA da Alexander Press, fornitore educational americano, il pluripremiato "Paradiso ritrovato, la parabola del giardiniere naturale", 2009, (scrittura e regia), vincitore in Italia di tre festival del documentario, "Caravaggio, il corpo ritrovato" per National Geographic Channel, 2010, (ricerca, co-scrittura, co-regia), "Artemisia Undaunted" per Sky Art, 2011 (ricerca). Infine, giacché il suo amore per l'Arte si estende all'ispiratrice dei grandi artisti rinascimentali, la Natura, co-fonda nel 2012-3 un magazine on line multimediale dedicato all'informazione ambientale e scientifica www.perchebio.com per il quale scrive regolarmente articoli e post. Nel 2014 dirige per ARTE GEIE e la TV belga RTBF ‘Allergia, il peso tossico’, un documentario sulle cause dell'attuale boom di allergie prodotto da GraffitiDoc e Iota Productions, in concorso a numerosi festival internazionali e vincitore del Premio della Giuria al Doc Scient Festival 2015 di Roma, e distribuito in più di 20 paesi in tutto il mondo.

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