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Perché parlare oggi di Agricoltura Biodinamica

a cura di Silvano Cristiani e Simona Ventura - Agrisophia Progetti*

coltivatore biodinamico

La "rivoluzione verde", nata dopo la seconda guerra mondiale con la riconversione delle industrie belliche, lo sviluppo della ricerca e il "boom economico" degli anni 60, se da una parte ha consentito un aumento delle rese produttive - si è passati da una media di 20-25 q.li/ha di grano degli anni 30-40 a punte di oltre 100 q.li/ oggi - dall'altra ha generato una serie di problematiche che ci devono fare seriamente riflettere: l'uso indiscriminato delle macchine, dei pesticidi e dei concimi chimici, ha generato un degrado sempre più marcato dell'ambiente, della fertilità dei nostri terreni e, di conseguenza, degli alimenti di cui ci nutriamo. Bisogna cambiare corso prima di arrivare a un punto di non ritorno. 

Spraying fieldsGli effetti della "rivoluzione verde" e dell'agricoltura convenzionale.

La pianura padana, ad esempio, che era il giardino fertile dell'Italia, sta avviandosi inesorabilmente verso un processo di desertificazione. La meccanizzazione spinta ha richiesto campi sempre più grandi, a scapito dei filari alberati e delle sistemazioni tradizionali che, oltre a consentire un razionale governo delle acque in eccesso, prevedevano anche colture consociate erbacee-arboree: dalla pianura sono spariti maceri, boschetti, siepi, zone idonee a nutrire una avifauna selvatica, molto importante nel complesso equilibrio degli agroecosistemi. L'abbandono del letame a favore dei concimi chimici, la monocultura e le conseguenti rese agricole intensive hanno fatto precipitare il contenuto di sostanza organica che è sempre più spesso inferiore ai limiti ritenuti indispensabili per la vita delle piante.

Il contenuto salino dei terreni aumenta ed aumentano le sostanze inquinanti che il terreno non è più in grado di metabolizzare e che arrivano nelle falde, nei fiumi, nei laghi e nel mare. Senza la sostanza organica e la vita che attorno ad essa si genera (microrganismi e animali terricoli vari) viene a mancare la possibilità di portare nutrimento naturale alle piante, i terreni diventano incoerenti, incapaci di trattenere l'acqua, troppo secchi d'estate e soggetti a frane ed erosioni quando piove troppo: viene a mancare infatti il collante naturale che li tiene insieme e che permette di mantenere un rapporto ottimale tra la fase liquida, quella gassosa e quella solida.
L'impiego della chimica ha permesso sì incrementi produttivi e il controllo migliore di alcune malattie, ma il "sistema" nel tempo ne ha create delle nuove, alcune incurabili, ha reso la professione dell'agricoltore quella più esposta alla contrazione dei tumori.

trattamento biodinamicoLa selezione delle varietà, una volta operata dai singoli agricoltori nei loro campi, aveva prodotto, nel corso di centinaia di anni, migliaia di varietà locali e di ecotipi, con una biodiversità genetica elevatissima, frutto del sapiente lavoro dell'agricoltore e dell'ambiente. Il miglioramento genetico è stato così trasferito a pochi centri di ricerca prima e poi direttamente alle multinazionali, che l'hanno asservito alla massimizzazione delle produzioni e delle rese merceologiche, a scapito delle qualità organolettiche e delle proprietà nutrizionali: sono state create così poche varietà da distribuire su territori sempre più estesi, istituendo anche l'istituto del brevetto sugli organismi così selezionati e togliendo di fatto la possibilità di riprodurre le proprie piante ai singoli agricoltori. E le varietà comunque selezionate sono state create per rispondere agli stimoli chimici propri del sistema a cui sono rivolte e mal si adattano a sistemi di coltivazione alternativi.

