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L'orto di Nemo, l'agricoltura si trasferisce in fondo al mare

di Federico Solimando

nemo capsule intro

Nemo’s Garden: in italiano, l’orto di Nemo. Si è addirittura scomodato il Washington Post, che le ha definite “le serre più belle del mondo”. L'agricoltura del futuro parte anche da qui, sott'acqua, sulle coste italiane della Liguria, più precisamente a cento metri da quelle del comune di Noli. In questi orti sottomarini, organizzati all’interno di biosfere subacquee in vinilico semitrasparente, a una profondità compresa tra sei e otto metri, germogliano e maturano fragole, piselli, fagioli, aglio, basilico genovese, e persino fiori di nasturzio.

Il progetto, tutto italiano, nasce nel 2012, grazie all' “Ocean Reef Group”, un' azienda a conduzione famigliare, che si è specializzata in attrezzature e servizi per i sub. Il presidente, Sergio Gamberini,  l'ha così descritto: “Questa idea è finalizzata a progettare e installare delle strutture subacquee nelle quali si possano coltivare prodotti vegetali terrestri, destinati all’alimentazione umana, in zone dove le condizioni ambientali, particolarmente estreme, non rendono disponibile l'acqua dolce, i terreni fertili e sono caratterizzate da forti escursioni termiche tra giorno e notte. Grazie all’esperienza decennale nel mondo della subacquea, la nostra azienda ha voluto creare delle strutture in costante implementazione, utilizzabili da soggetti pubblici e privati, con delle finalità non solo di ricerca, ma anche applicative”.

basil nemo's vegetable garden

Dopo diversi anni di studi e ricerche, si è notato che sott'acqua sussistono delle condizioni molto favorevoli per le coltivazione di frutta e verdura. Infatti, la temperatura interna delle serre, costituite da una struttura metallica ancorata al fondale, rimane costante, dato che non è influenzata dall’escursione termica tipica tra il giorno e la notte. Inoltre, grazie alla cupola trasparente che consente alla luce di filtrare, viene favorita l’evaporazione dell’acqua e il surriscaldamento dell'aria al loro interno. Questo provoca la nemo humidity smallcondensazione dell’umidità sulle pareti più fresche a contatto con l’acqua esterna, e l’acqua dolce così ottenuta, di fatto distillata, permette la crescita delle piante.

“Con l'adeguata tecnologia di supporto - ha proseguito il Dott. Gamberini - e con l'adeguato addestramento del personale necessario, gli “agrinauti”, potrebbe risolvere non solo problemi di cibo, ma anche creare occupazione, lavoro, industria. Oltre al mare, si potrebbe pensare anche a zone ambientali particolari con grandi superfici di acqua dolce, come alcuni laghi africani, dove l'ambiente esterno è arido o semi-desertico. Questa industria potrebbe affiancare quella della pesca”. Particolare non irrilevante delle coltivazioni nelle biosfere subacquee riguarda il fatto che le piante siano inattaccabili da insetti e parassiti garantendo così una coltivazione naturalmente biologica, poiché non si rende necessario l’uso di alcun tipo di pesticida chimico.

Monitorate ventiquattro ore su ventiquattro, in cui si possono conoscere in tempo reale tutti i parametri biofisici, dall’ossigeno, all’anidride carbonica, all’umidità, i quali mantengono livelli accettabili grazie al ciclo clorofilliano innescato dai raggi solari, le sfere sottomarine si rivelano quindi serre ottimali per la crescita vigorosa delle piante, in particolare utilizzando la tecnica “idroponica”.

Questa tecnica consiste nella coltivazione cosiddetta “fuori suolo”: la terra viene sostituita da un substrato inerte (argilla espansa, perlite, vermiculite, fibra di cocco, lana di roccia, zeolite, ecc.), e la pianta viene irrigata con una soluzione nutritiva composta da acqua e da composti (per lo più inorganici), necessari ad apportare tutti gli elementi indispensabili alla normale nutrizione minerale. Questa tecnica è anche conosciuta con il termine di “idrocoltura”, che consente produzioni controllate sia dal punto di vista qualitativo, sia da quello igienico-sanitario durante tutto l'anno. Solo dopo un mese di sperimentazione, una delle biosfere è stata acquistata da una grande società saudita, interessata al progetto per la coltivazione di lattuga. In zone come quelle medio-orientali, infatti, dove la luce riesce a filtrare nell'acqua in maniera ottimale e l’assenza di moto ondoso rappresenta un vantaggio molto importante, questo tipo di sperimentazione potrebbe avere un'ottima resa.

nemo coltivazione

Lo studio dell'agricoltura subacquea rappresenta la frontiera economicamente sostenibile dell’esperimento, poiché il trasporto di terra nei fondali è dispendioso, mentre la desalinizzazione naturale dell’acqua sembra una via più facilmente percorribile anche dal punto di vista economico. A tutt'oggi, la struttura di Noli è composta da sei biosfere, una da duemila litri e quattro da mille, oltre a un'altra a forma di "candeliere", dove si sperimenta la coltura dei nasturzi, come nella migliore tradizione ligure.

