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Quando l'orizzonte è blu - parte seconda

Intervista al BIO navigatore Matteo Miceli a cura di Maurizio Marna

 

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Una settimana fa avete letto la prima serie di risposte che Matteo Miceli, BIO navigatore e recordman di traversate oceaniche, ha dato alle nostre domande. Ecco, adesso, la seconda parte della sua lunga intervista


D -  Matteo Miceli domina le passioni o si lascia sempre guidare da esse?

Purtroppo o per fortuna, sono punti di vista, domino le passioni quando preparo la barca e attraverso il mare. Ma non sempre: nel caso del parapendio, di cui sono molto appassionato, non c'è niente da fare perché comanda lui. Il mio mestiere e la mia vocazione di navigatore portano, ripeto, a controllare gli stati d'animo durante le traversate. I miei cari nipotini, però, dicono sempre che lo zio Matteo non è più forte del mare e hanno ragione. Guai a ritenersi sicuri perché il mare puoi saperlo prendere, essere in grado di sfruttarne i venti e le correnti a favore, regolando le vele della barca, eppure non riesci mai a importi su di lui.

D -  Affrontare il mare e non farsene travolgere. E' questa l'essenza di una traversata? O è acquisire una routine di comportamento, viaggio dopo viaggio, temprando la volontà e ripetendo continuamente 'non mollo' fino alla fine? La invito a chiarirmi le idee.

In qualunque viaggio che ho intrapreso ho messo tutte le energie, l'entusiasmo e l'impegno a disposizione con l'obbiettivo di portarlo a termine. Sul progetto ROMA OCEAN WORLD 2014, considerati i 10 anni di gestazione e gli stop and go subiti, non getterò la spugna così facilmente. Mi è capitato di naufragare, spezzare l'albero, farmi recuperare in mezzo all'Atlantico mentre era a bordo di un piccolo catamarano, con cui ho collezionato diversi record mondiali in solitario e doppio. Innegabilmente è una battuta d'arresto, ci si rimane male, eppure allo stesso tempo ti serve come crescita personale ed esperienza professionale.

D -  Quali sono le sensazioni più diffuse durante una traversata?

Il piacere di arrivare, oltre naturalmente a quello di navigare, penso siano le sensazioni più belle e nel mio caso si amplificano, proprio perché ho condotto barche costruite personalmente senza mai averne comprata una. Da costruttore ne conosco i pregi e ho cercato di eliminarne i difetti, fino ad avere un mezzo su misura capace di offrire il massimo delle performance.


D -  Domanda personale: lei ha famiglia? Cosa hanno pensato alla notizia del ROMA OCEAN WORLD?

Non sono sposato, se è il senso della domanda, né fidanzato. Non sono nemmeno un lupo solitario. Ho un padre, una madre, tre fratelli, i miei primi sostenitori anche in occasione del ROMA OCEAN WORLD. Non mi ritengo un musone e mi piace stare con le persone, anzi il team che mi sta dando una mano in questa avventura lo considero una vera e grande famiglia. Chi lavora sulla barca, chi cura la logistica, chi si occupa di internet, chi dell'ufficio stampa, tutti danno il massimo per la riuscita del progetto. Ecco perché credo di essere sulla strada giusta per la riuscita di ciò a cui mi sto dedicando da anni e anni.
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D -  I suoi amici sono tutti navigatori?

No, assolutamente. Ad esempio due miei cari amici hanno un orto biologico e mi stanno aiutando con la Este Eco40, la barca della futura ECO traversata, sotto l'aspetto del trasferimento/impianto a bordo di un orto biologico e delle galline. Vivono a impatto zero nella conservazione delle risorse naturali, possiedono una meravigliosa asinella che dà il quasi introvabile latte d'asina e il letame impiegato come compost. Non mi interessa una vita a senso unico, sempre e solo dedicata alla nautica, desidero coltivare le amicizie e gli svaghi preferiti tipo fare parapendio o andare in bicicletta. A volte però, è il caso del ROMA OCEAN WORLD, trascorro lunghissimi periodi di tempo occupato nella vita di cantiere, nelle uscite in mare. Non si tratta di sacrifici 'terribili' poiché fanno parte integrante della mia vita di navigatore.

