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Nella vecchia fattoria...

di Biosight

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Inutile girarci attorno: per chi abita in città la campagna rimane un oggetto misterioso. Malgrado il forte sviluppo delle coltivazioni biologiche, dei mercatini a km zero, della sostenibilità agricola, quanti residenti urbani conoscono la vita rurale? Cosa sanno della giornata di un contadino o di un allevatore? Ben poco, salvo esperienza diretta e proprio l'esperienza diretta può favorire la comprensione del mondo agreste. Da essa partono le fattorie didattiche, vere scuole di apprendimento, per insegnare alle giovani generazioni il significato di vivere e lavorare in campagna. Chiamiamola pedagogia verde questa particolare disciplina, artefice di nuove BIO coscienze.

ECO sensibilità verso la madre terra vuol dire non alterarne i ritmi, rispettare l'equilibrio della natura, sfruttare le sue risorse senza depredare l'ambiente. Bando alle sirene della chimica, da troppo tempo infestante l'agricoltura, largo alla cura biologica dei campi come efficace tutela del territorio. Molti esemplari civici ignorano tali valori e le fattorie didattiche cercano di colmare il vuoto culturale, con dimostrazioni pratiche a carattere formativo. Durante il periodo primavera-estate, il migliore per osservare le coltivazioni e l'allevamento degli animali, i visitatori ovvero bambini, ragazzi, adulti, trovano spazi dedicati all'interno di aziende agricole o agrituristiche. Pur situate nel loro stesso perimetro le fattorie didattiche utilizzano solo determinate aree, evitando interferenze con le normali attività produttive e illustrandone la funzione mediante una serie di percorsi educativi. Gli ospiti vengono poi coinvolti nello svolgimento di lavori manuali, che fanno parte integrante della vita agricola. La città va in campagna, dunque, e l'incontro delle due realtà permette alla prima di capire le tradizioni della seconda. La crescita delle fattorie didattiche, i numeri parlano chiaro, si fonda sulla validità pedagogica del programma, inerente filiera agricola e consumo intelligente, sul costituire fonte di reddito nonché strumento di marketing aziendali.

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Le ultime statistiche (2012) rilevano 2134 fattorie didattiche in Italia - Emilia Romagna, Piemonte, Campania contano le presenze maggiori - modelli introdotti diciassette anni fa dalla cooperativa no profit Alimos ma sorti, al principio del ventesimo secolo, nei paesi scandinavi > Cliccate qui per brevi cenni storici 

Bio legislazione. Il DL 228 del 18/05/2001 "Orientamento e modernizzazione del settore agricolo"  designa solo ma non certifica, fra le attività dell'imprenditore agricolo, quelle ricreative e didattiche riguardanti le abitudini contadine del territorio. Esclusa la normativa statale, spetta unicamente alle regioni conferire la abilitazione di fattoria didattica e ciò tramite ottemperanza dei parametri fissati dalla Carta della Qualità. Si tratta del documento, che l'Emilia Romagna ha redatto per prima, in cui vengono specificati criteri standard di valutazione delle aziende. Altri dipartimenti regionali, considerate la semplicità e completezza dell'atto emiliano romagnolo, hanno deciso di recepirlo con un minimo di principi inderogabili. Quindi le imprese agricole/agroturistiche, per essere dichiarate fattorie didattiche, bisognerà

pratichino l'agricoltura biologica o integrata;

dispongano di un'area al coperto dove ospitare le persone e le attività, in caso di maltempo;

mantengano la fattoria didattica pulita, attrezzino convenientemente spazi dedicati alle lezioni, facciano osservare ai visitatori i limiti d'accesso stabiliti per alcune zone e segnalino i rischi;

si dotino di un'assicurazione sulla responsabilità civile, inclusiva dei rischi d'intossicazione alimentare.

Se qualche agricoltore-proprietario stesse leggendo il nostro articolo, potrebbe chiedersi quali passi avviare per realizzare, dentro la azienda, una fattoria didattica. Oltre gli adempimenti burocratici, vi sono significativi cambiamenti da apportare nella gestione del lavoro? Sì e no, rispondiamo. Nessuna modifica delle fasi produttive va imposta, anzi resta fondamentale continuare la normale concimazione, semina, sarchiatura, irrigazione, mietitura, mungitura, caseificazione ecc. Queste saranno le materie di trattazione, malgrado risulti complicato spiegarne chiaramente i concetti a un pubblico di giovanissimi. La soluzione ottimale contempla l'abolizione di pedanti discorsi e noiose esercitazioni, colorando la giornata sull'aia di un'atmosfera giocosa eppure indispensabile per la partecipazione di piccoli cittadini. Sono loro, senza dubbio, i massimi fruitori delle fattorie didattiche.                                    

Foto 4BIS  F DUna volta convinti dell'impegno, occorrerà identificare le attività più adatte a formare il ciclo educativo e, visto quanto detto sopra, la maniera migliore di illustrarle. Serve così una ponderata pianificazione aziendale, che determini le figure interne da collocare dietro l'immaginaria cattedra rurale. Nonostante le motivazioni ideali e il potenziale ritorno economico, nonostante l'entusiasmo, la disponibilità, la pazienza dei soggetti coinvolti, sembra faticoso diventare ex novo buoni docenti. Privi di qualifiche all'istruzione scolastica, gli insegnanti-agricoltori devono sfoggiare grosse capacità di attirare l'attenzione dei giovani interlocutori. Si impone perciò, sulla base del programma scelto, uno scrupoloso esame delle risorse interne e ci vuole altresì un'ulteriore strategia, il famoso piano B=personale esterno, qualora lo staff venga reputato inidoneo. Mentre i suoi addetti operano nella scuola, l'azienda sarebbe poi obbligata a ripensare l'organizzazione del lavoro. La sfida di aprire una fattoria didattica, insomma, richiede parecchie energie. 

