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Il prezzo di non mangiare BIO

di Patrizia Marani
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Mangiare BIO costa veramente di piu', una volta detratto il risparmio delle cure mediche e delle relative sofferenze?

LE MALATTIE DELL'OCCIDENTE E LA BUFALA DELLL'ASPETTATIVA DI VITA "Mangiare biologico costa troppo", "Non ci credo che il prodotto biologico sia tanto diverso da quello convenzionale": queste le due osservazioni avanzate dalla maggior parte delle persone che rifiutano di acquistare alimenti biologici o biodinamici. Poi indaghi, ma neanche tanto a fondo, e scopri che individui ancora giovani e apparentemente in forma sono immunodepressi, o hanno avuto un infartino e soffrono di pressione alta, o di artrite reumatoide, e il rosario delle lamentele potrebbe continuare all'infinito. In Italia, dove gli over 65 rappresentano circa il 20% della popolazione, quasi 4 persone su 10 sono dei malati cronici, tenuti in vita da un consumo quotidiano di medicine. Malgrado ciò, tanti di loro non collegano lo stato di salute alla qualità di ciò che mangiano, ma piuttosto accettano la loro condizione come se fosse ineluttabile.

Ma è veramente così? E mangiare BIO fa davvero lievitare il budget della spesa? Tale eventuale surplus di costo è giustificato o no da una maggiore qualità?

pomodori neri e gialliGià Ippocrate, 2500 anni fa, raccomandava: "Fa che il cibo sia la tua medicina, e che la medicina sia il tuo cibo". Tutti gli articoli dedicati alla salute ripetono da decenni lo stesso mantra, che per star bene bisogna mangiare tanta frutta e verdura, ricchi di vitamine e antiossidanti, e che la dieta mediterranea è la panacea per tutti i mali. Ma 60 anni dopo il grande esperimento dell'ultima rivoluzione agricola che ha trasformato il cibo in merce e 130 dopo la raffinazione dei cereali, il mantra risulta vero solo in parte perché cereali, frutta e verdura non sono più quella fonte di vigore e benessere che sono stati per tutta la storia della nostra civiltà alimentare. Dati alla mano.

POPOLI PRIMITIVI PIU' SANI Già nei primi decenni del '900, alcuni medici-esploratori e antropologi che osservavano le popolazioni primitive, avevano notato la totale assenza presso questi popoli delle malattie croniche che stavano diventando comuni in Occidente in seguito alla rivoluzione alimentare di fine '800, scaturita dalla raffinazione e, conseguente, industrializzazione degli alimenti primari della nostra dieta: farine, riso e zucchero. Presso i popoli primitivi sotto osservazione non esistevano malattie cardiocircolatorie, né diabete, né cancro; né obesità, né ipertensione, né ictus. Appendiciti, diverticoliti, ulcere, emorroidi, allergie e, persino, carie dentali erano, del pari, sconosciute, tanto che un medico inglese coniò per esse, durante la seconda guerra mondiale, l'appellativo di malattie dell'Occidente. Lo ha fatto a ragione, dato che nel corso del '900 e nel primo decennio del 21° secolo quelle patologie sono via via cresciute e sono ora presenti a livelli epidemici.

Alcuni di questi studiosi si trovarono sul campo ad osservare anche un altro passaggio importante: l'arrivo di quelle stesse affezioni a mano a mano che gli indigeni adottavano la nostra alimentazione, in particolare, farine e zucchero raffinati e altri alimenti industriali.

MALATTIE TIPICHE DI UN'ETA' AVANZATA? L'epidemia delle cosiddette 'malattie dell'Occidente' viene, in genere, giustificata col fatto che prima non si viveva abbastanza a lungo da permetterne l'insorgere. C'è insomma da celebrare la vittoria sulle malattie infettive e il successo dell'innalzamento della vita media, non certo da ricercare le cause delle malattie che la fiorentissima industria farmaceutica mantiene stabili, o quasi, per decenni. Persino il cancro, nella vecchiaia, si sviluppa lentamente, permettendoci di raggiungere età ragguardevolissime. Ma che ne è della nostra qualità di vita?

