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Quali veleni si annidano in quel morbido filetto?

di Patrizia Marani

filetto rhosoi intro

Tutta la chimica dell'allevamento industriale e come evitarla

La maggior parte della carne che arriva nel nostro piatto è prodotta con pratiche d'allevamento industriale inumane, ma vi sono conseguenze per la nostra salute? Per rispondere a questa domanda bisogna tornare con la mente al tipo d'alimentazione che il nostro codice genetico, plasmatosi nei primi due milioni d'anni di vita umana sulla terra, "considera" ideale, quel cibo che ci ha reso ciò che siamo: una delle specie dominanti (ora invadenti) di Gaia.

mucche pascolo smallOltre che di una cornucopia vegetale, i nostri antenati cacciatori si nutrivano di animali selvatici erbivori: animali sani, sopravissuti alla selezione naturale, che brucavano liberi, e presumibilmente felici, nelle vaste praterie e savane, pronti a scattare al minimo accenno dell'avvicinarsi di un predatore. Questi animali cedevano le armi solo dopo un'esistenza degna di tale nome e, prendendo essi parte al grande ciclo vitale terrestre di trasmutazione naturale degli esseri viventi gli uni negli altri, il loro corpo perpetuava potentemente la vita.

Le loro carni erano, dunque, magrissime e ricche d'omega 3, gli acidi grassi che modulano funzioni biologiche essenziali, mantenendo elastiche le arterie, sano il cuore, in equilibrio il cervello e vigili le nostre difese immunitarie.

Attualmente, gli allevamenti biologici stanno riportando indietro l'orologio, sforzandosi di riprodurre quelle condizioni ambientali che hanno reso nei millenni l'apporto alimentare di carne un prezioso combustibile della salute umana, differenziandosi radicalmente dagli allevamenti industriali. Vediamo perché.

Caratteristiche dell'allevamento intensivo

MASSIMO "PRODOTTO" AL MINIMO COSTO La carne è sempre stata in passato considerata un alimento prezioso: devi prendere una vita per nutrirtene. La generazione nata prima della seconda grande guerra era orgogliosa di poterla mettere, finalmente, sulla tavola tutti i giorni per i propri figli. Negli ultimi 20 anni, però, è diventata straordinariamente economica: un pollo arrosto si porta a casa per pochi euro, ma vi siete mai chiesti come sia possibile? 

Per allevamento intensivo o industriale s'intende una forma di allevamento che utilizza tecniche Free Range Hensindustriali per ottenere la massima quantità di prodotto al minimo costo e utilizzando il minimo spazio, tipicamente con l'uso di appositi macchinari e farmaci. Peccato che in questo caso il "prodotto" consista in esseri viventi, destinati ad altri esseri viventi. 

Questo tipo di allevamento che tratta gli animali come fossero oggetti inanimati ha delle implicazioni morali enormi e trasgredisce, se non leggi umane, le leggi di natura che non permettono l'eccidio gratuito, senza pagar pegno per le vite strappate.

Ma possono essere infelici gli animali? Un aneddoto può forse rispondere a questa domanda meglio di qualsiasi analisi scientifica. Da bambino mio padre era incaricato, fra gli altri compiti, di occuparsi dell'allevamento del maiale che avrebbe rifornito di carne l'intera famiglia di dieci persone per l'intero arco dell'anno. Il maiale era allevato in una piccola stalla di circa 10x7 m2. Tutti i giorni l'animale veniva messo in libertà, mentre lui si occupava delle pulizie della sua piccola dimora. Il maiale ama mantenersi pulito, potendo scegliere, perché papà aveva notato che l'animale depositava sempre i propri escrementi il più lontano possibile dal suo giaciglio. Si era, inoltre, accorto, che era molto intelligente perché non solo lo riconosceva, ma era con lui affettuoso. Quando veniva macellato, mio padre scappava via, non potendo sopportare di sentire le terribili grida di dolore dell'animale scannato.

