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Uno studio per fermare il glifosato

Fiorella Belpoggi intro
di Patrizia Marani
Intervista a Fiorella Belpoggi, Direttrice del Centro per la Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni,  Istituto Ramazzini: "Vogliamo veramente proteggere la popolazione? Dobbiamo fare meno studi sugli animali, ma dobbiamo farli fatti bene! E NON PUÒ FARLI L’INDUSTRIA, LI DEVE FARE L’ISTITUZIONE PUBBLICA...."

UNO STUDIO PER METTERE LA PAROLA FINE ALLA CONTROVERSIA SULLA CANCEROGENICITA' O MENO DEL GLIFOSATO E TUTELARE LA SALUTE DI MILIONI DI PERSONE

A più di un anno dall’autorizzazione alla commercializzazione del glifosato per altri 5 anni, continua a infuriare la polemica sulla cancerogenicità o meno del glifosato, ne’ si placa la macchina del fango contro IARC, l’unica istituzione che ha osato emettere un verdetto di probabile cancerogenicità per l’uomo, senza farsi intimidire dalla potente industria agrochimica, che per questo l'ha accusata di fare “scienza spazzatura”. Intanto, una coalizione europea di più di 110 organizzazioni della società civile, fra cui l’Istituto Ramazzini, ha presentato un manifesto per la riforma della valutazione del rischio dei composti commercializzabili nella UE, attualmente fondata su studi realizzati dall’industria stessa. Di questi temi parliamo con Fiorella Belpoggi, direttrice dell’Istituto di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni/Istituto Ramazzini, la quale, oltre a indicare i guasti del sistema di valutazione europea del rischio, sta proponendo all’Europa la realizzazione di uno studio sul glifosato realizzato con parametri “uomo-equivalenti”, capace di mettere la parola fine all’annosa controversia e di rappresentare uno studio-modello per aggiornate linee guida e una futura riforma della valutazione del rischio in Europa. Ciò potrebbe iniettare nei cittadini europei una nuova fiducia negli istituti regolatori e nella ricerca scientifica stessa, i quali appaiono ora entrambi avere le unghie spuntate nella tutela sia della salute pubblica sia dell’ambiente. 

PM: Il glifosato è o non è tossico?
FB: La cancerogenicità del glifosato non ha ancora un’evidenza chiara, ma che il glifosato sia tossico è sicuro, lo dico da ricercatrice perché lo abbiamo dimostrato col nostro recente studio pilota che ha analizzato sia il glifosato, il principio attivo, sia il Roundup, il formulato più comune, utilizzando una dose uguale a quella ammessa negli USA come dose giornaliera che un individuo può assumere ogni giorno per tutta la vita senza che vi siano effetti avversi, la cosiddetta ADI (Admitted Daily Intake), che è di 1,75 mg per kg di peso corporeo. L’abbiamo somministrata con l’acqua da bere ai nostri ratti dal periodo embrionale sino all’età giovanile, paragonabile nell’uomo ai 18-20 anni. Noi abbiamo visto, invece, che gli effetti avversi ci sono, eccome. Prima di tutto abbiamo visto che c’è un accumulo nei tessuti. E questo mette in discussione anche il tema dei limiti che vengono fissati a tavolino: nessuno le ha mai studiate le basse dosi, ne’ per il glifosato ne’ per altri composti, sono pochissimi gli studi fatti sulle basse dosi.
PM: Che sono però quelle cui si è sottoposti nella realtà…
FB: Tornando al nostro studio, abbiamo visto un accumulo. Il che vuol dire che se io somministro 1,75 mg nell’acqua da bere per giorno, dopo un po’ di tempo, in diretta relazione con i tempi di somministrazione, la concentrazione nelle urine aumenta, superando il livello della quantità somministrata, perché vi è un accumulo. Non v’è dubbio che il glifosato sia tossico, perché il nostro recente studio ha dimostrato 1. Che bioaccumula, 2. Che aumentano le patologie renali ed epatiche, 3. Che ha un effetto androgenico, cioè aumentano i livelli di testosterone nel sangue.
PM: E’ quindi una sostanza ormono-mimica?
FB: E’ un interferente endocrino che agisce sugli ormoni maschili, aumentandoli. Inoltre, sono stati osservati ritardi nella crescita dei topi trattati..