Se le statistiche trionfanti vengono passate sotto la lente scientifica, si scopre che l'enorme innalzamento della vita media dai 45 anni circa d'inizio '900 ai 78-80 attuali è dovuto, soprattutto, al fatto che, avendo sconfitto le malattie infettive grazie ad una maggior igiene, ora si sopravvive all'infanzia. Se, ad esempio, nel 1900 nascevano 4 bambini, 2 morivano subito dopo la nascita e gli altri 2 vivevano fino a 100 anni, la vita media risultava essere di 50 anni. In realtà, gran parte di coloro che sopravvivevano all'infanzia, vivevano a lungo, bene e, per di più, senza bisogno di medicine!

A conti fatti, "l'aspettativa di vita di un sessantacinquenne nel 1900 era di circa soli 6 anni in meno di un sessantacinquenne in vita oggi. Una volta fatte le necessarie adeguazioni per età, i tassi di malattie croniche come il cancro e il diabete di tipo 2 sono considerevolmente più elevati oggi di quanto lo fossero nel 1900." Che cosa, quindi, sconfitti i virus soprattutto grazie alla maggior igiene, ha causato l'insorgere di tante patologie croniche che appaiono in aperto contrasto con il progresso secolare della nostra specie? Possibile che, ad esempio, l'evoluzione abbia selezionato degli individui allergici al polline, l'elemento stesso che è alla base della vita? O che ci abbia forgiati con denti così fragili, dato il ruolo cruciale della masticazione per la nostra sopravvivenza?

Weston A. Price, un dentista canadese si era posto questa domanda già nei primi decenni del secolo scorso. Avendo osservato l'aumento graduale delle patologie dentali negli ultimi 40 anni, intraprese negli anni '30 viaggi verso gli angoli più remoti della terra per studiare le popolazioni primitive che, egli scoprì, non avevano per nulla bisogno del dentista. Egli intuì che ciò poteva dipendere dal tipo di alimentazione e fece analizzare gli alimenti di cui si nutrivano, scoprendo che le loro diete erano estremamente più ricche di vitamina A e D di quella degli americani del tempo, e di circa 10 volte!

I nord americani facevano già ampio uso di cibo industriale e la lavorazione industriale del cibo, ricordiamolo, lo priva delle parti più preziose, vitamine e antiossidanti, perché quest'ultimi, essendo più soggetti agli attacchi batterici, rendono l'alimento più facilmente deteriorabile, non conservabile per i tempi lunghi necessari alla grande distribuzione.
Alla fine della sua ricerca presso le popolazioni primitive, Price concluse che "il comune denominatore di una buona salute, era un regime alimentare tradizionale basato su alimenti freschi ricavati da animali e piante cresciute su un suolo che fosse anch'esso ricco d'elementi nutritivi". Aveva, in pratica, già scoperto il legame che unisce qualità della salute umana, qualità dell'alimento e qualità del terreno su cui questo viene cresciuto/coltivato.

Continua: leggi la 2* parte: "Il prezzo del BIO", tutta la verità sulla perdita di valore nutrizionale degli alimenti coltivati con i metodi tradizionali e le conseguenze per la salute"

Leggete sul blog di Patrizia, il cittadino al centro dell'azione politica: l'iniziativa di coltivazione biodinamica in un parco cittadino

Leggete "Biodizionario alimentare: capire la differenza fra biologico, biodinamico, lotta integrata e alimenti naturali"

Leggete Una vita di biodinamica passione, il vino biodinamico di Nicolas Joly

Leggete "Che direbbe mai Caravaggio se visitasse un supermercato odierno?" sui condizionamenti di come deve apparire un frutto o della verdura 'buone'

Leggete il post "Detossificarsi naturalmente: intestino e alimentazione"

Guarda il video "Tutta la verità sull'ASPARTAME"

FONTI

XI° Rapporto nazionale sulle politiche della cronicita', A cura di Tonino Aceti, Maria Teresa Bressi.
L'epoca della longevità http://www.geriatriaonline.net/pdfiles/longevit.PDF

Breeding the Nutrition Out of Our Food, Jo Robinson, The New York Times

BIBLIOGRAFIA

In difesa del cibo, Michael Pollan