La pratica dell'allevamento intensivo è estremamente diffusa in tutti i paesi industrializzati. Nei soli Stati Uniti, ogni anno vengono macellati, dopo una breve vita piena di abusi, 10 miliardi di animali. In questi grandi allevamenti industriali, gli animali hanno perso ogni dignità d'essere vivente, sono trattati da mere derrate. Ad essi sono somministrati antibiotici per far sì che sopravvivano sino al momento del macello alle condizioni innaturali con cui sono allevati, nonché altre sostanze che ne massimizzino il peso, minimizzando i tempi dell'allevamento.

Tutte le sostanze dell'allevamento intensivo e conseguenze per la salute umana

Negli allevamenti industriali, gli animali da macello sono allevati in condizioni di sovraffollamento tali da impedire loro l'espletamento anche delle più normali attività vitali, facilitando la diffusione rapida d'epidemie. 

- GLI ANTIBIOTICI Per prevenire le malattie e promuoverne la crescita, viene somministrata loro, assieme ai mangimi, una dose bassa, ma costante di antibiotici. Il 90% delle galline ovaiole, negli allevamenti industriali, viene allevato in gabbie di fil di ferro o di plastica sovrapposte fino a cinque o sei piani, con uno spazio di circa 18 galline per metro quadro. Capannoni senza finestre dentro i quali sono collocate le cosiddette "batterie" hanno preso il posto del pollaio d'antica memoria, rifugio contro le intemperie e i predatori e luogo di riposo notturno. In un'area così angusta, senza camminare né sbattere le ali, le galline non possono avere un normale sviluppo fisico e faticano persino a reggersi in piedi. Per di più, sono sottoposte a ritmi forzati di veglia e sonno, indotti da luce artificiale, per aumentare la produzione di uova. In condizioni simili, i poveri animali si ammalano costantemente.

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Tutto ciò, anche se le loro sofferenze fossero per noi irrilevanti, ha CONSEGUENZE SULLA NOSTRA SALUTE: le condizioni di stress degli animali sono tali che senza supporto farmacologico le epidemie sarebbero inevitabili e con impatto devastante, data la densità di decine di migliaia di animali per capannone. Polli e tacchini sono, dunque, gli animali più trattati con antibiotici, a causa del sovraffollamento indicibile dei pollai industriali, oltre ai vari farmaci che vengono somministrati per far crescere ed ingrassare velocemente tutti gli animali da macello. Negli USA, l'80% degli antibiotici sono usati nell'allevamento industriale.

CRESCENTE RESISTENZA AGLI ANTIBIOTICI Ma la somministrazione massiccia di antibiotici agli animali di cui ci nutriamo ha ovvie conseguenze per la nostra salute (siamo ciò che mangiamo) perché i residui nella carne macellata, possono causare la cosiddetta farmaco-resistenza, ovvero un'allarmante diminuzione dell'efficacia degli antibiotici per combattere le infezioni virali. Quanto più un batterio è esposto a un antibiotico, tanto più elevata la probabilità che sviluppi una resistenza a quell'antibiotico. La crescente resistenza agli antibiotici è, infatti, un problema sanitario umano sempre più allarmante. Primo imputato è l'allevamento industriale e le condizioni di vita malsane cui sono sottoposti gli animali, con conseguente somministrazione, addirittura preventiva, di antibiotici, ma vi è, anche un'altra fonte di antibiotici nella dieta umana, collegata sempre alle pratiche di allevamento intensivo: il cibo che viene somministrato agli animali.

Noi mangiamo ciò che mangiano gli animali

- FITOFARMACI Tutto ciò che viene dato agli animali come mangime è presente nella carne che arriva nel nostro piatto. La qualità dei mangimi determina, pertanto, la qualità della carne stessa dell'animale.

Un'altra fonte di antibiotici nella carne deriva dagli erbicidi e fitofarmaci che sono applicati ai raccolti di cereali e soia, somministrati come mangimi negli allevamenti industriali. Il GLIFOSATO, ad esempio, principio attivo dell'erbicida RoundUp è anche un potente antibiotico che, con la carne bovina da noi mangiata finirà nel nostro organismo, decimando, fra l'altro, la microflora responsabile della salute del nostro sistema immunitario.

