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IARC, ancora sotto attacco

di Patrizia Marani

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GLI ATTACCHI CONTRO L'AGENZIA DELL'OMS CHE CLASSIFICO' IL GLIFOSATO COME "PROBABILE CANCEROGENO PER L'UOMO" NON SI FERMANO.  PER FUGARE OGNI DUBBIO SULLA CLASSIFICAZIONE DI IARC E CHIARIRE PERCHE' SIA STATO DATO INVECE IL VIA LIBERA, RIPERCORRIAMO PUNTO PER PUNTO L’AFFAIR DEL RINNOVO DELLA LICENZA AL GLIFOSATO IN EUROPA. CHI HA AGITO A TUTELA DELLA SALUTE PUBBLICA, IARC O GLI ALTRI ENTI REGOLATORI, CHE HANNO SMENTITO LA CLASSIFICAZIONE DELL'AGENZIA?

Ebbene si, ora, secondo autorevole stampa italiana, il glifosato diventa la possibile vittima di un complotto ordito da “un’oscura lobby anti-glifosato per farlo sostituire con prodotti più nuovi, più costosi e coperti da diritti di qualche multinazionale”, la quale avrebbe agito nientepopodimeno che per mano di IARC, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS, rea di aver, in quel fatidico 2015, classificato l'innocuo erbicida come “probabile cancerogeno per l’uomo”. “Una misteriosa manina” (sic) avrebbe fatto “apparire la parola 'cancerogeno' sui rapporti in cui gli scienziati avevano accertato che il glifosato non sarebbe cancerogeno. Così fu taroccato in senso peggiorativo e accusatorio il risultato delle ricerche..”

IARC ha già risposto in modo puntuale ed esaustivo alle accuse mosse da giornalisti Reuter nel 2016 e 2017 e Elisabete Weiderpass ne è la nuova direttrice già da diversi mesi. Anch’essa, come il suo criticatissimo predecessore Christopher Wilde, non essendo per nostra fortuna gradita ai potenti dell’agrochimica, è stata immediatamente messa sotto attacco.

Secondo la testata italiana, “la commissione Scienza spazio tecnologia della Camera dei rappresentanti del Parlamento statunitense ha scritto alla nuova direttrice dello Iarc che il modo in cui avevano agito i suoi predecessori «was an affront to scientific integrity», è stato un affronto all’integrità della Scienza”.

Ma è vero che il modo in cui hanno agito gli scienziati del gruppo di lavoro IARC e il predecessore di Weiderpass, che hanno osato sfidare i potenti dell’agrochimica “è stato un affronto all’integrità della scienza”? Nell’articolo precedente abbiamo evidenziato le quattro principali strategie che Monsanto ha utilizzato per influenzare favorevolmente l’opinione pubblica e impedire ai regolatori americani che avrebbero dovuto decidere sulla tossicità o meno del glifosato di arrivare a un responso negativo: 1. studi firmati da scienziati apparentemente indipendenti pubblicati su riviste scientifiche, occultamente scritti da scienziati aziendali; 2. studi con esiti positivi condotti dall’industria agrochimica stessa e, per di più, coperti da segreto commerciale; 3. la presenza di scienziati a libro paga all’interno dell’Ente per la Protezione dell’Ambiente (EPA); 4. campagne su internet, nei social media e di stampa a favore del glifosato.

Dati gli elevatissimi interessi in gioco, l’industria agrochimica ha scatenato una furente macchina del fango contro IARC e gli scienziati che hanno realizzato la monografia 112 sul glifosato classificandolo come “probabile cancerogeno per l’uomo”. La campagna mediatica contro l’Agenzia, come abbiamo appena visto, non accenna a fermarsi e ha, anzi, reclutato numerosi potenti sostenitori del settore, i quali chiedono a gran voce la riforma dell’unica istituzione che, come vedremo, canta fuori dal coro.

E’ giusto riformare IARC o AIRC, come dir si voglia? Chi è davvero indipendente dall’industria agrochimica e difende la salute pubblica? Il glifosato è o non è un “probabile cancerogeno”?

