in questo sito vengono usati i cookies navigandonel sito accetti.

La rivoluzione del filo di paglia

 
di Patrizia Marani

Perché mai mangiare biologico? L'Agricoltura Biologica può salvare l'ambiente e la salute umana. Le tecniche 'soft' della coltivazione biologica non sono fondamentali solo per la salute dell'ambiente, ma ancor più per la nostra. Pare incredibile, ma un filo di paglia, se ben utilizzato, può avere un grande potere. Un mantello di fili di paglia formato dai residui dei raccolti può mantenere sotto controllo la crescita delle erbe infestanti senza l’uso d’erbicidi. Può fertilizzare, come accade in natura, il suolo, evitando l’uso di fertilizzanti chimici. Può mantenere umido il suolo, limitando l’apporto d’acqua o proteggendo le radici delle piante dai geli invernali.

Riuscirà l’agricoltura biologica con le sue tecniche apparentemente semplici, “del filo di paglia”, ma invero complesse e alimentate dalle scoperte scientifiche, ad invertire la rotta? Arriverà a nutrire i miliardi di terrestri e ad eliminare gli elementi tossici che rientrano nella nostra catena alimentare, innescando un processo virtuoso di salvaguardia sia dell’ambiente che della nostra salute? Oppure, è vero che, come paventato dai sostenitori dell’agricoltura tradizionale, senza l’utilizzo delle tecniche agricole convenzionali, il mondo rischia una carestia senza precedenti?

Le tecniche di coltivazione biologica si basano su un ciclo chiuso virtuoso di riciclaggio di tutte le sostanze prodotte nel corso della coltivazione e dell’allevamento animale, capace di reintegrare pienamente le risorse utilizzate. Tale ciclo chiuso imita il ciclo naturale secondo il quale nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. E’ un ciclo in cui non esiste lo scarto e al quale l’uomo stesso era perfettamente integrato sino ai primi decenni del ventesimo secolo.

La rivoluzione del filo di paglia

L’agricoltura biologica sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità dell'ambiente in cui opera escludendo l'utilizzo di prodotti di sintesi. Attraverso la rotazione dei raccolti, la semina, fra un raccolto e l’altro, di piante che fissano l’azoto presente nell’atmosfera, come la senape, cedendolo al terreno e la restituzione alla terra di tutta la biomassa superflua – erbacce, residui non utilizzabili del raccolto, fogliame, incluso lo sterco prodotto dagli allevamenti animali – il suolo viene costantemente arricchito, anziché depauperato, come avviene per la coltivazione convenzionale.

Il topsoil, ovvero la parte più superficiale e fertile del suolo, continuamente alimentato dal residui delle coltivazioni che vengono distribuiti sull'appezzamento, non viene disperso attraverso il rivoltamento in profondità delle zolle, operato dall’aratura tradizionale. Arare il terreno in profondità significa compiere una violenza alla terra, perché si distrugge tutta quella rete vitale di microrganismi benefici presenti nel suolo di superficie che con la sua azione metabolica di trasformazione rende fertile il terreno. Il terreno è ripetutamente fresato, vale a dire mantenuto friabile con un rivoltamento dello strato di superficie. Con l'aratura tradizonale, invece, si portano in superficie gl'infertili strati profondi, rendendo poi necessario l’apporto di quantità enormi di fertilizzanti chimici per ristabilire le proprietà nutritive necessarie alla coltivazione. Ma l’integrità e la ricchezza nutritiva del suolo non sono più ripristinate, perché i fertilizzanti sintetici apportano al terreno un numero limitato di macroelementi nutritivi: potassio, fosforo e azoto. Senza l’aratura, pietra miliare di millenni d’agricoltura, direte voi, pare persino impossibile far alloggiare nel terreno in modo ideale i semi. Ma è così?

La lavorazione del terreno, nell’agricoltura biologica, non è invasiva. Ne rispetta, al contrario, totalmente la struttura. L’uso dei pesticidi è eliminato coltivando in associazione piante da frutto o vegetali per la tavola e piante che emanano un odore repellente per gli insetti dannosi o che attraggono insetti che si cibano di quelli dannosi, o con altre tecniche naturali. Le monocolture, estremamente fragili agli attacchi in massa degli insetti, sono sostituite da policolture. L’agricoltura biologica privilegia inoltre la coltivazione di piante rustiche, spesso locali, adattate alle condizioni climatiche del luogo e naturalmente più capaci di resistere all’attacco degli insetti o delle malattie.

bioagricoltura f 2 smallLe erbe infestanti non sono eliminate con erbicidi, ma vengono tenute sotto controllo in parte manualmente e in parte coprendo il terreno con i residui delle piante raccolte o con la tecnica del sovescio, vale a dire seminando piante cosiddette di copertura, come la senape o il sorgo. Tali piante, oltre a mantenere il terreno “occupato” e umido più a lungo, saranno in seguito tagliate e sparse sul campo - non arato, ma solo smosso - in preparazione alla semina, o mescolate alla terra. Si viene a creare, in tal modo, un “mantello” che protegge il suolo dall’essiccazione e che, reintegrandosi lentamente al terreno, lo nutre.

