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Quando l'orizzonte è blu

Intervista al BIO navigatore Matteo Miceli  a cura di Maurizio Marna -  prima parte

Foto intro MIC  INT

Una breve biografia di Matteo Miceli potete leggerla nel nostro articolo 'Preferisco il rumore del mare: Matteo Miceli, il BIONAVIGATORE'. Noi pensiamo che l'interessato ami la concretezza e non la futilità dell'apparire ma l'intento perseguito con questa intervista, lo ringraziamo per avercela concessa, è offrire ai lettori un'immagine esauriente dell'uomo e del navigatore, già recordman di traversate oceaniche. Nella sua prossima impresa, il ROMA OCEAN WORLD 2014, Matteo Miceli, ricordiamo, effettuerà il giro del mondo no scalo e da Roma a Roma su un'imbarcazione ecosostenibile, in autonomia energetica ed autosufficienza alimentare mediante processi di riciclo.

Ecco quanto il BIO navigatore Miceli ci ha detto.

Foto 1 MIC  INTD -  Non è certo sbagliato definire Domenica 19 Ottobre 2014 una data per Lei fondamentale, vero?

E' il giorno in cui prenderà il via il ROMA OCEAN WORLD 2014 con una barca Class 40, la Este Eco40 da me costruita, un mai tentato giro del mondo su un'imbarcazione completamente eco sostenibile. La data rappresenta l'ultima finestra temporale per quanto riguarda una navigazione transoceanica. La partenza avverrà a Riva di Traiano, vicino Roma, in una bella - si spera - giornata di sole come solo le ottobrate romane sanno esserlo. L'uscita dal Mediterraneo sarà rapida e mi permetterà di sfruttare un aliseo come vento portante, allo scopo di raggiungere velocemente l'Atlantico. Vorrei sfruttare i mesi di Gennaio, Febbraio, Marzo 2015, durante l'estate australe, per fare il giro del Polo Sud ed evitare di doppiare il temibile Capo Horn quando i venti e le onde marine hanno la massima pericolosità.

Ma questo sarà l'ultimo e il più difficile di una serie di grossi impegni poiché, adesso, sto partecipando al mondiale di Barcellona, riservato a barche detentrici di vecchie edizioni della Coppa America. Da tre anni comando, infatti, un natante d'epoca, è del 1936, che richiede intensi test e lavori come solo un simile gioiello nautico esige. E' un'attività irrinunciabile in tale tipo di navigazione e l'ultima gara del mondiale si svolgerà il 5 Ottobre 2014, a St. Tropez.

L'impegno più ravvicinato è, tuttavia, quello del 6 Aprile con la Roma per 1, regata da Roma a Lipari e ritorno di 530 miglia. La Roma per 1 è stata una mia idea, sviluppata sulla già famosa Roma per 2 ovvero la traversata in doppio, a causa del divieto, finora, di navigare in solitaria nel Mediterraneo per la presenza di molte isole e di intenso traffico navale. Ho insistito sulla questione, creduto fermamente nel progetto con cognizione di causa ed il risultato sono i 16 partecipanti solitari iscritti. La classe 40 poi, a cui appartiene la mia Este Eco40, conta 200 mezzi omologati in tutto il mondo e cinque si sono iscritti alla Roma per 1. Insomma un grande successo che mi ripaga dell'incessante attività nel collaudo e manutenzione delle barche che guido.
Il ROMA OCEAN WORLD 2014, tornando all'inizio della sua domanda, implica un'ancor più severa attenzione verso il mezzo, visto l'innesto a bordo di un piccolo orto biologico, di due galline e di una serie di fonti energetiche rinnovabili. Vi saranno anche diversi supporti scientifici in vista di futuri test. Concludendo: tanta ma proprio tanta fatica assieme, però, ad un immutato entusiasmo di navigare.

Foto 4 MIC  INTD -   Il ROMA OCEAN WORLD 2014 è senz'altro la sua sfida più importante: vorremmo sapere com'è nata l'idea.

