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I tessuti naturali

La leg(g)enda dei tessuti naturali

di Maurizio Marna

I BIO NEOFITI che ci leggono - speriamo - si staranno chiedendo, a fronte dei nostri precedenti articoli, quali siano i tessuti naturali e da dove provengano. Se alla seconda domanda abbiamo già risposto con il termine agricoltura biologica, a cui si deve aggiungere l’allevamento biologico(come nel caso della lana), il primo interrogativo prevede una risposta più articolata. L’elenco di tessuti naturali è lungo ma, operando una prima sintesi, potremmo elencare, oltre al già citato cotone, la lana, la seta, il lino, la canapa, i tessuti misti (ottenuti dai suddetti materiali),ecc. Vediamo di esaminarne alcuni.

 

La leg(g)enda dei tessuti naturaliTradizionalmente ma anche rovinosamente la coltura del cotone si è distinta, nel corso dei decenni, per l’utilizzo dissennato di sostanze chimiche. Innumerevoli terreni agricoli, seminati a monocoltura, hanno ricevuto pesticidi e fungicidi quanto di meglio, insomma, ha offerto l’industria chimica per debellare parassiti di ogni genere. Dovendo ricorrere all’abbondante utilizzo d’acqua per la coltivazione delle piante di cotone, vi lasciamo immaginare quali residui restassero in essa e di conseguenza sul terreno. Il suolo infatti, per effetto dell’incremento dei composti chimici, risulta aumentare la propria quantità di sale e contemporaneamente diminuire il relativo contenuto d’acqua, finendo per erodersi.

Niente di tutto ciò accade con l’agricoltura biologica – a patto che se ne osservino i principi base – poiché vengono coltivati terreni non trattati con sostanze chimiche( ne esistono ancora?) o almeno non trattati chimicamente da parecchi anni. Il cotone organico crescerà, allora, in un suolo dove i nemici naturali della pianta troveranno altrettanti rimedi naturali di contrasto: le erbacce saranno eliminate manualmente, i parassiti verranno contenuti mediante l’ausilio di colture miste e degli insetti cosiddetti utili, lo stesso suolo sarà oggetto di manutenzione agricola assolutamente rispettosa dei cicli naturali. Solo così avviene la piena maturazione dei semi e la bambagia prodotta dalla capsula della pianta, che si apre quando è matura, può essere raccolta a mano. Per crescere il cotone ha bisogno di zone caldo-umide(leggi:climi tropicali/subtropicali), situate principalmente in paesi in via di sviluppo dove occorre fornire al coltivatore ed a quanti collaborano con lui, proprio in virtù del concetto di agricoltura biologica, eque condizioni di lavoro e di sviluppo della propria attività. Parliamo,in sostanza, di commercio equo solidale.
Il cotone ovvero i filamenti ricavati dalla bambagia raccolta e trasformati in tessuto, se è davvero naturale non irrita la pelle e risulta ideale per le pelli sensibili, dimostrando altresì una particolare resistenza. Gli articoli in cotone naturale sono antistatici, non si scoloriscono facilmente durante i lavaggi – le BIO aziende usano solo colorazioni inerti sui prodotti, perciò neutre per l’organismo umano – possono subire ripetuti passaggi in lavatrice a temperature elevate. Assolutamente da evitare sono i comuni detersivi, assai ricchi di composti chimici in grado di togliere il colore sui capi in cotone e di rovinarne la fibra, vere bombe biologiche rovesciate nelle acque di scarico e protagonisti di fortissimo inquinamento idrogeologico. ATTENZIONE A COSA COMPRATE DUNQUE…

Il termine lana si può solo riferire al pelo della pecora pur se, nella comune accezione, lo si applica anche al mantello di altri animali come la capra, il lama, il cammello, ecc: un errore da non commettere nonostante il loro vello sia simile, sotto il profilo visivo – tattile, a quello della pecora stessa. Il pelo ovino risulta essere una fibra proteica composta da sottili scaglie sovrapposte e quando tali scaglie subiscono uno stress, ad opera di agenti invasivi interni/esterni, finiscono per intrecciarsi, per rimanere avviluppate fra di loro, provocando l’infeltrimento. Non è infrequente vederlo sul mantello delle stesse pecore come lo si osserva, sovente, sull’abbigliamento in lana. Ce lo ricordano a spron battuto, se mai non ci facessimo caso, le mille pubblicità sugli ammorbidenti. Rimanendo in tema di advertising, il termine lana vergine indica il prodotto della tosatura effettuata sulle pecore vive ma solo il primissimo taglio produce quel particolare materiale, la cui denominazione è pura lana vergine. Anche in questo caso si tratta di locuzioni note anzi notissime, entrate da tempo nelle nostre case attraverso la reclame nonché osservabili sulle etichette dei capi di abbigliamento.