PM: Rispetto alla cancerogenicità, IARC ha classificato il glifosato come probabile cancerogeno per l’uomo, smentita poi da tutti gli altri istituti regolatori.
FB: Gli altri non hanno fatto altro che analizzare gli studi eseguiti dall’industria. Mentre IARC ha analizzato anche gli studi fatti dal mondo accademico, come può essere l’Istituto Ramazzini, o varie università, negli ultimi 20 o 30 anni. Ha visto questi risultati sulla base di studi indipendenti. La BfR tedesca ha emesso la propria valutazione sulla base del dossier sottoposto dall’industria agrochimica, che poi ha passato all’EFSA, assieme alla propria valutazione.
Ma la cosa grave è che, guarda caso, la Bayer stava trattando l’acquisto di Monsanto, incluso il ramo glifosato, e l’Unione Europea da’ proprio allo stato membro Germania la valutazione di questo composto. Potevano decidere di darlo a qualsiasi altro paese della UE, e invece lo ha avuto proprio la Germania che ha istituito un gruppo di lavoro con 100 esperti, di cui io ne conoscerò una decina perché di profilo scientifico alto, tutti gli altri non so neppure chi siano. Comunque, hanno preso in considerazione solo gli studi presenti nel dossier dell’industria per la registrazione del prodotto. Perché quando un’industria chiede un’autorizzazione, prepara un dossier, il dossier è composto dagli studi che le sono stati richiesti e li fa lei, in casa, quelli.
PM: Che sono anche segreto commerciale, e quindi non consultabili da nessuno.
FB: E’ logico pensare che sia fatto un cherry picking, come dicono gli inglesi, cioè che vengano scelti solo gli studi che risultano più convenienti.. Mentre IARC ha analizzato studi anche vecchi, però indipendenti. Il limite degli studi di cancerogenesi che sono stati fatti finora è che o li ha fatti l’industria oppure sono studi realizzati su un numero insufficiente di ratti, o non avevano una struttura che fosse adeguata alle linee guida, cioè erano degli studi che avevano dei difetti. Però, siccome venivano ribaditi gli stessi risultati soprattutto a carico dei reni e del fegato, così come abbiamo visto noi in uno studio così corto come il nostro studio pilota fatto su un solo periodo della vita, quindi è plausibile che sia così. Ma soprattutto sulla base degli studi genotossici, a livello delle cellule, mentre la BfR non li ha valutati. Quindi la IARC aveva a disposizione degli studi indipendenti che l’hanno condotta a dire: è un probabile cancerogeno per l’uomo, perché c’era sufficiente evidenza di cancerogenicità. E’ questo che c’è scritto nel loro preambolo, la base su cui compiono le loro valutazioni. E quindi, se questi studi fossero stati fatti con PIÙ NUMERI DI ANIMALI, CON DOSI PIÙ' BASSE..PERCHÉ L’ATTACCO CHE VIENE FATTO E’: EH, MA SONO STUDI DI TANTI ANNI FA CON DOSI COSI’ ALTE CHE L’UOMO NON SARA’ MAI ESPOSTO A DOSI COSI’ ELEVATE. Ma non c’entra niente, perché in tossicologia le linee guida chiedono di partire con le dosi alte e poi di abbassarsi, MA MAI SI ARRIVA A QUELLE CHE SONO POI LE DOSI CUI E’ ESPOSTO L’UOMO. DOPO TUTTO IL RISK ASSESSMENT SI FA A TAVOLINO, con delle proiezioni, degli algoritmi..NON E’ CHE SONO IL RISULTATO DI STUDI REALIZZATI..allora visto che questa probabilmente è una dose senza rischio, allora mi fai uno studio? NO NON SUCCEDE, VIENE FATTO COMPLETAMENTE A TAVOLINO. Quindi la IARC ha fatto il suo lavoro, non ha barato, ha fatto quello che fa con tutti i composti quando arrivano sul suo tavolo: se c’è limitata evidenza epidemiologica, però c’è, com’è per il glifosato, perché c’è un aumento dei linfomi non Hodgkin, e se c’è una sufficiente evidenza negli animali, il verdetto è “probabile cancerogeno”, ma lo è per tutti i composti, lo è per il benzene, la trielina, la formaldeide, tutti sono stati valutati in questo modo.