Il mio sogno sarebbe stato di fare la famosa e durissima Vendée Globe, il giro del mondo per eccellenza, dove si sfidano barche di 18 metri che hanno un altissimo costo di costruzione: non meno di 2 milioni di euro! E' un'impresa sportiva d'èlite ma per me sarebbe impossibile parteciparvi, visti gli altissimi budget di spesa e le dimensioni finanziarie del nostro settore. Ho ripiegato quindi, se così vogliamo dire, su un'imbarcazione più piccola, 12 mt, che mi sono costruito da solo e che costa molto meno. Io spero diventi un mezzo pioniere nel suo genere, vista la sua vocazione eco sostenibile e appunto le dimensioni. Cercherò di ottenerne l'omologazione attinente alle specificità d'uso durante questa solitaria mondiale, considerato che ha già acquisito quella per la normale navigazione. Il mio intento è dimostrarne l'affidabilità nei grandi spazi oceanici, il che potrebbe aprire la strada ad una competizione mondiale d'eccellenza, stile Vendée Globe, per la classe 40. Ma il mio principale intento è sottolineare sempre le caratteristiche delle traversate, in ogni momento vissute nello imprescindibile rapporto con l'ambiente. Ambiente di cui ho il massimo riguardo e la massima attenzione a non sprecarne le risorse o impoverirlo, partendo dalle mie abitudini quotidiane.

D -  Cosa le manca ancora da fare, sino al prossimo 19 Ottobre, per poter dire 'è tutto pronto'?

Non sì è mai pronti in occasioni del genere, anche su percorsi più limitati. Il rischio è l'imprevisto sconosciuto che solo le miglia e miglia fatte rendono conosciuto, perciò risolvibile. E' come preparare le vetture da corsa per i gran premi, le si testa su pista e nei box sino alla competizione. La mia ventennale esperienza di costruttore navale, la mia conoscenza della vita di cantiere mi hanno consentito di avere un approccio 'universale' alle imbarcazioni, di apprezzarne i pregi e riconoscerne i difetti sui quali poter intervenire prima e dopo la partenza.

D -  Ci spieghi i maggiori problemi affrontati nella preparazione del ROMA OCEAN WORLD 2014 e se ha temuto di dover annullare tutto.

Ci sono stati ben sei anni di preparazione con un duro e approfondito lavoro di ricerca, di progettazione, di collaudo. Lo stop dello scorso anno, periodo in cui sarei dovuto partire, è stato prodotto dalle ingenti spese necessarie allo svolgimento del programma, senza alcuna possibilità di trovare sponsor investitori. Si è rivelata e si rivela tuttora un'INSORMONTABILE DIFFICOLTA', lo scriva pure in maiuscolo. Purtroppo in questo paese, al di fuori del calcio, le altre discipline sportive vengono considerate di seconda fascia da questo tipo di finanziatori e le conseguenze si vedono. Fortunatamente ho trovato una persona a cui sono piaciuti moltissimo sia il progetto sia la barca e sta per diventarne socio, acquistandone il 50%. Si tratta di un professore universitario di ingegneria ed è una grossa soddisfazione per me, poiché lo ha reputato valido sotto il profilo della ricerca e dell'applicazione delle idee. Le dirò, in tutta sincerità, che preferisco di gran lunga un tale e concreto sostegno rispetto alla classica sponsorizzazione, dove si inizia il rapporto con pressanti richieste di dare massima visibilità alle scritte pubblicitarie sulla barca. Pochi ma buoni, insomma...


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D -  La sua traversata vedrà l'utilizzo di parecchia tecnologia a bordo: ce ne può spiegare brevemente le ragioni?

La Este Eco40 sarà una barca ipertecnologica e ciò nonostante a impatto zero, perché avrò più di 10 quintali di pannelli solari a bordo, idro turbine, batterie al litio ed ulteriori dispositivi. Dovrò dimostrare che le fonti energetiche rinnovabili saranno un ottimo aiuto, nel corso della traversata, per me e soprattutto per l'ambiente. Non le nascondo, però, che sono preoccupato dall'avere e gestire una tecnologia così complessa ma il provarne l'efficacia, l'affidabilità in viaggio mi permetterà di definirlo realmente sostenibile: infatti non consumerò nemmeno una goccia di carburante per qualsiasi necessità di bordo leggi riscaldamento, illuminazione, propulsione, cucina ecc.

D -  Le chiedo adesso se ha visto il film francese IN SOLITARIO. Lì si parla della Vendée Globe e degli imprevisti che possono accadere durante la traversata, uno in particolare. Le sembra veritiero? Lei si sarebbe comportato come il protagonista del film?