D -  Lei ha tenuto dei corsi per non principianti, l'ho letto sul suo sito www.matteomiceli.com. Vorrei sapere quale livello di preparazione raggiungono e se ci sono buone scuole di insegnamento nel nostro paese.

Ci sono tante bellissime scuole in Italia tuttavia, come purtroppo accade sovente in parecchi altri settori, si fa il passo più lungo della gamba ossia chi si avvicina alla vela vuole subito prendere la patente nautica: è la cosa più sbagliata da fare. Molte scuole lo propongono ma ciò non può valere come iniziazione alla vela, occorre ben altro che il pur necessario studio delle correnti, delle rotte, del carteggio o del recupero uomo in mare. E' l'approccio che è sbagliato. In Italia si dice "prendo in poco tempo la patente e il prossimo anno via, d'estate, sulla barca!" ma il risultato sono brutte e pericolose esperienze, perché poi ci si fa davvero male. Io, di solito, ho tenuto corsi - e ne terrò dopo la fine del mio ROMA OCEAN WORLD - in cui insegno ad avere il polso della situazione a bordo, a conoscere innanzitutto il mezzo su cui si viaggia e lo faccio a ragion veduta, considerata la mia vasta esperienza di cantiere. La barca è una cosa impegnativa, patisce rotture, affondamenti, piccoli e grandi problemi pratici e se hai un problema in mare, navigatore solitario alle prime armi, non arriva certo l'ACI ad aiutarti. Quindi bisogna entrare nel meccanismo del natante, conoscerne la struttura ancor prima di parlare di alisei, latitudini ecc. . Voglio, insomma, trattare di vela a 360° e con gradualità porre l'attenzione sui numerosi, ulteriori aspetti teorico-pratici. Ad esempio, le possibilità nonché i limiti dello stesso navigatore quando deve imparare a dormire a comando, gestire il sonno polifasico, comprendere la meteorologia guardando magari il cielo più di internet e prevedendo il tempo atmosferico. Anche se adesso internet, lo riconosco, ci aiuta notevolmente.

Foto 2 MIC  INT2D -  Mi permetta una battuta-domanda: in barca è meglio soli o ben accompagnati?

Sempre ben accompagnati.... ma dalle galline che porterò a bordo nel ROMA OCEAN WORLD ! (ride). Scherzi a parte, ogni volta che accade è un grande piacere condividere la vela con tante persone, ricche dello stesso spirito e voglia di vivere il mare.

D -  Le chiedo ora se il velista transoceanico Matteo Miceli è scaramantico, se ha uno o più portafortuna sulla barca.

Diciamo che non ho scaramanzie particolari e sono un credente in ambito religioso. Le racconto però questa: la mia prima traversata dell'Atlantico non è andata bene, perché ho rotto la barca che avevo fatta benedire. La volta successiva ho pensato "ok non la benediamo e vediamo cosa succede", con esito positivo sotto il profilo del successo della traversata. Lì ho iniziato a convincermi che magari un po' di scaramanzia non guasta e da allora niente ombrelli a bordo, niente colore viola,  assieme ad altre 'stranezze' ma sono cose che mi fanno più sorridere che stare in allerta.

D -  Ascoltando quanto mi ha detto sinora, mi interrogo se top navigatori come Lei possano, ad un certo punto della propria vita, stancarsi di navigare. Conosce qualcuno che l'ha fatto?

Sicuramente sì e io mi ritengo uno di quelli. Tanti e tanti navigatori, infatti, un giorno vogliono poter dire finalmente " ho una casa, magari un terreno da coltivare dove desidero veder crescere le piante. Soprattutto non devo navigare durante tutti o quasi i giorni dell'anno". E pure Matteo Miceli ha un proprio orticello, a casa, che ama veder rinnovarsi nel ciclo delle stagioni.

D -  Dico il vero quando sottolineo l'esistenza di una 'sana rivalità' fra velisti del suo grado? Magari c'è anche dell'invidia in occasione dei successi riportati da uno piuttosto che dall'altro: me lo conferma?