Hanno criticato il fatto che la carne sia stata classificata cancerogena, ma non è la carne tout court che è cancerogena, è quando viene messa in conservazione che si formano dei sottoprodotti che possono essere pericolosi, oppure quando la cucini sulla griglia che ti mangi dei gran idrocarburi policiclici aromatizzati. Loro hanno un’evidenza, nei grandi mangiatori di carne, di cancro dello stomaco e dell’intestino, e nei topi che mangiano queste cose vengono anche a loro. Cosa devono dire? Non è che una bistecca di carne di qualità e cucinata con cura fa venire il cancro, - oddio, sempre entro certi limiti, perché mangiare molta carne può far insorgere tutta una serie di patologie, sino anche al cancro -, ma se mangi carne di qualità e con moderazione, no… ma se mangi degli insaccati o della carne cotta ai ferri, tutta bruciacchiata, tutti i giorni, ahimè è probabile che ti venga il cancro allo stomaco.

PM: Ma come si esce da questo stallo?
FB: Da questo stallo si può uscire producendo dei dati nuovi. Per fare uno studio adeguato di cancerogenesi ci vogliono 4-5 milioni di euro come minimo. Perché guarda lo studio sui telefoni cellulari, a noi che facciamo tutto in casa, che abbiamo uno staff che gira su tutte le funzioni, quindi abbiamo bisogno di meno personale, è costato 5 milioni, agli americani 25 milioni di dollari. Quindi, qual è il privato indipendente, al di fuori del mondo dell’industria, che può investire tutti questi soldi, giusto per togliersi lo sfizio di dire chi ha ragione, se il glifosato è cancerogeno oppure no? Nessuno. Quindi, noi arriveremo nel 2022 che l’industria, fra le campagne di stampa, fra che avrà fatto chissà quanti altri studi in casa sua, porterà dei dati che dicono che non è cancerogeno. E quindi, il Ramazzini è per questo che ha iniziato a dire: noi lo facciamo, noi ci mettiamo anche dei soldi nostri come cooperativa, però ricordate che se non arriviamo ad avere dei dati certificati, condotti con uno studio che sia validato sin dall’inizio, che i risultati siano presi per buoni una volta che ci siano..potrebbe anche essere che non ci sia cancerogenesi, io mica sono sicura che c’e’. E’ possibile che con uno studio fatto bene si arrivi alle conclusioni che il glifosato non è cancerogeno. Però avremo evitato di buttare via un sacco di soldi in queste campagne che non servono a niente. Fanno solo confusione e se per caso il glifosato è cancerogeno continueranno a esporre la gente ad un agente che può farli morire.