Le proprietà della lana sono numerose e si concretizzano in: - possedere elasticità - regolare la traspirazione, la temperatura ed il calore corporei proteggere dallo sporco e dall’assorbimento di umidità; nel primo caso non occorrerà lavare spesso la lana poiché la stessa ha proprietà auto rigeneranti, una volta esposta all’aria aperta e venuta a contatto con l’ossigeno in essa presente(una ‘rarità’ sotto le cappe di smog cittadino…) mentre, nel secondo caso, arriva ad assimilare oltre il 30% del suo peso, riuscendo a limitare quella spiacevole sensazione di bagnato - poter mantenere il colore, a fronte di tante sollecitazioni esterne, in misura maggiore rispetto ad altri tessuti

Lanolina: chi è costei? Un interrogativo la cui risposta corrisponde all’originario grasso della lana, proveniente dalla secrezione naturale delle ghiandole sebacee ovine e capace di mantenere morbido il tessuto. Purtroppo, durante i passaggi in lavatrice (comunque da evitare in maniera frequente), la lanolina si trasferisce nelle acque di pulitura ma una semplice aggiunta della medesima sostanza – la pubblicità, di nuovo, ci aiuta a ricordare che tutti gli ammorbidenti per lana ne sono provvisti – permette di mantenere le qualità originarie del tessuto. Anche qui, come nel caso del cotone, occorre fare attenzione all’acquisto dei detersivi, perché valgono le stesse raccomandazioni fatte allora ovvero niente prodotti “distruttori di sporco”, guerrieri chimici in grado di annientare sia la lana sia l’ambiente. Altre pressanti ma altrettanto chiare sollecitazioni debbono applicarsi, a maggior ragione, quando parliamo della fonte primaria della lana: le pecore. L’allevamento biologico verrà condotto secondo criteri del tutto naturali, rispettosi degli animali e del lavoro umano, senza antiparassitari sui pascoli e tantomeno sugli ovini, senza interventi invasivi sulla loro crescita e sviluppo. Niente stress, insomma, per le pecore, una fonte inesauribile di materiale per affrontare i rigori del freddo quando la stagione invernale si ricorda di farci visita…

La leg(g)enda dei tessuti naturaliIl filo di seta è anch’esso una fibra animale, ricca di proteine ed ottenuta dal bozzolo del baco da seta. Struttura nonché caratteristiche di questa fibra si concretizzano nella particolare lunghezza, nella robustezza, sensibilità e morbidezza al tatto: tutte assieme concorrono a renderla un tessuto pregiato. Diverse sue peculiarità risultano peraltro simili alla lana, condividendone la funzione di regolatore della temperatura, di assorbimento dell’umidità, di rigenerazione all’aria aperta, di intolleranza a frequenti lavaggi. Una volta sciacquato infatti, preferibilmente a mano e in acqua calda(secondo i dettami classici tramandati da generazioni), il tessuto in seta non deve essere, in alcun modo, esposto alla luce solare diretta poiché perderebbe, a causa della fragilità delle fibre, quelle caratteristiche di resistenza e al contempo di morbidezza sopra citate. Una morbidezza ideale, si badi bene, per le persone dalla pelle sensibile. Lo stesso baco da seta è un animale di rara delicatezza, il quale deve essere allevato nel più completo rispetto di millenari cicli naturali e col minimo intervento umano. Lo si potrebbe definire l’ennesimo capolavoro della natura, con una regia perfetta ma non fine a se stessa visto che, ancora una volta, risulta di estrema utilità per l’uomo.

Il lino è una fibra vegetale ricavata dal fusto di una pianta alta fino a 120 cm circa, avente poche ramificazioni e dotata di piccoli fiori che sbocciano in una sola giornata. La sua coltivazione si effettua soprattutto nei paesi freddi e al momento della raccolta viene completamente estirpata dal terreno, con lo scopo di ottenere la maggior lunghezza possibile di fibra. Dopo il processo di macerazione, si passa alla separazione delle fibre tessili dalla parte legnosa della pianta giungendo, poi, all’eliminazione delle impurità esistenti. Tuttavia il lino risulta di non facile lavorazione per usi commerciali e nell’ambito tessile, al di là della sua plurisecolare conoscenza nonché il diffusissimo utilizzo come capo di vestiario, si è adesso ritagliato una significativa posizione di nicchia nelle vendite. Note sono le sue qualità antiallergiche come altrettanto note sono le capacità di arginare l’eccessiva sudorazione e di operare un notevole assorbimento di liquidi, pur lasciando traspirare la pelle. Si dimostra perciò un tessuto assai resistente e può subire moltissimi lavaggi senza patire alterazioni, acquistando anzi una progressiva morbidezza il che, per quanto riguarda i capi di abbigliamento, non può non essere un pregio. D’altronde la sua bassa elasticità ne impedisce la deformazione e se mescolato a cotone, seta, lana, ecc forma una variegata serie di tessuti, aventi diversa consistenza. Tralasciandone l’importante utilizzo casalingo(vedi biancheria per la casa), il lino occupa davvero un posto di primo piano nel BIO ABBIGLIAMENTO e la moda cosiddetta sostenibile lo sta riportando ai fasti di un tempo.