Ripristinare il ciclo continuo per cui nulla viene distrutto, ma tutto reintegrato e trasformato nel terreno è estremamente importante, non solo per l'ambiente, ma soprattutto per la salute umana. Un terreno integro, ricco di microelementi produrrà alimenti altrettanto integri e nutrienti, oltre che straordinariamente saporiti e profumati. Un terreno povero, sfruttato in modo continuo e alimentato unicamente con i 3 noti macroelementi, PNK, produrrà alimenti poveri e scadenti. Di conseguenza, secondo un recente rapporto FAO, il numero delle persone sovrappeso o obese ha superato quello degli individui che soffrono la fame, però, entrambe sono afflitti da pericolose carenze alimentari. 

L’allevamento è praticato nel rispetto della natura delle razze e con un equilibrato rapporto tra capi e superficie utile. Gli animali hanno lo spazio necessario per l’espletamento di tutte le loro funzioni naturali. Sono nutriti con mangime biologico loro proprio (ad erbivori non viene somministrata carne!), senza l’utilizzo di antibiotici, ormoni, anabolizzanti o cortisone. Il loro sterco viene totalmente reintegrato al terreno come fertilizzante.

La rivoluzione del filo di paglia

Le caratteristiche della produzione biologica

Il regolamento europeo n.834/2007 definisce la produzione biologica come “un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e una produzione confacente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali. Il metodo di produzione biologico esplica pertanto una duplice funzione sociale, provvedendo da un lato a un mercato specifico che risponde alla domanda di prodotti biologici dei consumatori e, dall’altro, fornendo beni pubblici che contribuiscono alla tutela dell’ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale”. Quelli legati all’allevamento sono tra gli aspetti più caratteristici dell’agricoltura biologica.

L'allevamento bio

L’allevamento bio, sottolinea il regolamento, “è un’attività legata alla terra”: gli animali devono aver accesso a spazi all’ariabioagricoltura f 3 small aperta e a pascoli.

Nell’allevamento biologico tutte le pratiche, compresa la densità e le condizioni di stabulazione, garantiscono invece che siano soddisfatte le esigenze fisiologiche, etologiche e di sviluppo degli animali; per ogni ettaro di superficie a disposizione, l’allevatore non può mantenere più di 230 galline, vale a dire uno spazio vitale di 43 metri quadri per gallina. Nei ricoveri al coperto (per dormire e in caso di maltempo) in ogni metro quadro possono stare non più di 6 galline, devono esserci trespoli e nidi, il palchetto scoperto per pascolare non può essere inferiore a 4 metri quadri.

L’alimentazione, va da sé, è OGM-free e biologica, non sono consentiti antibiotici e ormoni stimolanti della crescita, aminoacidi sintetici e coloranti per imbellettare il tuorlo. Si scelgono le razze più appropriate, rustiche e robuste. Il che, magari, non va a braccetto con la maggior produttività, ma contribuisce a garantire lo stato di salute della mandria, a prevenirne le sofferenze psicofisiche e la necessità di farmaci.

Sono più felici le galline e noi più sani, e con pochi euro all'anno in più, ci assicuriamo carne e uova sane, esenti da OGM e farmaci.

 

Leggi il post del blog dell'autrice sull'aspetto degli alimenti biologici e il confronto con quelli da agricoltura tradizionale: "Che direbbe mai Caravaggio se visitasse un supermercato odierno..?

PER UN CONFRONTO FRA ALIMENTI BIOLOGICI/BIODINAMICI E DA AGRICOLTURA CONVENZIONALE LEGGETE:

Il prezzo di non mangiare BIO: bio costa veramente di più?

Il prezzo del BIO: differenza qualitativa

Perché BIO conviene: come abbattere il prezzo del biologico/biodinamico

Leggete sul blog di Patrizia, il cittadino al centro dell'azione politica: l'iniziativa di coltivazione biodinamica in un parco cittadino

FONTI

La rivoluzione del filo di paglia, Masanobu Fukuoka

Against the Grain, Richard Manning

Food, INC., Edited by Karl Weber, Participant Media