PM: Com’è uno studio fatto bene? Quali caratteristiche ha?
FB: Ci vuole un gruppo di ratti o topi di cui si possano monitorare anche differenze lievi tra gli animali di controllo e quelli trattati. Quindi, ci vogliono almeno 100 maschi e 100 femmine per ogni gruppo sperimentale. Perché se ha una bassa cancerogenicità, se tu hai pochi animali non la vedi..Devi sempre considerare che sono miliardi le persone che sono esposte al glifosato, quindi se fosse anche un 1% di un miliardo, tu capisci bene che comunque sono milioni..
Quindi, il tema è: vogliamo veramente proteggere la popolazione? Dobbiamo fare meno studi sugli animali, MA DOBBIAMO FARLI FATTI BENE. E NON PUÒ FARLI L’INDUSTRIA, LI DEVE FARE L’ISTITUZIONE PUBBLICA. CON I SOLDI DELL’INDUSTRIA, MA DEVE GESTIRE SIA I DISEGNI SPERIMENTALI CHE I RISULTATI. BASTEREBBE CHE PER ENTRARE NEL REGISTRO REACH, FOSSE RICHIESTO DI FINANZIARE STUDI ADEGUATI, MA NON DI ESEGUIRLI.
PM: Basterebbe cambiare questo piccolo verbo.
FB: Infatti, perché se l’industria mi fa anche 2000 studi tutti negativi, io non sto capita, non sono convinta, perché li hanno fatti loro. E’ COME UNO CHE SI METTE IL MARCHIO DI QUALITA’ DA SOLO!
PM: Esatto, è come mettere la volpe a guardia del pollaio..
FB: Esattamente! Quindi, assieme a questo gruppo di lavoro di PAN Europe abbiamo redatto una proposta di riforma del sistema di valutazione del rischio che andrà sul tavolo della Unione Europea perché sono state recepite da quel comitato di parlamentari europei che sono stati nominati per vedere come si può fare per dare maggiori garanzie alla popolazione europea sul fatto che le sostanze chimiche che sono in commercio siano sicure. Cioè, a noi non serve che ci siano milioni di pesticidi con altrettanti principi attivi diversi sul mercato, a noi interessa che ce ne siano 10 o 100, ma che siano stati studiati adeguatamente, che non distruggiamo l’ecosistema o il pianeta immettendo delle sostanze non biodegradabili o particolarmente pericolose per i bambini. E’ PROPRIO IL SISTEMA PESTICIDI CHE NON VA. E’ cmq certo che il glifosato è tossico, io adesso lo so, lo abbiamo fatto noi lo studio. Anche se non fosse cancerogeno, è comunque tossico e l’uso va limitato.

PM: Quali altre caratteristiche presenta lo studio che ha in progetto il Ramazzini? FB: Noi abbiamo valutato, quando tu fai uno studio su animali devi incrociare 100 maschi e 100 femmine per ottenere poi i figli che andrai a controllare per tutta la vita. E questi figli vengono randomizzati, cioè non ci devono essere più di uno o due fratelli e sorelle per ogni gruppo sperimentale per non avere il bias (pregiudizio, NdA) della familiarità. Tutti gli altri che non sono inseriti nello studio prima venivano uccisi, sacrificati. Allora noi diciamo, perché fare questa cavolata? Una volta che tu hai generato gli animali, perché non andiamo a studiare insieme la cancerogenicità, la tossicità cronica, senza andare a guardare il cancro, ma ad esempio il Parkinson, malattie degenerative, la metabolomica, perché li hai gli animali, basta fargli il prelievo del sangue e delle urine, fai tutti gli esami di laboratorio, usi gli stessi animali, ma hai tanti end point. Puoi andare a vedere le finestre di rischio. Lo studio avrà una durata di 3 anni e mezzo o 4 anni, infatti noi vogliamo partire quest’anno se no noi non facciamo in tempo per il 2022 (quando deve essere rinnovata di nuovo la licenza al glifosato, NDA) ad avere i risultati. Avremo quelli sulla tossicità, ma non la cancerogenesi, perché per quella ci vogliono 3 anni come minimo, 2 anni e mezzo per l’esposizione, più almeno un annetto per tirar fuori i risultati..
PM: In che cosa si differenzia il vostro studio rispetto a quelli già realizzati?
FB: E’ assolutamente innovativo, perché va incontro alla richiesta delle 3 R: replace (quando puoi raggiungere un risultato senza studiare gli animali ma con altri metodi, NDA). Noi abbiamo valutato quali dei parametri che andiamo a studiare possono essere osservati solo su un organismo vivente. Per lo sviluppo sessuale, lo sviluppo neurologico, il comportamento, la tossicità sul sistema nervoso, il metabolismo, e cosi via, ci vuole un organismo vivo, non si riesce a farlo in vitro, quindi rispettiamo questa prima R. Reduce, diversi laboratori nel mondo, se facessero lo studio su questi diversi parametri dovrebbero usare 10.000 animali..noi a parità di endpoint andremo anche a ridurre il numero degli animali. Refine: come ho spiegato prima, ottimizzeremo l'uso degli animali, senza sacrificarne nessuno inutilmente. Il progetto e' stato 6 mesi sul tavolo del ministero della Sanita’, che chissà quanti peli nell’uovo hanno cercato, ma proprio perché il disegno dello studio era coerente con tutti questi parametri abbiamo avuto l'autorizzazione in tempi medi, 6 mesi.