La leg(g)enda dei tessuti naturaliUn'altra fibra naturale, assai conosciuta nell’antichità, è la canapa la cui pianta è stata sempre impiegata come materia prima per tessuti pregiati. La coltivazione della canapa è quanto di più BIO ci possa essere, non richiedendo l’uso di pesticidi ed erbicidi, non prevedendo alcuna concimazione, essendo altresì utilizzabile per intero. E le sue peculiarità non finiscono certamente qui poiché essa converte, attraverso la fotosintesi, l’anidride carbonica in ossigeno e ‘disintossica’ il terreno, nel momento in cui le radici concedono azoto per assorbire i metalli del suolo. Tali metalli andranno a raccogliersi nelle foglie – assolutamente eliminabili – al contrario della fibra dove non ne esisteranno tracce. Il che ne consente un pieno utilizzo. Ma ancora non basta se si considera la sua capacità di rigenerare il terreno, potendo essere seminata in più anni senza lasciare il suolo impoverito, assieme alla specificità di richiedere ridotte zone di coltivazione: le piante, infatti, si possono seminare una accanto all’altra così da farle crescere in verticale.

Vi sono differenti tipologie di canapa, pur se la principale distinzione si opera fra la cosiddetta cannabis sativa (ad uso industriale) e cannabis indica (ad uso psicoattivo). Solo la prima è adoperata anche nel settore tessile mentre la seconda, a più o meno forte contenuto di sostanze attive (cannabinoidi), trova il suo principale impiego nel settore medicinale. Tralasciamo – qui non è la sede adatta per affrontare il discorso – le polemiche relative all’utilizzo della canapa indica come elemento terapeutico, essendone vietato il consumo a termini di legge.

Perché indossare un tessuto a base di canapa produce benessere? A parte le battute di spirito che potrebbero venire in mente – si legga quanto appena scritto sopra – il tessuto di canapa si rivela morbido nonché comodo da indossare e, grazie al fatto di essere una fibra cava, diventa fresco durante l’estate ma anche caldo in inverno. Come per altre fibre naturali già esaminate, la canapa assorbe l’umidità corporea tenendo comunque asciutto il fisico e assimila il calore corporeo, riuscendo a convogliarlo verso l’esterno. Essa protegge l’organismo umano, secondo determinati studi scientifici di livello mondiale, dai raggi ultravioletti e dalle radiazioni dei campi elettrostatici/ elettromagnetici.

La leg(g)enda dei tessuti naturaliIl tessuto di canapa risulta, poi, estremamente resistente agli strappi altresì risultando, fra le fibre naturali viste sinora, quella maggiormente resistente all’usura. Possiede anch’essa la capacità di rinnovarsi poiché, esposta all’aria, finisce per eliminare gli odori stagnanti riacquistando la naturale consistenza e morbidezza. Capite l’importanza di questa pianta, cari BIO NEOFITI?

Non fremete all’idea di indossare un capo realizzato con questa fibra? Qualora non siate entusiasti del pret a porter in canapa o siate ancora troppo BIO NEOFITI, riflettete almeno sulla estrema versatilità della sua fibra. Dalla alimentazione – coi semi si possono ottenere oli ed altri prodotti alimentari – al campo medico – vengono estratti particolari derivati utili in molte patologie – dall’energia – biomasse – all’edilizia – pannelli in truciolato, economicamente assai convenienti e particolarmente resistenti al fuoco nonché buoni isolanti termico/acustici – per tacere su diversi altri impieghi. La natura insomma dimostra, per l’ennesima volta, di essere madre e non certo matrigna, a meno che l’uomo non la tratti proprio come tale.

 

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FONTI
www.bbc.co.uk/specialized schools/design/textiles/fibres
www.nationalgeographic.com/greenliving/natural sources/natural fibres for textiles

http://textechdip.wordpress.com/contents/textile-fiber/

www.globalnaturalfibres.org

www.Wikipedia.org

BIBLIOGRAFIA

Handbook of natural fibres: Types, properties and factors affecting breeding and cultivation (Volume 1)by Ryszard M.Koslowsky