in questo sito vengono usati i cookies navigandonel sito accetti.

Manifesto per una nuova Utopia urbana

di Silvano Cristiani e Simona Ventura*

Façade végétale Bruno Bernier

Proviamo a ribaltare il concetto di vuoto e pieno della città, dove normalmente il pieno è costituito dal costruito - per costruito intendiamo non solo l'edificato ma anche tutto il tessuto viario - e il vuoto dal verde. In questa nuova visione immaginiamo il verde come una rete, una tessitura che metta in connessione la città con la campagna, una maglia che avvolga e abbracci il costruito, come i vasi sanguigni che innervano tutti i tessuti di un organismo.

Parco a fianco Palazzo degli Artisti, Bologna

INTEGRAZIONE FRA NATURA E COSTRUITO NECESSARIO PER IL BENESSERE UMANO

Affinché questo sistema funzioni è necessaria continuità al suo interno, cosicché il sangue possa equamente distribuirsi all'interno dell'organismo/città.

La città che accoglie la relazione terra/pianta nella sua interezza, come elemento vitale, realizza l'integrazione tra natura e costruito e permette di non interrompere il ciclo della materia e dell'energia, facilitando l'abbattimento dell'inquinamento atmosferico, il filtraggio dell'aria, la mitigazione del clima e la permeabilizzazione, anche se parziale, del suo terreno. L'uomo in questa dimensione recupera un equilibrio e un'armonia che gli derivano dal vivere a stretto contatto con un sistema sano e naturale.

L'uomo, infatti, per sua stessa natura, ha bisogno di trovare sistemi di aggregazione di tipo economico, sociale, affettivo ma nello stesso tempo, queste forme di aggregazione, se totalmente slegate dalla natura, possono diventare alienanti. Immaginiamo pertanto, non grandi aree verdi che controbilancino la massa di costruito, ma un'intima connessione tra costruito e verde, dove aiuole, viali, piccoli e grandi giardini siano distribuiti in modo uniforme in ogni quartiere o isolato.

Fondamentale risulta però essere il rapporto tra pianta e terreno: ogni pianta infatti deve poter disporre di un adeguato spazio di pertinenza, dove il terreno esplorato dalle radici sia a diretto contatto col cielo, dove si possa realizzare un mondo di connessioni sotterranee nel quale radici, microrganismi e insetti terricoli possano trovare uno spazio vitale di comunicazione e sinergia. Si tratta di veri e propri corridoi ecologici che devono esprimersi sia in superficie, interessando la parte area delle piante, sia nel terreno.

L'IMPORTANZA DEGLI "ABITANTI" DEL TERRENO E DELLE FOGLIE PER LA DISPERSIONE DELL'INQUINAMENTO

Troppo spesso della pianta viene percepita solo la parte aerea, in quanto l'unica visibile, dimenticando l'importanza dello spazio radicale, che il più delle volte viene sottodimensionato e sacrificato da infrastrutture, fondazioni e quant'altro; l'impermeabilizzazione dei suoli e il loro compattamento, completano poi il quadro, costringendo le piante a crescere in modo stentato, creando spesso danni al costruito.

Le foglie che cadono diventano un elemento di disturbo, anche là dove potrebbero rimanere, perché si ritiene ostacolino TAPPETO DI FOGLIEla crescita del prato, sempre più inteso come un tappeto verde e asettico, piuttosto che un prezioso elemento di copertura del terreno, costituito da una miriade di organismi diversi, che a diverso titolo lo abitano e lo popolano nel corso dell'anno.

Le piante hanno un'azione molto importante nel mitigare il clima, nel filtrare l'aria e abbattere le sostanze inquinanti, ma se manca la possibilità di far arrivare al terreno le foglie che ne hanno esercitato l'azione, permettendone la relativa digestione sul posto da parte dei microrganismi di cui pullula il terreno, si creano le condizioni per accumulare inquinanti, invece che disperdere e trasformare: le foglie vengono infatti radunate e compostate, mentre l'impermeabilizzazione crea la solubilizzazione e l'incanalamento degli inquinanti nei canali di scolo e quindi nei fiumi.