LO STUDIO COSTA MOLTO, COME FINANZIARLO?
FB: Avendo questa autorizzazione, io, nel tempo materiale di produrre gli animali posso cominciare, cioè 3 mesi da oggi, se mi danno altri tre mesi io sono in grado di partire con il mio studio. Però il mio istituto cosa mi dice, uno studio da 5 milioni che dura 3 anni, Fiorella, possiamo rischiare di racimolare i soldi nei prossimi anni, ma adesso tu parti solo se hai raccolto almeno un milione di euro. Sono a 131.000 euro, ma sino a che non sono a un milione l’istituto non mi fa partire, io lo devo finire lo studio, non è un giochino. Quindi, siamo disposti a rischiare in un secondo tempo, ma per iniziare ci sono degli investimenti grossi da fare, ed è giusto che sia così. Quindi, per questa ragione abbiamo lanciato questa campagna di crowdfunding, di finanziamento popolare che sta andando bene. In particolare, ho avuto un’iniziativa di Hollywood a New York di raccolta fondi che ha avuto luogo nel grattacielo di Di Caprio, la DiCaprio tower, Di Caprio è un grande ambientalista, lotta per la biodiversità e la conservazione del pianeta. Insomma, c’è un grande movimento attorno al nostro progetto, però se io entro l’anno non raccolgo questo milione, dopo è troppo tardi. DOPO CI DOVREMO TENERE LE VALUTAZIONI DELL’INDUSTRIA. Ho fatto una vita l’anno scorso….sono andata a elemosinare, a fare conferenze dappertutto. E c’è il gruppo dei Verdi, tedeschi soprattutto, che sono innamorati di questo progetto, adesso stanno anche loro facendo campagna.
PM: E le nostre istituzioni pubbliche?
FB: Adesso quando vado dalla Ministra Grillo le chiedo anche questo. Se lei mi dice che è competenza di Costa, io le chiedo di incontrare Costa. Perché l’Italia farebbe un figurone enorme a realizzare questa cosa. Mica ce li deve mettere tutti lei i soldi, ma anche a livello di Comunità Europea lanciare questa richiesta. Ho fatto una conferenza stampa a Bruxelles l’anno scorso con i risultati del progetto pilota. Secondo me è una battaglia questa che se è vinta avrà una cascata di eventi che ci salverà per il futuro perché dimostrerà che noi cittadini ci possiamo auto-organizzare per la nostra salute. Il modello cooperativo è veramente innovativo perché costa pochissimo, ma siamo talmente tanti e d’altra parte su progetti che riguardino sostanze che espongono il mondo va benissimo, perché una volta le sostanze pericolose erano dentro la fabbrica, adesso nelle fabbriche si vive più o meno bene, è fuori che è un disastro che abbiamo miliardi di persone esposte a questi veleni.
E’ cambiato completamente la situazione di rischio, non è più un rischio legato al luogo di lavoro, ma è un rischio diffuso, nell’ambiente di vita. Ma le linee guida su come devono essere realizzati gli studi riflettono malauguratamente il tipo di esposizione che si aveva decenni fa. Non è più la cancerogenesi industriale del cloruro di vinile, dell’amianto come nelle OGR che usavano tutto questo amianto, adesso l’amianto se io vado a testare la polvere del mio giardino, sono sicura che ci sono delle fibre di amianto, adesso l’amianto è dappertutto. L’unico modo che le istituzioni hanno per governare questi rischi diffusi è quello di creare dei limiti, ma questi limiti non escludono il rischio, lo controllano solamente.