Purtroppo mi è capitato di conoscere diversi navigatori invidiosi delle mie avventure. Mi è dispiaciuto molto scoprirlo e identificarne la debolezza riferita ad un ambito sportivo, in linea teorica refrattario a simili 'miserie'. L'invidia fa però parte della vita quotidiana e la competizione, almeno così penso io, dovrebbe essere un terreno sacro capace di frenare gli aspetti superficiali del carattere. A bordo di barche da competizione come quelle che ho guidato, compresa la Este Eco40  del mio prossimo ROMA OCEAN WORLD, la gara è non solo con l'ambiente circostante ma anche con se stessi e lì deve restare.

D - La vita di mare le ha tolto qualcosa, oltre ad averle dato molto?
A dire il vero mi ha dato un po' di pancia. Sono sovrappeso (ride) perché in mare l'attività fisica è relativa, non ci si muove molto. Se avessi scelto un altro sport, magari sarei più in forma. Si tratta comunque di 'effetti collaterali', ampiamente sopportabili, e continua a piacermi la bella cucina nostrana.

D -  Pensa di raccontare l'esperienza del ROMA OCEAN WORLD 2014 in un libro? Lo ha già fatto, assai bene, con 'L'Oceano a mani nude' dove ha scritto di sé e della traversata in solitario, nel 2007, sul catamarano Biondina Nera.

Ho cercato di raccontare la mia vita e la mia esperienza dedicata al mare proprio con 'L'Oceano a mani nude'. Lì si parla di come sono arrivato, sin da ragazzo e nel corso degli anni, a innamorarmi del mare, a decidere di lavorare nel cantiere nautico per imparare tutto delle barche. Poi la passione, i valori, il continuo desiderio di giungere a nuovi traguardi vedi il record mondiale di traversata atlantica, ottenuto in solitario su un piccolo catamarano chiamato Biondina Nera. Dicono che sia un bel libro soprattutto perché non l'ho scritto io ma Jean-Luc Jorda (ride ancora). Adesso sto progettando un nuovo libro che sarà, ovviamente, sul ROMA OCEAN WORLD 2014 e ritrovo, di nuovo, la bellezza di trasferire le emozioni personali nelle pagine, per creare le quali, tuttavia, ho sempre bisogno di un vero scrittore. Insomma ce l'ho nella mente e nel cuore ma non nella scrittura.

Foto 3 MIC  INT2           

D -  Parlando di Matteo Miceli, cosa vorrebbe si dicesse?

"E' un pazzo scatenato, senza arte né parte, che salpa per questa avventura"! Si tratta di una battuta, naturalmente. Vorrei parlassero delle mie imprese in modo positivo, che se ne capisse il significato e per questo vado anche nelle scuole a discuterne con i ragazzi. Tento di trasmettergli i valori di rispetto verso se stessi, il prossimo e l'ambiente sottolineando che il rapporto uomo-natura non deve essere invasivo ma, appunto, sostenibile. Vorrei imparassero a trovare gradualmente un reale equilibrio quando debbono mettere alla prova le capacità personali, senza per questo ritenersi superiori l'uno all'altro. Tutto quello che si fa nella vita, lo si deve guadagnare: intere generazioni lo hanno tramandato e capito. Per me resta un precetto ancora valido, una lezione fondamentale eppure al giorno d'oggi ne rimangono poche tracce. Peccato aver perso il reale senso delle cose, averle trasformate in immagini spot. Così ne cogliamo solo l'aspetto più superficiale, senza capire nulla di quanto sia importante maturare dentro noi stessi. E' il male dei tempi attuali.

Fine intervista

 

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Matteo Miceli ha indubbiamente ragione quando afferma l'importanza di raggiungere i traguardi della vita, con l'impegno e le risorse personali. Le sue straordinarie imprese di navigatore ce lo hanno dimostrato mentre, a proposito del ROMA OCEAN WORLD 2014, scrive sul suo sito www.matteomiceli.com : "....con i miei limiti e difetti sono e resto un uomo di mare, come tale una corsa per tutti i mari del mondo è per me un appuntamento naturale."

Non stentiamo a credergli, ringraziandolo per la pazienza e per la disponibilità manifestate di fronte alle nostre domande ignoranti (nel senso che ignorano...). Buon vento, Matteo Miceli !

 

Non mancate di leggere anche la prima parte dell'intervista a Matteo Miceli

Leggete o rileggete Preferisco il rumore del mare: Matteo Miceli, il BIONAVIGATORE