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La lunga e costosa marcia verso il lavoro

Inviato da il in Maurizio Marna
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In un periodo di cifre drammatiche sulla disoccupazione – chi scrive è stato licenziato nel 2008 e mai più riassunto, nonostante certosine ricerche e qualche sporadico lavoro in nero( il famigerato porta a porta) – le persone in cerca di lavoro si informano capillarmente o almeno cercano di farlo su corsi di formazione, di riqualificazione, di riconversione professionali. Qual è lo stato delle cose? Debbo necessariamente partire dalla mia esperienza personale, prima di approdare sulla piattaforma web di PERCHE’BIO.    

 

Ho deciso di seguire la via ufficiale, comunque indicatami da più parti. Quindi la doverosa iscrizione al Centro per l’impiego della mia città, la ‘via crucis’ delle agenzie interinali (circa una sessantina, anche in provincia), la successiva iscrizione a parecchi siti web di offerte di lavoro. Insomma niente di più e di diverso rispetto alle altre persone nella mia stessa condizione. Il Centro per l’impiego mi ha poi offerto la possibilità di seguire corsi di aggiornamento e di formazione, stanziando forti cifre. In quest’ultimo caso, ringraziando il bravo tutor con il quale mi sono rapportato durante gli ultimi anni, sono venuto a sapere dell’impiego complessivo di circa 20.000 euro erogati da regione, provincia, fondi europei, agenzie di lavoro private in sinergia con i suddetti enti pubblici. I 20.000 euro, lo voglio sottolineare, sono stati destinati esclusivamente alla mia persona per favorirne il ricollocamento. Come il sottoscritto, decine di migliaia di altre persone ne hanno usufruito in regione: il risultato è stato uguale a ZERO. Ovviamente non lo contesto, ci mancherebbe altro. Ci sta in una dinamica di ricerca del lavoro da tempo sotto forte pressione. Non molti, tuttavia, hanno avuto riscontri positivi, dopo aver seguito tali percorsi di ricollocamento. Quello su cui mi permetto di obbiettare è che, a fronte di una cifra imponente  ( 20.000 euro, ripeto), nessuna istituzione pubblica abbia pensato di rivolgere la propria attenzione verso un altro tipo di approccio. Fatte salve le attuali disposizioni legislative, perchè non destinare le cifre suddette, attraverso uno specifico iter di controllo, ad aziende richiedenti come compartecipazione finanziaria per l'assunzione di personale in prova? Ovviamente si tratterebbe di professionalità garantite, dopo un'accurata selezione, da parte dello stesso Centro per l'impiego. E perchè non far svolgere, magari, anche corsi incentrati (idea forse troppo rivoluzionaria...) su vari settori della green economy? Se lo si fa adesso e io non ne sono informato, attendo news dai bloggers al proposito…

Quello dei corsi di formazione, riqualificazione, ecc è stato un settore dove è successo tutto ed il contrario di tutto. Nell’arco di un decennio molti soldi pubblici sono stati gestiti in modo schizofrenico. La strutturazione del CV dei candidati, il career coaching( far conoscere all’individuo le proprie potenzialità inespresse), la grafica, la contabilità e mille altri argomenti hanno fatto il proprio tempo e la professionalità di chi tiene tali corsi è, in maniera frequente, assai dubbia. Le importanti cifre stanziate dal pubblico hanno finito per disperdersi in mille rivoli di abituali cicli formativi. Adesso che i soldi pubblici sono finiti – così si dice – ed i privati, per mille motivi, non investono, cosa ne sarà di questi workshop? Certamente essi non spariranno ma avverrà una spietata selezione al riguardo. Ribadiamo, con forza, che si potrebbe procedere alla riqualificazione dei senza lavoro mediante la green economy  e ci chiediamo cosa aspetti il settore pubblico ad indirizzare qualche risorsa economica verso i settori bio/green . La vil pecunia magari ci sarebbe, al di là delle grida di dolore levatesi. Il dibattito tuttavia resta aperto…

 

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Ospite Domenica, 29 Marzo 2020