PM: Lo studio che andrete a fare si differenzia anche per la durata dell’osservazione degli animali, non è vero?
FB: Si, il nostro partirà dalla gestazione e vi sarà pure un gruppo sperimentale dove addirittura cominceremo ad esporre i padri e le madri una settimana prima dell’accoppiamento, per vedere se ci sono degli effetti sui gameti.
Siccome ci hanno sempre criticato per condurre studi sino alla morte naturale dei ratti, abbiamo deciso per una durata di 130 settimane, che è un compromesso che abbiamo raggiunto, perché dopo una certa età subentrano delle patologie dell’anziano, come bronchiti, polmoniti, - come accade negli anziani umani, i ratti ci assomigliano molto anche in questo. Dopo 130 settimane non ci sarà più del 10 % degli animali ancora vivi, che corrispondono all’età di 75 anni nell’uomo. Se viene un tumore dopo i 75 anni è più' correlato all’età che non all’esposizione, perché anche l’età è un fattore predisponente. Quindi per andare incontro alle critiche che ci erano state fatte sul life span, vorremmo arrivare sino ad un’età in cui si è già visto tutto il potenziale cancerogeno di un composto.

PM: Perché questo studio, rispetto al pregresso, è in grado di mettere la parola fine alla controversia “glifosato, cancerogeno si o no?”
FB: In primo luogo, perché è integrato, ci da’ delle risposte sia nel breve che nel lungo termine; 2. Perché scioglie il nodo della cancerogenicità, sarà fatto in modo assolutamente indipendente (non gestito dall’industria che produce il glifosato, NdA) e controllato, perché noi vogliamo avere un comitato di supervisori che includa anche le agenzie regolatorie, pertanto non potrà essere avanzata alcuna critica sui metodi, quando vi saranno i risultati, saranno presi per buoni, perché tutti avranno partecipato a questo studio. Chiederemo sia a IARC sia a EFSA di mandare i loro rappresentanti a vigilare sullo studio. E guarda che ne ho già parlato, e ci sarebbe la disponibilità. Quello che nessuno ci da’ sono i soldi...... 
PM: La linfa vitale…
FB: Se il disegno sperimentale è stato approvato dal Ministero della Salute…con la corruzione che abbiamo in Italia…non pensi che la Monsanto non abbia tentato? Evidentemente, era un progetto specchiato, inattaccabile. Ci hanno solo chiesto due o tre cose e poi è passato in 6 mesi, che è un tempo medio. E lo dirò alla Ministra se mi riceverà: il fatto che l’istituto Superiore di Sanità abbia già validato il disegno sperimentale da’ una grande forza allo studio. Metti che loro ci mettano 100.000 €, che cosa sono 100.000 nel budget di un ministero? Pero’ accompagnati dalla richiesta che tutti i paesi della Comunità Europea facciano lo stesso, 100.000 € per 3 anni, e noi gli finiamo lo studio, e i risultati sono anche loro. Ogni governo vuole mandare un ispettore? Che venga pure, basta che si paghi le spese da solo. Alcuni paesi della Comunità Europea hanno già chiesto maggiori informazioni sul progetto perché è d’interesse non solo europeo ma globale. Però per l’Europa in questo momento è una priorità.
PM: E l’istituto per l’ambiente americano che è tradizionalmente vostro partner?
FB: No, loro non possono partecipare perché hanno avuto dei fondi per studiare la genotossicità del glifosato nei vari formulati. I risultati non sono stati ancora pubblicati, ma uniti a quelli del nostro studio avranno grande forza. Risultati prodotti bene diventa molto facile valutarli, mentre quelli di studi passati valutati da IARC erano a volte vecchi, non avevano i metodi che ci sono oggi di valutazione statistica, insomma, diventa tutto più complicato... Ci spero tanto, ci spero tanto, sarei felice come una Pasqua….