I VINCOLI TECNICI DI APPLICABILITA' DELLA TECNOLOGIA capsule orto di noli

Sebbene l’orto di Nemo sia un sistema a basso impatto ambientale, non inquinante e quasi autosufficiente, presenta però una serie di vincoli tecnici. La quantità di luce che raggiunge l’interno delle serre è limitata dall’acqua che le sovrasta e dal “biofouling”, la pellicola biologica costituita da alghe e batteri che tende a formarsi sull’esterno delle biosfere. I picchi massimi di illuminamento raggiungono i 6000 lux, mentre sulla terraferma, in una giornata di sole, questo valore supera i 100000 lux.

La scarsa illuminazione e la ridotta dimensione delle serre, pongono dei limiti alla varietà di piante che possono essere coltivate con successo all’interno delle biosfere. Una sperimentazione prolungata potrebbe evidenziare altri fattori di disturbo alla crescita delle piante, come la presenza di aerosol marino e di microorganismi acquatici. Nonostante ciò, il progetto rappresenta un sistema eccezionale per studiare i processi di sviluppo e le proprietà biochimiche e organolettiche delle piante sottoposte alle particolari condizioni ambientali dell’ambiente sottomarino.

Se si riuscirà a migliorare questa tecnologia per applicarla su più ampia scala senza alterare la caratteristica eco-sostenibilità, potrebbe rappresentare un’alternativa per le aree del mondo in cui le condizioni ambientali e morfologiche ostacolano l’agricoltura sulla terraferma. Coltivare ortaggi ed erbe aromatiche in fondo al mare potrebbe diventare una consuetudine estesa degli anni futuri. Partiti con l’esperienza della Baia di Noli, altre iniziative simili si sono aggiunte nel corso degli anni nel resto d’Italia.

L’idea è stata già riproposta in Abruzzo, nell’Area marina protetta “Torre del Cerrano”. Dell’iniziativa si è parlato inoltre ad EXPO 2015, dove si è tenuto un interessante convegno ribattezzato “L’Expo con le pinne”. Durante questo incontro, Sergio Gamberini ha aggiunto: "Grazie al supporto del Centro di sperimentazione e assistenza agricola (Cersaa) di Albenga, abbiamo iniziato in questi giorni la semina di svariate tipologie di verdura e frutta e nel giro di una settimana dovremmo completarla. Il principio - ha spiegato - è quello di creare fonti alternative di produzione di vegetali là dove le condizioni ambientali terrestri particolarmente estreme non rendono disponibile acqua dolce, terreni fertili e sono caratterizzate da forti escursioni termiche tra giorno e notte. Tutte condizioni che pongono forti barriere all'agricoltura convenzionale. Tutte le zone di mare prospicienti aree desertiche o isole coralligene".

nemo subagricoltUNA RISPOSTA ALLE SFIDE DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Il futuro vedrà il mare sempre più protagonista, nella lotta dell’uomo per trovare cibo sufficiente a sfamare i circa 10 miliardi di abitanti previsti tra mezzo secolo. Il progetto, dovrà muoversi negli ambiti alimentari, nutrizionali e organolettici, per garantire sia sufficienti produzioni sia la qualità del prodotto dal punto di vista alimentare. Inoltre, bisognerà attivarsi a livello promozionale, educativo e turistico, per dare adeguata visibilità e diffusione al progetto, generando anche flussi economici collaterali. I prodotti agricoli coltivati in fondo al mare, inoltre, non differiranno da quelli prodotti sulla terra: lattuga, timo, finocchietto, coriandolo, e persino i fiori, saranno di alta qualità; l’unica differenza è che vedranno protagonisti della produzione agricoltori “particolari”, che ha differenza dei tradizionali contadini, saranno muniti di maschera e pinne.

Per questo prende sempre più corpo l'idea che saranno le innovazioni tecniche e scientifiche a salvare il mondo dalla povertà. Progetti simili a quello di Noli possono essere portati avanti in qualunque parte del pianeta, perché, quando un sistema funziona, bisogna cercare di utilizzarlo nel modo migliore possibile: un'ottima risposta alle sfide del cambiamento climatico.

Fonti online:
http://www.focus.it/ambiente/ecologia/orto-sottomarino-di-noli-in-liguria
http://www.nemosgarden.com/about-us/
https://it.wikipedia.org/wiki/Idroponica
http://www.architetturaecosostenibile.it/green-life/curiosita-ecosostenibili/orto-subacqueo-130/

Si ringrazia Sergio Gamberini e la “Ocean Reef Group” per le fotografie e i dati forniti.

ANCORA SUGLI ORTI:

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