La logica che sta alla base dell'agricoltura convenzionale, anche quando fa riferimento all'agricoltura integrata, che comporta un impatto ambientale più contenuto, si basa comunque sempre sul controllo chimico-fisico artificiale degli equilibri presenti nell'ecosistema. L'uomo diventa elemento fondamentale perché la natura non è più in grado di operare da sola e l'alterazione dell'ambiente è tale che i mezzi per controllarlo devono diventare sempre più invasivi e forti per essere efficaci. La logica che è alla base è quella dello sfruttamento e della lotta: è diventata una guerra, combattuta a suon di anti-crittogamici, anti-biotici, insetti-cidi, erbi-cidi. E i bollettini tecnici, anche quelli più ecologici parlano di "lotta biologica", "lotta integrata": gli altri organismi che condividono i campi insieme a noi sono diventati comunque nemici da eliminare, senza arrivare a comprenderne il loro ruolo, il loro significato più profondo nell'insieme delle relazioni presenti nell'ecosistema. Il linguaggio diventa così anche lui portatore di questi valori. Abbiamo totalmente travisato il valore della vita, abbiamo assimilato il processo vitale, complesso e misterioso, ad una macchina, scomponendone le singole funzioni secondo una logica meccanicistica che però non appartiene alla logica degli organismi viventi.

La logica delle multinazionali, che controllano il mercato dei semi e delle varietà coltivate, dei concimi, dei pesticidi e dei farmaci, è quella di asservire sempre più l'agricoltore e il consumatore ai loro interessi, costringendoci tutti ad un uso sempre più marcato ed insostituibile dei loro prodotti. E ormai i giochi si stanno facendo sempre più duri e radicali. L'utilizzo di coltivazioni transgeniche rappresenta l'ultima frontiera sulla quale si sta giocando questo rapporto tra "vita" e "antivita". Sulla base di un ipocrisia asservita al profitto di pochi o in nome di una volontà di manipolazione e controllo che l'uomo pretende di esercitare sulla natura che lo circonda, si sta tentando di far passare anche, se per gradi o a piccoli passi, una trasformazione così radicale all'interno degli organismi viventi di cui non è possibile valutare completamente le conseguenze negative, ma di cui sicuramente è molto facile smontarne i vantaggi effimeri di cui è portatrice.

OGME' necessario, in questo momento, essere profondamente consapevoli, come agricoltori, ma anche come cittadini di quanto sta avvenendo, perché ognuno di noi nel suo piccolo, con le proprie scelte è in grado di contribuire al cambiamento. L'applicazione della chimica ha portato alla distruzione del ciclo chiuso dell'azienda agricola, all'aumento dei costi di produzione, ad un consumo esagerato di energia, alla progressiva perdita di fertilità dei terreni, all'inquinamento delle falde, alla diminuzione delle caratteristiche qualitative dei prodotti, a problemi di salute sia per gli operatori e che per i consumatori.

Inoltre, nell'agricoltura chimica l'agricoltore dipende in tutto e per tutto dai fattori esterni, che diventano sempre più cari e che ne erodono sempre più l'utile.
Ma allora, ci sono alternative? E' possibile proporre oggi dei sistemi agricoli che non siano solo sostenibili, ma che possano consentire di instaurare un nuovo patto con la terra e la natura che sia di supporto reciproco, di amore e di rispetto? Quello che serve è una presa di coscienza e la consapevolezza che questo nuovo patto con la terra non coinvolge solo gli agricoltori ma tutti noi, che con le nostre scelte di tutti i giorni, possiamo premiare chi in questa direzione si sta già muovendo. Il mondo del BIO è variegato e complesso e al suo interno esistono già molteplici e collaudate risposte. La permacultura e l'agricoltura biodinamica rappresentano la massima espressione di questa sensibilità, mettendo a sistema il processo agricolo e riscrivendo l'agricoltura "naturale" alla luce delle conoscenze e delle esigenze attuali.

Foto 3 AG BIOD

Il paesaggio in relazione alla visione biodinamica

Coltivare secondo i principi dell'agricoltura biodinamica vuol dire relazionarsi non solo con la propria azienda, ma anche con il paesaggio che la avvolge ed accoglie. Grande attenzione viene posta alla comprensione del territorio, alle proprie caratteristiche naturali ed antropiche. Questo permette non solo di creare un "organismo verde armonico" ma di relazionarlo con l'ambiente circostante, contribuendo così alla salvaguardia ed arricchimento del paesaggio attraverso l'applicazione di un "codice arboreo" che recupera un linguaggio antico vegetale, reinterpretato ed integrato con le attuali esigenze.