Cari lettori, a voi l’ardua sentenza. Nostro compito è di esporre imparzialmente una sintesi degli eventi pertinenti, occorsi fra il 2015 e il 2018, e di sottoporli a vostro acuto giudizio. 

UN’AGENZIA CONTRO TUTTI, ovvero NON TUTTE LE CLASSIFICAZIONI NASCONO UGUALI

Ripercorriamo, quindi, i momenti salienti del percorso che ha portato alla conferma, per altri 5 anni, della commercializzazione del glifosato in Europa.

20 marzo 2015: l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS (IARC o AIRC) classifica il glifosato come “probabile cancerogeno per l’uomo”.

IL METODO UTILIZZATO DA IARC: “Un gruppo di scienziati che lavorano per le massime istituzioni scientifiche mondiali”, soggetti a una politica rigorosa di conflitto d’interessi (vale a dire, indipendenti), attuano una “revisione sistematica ed esaustiva” della durata di un anno “di tutta la letteratura scientifica pubblicata su riviste scientifiche internazionali e sottoposta a pubblico scrutinio..” (C. Gillam, Whitewash). 

Questo esame esclude, dunque, gli studi aziendali, coperti da segreto commerciale e, di conseguenza, non pubblicati, ne’ soggetti a valutazione inter pares (all’esame da parte degli altri scienziati).

L’Agenzia ha preso in esame la letteratura scientifica riguardante sia il glifosato sia i cosiddetti “formulati” o erbicidi di cui il glifosato è il principio attivo. In questi ultimi, infatti, è presente una rosa d’ingredienti, atti a esaltare l’efficacia del principio attivo, la cui potenziale tossicità non è ancora stata esplorata dagli enti regolatori europei. Per di più, sono i formulati a essere materialmente irrorati nei campi.

Ben 5 degli scienziati che prendono parte al “gruppo di lavoro” IARC per esaminare tutta la letteratura scientifica a tema glifosato sono membri del Collegium Ramazzini. L’istituto scientifico internazionale s’ispira al carpigiano Bernardo Ramazzini, padre secentesco della scienza occupazionale e della tossicologia industriale e, pertanto, include la crema degli scienziati ambientali e occupazionali indipendenti che operano sulle orme del grande medico italiano, artefice, fra l’altro, della medicina preventiva (diceva” è “più conveniente prevenire le malattie che curarle”). Per l’affiliazione a siffatto istituto, ispirato a siffatti principi, gli scienziati sono stati accusati di “conflitto d’interessi” e il Collegium Ramazzini, tacciato di essere un’ “oscura organizzazione”. Bernardo Ramazzini, primo medico dei lavoratori

12 novembre 2015, l’EFSA, l’ente europeo per la sicurezza alimentare, conclude al contrario che il glifosato è un improbabile cancerogeno per l’uomo e, per di più, eleva l’ADI (admitted daily intake, dose giornaliera ammessa) da 0,3 a 0,5 mg per kg corporeo.

IL METODO UTILIZZATO L’agenzia ha ricevuto il mandato dalla Commissione Europea di compiere un esame inter pares della precedente valutazione, realizzata nel 2013 dall’ente tedesco per la sicurezza alimentare, l’Istituto Federale Tedesco per la Valutazione del Rischio, detto BfR.

Infatti, “il primo passo per ottenere il rinnovo di una licenza di commercializzazione per una sostanza chimica previsti dal sistema regolatorio della UE, come stabilito dal diritto dell’Unione Europea, è quello di sottoporre un dossier, compilato dalla stessa azienda produttrice, che include studi obbligatori sulla sicurezza commissionati dall’azienda, e studi pubblicati sottoposti a esame inter pares”.

“Alle aziende viene richiesto di riassumere gli studi sulla sicurezza e la letteratura sottoposta a scrutinio inter-pares, secondo le linee guida stabilite e fornire queste informazioni alle autorità competenti. In una prima fase, le informazioni sono valutate da uno stato membro ‘rapporteur’ (RMS) che, nel caso del glifosato, è stata la Germania”, (EFSA statement addressing allegations on the renewal assessment report for glyphosate, 22 September 2017).

