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I Veleni dell' agricoltura industriale

 Chemtrail di TasteforHealthy

Perché mangiare prodotti biologici? Impatto dei residui tossici dei fitofarmaci sulla salute

di Patrizia Marani

I fitofarmaci (pesticidi, fungicidi e diserbanti) sono utilizzati per la protezione delle colture dall’attacco di agenti nocivi, siano essi insetti che vegetali concorrenti. Il buonsenso ci dice che agenti chimici che sterminano degli esseri viventi possono essere nocivi anche per l’uomo e, infatti, la classificazione più recente li suddivide in tossici, molto tossici, nocivi, irritanti e non classificati. Questi prodotti chimici penetrano nel terreno contaminando talvolta suolo e falde acquifere e, conseguentemente, vi sono intere comunità che possono esserne colpite e soffrire di avvelenamento cronico da pesticidi.

Veleni in agricoltura industrialeI residui di alcuni composti chimici, anche quando usati correttamente, possono rimanere nell’ambiente per anni o decenni. 
Ne consegue che negli alimenti sono presenti i residui delle sostanze chimiche di sintesi utilizzate in agricoltura e nell’allevamento animale, tra cui fitofarmaci, nitrati, ormoni, antibiotici ecc.

Secondo i dati analitici raccolti da Asl, Arpa e Istituti Zooprofilattici regionali riferiti all’anno 2004, il 52,6% della frutta commercializzata in Italia è contaminata da uno o più residui di pesticidi e il 2,2% è addirittura fuorilegge. Per le verdure, la situazione è leggermente migliore: il 22,7% presenta tracce di pesticidi, l’1,2% ha concentrazioni assai pericolose. Preoccupanti i casi di multiresiduo con 4 o 5 pesticidi presenti contemporaneamente nei campioni analizzati (laddove la normativa attuale stabilisce limiti solo per i singoli principi attivi, non tenendo conto dei possibili sinergismi negativi derivanti dalla presenza simultanea di più residui).

Gli alimenti di provenienza estera sono sovente contaminati da sostanze come DDT e DDE, proibite in Italia da ormai molti anni per la loro pericolosità. Per di più, DDE e DDT, sebbene non più in uso, grazie alle loro straordinarie proprietà di persistenza nell’ambiente e d’accumulo nel tessuto adiposo corporeo umano e animale, possono essere ancora rilevati negli alimenti in commercio nell’area europea. Pesticidi, diserbanti e additivi alimentari – diverse centinaia di tipi diversi - sono presenti in tutti i prodotti coltivati con metodi tradizionali.

Perché mangiare prodotti biologici?

In campioni sanguigni prelevati a bambini d’età fra i 2 e i 4 anni, è stata rilevata una concentrazione di residui di pesticidi di sei volte superiore quando il bambino viene nutrito con frutta e verdura coltivate tradizionalmente, rispetto a bambini che mangiano cibo organico. Bisogna tenere conto, inoltre, che le dosi di residui ammessi per legge sugli alimenti sono stabilite su un corpo adulto del peso di 60 kg. Pertanto, i bambini risultano sottoposti a quantità residue di pesticidi molto più elevate rispetto agli adulti, ed è per questo che molti medici raccomandano una dieta biologica per l’infanzia e le mense scolastiche.

Veleni in agricoltura industriale

L’uso di grandi quantità di pesticidi non è né sostenibile per l’ambiente, né per la salute pubblica e, in molti casi, può essere un controsenso persino da un punto di vista economico. L’investimento necessario all’acquisto di un numero così ampio di prodotti chimici è talmente elevato che il maggior guadagno ottenuto da colture rese più rigogliose grazie all’uso dei cosiddetti fitofarmaci può non coprirne il costo(Fonte FAO). Per di più, se si valutano i danni ambientali e alla salute umana, i costi di tali coltivazioni superano di gran lunga quelli dell’agricoltura biologica. “In genere, ci sono alternative più economiche a disposizione. 

La FAO ricerca e sperimenta incessantemente metodi per ridurre la dipendenza degli agricoltori dai pesticidi. Meno pesticidi significa meno prodotti chimici tossici nell’ambiente, meno avvelenamenti accidentali e meno spese per l’agricoltore” (Fonte FAO).

Correlazione tra pesticidi e malattie

Sono sempre più numerosi gli studi scientifici che rilevano iperattività, disordini comportamentali, disabilità dell’apprendimento, ritardi dello sviluppo e disfunzioni motorie negli animali cui vengono somministrati fitofarmaci. Parimenti, un gruppo australiano ha recentemente suggerito una teoria ecogenica delle patologie neurovegetative come il morbo di Parkinson:potrebbe essere l’esposizione prolungata a dosi massicce di pesticidi usati in agricoltura a determinarne in età adulta la comparsa. Inoltre, una forte esposizione ai pesticidi sembra essere la causa dell’elevata incidenza di linfomi, tumori prostatici e cerebrali, oltre che di disturbi neurologici, negli addetti alla manutenzione dei campi da golf.

Un recente studio finanziato dalla Comunità Europea e pubblicato sulla rivista New Scientist ha dimostrato che i giardinieri amatoriali che fanno uso di pesticidi hanno maggiori probabilità (il 9% in più) di contrarre il Morbo di Parkinson, rispetto a coloro che non usano tali sostanze; tale percentuale sale addirittura al 43% in più per gli agricoltori esposti a pesticidi durante il loro lavoro. E’ dimostrato anche che molti pesticidi simulano l’azione degli ormoni femminili e sono pertanto sospettati di essere all’origine di casi di ipofertilità e sterilità, sia maschile che femminile, di carcinoma mammario e della prostata, di danni generali all’apparato riproduttivo, nonché in quello che genericamente viene indicato come “stress metabolico”, con un impatto negativo sulle difese immunitarie del nostro organismo.

Molti dei pesticidi attualmente in uso sono risultati, da indagini condotte dallo IARC (il più importante istituto mondiale per la ricerca sul cancro), cancerogeni, mutageni (causano mutazioni o alterazioni a carico del materiale genetico, quell’insieme codificato di informazioni che è presente in ogni cellula ed è responsabile dei vari processi biochimici e della trasmissione dei caratteri ereditari, portando all’insorgenza di difetti ereditari e tumori) e teratogeni (possono portare alla nascita di bambini con gravi malformazioni e difetti congeniti qualora la madre venga esposta a queste sostanze durante la gravidanza o, in alcuni casi, anche prima di essa).

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