Il paesaggio esistente dipende dalla maniera in cui gli uomini lo percepiscono, la cultura del paesaggio deve mettere l'accento da una parte sullo sviluppo della capacità di percezione e dall'altra sulla formazione di un modo di pensare vicino alla natura e alla vita. La Cultura Biodinamica è portatrice di un modo nuovo di sentire e di intervenire sul paesaggio, non solo sul piano materiale ma anche su quello animico-spirituale, dando così l'opportunità di creare un dialogo di risonanze nel paesaggio antropico tra gli esseri umani, gli esseri animali, vegetali e minerali.

La ricerca scientifica

Oggi l'Agricoltura Biodinamica è riconosciuta ufficialmente come metodo colturale dall'Australia (con più di tre milioni di ettari coltivati) e dalla Svizzera, ed è l'evoluzione dell'agricoltura biologica e non una sua variante. In questi ultimi anni, finalmente, sono diverse le ricerche, di tipo sperimentale in ambito accademico, portate avanti per verificare la validità e l'efficacia dei metodi di questo tipo di agricoltura, le quali hanno dato esiti molto soddisfacenti e promettenti.
Già dai primi anni del 2000 il FiBL (Istituto di ricerca per l'agricoltura biologica svizzero) ha pubblicato i risultati di una ricerca condotta per più di vent'anni confrontando il metodo chimico, biologico e biodinamico: il metodo biodinamico è risultato il migliore da tutti i punti di vista. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sul nr.1 di agosto 2000 del FiBL Dossier, mentre nel maggio del 2002 la prestigiosa rivista americana, Le Scienze, ha dedicato un servizio su questo studi.
Ormai sono numerosissime le aziende agricole di piccole e grandi dimensioni che utilizzano con profitto questo sistema nei più svariati indirizzi produttivi, con risultati sorprendenti, sia da un unto di vista produttivo, che del livello di fertilità dei terreni.
Per questi motivi il passaggio all'agricoltura biodinamica non è soltanto una moda, ma un'esigenza dell'intera collettività.

CAMPO DI GRANO BIODINAMICORACCOLTA

Riassumendo... vediamo in sintesi i benefici grazie all'applicazione della biodinamica:

* Ricostituzione dell'equilibrio esistente all'interno dell'agroecosistema, mettendo le piante in condizione di contrastare in misura efficace gli stress dovuti ai parassiti ed alla competizione delle infestanti; fare cioè della propria azienda un'oasi ecologica dove i diversi regni della natura, minerale, vegetale ed animale, sono in armonia tra loro;

* Aumento della fertilità del terreno e della biodiversità;

* Protezione e salvaguardia dei terreni contenendo le problematiche legate all'erosione superficiale;

* Salvaguardia dell'ambiente grazie un sistema in grado di ridurre e contrastare l'inquinamento;

* Riduzione del consumo energetico sia direttamente, con l'uso di tecniche agronomiche appropriate, che indirettamente, riducendo al minimo la dipendenza dal mercato esterno nell'acquisto delle materie prime necessarie;

* miglioramento del bilancio aziendale nel pieno rispetto dell'ambiente, della salute degli operatori e dei consumatori finali;

* Produzione di alimenti di elevate caratteristiche organolettiche e nutrizionali;

* Salvaguardia del paesaggio attraverso una progettazione dell'organismo aziendale che tiene conto e dialoga con il territorio circostante.

Non cogliere le grandi potenzialità dell'agricoltura biodinamica, senza nascondere le fatiche di una sua applicazione scevra di 'scorciatoie chimiche', significa togliere qualsiasi possibilità alla terra di fare quello che ha sempre fatto durante i millenni trascorsi: produrre il nutrimento umano e animale. Con la popolazione mondiale in continuo aumento e i troppi terreni abbandonati, per via della sterilità chimica, non c'è altra soluzione che ripristinare gli antichi equilibri perduti con la pratica della Bio dinamica.

Foto 6  AG BIOD

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