Teoria e pratica, quando si redigono i contenuti del mini corso, devono fondersi sotto il profilo pedagogico ovvero del materiale informativo (pieghevoli, brevi testi scritti), divulgativo (mappe della fattoria, opuscoli, video) e last but not least del materiale organico, leggi vivente, come terrari o prodotti della coltivazione/allevamento. Estrema importanza assume, infine, la costante verifica delle nozioni trasmesse agli ospiti junior. Sotto il profilo delle strutture, invece, si rendono necessarie aree dove attendere il turno di visita, tenere lezioni, fare merenda e/o pranzo, addirittura pernottare. Ugualmente necessario, poiché la fascia dei partecipanti implica cautele aggiuntive, garantire la piena sicurezza dei punti attraversati.

Foto 5  F DTutto fuorché banali. Ecco la giusta definizione per le 'avventure campestri' dei bambini. Dopo le molte sollecitazioni del macrocosmo urbano, catturare l'interesse dei nostri frugoletti appare difficile ma la vita agreste, sappiamo, non conosce monotonia. Essa si trasforma, purché la fattoria didattica adoperi i metodi più accattivanti, in fabbrica delle emozioni dentro cui i bimbi sono agricoltori, allevatori, apicoltori, formaggiai, nel solco della tradizione tipica di una certa zona locale. Il percorso educativo approntato e l'abilità degli insegnanti, modulati sull'età dei visitatori, delimitano l'ambito delle singole lezioni con situazioni di maggiore o minore complessità. Senza dimenticare, però, di comunicare ai genitori gli argomenti stabiliti, di costruire assieme a loro e alle scuole frequentate dai figli taluni passaggi didattici. Una cosa è infatti spiegare la raccolta dei pomodori, un'altra la nascita di un vitello. Gli incontri possono durare, tenuto conto del livello d'istruzione fissato, una giornata, magari ripetuta nel corso dell'anno o delle stagioni, un paio di giorni, una settimana. Rimane comunque ferma l'esigenza di stimolare i cinque sensi degli imberbi campagnoli, ad esempio osservando la mungitura, tollerando gli 'effluvi' della stalla, mungendo personalmente una mucca. Aumentano così la voglia, la curiosità di capire la natura e le emozioni vengono amplificate dalle testimonianze concrete che i bambini portano a casa: materiale didattico, alimenti biologici come frutta, verdura, pane, yogurt, formaggio fresco, gli ultimi tre ottenuti col proprio lavoro di apprendisti.                                                                     

Oggi la tecnologia digitale domina la vita dei giovanissimi e "si scaricano app sugli smartphone, tablet, pc", recita una frase simbolo dei tempi. Il boom delle scoperte tecnologiche caratterizza la società globale, popola la realtà di ognuno di noi e un progresso(?) vertiginoso scorre lungo binari di anni, non di decenni. Il suo effetto negativo, maiuscola OBIEZIONE fra le diverse sul tappeto, consiste nel minare il raziocinio alla base delle azioni. I processi mentali diventano allora risposte meccaniche, basti rammentare le operazioni di calcolo: prima erano 'cartacee', adesso vengono eseguite su display. Chi ci accusasse di avere nostalgia delle candele sbaglierebbe, perché l'evoluzione offre forti vantaggi se la usiamo in modo intelligente. Il lavoro manuale va gradatamente scomparendo nei centri urbani mentre spicca ancora nelle campagne, dove le fattorie didattiche mostrano quell'agricoltura biologica che conserva l'equilibrio ambientale. Quando arrivano i bambini di città, gli si insegni dunque a non guardare prati, alberi, animali, secondo l'ottica dello spreco e si esortino a respirare una boccata d'aria fresca, merce rara nei luoghi di residenza. Laboriosità, impegno, consumo intelligente delle risorse sono il cuore dell'agricoltura sostenibile, rappresentano una barriera protettiva a difesa dell'ecosistema. Madre Terra si compone di innumerevoli piccoli organismi, di minuscole entità sempre protese alla creazione di vasti habitat naturali. Diceva il ritornello di un vecchio motivo: "per fare tutto ci vuole un fiore". Grazie di avercelo cantato, caro Sergio Endrigo. 

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 FONTI

http://www.fattoriadidattica.it/fattoria-didattica.php

http://www.fattoriedidattiche.biz/

http://www.fattoriadidattica.org/

http://www.ilfattoalimentare.it/fattorie-didattiche-italia.html


BIBLIOGRAFIA

Fabrizio Bertolino- Annamaria Piccinelli - Anna Perazzone, Extraterrestri in campagna. Quando insegnanti e ragazzi sbarcano in fattoria didattica, Ed. Negretto - collana Bimbi sull'aia, 2012

Giuseppe Orefice - Margherita Rizzuto, Fattoria didattica. Come organizzarla, come promuoverla, Ed. Agra- collana Idee & strumenti per il marketing, 2009