La finanza, i fondi di investimento, i profitti, le banche, le Borse Valori, l'economia ... e poi cos'altro? Ah sì, le persone. Abbiamo elencato, in ordine d'importanza, gli attori che da tempo sono protagonisti delle cronache sui mass media. Le persone sono state inserite, di proposito, all'ultimo posto perché la loro importanza è assai relativa sia parlando degli 'squali finanziari', seduti di fronte a lussuose scrivanie, sia riferendosi ai semplici cittadini.

 

Quest'ultimi assistono impotenti alle computerizzate manovre di alta finanza(presunta) allo stesso modo in cui i suddetti 'paperoni', predisponendo nonché attuando le varie strategie, si accucciano immobili su altrettanto lussuose poltrone in attesa dei risultati informatici. I mercati sono diventati antropomorfi, procedono da soli e fanno 'tabula rasa' delle aspirazioni degli uni e degli altri. Cionondimeno le teste d'uovo finanziarie riescono sempre a stare in piedi. Bello sforzo, replicherete, quando si hanno soldi a palate. Nessuno riesce - governi compresi - a controllare, regolarizzare, addirittura capire i meccanismi attuali della finanza. I cittadini, quelli che ci stanno a cuore, oscillano fra il timore di vedersi scomparire il conto in banca, il desiderio di mettere i soldi sotto il materasso e la ragionevolezza predicata dagli istituti bancari pur essi agendo, sovente, in maniera opposta a quanto espresso. 


b2ap3_thumbnail_FOTO-3.jpgSiamo troppo disfattisti? No davvero. Leggiamo, ci informiamo, giudichiamo come milioni e milioni di nostri simili. Tuttavia il panorama continentale rimane sconsolante: Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Cipro e l'elenco potrebbe continuare a lungo. Non abbiamo certo scordato l'Italia, paese fondatore della UE, considerato attualmente una nazione ad alto rischio economico -finanziario. Mors mea vita tua, si dice. Gli antichi padri latini ricorrevano a tale espressione per indicare che il fallimento di uno corrisponde al successo dell'altro. Purtroppo avevano ragione. Qualcuno ricorda la vicenda Monte Paschi? I correntisti e gli abitanti di Siena lo hanno bene a mente, il resto della popolazione italiana forse meno. L'ennesimo 'ribaltone' di un istituto bancario si è rivelato una fucina di nefandezze finanziarie, nomine partitiche e interessi fuori controllo. Ce ne  meravigliamo? Il sistema bancario italiano, avendo innumerevoli volte ribadito, con orgoglio, di essere stato al riparo dalla tempesta finanziaria del 2008 (uhmmm...), non ha impedito, di nuovo, i 'giochi dei grandi'. Empirismi contabili, scorciatoie finanziarie, lucrosi guadagni personali: ecco le 'ludiche' attività di parecchie dirigenze durante l'ultimo decennio. Gli enti di controllo - Fondazioni(ormai onnipresenti), Banca d'Italia, Ministero del Tesoro, Consob - hanno fallito il compito assegnato e sono arrivati, nella migliore delle ipotesi, sino alla soglia della famigerata stanza dei bottoni. Affermano di non aver saputo, di esser stati all'oscuro, di aver comunque esercitato appieno le relative funzioni di verifica coi dati a disposizione. Eppure fatti del genere si ripetono ciclicamente. Sconsolanti, poi, i criteri di scelta dell'alta dirigenza bancaria ovvero le figure professionali messe ad operare nel cuore del sistema. A questa turbo finanza gli si accende mai, fra le pieghe dei grandi e complicati strumenti d'investimento, una lampadina verde con su scritto ETICITA'?

Sappiamo già che gli interrogativi posti ci attireranno tante critiche a proposito della nostra profonda ingenuità, dell'ignorare il complesso meccanismo banche-finanza, di trascurare le dinamiche degli investimenti. Si guardi a Nicosia, ad Atene, a Madrid, a Lisbona ecc dove si sono verificate tempeste  ben più gravi delle nostre. Gli istituti di credito non sono enti di beneficenza, vivono una difficile situazione congiunturale, devono comunque pensare ad adeguare i loro standard patrimoniali alle regole di Basilea e bla bla bla bla... . Tutto vero ma si tratta di una gigantesca foglia di fico per nascondere una debolezza di fondo: la mancanza di progettualità verso nuovi canali di investimento, ad entità medio-piccola ma capillare e perciò diffusa. Tale progettualità non implicherebbe certo, per le banche, una gratuità degli investimenti ed uno spreco di risorse economiche. Anzi, é l'esatto contrario. Qualcuno fra voi BIO bloggers, magari dentro un Gruppo d'Acquisto Solidale, ha chiesto un finanziamento per poter installare pannelli fotovoltaici sul tetto del condominio di residenza? Volevate o avevate necessità di implementare un'iniziativa imprenditoriale, ispirata alla green economy, e, possedendo un budget insufficiente, vi siete rivolti ad un istituto bancario? Quali le risposte? Le banche sono disposte a supportare tali tipi di green projects, facenti capo alla cosiddetta gente comune? Attendiamo i vostri contributi e il racconto delle vostre esperienze, felici di essere smentiti a causa della nostra ignoranza in materia. Il periodo è quello che è nel nostro paese, gli assalti alle filali di credito li fanno ancora i rapinatori e non i correntisti. Almeno sinora.
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Resa pubblica la nostra incompetenza ad effettuare specifiche analisi, tuttavia da semplici clienti, non insolventi o abitualmente in rosso(una fortuna di questi tempi), ci accodiamo ai cahiers de doléance concernenti le spese bancarie troppo alte. Sicuri di sfondare una porta aperta, ci domandiamo se le suddette spese, assieme alla raccolta del risparmio, non servano a coprire i costi dei giocattoli dell'alta finanza bancaria. Quando si guadagna i proventi rimangono nel 'cerchio magico', qualora invece si perda il rischio si spalma sulla clientela. Un leit motiv ben rodato e conosciuto. Le altissime sfere dell'ABI si sono indignate, rispondendo sempre di no a questa tesi. E' doveroso ricordare chi erano, anzi chi era non molti mesi fa. Ci uniamo al coro, in forte crescita, di quanti vogliono si ritorni al primario valore del denaro raccolto e alla conseguente ETICITA' dei rapporti banca/cliente. Non è una fiaba per ingenui sognatori, è invece un modo di rendere fruttifero il capitale sia da una parte sia dall'altra.
Fatevi quindi avanti BIO bloggers con i vostri motivi di riflessione, riguardanti l'atteggiamento degli istituti bancari verso la green economy. Se pecunia non olet, nemmeno l'eticità dovrebbe farlo. pecunia non olet, nemmeno l'eticità dovrebbe farlo.  

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