Nello specifico tutti i film sullo sport, dall'alpinismo all'automobilismo, dal rugby al ciclismo, contengono, se uno li guarda esclusivamente dal lato tecnico, tante stupidaggini e incongruenze. Il film che lei mi cita l'ho visto e di stupidaggini, piccole o grosse, abbonda, come nel caso di andare a prua senza essere legati. Certo non è meno peggio di altri del suo genere, pur avendo ricevuto un sacco di critiche. Chi partecipa alla Vendée Globe sa molto bene che, volente o nolente, non sono ammessi clandestini a bordo e ne deve denunciare subito la presenza, finendo poi squalificato. Il film si fonda, dunque, su un'assurda premessa ossia il fatto di tacere con gli organizzatori della regata l'esistenza di un estraneo a bordo. Quando mi chiede come avrei agito io, le rispondo che avrei immediatamente avvertito l'organizzazione della gara dicendo: " E' salito a bordo, ora squalificatemi". In seguito lo avrei sbarcato, con le logiche premure del caso.

D -  E squalificavano Matteo Miceli anche se non ne sapeva nulla?

Sì. Magari, tenuto conto della particolarità degli avvenimenti raccontati nella pellicola, i giudici di gara avrebbero valutato le circostanze ed agito secondo un'equa valutazione. Tuttavia la prassi resta quella della squalifica e la forzatura cinematografica sta proprio nella tesi della storia.


Foto 3 MIC  INTD -  Navigatore, lupo di mare, sportivo, ambientalista: quale degli aggettivi Le si adatta meglio?

Sicuramente non mi sento uno sportivo anche se ho avuto la medaglia d'oro al valore atletico-sportivo e ho una sorella che ha vinto tutto nella pallanuoto, medaglie olimpiche e campionati mondiali compresi. Di conseguenza capisco cosa voglia dire esserlo. Non nascondo, comunque, che fin da piccolo ho praticato tantissimo nuoto e lì ho iniziato a conoscere il mare. Se e quando il termine sportivo significhi essere una persona capace di raggiungere determinati obbiettivi, attingendo alle personali energie fisiche e mentali, allora appartengo alla categoria degli sportivi.

Preferisco molto di più l'aggettivo navigatore alle definizioni velista o lupo di mare, almeno per il significato che se ne dà in Italia, ma le confesso che per sentirmi davvero un navigatore, a mio modo di vedere, debbo ancora fare notevole esperienza.

Non sono un ambientalista secondo la superficiale immagine di oggi, un 'parolaio e basta' insomma. La natura la vivo realmente, ne seguo i ritmi e, a conferma di quanto ho appena detto, vorrei citarle la mia partecipazione all'iniziativa dell'associazione no profit ToptoTop, fondata dalla famiglia svizzera Schwörer. Consiste nel giro del mondo su barca a vela, sfruttando l'energia eolica e solare, con l'obbiettivo di conquistare le sette vette più alte del mondo. Si muovono in piena sostenibilità ambientale ovvero navigando su barca e dirigendosi poi via terra, con mezzi ecologici, verso varie città continentali e il luogo della scalata. Io mi sono unito agli Schwörer durante uno dei loro viaggi: ci siamo infatti mossi prima in barca, partenza via mare da Singapore, per raggiungere la città di Calcutta. Successivamente abbiamo percorso, con la bicicletta, la strada Calcutta-Katmandu e siamo giunti alle pendici dell'Everest. Da lì si proseguiva a piedi verso il campo base, tappa dove ho preferito ritirarmi. Apprezzo molto lo spirito della ToptoTop e la voglia dei suoi componenti di essere Eco cittadini del mondo, prestando estrema attenzione alla risorse naturali del pianeta. 

Detesto i guerrieri-ambientalisti, gli atti violenti in nome e per conto della natura. Il mio ECO rispetto lo pratico quotidianamente e ho sotto gli occhi i danni generati all'ambiente. Cito l'esempio della centrale a carbone di Civitavecchia, 'mostro' incombente sulla suggestiva Darsena romana e artefice di grossissimo inquinamento. Inoltre è posta davanti al magnifico parco naturale della Tolfa, un evidente controsenso. Lo stesso controsenso verificatosi all'ampliamento del porto di Civitavecchia. Hanno fatto spostare le delicatissime posidonie dalla loro sede naturale per non danneggiarle, mediante l'utilizzo di sommozzatori e la spesa di parecchio denaro. Solo chi non conosce la biologia marina poteva fare una cosa del genere. Le posidonie sono state re-impiantate altrove e logicamente non hanno attecchito, venendo ributtate sulla battigia alla prima mareggiata. Si tratta di una brutta storia, una ferita ambientale incalcolabile dovuta all'ignoranza delle persone.  

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E', diciamo noi, solo un anello dell'infinita catena di sfregi alla natura.

Continua......  NON PERDETE LA SECONDA PARTE DELL'INTERVISTA A MATTEO MICELI

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