PM: Saremmo felici tutti! Quindi, se gli studi hanno prodotto in passato risultati discutibili, c’è bisogno di una riforma delle linee guida?
FB: Assolutamente! Perché sono state costruite sulla base della cancerogenesi confinata negli ambienti di lavoro. Non tengono conto di una cancerogenesi diffusa che però invade tutta la nostra società. E pensa che Maltoni (lo scienziato che ha fondato il centro di Ricerca diretto da Belpoggi, e co-fondatore del Collegium Ramazzini, NdA) alla fine degli anni ’90 aveva scritto un articolo sulla cancerogenesi diffusa, dicendo che bisognava cambiare le linee guida (alla base della realizzazione degli studi scientifici sui composti, prima che possano essere messi in commercio, NdA). Io sono 20 anni che batto su questo tasto. Noi comunque abbiamo sempre studiato le basse dosi (le basse dosi sono quelle cui siamo esposti nell'ambiente reale, NdA), l’abbiamo fatto per i cellulari, per i campi magnetici dell’elettricità, con le radiazioni ionizzanti, con l’aspartame, con il supralosio. Quello di studiare le basse dosi noi lo facciamo ormai da 20 anni.
PM: Quindi, al di là delle linee guida, voi impostate lo studio come va impostato per ottenere dei risultati reali.
FB: Esatto, con un modello uomo-equivalente, noi lo chiamiamo così. Certo è che ci vogliono più animali per ogni gruppo, ma bisognerebbe poi fare meno studi. Invece di chiedere GLI STUDI all’industria, bisognerebbe chiedere I SOLDI all’industria.
PM: E’ giusto che investano loro, perché sono loro che andranno poi a trarre profitto dai risultati degli studi.
FB: Tu industria vuoi registrare un composto? Bene, la registrazione costa 3 milioni di euro, dico una cifra..che ci fa EFSA con quei fondi? Fa eseguire lo studio a scienziati indipendenti. Una volta finito lo studio, la sostanza entra o non entra (nel registro REACH, NdA). Dovrebbe essere come il collaudo delle automobili, non devi pagare una tassa prima di fare il collaudo? Mica il collaudo te lo fai tu industria in casa tua e poi autocertifichi che va tutto bene. Ci sono degli organi preposti che devono controllare che l’auto sia idonea ad essere immessa in circolazione. E’ che uno non ci pensa a queste cose qui, altrimenti si chiede com’è che abbiamo fatto un errore così per tanti anni? Pare ci siano arrivati tutti ora a formulare questo pensiero, però ce n’è voluta....

PM: Una spiegazione del perché ci sia voluto tanto tempo potrebbe esserci, però, no? A pensar male..l’industria aveva tutto l’interesse a rendere inefficace lo strumento di controllo da cui dipendeva l’autorizzazione alla commercializzazione di prodotti su cui aveva fatto grossi investimenti…
FB: Beh, sì, quando sono state stabilite le linee-guida per gli studi sui composti, la Commissione Europea invito' al tavolo di lavoro anche l’industria, che ha avuto un’ influenza determinante sugli esiti finali..


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Foto: per gentile concessione di Fiorella Belpoggi, Istituto Ramazzini