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Ultima fermata per il tessuto sintetico

I perché dei BIO tessuti

di Maurizio Marna

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Il lettore, dopo aver letto il nostro precedente articolo “Spogliamoci dei pregiudizi, vestiamoci di BIO”, potrebbe chiedersi su quale aspetto valga davvero la pena di soffermarsi. L’aspetto etico - ambientale? Quello personale? O entrambi, a patto che siano uniti in una reale sintesi? I seguenti punti fermi dovrebbero fornire la risposta:

► la concretizzazione di un principio etico - ambientale si può benissimo applicare alle osservazioni fatte in precedenza ovvero cercare di vivere in buona sintonia con la natura, qualunque attività si intraprenda. Ciò implica un generale rispetto verso l’intero habitat naturale, a cominciare dal mondo vegetale per passare a quello animale e giungere, come approdo ultimo, all’ambito umano. Non si vuol certo professare la realizzazione di un’utopistica società ‘pan naturale’(leggi: interamente fondata sulla natura) ma è questa economia produttiva, spinta ai massimi livelli secondo gli odierni‘desiderata’, ad essere diventata utopica oltreché insostenibile. E le conseguenze negative di ciò sono sotto gli occhi di tutti

► oggetti di uso imprescindibile come gli indumenti, assieme a tantissimi altri, non vengono quasi mai considerati dal punto di vista della loro pericolosità per la nostra salute. La scelta diventa meccanica e noi innestiamo il pilota automatico nell’acquisto, per lo meno quando scegliamo i più comuni capi di vestiario. Eppure - ne abbiamo già parlato- le dermatiti allergiche da tessuti sono comparse, con frequenza numerica progressiva, durante gli ultimi decenni. La sudorazione, assai maggiore in estate, funge da elemento scatenante per il rilascio di composti chimici di cui il tessuto risulta sia costituito sia trattato. Infatti le fibre sintetiche e quelle miste(comunque di sintesi chimica) rappresentano una miniera, non certo preziosa, contenente sostanze come coloranti, detergenti, ammorbidenti, ecc che vengono utilizzati sul materiale tessile durante tutte le fasi di lavorazione. Lo ribadiamo di nuovo, consci di dover ancora insistere sul tema

► ecco perché la scelta dell’abbigliamento non può più essere fatta a cuor leggero, a maggior ragione se coinvolge neonati e bambini. Ne va del benessere dell’organismo, in particolar modo di quelli più deboli, considerando il fatto che il corpo umano è sottoposto ad una serie di dannose aggressioni chimiche, durante l’arco dell’intera giornata, ad opera di oggetti di comunissimo utilizzo.

Il lato oscuro del tessuto sintetico

Le fibre naturali, ad esempio il cotone, sono presenti nei capi BIO certificati e ci rassicurano sulla mancanza di composti chimico-cancerogeni. L’etichetta, in tal senso, val più di mille parole, finendo per diventare un primo nonché essenziale passo nella direzione etico - ambientale. La richiesta della clientela in tal senso aumenta esponenzialmente e le mamme sono in prima fila nel volere capi di abbigliamento sicuri per i propri piccoli. Se ne sono accorte le aziende tessili che, in numero sempre più rilevante a livello mondiale(Italia compresa), impiegano tessuti naturali nelle loro produzioni i quali sono provenienti, aspetto davvero fondamentale, dall’agricoltura biologica. Chi se non quest’ultima può fornire materia prima maturale e ciclicamente rinnovabile? Sta poi alle stesse aziende seguire fino in fondo il percorso virtuoso del BIO, perché sarebbe una gravissima beffa approvvigionarsi naturalmente e poi contaminare chimicamente quanto lavorato. Perciò i composti usati, durante il processo produttivo, saranno biodegradabili e quindi in grado di non inquinare l’aria, il suolo, l’acqua. La stessa ECO AZIENDA TESSILE si premurerà di curare lo smaltimento sicuro dei propri residui di lavorazione e li sottoporrà periodicamente - lo stesso principio verrà applicato al prodotto finito – ad analisi di salvaguardia ambientale. Tale BIO cura, riguardante i particolari di realizzazione del prodotto, verrà utilizzata, altresì, con riguardo a qualsiasi parte in metallo presente nel capo di abbigliamento. Non vi sarà il nichel dunque (vedi bottoni) e perciò mancherà una lega metallica pesante, altamente tossica per l’organismo. La qualità del prodotto verrà garantita anche contro le sollecitazioni di agenti corporei come il sudore e la saliva(nel caso dei neonati), comprendendo pure i normali processi di lavaggio, asciugatura e stiratura del capo di vestiario. Il percorso virtuoso prevede una logistica di trasporto, concernente l’approvvigionamento materiali nonché la distribuzione del prodotto finito, improntata a tragitti brevi con l’ausilio di una rete di fornitori/distributori vicina al luogo di produzione. Vi sembra un’utopia, un libro dei sogni? Nient’affatto poiché in diversi paesi europei è già realtà, mentre qui da noi il concetto stesso di azienda di BIO abbigliamento si deve ancora ben incardinare.

ATTENZIONE PERO’! Il settore tessile non ha una sua specifica protezione legislativa, concernente la denominazione BIO. Il marchio biologico o naturale, che dir si voglia, fa capo all’agricoltura/allevamento biologici i quali forniscono la materia prima alle aziende tessili. Quest’ultime posseggono marchi di qualità ‘privati’ seppur diventati, col passare del tempo, protagonisti imprescindibili della qualifica ECO dei tessuti: “NATURTEXTIL-IVN ZERTIFIZIERT BEST”, GLOBAL ORGANIC TEXTILE STANDARDS (GOTZ), “BIOLAND” “, DEMETER”.

Il lato oscuro del tessuto sintetico

Occorre chiedersi, adesso, come si regolano i grandi marchi della moda, a fronte dell’entrata sul mercato dell’abbigliamento BIO. Certo essi non vogliono abbandonare la gallina dalle uova d’oro, dopo l’ubriacatura pluridecennale a base di sintetico e per questo hanno adottato il doppio binario, sintetico/naturale, nella vendita dei loro prodotti. Un abbozzo di eco coscienza produttiva, scandito ovviamente dalle richieste della clientela e dalle conseguenti vendite. Le ferree leggi del mercato lo impongono, ad esse non ci si può sottrarre anche se la BIO conversione produttiva resta un traguardo lontanissimo…

 

Non dimenticate di leggere anche:

Vestiamoci di Bio

Il marchio sulla pelle

La leg(g)enda dei tessuti naturali

 

 FONTI
www.naturtextil.de - www.global-standard.org - www.bioland.de – www.demeter.net – www.icea.it


BIBLIOGRAFIA

Rita Imwinkelried - Nicoletta Pennati, Ecoshopping. Idee, indirizzi, siti per fare acquisti senza trascurare ambiente, salute e... portafoglio, Ed. Sperling & Kupfer , su IBS. it libreria on line