Gli animali allevati in locali chiusi, infatti, sono nutriti con mangime ben diverso da ciò che mangerebbero se fossero lasciati al pascolo o liberi in natura. La dieta vegetariana dell'animale viene sostituita da un mangime a base di cereali, che sono molto più calorici della paglia, per far ingrassare rapidamente le bestie. Ad esso vengono aggiunti tutti i tipi di scarti: mangimi OGM, scarti della ristorazione o frattaglie provenienti dai macelli - come cervella, intestino e midollo spinale; compongono un'altra parte cospicua della dieta degli animali. 

La causa stessa della malattia della cosiddetta mucca pazza pare sia da ricercare nell'alimentazione degli animali e che si diffonda quando i bovini, per natura degli erbivori, mangiano tessuti del sistema nervoso, quali il cervello e il midollo spinale d'altri animali infetti. Notoriamente, la malattia si trasmette anche all'uomo.

ADDIO AGLI OMEGA 3 DELLA CARNE Una dieta a base di cereali, inoltre, fa sì che la carne di cui ci nutriamo sia piena zeppa d'insalubri grassi saturi e povera di omega 3, di cui è, invece, ricca la carne bovina degli animali allevati al pascolo.  

- ANABOLIZZANTI E CORTISONE Agli animali vengono, inoltre, somministrati anabolizzanti e cortisone. Questi prodotti servono ad aumentare la massa degli animali, soprattutto dei vitelli e dei vitelloni – la cui carne ne contiene dunque una quantità maggiore - fino al 10-20% in più, accorciando i tempi di allevamento. Sebbene la somministrazione di cortisone e anabolizzanti sia vietata in Europa e negli USA debba essere interrotta per legge alcuni giorni prima della macellazione per poter passare i controlli, residui di questi prodotti finiscono sicuramente nei nostri piatti, perché non sono rari anche in Europa i casi di bambini - consumatori abituali di carni bianche - con bottoni mammari o calvizie infantile e di bambine dal menarca precoce, segni di evidenti squilibri ormonali.

pecore pascolo

COSA POSSO FARE IO Con questo, non si vuole assolutamente, demonizzare chi mangia carne - fra cui, chi scrive questo articolo -, ma sollecitare a farlo in modo responsabile. L'eccessivo consumo di carne è dannoso per l'organismo, in particolare per i reni. Il nostro corpo, infatti, è chiamato a contribuire l'equivalente di tre tazze d'acqua - due tazze e mezza in più rispetto ai carboidrati - per ogni 50 grammi di proteine digerite per diluire il derivante acido urico che viene espulso. Ecco perché si urina frequentemente dopo aver mangiato della carne. Se non si è attenti a bere l'acqua necessaria, la digestione di quantità eccessive di proteine può causare disidratazione, danneggiando i reni, nonché provocando infezioni del tratto urinario e calcoli renali. E non è tutto. Il nostro corpo non riesce a gestire l'elaborazione di una quantità troppo elevata di proteine e l'eccesso provoca un innalzamento della presenza nel sangue di una sostanza tossica, l'ammoniaca.

Vorremmo, inoltre, reclamare il diritto dell'animale ad una vita degna di essere chiamata tale: spazio vitale, condizioni di vita dignitose e cibo adatto alla propria specie, come avviene negli allevamenti biologici. Oltre al biologico, dal 1999, l'UE ha abolito l'allevamento in batteria delle galline, da effettuare in un periodo di dodici anni. La direttiva europea prevede l'uso di gabbie "attrezzate" con posatoi e attrezzi per accorciarsi gli artigli, di almeno 45 cm di altezza e un'area di 750 cm2, di cui 150 cm2 adibiti a nido. Non è esattamente un cortile in cui razzolare, ma è un piccolo passo avanti: dal gennaio 2012 l'allevamento intensivo più disumano, almeno quello delle galline, dovrebbe essere diminuito drasticamente. Dovrebbe.

Leggete "Omega 3, il Re perduto" per approfondire cosa comporta la perdita nella dieta umana di questi acidi grassi e come recuperarli

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