Il problema pertanto non è solo quello di impedire un normale assorbimento delle acque nei terreni delle città e di gonfiare a dismisura il livello dei fiumi, anche con isolati eventi meteorici di rilievo non straordinario, ma anche quello di bloccare il sistema più naturale di smaltimento delle sostanze inquinanti che avviene nel terreno, ad opera dei microrganismi, quando quest'ultimo è sano e vitale.

utopia terra smallUna rete di questo tipo non riguarda solo unicamente il mondo vegetale, ma anche il mondo animale, che ritrova in questo modo un ambiente idoneo: mondo vegetale e animale sono estremamente connessi e indispensabili uno all'altro. Insetti, uccelli e piccoli mammiferi possono trovare nutrimento e protezione e nello stesso tempo contribuire alla salute delle piante, aiutando a completare il ciclo biologico della vita.

UNA POSSIBILE SOLUZIONE: L'ORGANISMO-CITTA'

Siamo consapevoli che l'edilizia, dal dopoguerra in poi, in buona parte è di scarsa qualità, sia dal punto di vista costruttivo e tecnologico, che dal punto di vista della pianificazione urbanistica. Non corrisponde ai modelli di cui abbiamo bisogno attualmente in termini di risparmio energetico, di normative antisismiche, di benessere psico-fisico e connessione sociale. Inoltre, soprattutto in Italia, la superficie pro-capite costruita è notevolmente in esubero in base al numero di abitanti, realizzata, per lo più, UTOPIA F 1 small

non secondo seri programmi di sviluppo delle politiche abitative, ma per operazioni speculative, che le amministrazioni comunali hanno assecondato per integrare i loro magri bilanci. Un sistema pernicioso di espansione continua che andrebbe al più presto bloccato, rivalutando dove possibile, il costruito esistente, una risorsa già in essere che va ripensata, riqualificata e soprattutto alleggerita.

Alleggerire? Anche se può sembrare mera utopia proviamo a liberarci da ogni condizionamento e divertiamoci ad immaginare una possibile città del futuro prossimo sulla base delle considerazioni appena fatte. Un'utopia/manifesto che può innescare processi di rivisitazione delle nostre città e, perché no, applicazioni concrete là dove gli eventi lo possono rendere possibile.
I tessuti urbani dei nostri centri storici rimangono luoghi di cui ognuno di noi riconosce l'alto valore di spazio "umano" e nel quale si riconosce e avverte "la biofilia" presente.

Ma tutto ciò che è al di là " del confine delle antiche mura", le nostre poco amate periferie, infinite cementificazioni. Perché non riconsiderarle come luogo da ritrasformare dove, dopo opportuni processi di analisi e valutazioni economiche, si possa prevederne la demolizione delle parti più compromesse ed economicamente onerose da riqualificare, sostituendo questi stessi luoghi in giardini?

Orti urbani Giardini complessi, nei quali si alternano diversi elementi indispensabili affinchè la biodiversità naturale si intrecci con la biodiversità antropica, dando vita ad un organismo città che respiri. Aree verdi dove siano presenti piccoli boschi, siepi miste, aree umide, prati fioriti, orti urbani di gestione condivisa, alberi da frutta, aree di verde spontaneo ecc.. tutti elementi che possono essere assimilati ad organi indispensabili alla vitalità del grande organismo città.

Numerosissimi giardini pubblici, di piccole o medie dimensioni, la cui gestione sia affidata, almeno in parte, ai cittadini che possono diventare così soggetti responsabili, attori e non solo fruitori del bene pubblico, offrendo così anche nuove possibilità di incontro e di socializzazione, non più solo virtuali come nei social networks, ma reali e concreti, basati sulla condivisione di valori in un luogo piacevole da vivere.

* Silvano Cristiani, agronomo, e Simona Ventura, architetto paesaggista - Agrisophia Progetti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 Leggete anche "L'Agricittà", la riconversione agricola delle città

Leggete anche "Bersaglio mobile", una mobilità cittadina sostenibile

Leggete anche "La Bioedilizia e l'ordine naturale delle cose"