La diversa valutazione è dovuta, dunque, al fatto che 1. L’EFSA ha preso in considerazione solo il dossier sottoposto dall’industria produttrice contenente solo la letteratura scientifica pubblicata su riviste scientifiche e soggetta a valutazione inter pares selezionata dall’industria ( la Glyphosate Task Force, un consorzio di aziende dell’agrochimica che include oltre a Monsanto, BAYER, Syngenta, BASF etc.), e studi aziendali, mai pubblicati e financo coperti da segreto commerciale. Inoltre, su alcuni studi valutati sia da IARC sia da BfR/EFSA, le autorità hanno tratto conclusioni contrastanti. Infine, gli studi valutati dagli enti regolatori europei, loro sottoposti dall’industria agrochimica riguardavano il solo principio attivo glifosato.

Secondo l’EFSA, è, invero, “La distinzione fra sostanza attiva e formulato pesticida (sic) che spiega principalmente le differenze fra come EFSA e IARC hanno soppesato i dati a disposizione. Per la valutazione europea, gli studi condotti con il glifosato erano più attinenti degli studi condotti con i formulati che contengono altri ingredienti, perche' gli altri ingredienti non possono essere chiaramente identificati”.

Peccato però che siano proprio i “formulati pesticidi” a essere irrorati sui campi di tutta Europa. Vari commentatori hanno identificato molteplici irregolarità nel metodo di valutazione degli enti regolatori europei, a cominciare dalla valutazione (RAR, Renewal Assessment Report) del BfR, l’ente tedesco.

IL METODO UTILIZZATO DALLA BfR Secondo uno studio del metodo realizzato dalla Dott.ssa Nancy Swanson, “Lo Stato Membro Relatore (Rapporteur Member State, RMS) non ha esaminato direttamente gli studi tossicologici pubblicati, ma si è invece affidato a un riassunto fornito loro dalla Glyphosate Task Force (GTF), un consorzio di aziende chimiche europee. La parte più consistente del rapporto tossicologico stilato dallo Stato Relatore è letteralmente scritta dal consorzio di multinazionali, con chiose in corsivo dello Stato Membro Relatore, peraltro molto rare, sul documento di carattere tossicologico lungo 947 pagine. Su Science in Society la Dr.ssa Nancy Swanson osserva che 1. la BfR ha valutato solo letteratura scientifica riguardante il principio attivo, il glifosato, quando in realtà in commercio si trovano i formulati, notoriamente più tossici, e sono quelli ad essere irrorati sui raccolti, primo fra tutti il Roundup; 2. che su 15 documenti per un totale di 3.744 pagine del report BfR, non vi è traccia dei nomi degli autori; 3. che 3 su 12 dei membri del 2014 e 4 dei 16 membri del 2011-13 della Commissione per i Pesticidi e i loro Residui della BfR, presumibilmente gli autori della relazione dello Stato Membro, lavorano per BASF o per Bayer CropScience.

Questo serio conflitto d’interessi in un’agenzia regolatoria non è limitato alla BfR, ma è endemico nelle agenzie regolatorie europee. Secondo Corporate Europe Observatory, più della metà dei 209 scienziati che fanno parte dei gruppi di lavoro dell’EFSA hanno legami diretti o indiretti con le industrie che dovrebbero regolare.

Una nostra scorsa ai nomi dei proprietari degli studi scientifici presi in considerazione dalla BfR evidenzia una preponderanza di studi realizzati dalle industrie stesse. Si tratta, perciò, di studi mai pubblicati su riviste scientifiche, non aperti a valutazione inter pares e persino coperti da segreto commerciale. Scrive, infatti, Carey Gillam nel suo formidabile libro-indagine Whitewash, “La BfR (l’ente regolatore tedesco, NdA) ha ottenuto i dati dalla Glyphosate Task Force, il consorzio di industrie chimiche che si era associato al fine dichiarato di ottenere il rinnovo del permesso. La BfR, dal suo canto ha ammesso che il report era basato su pubblicazioni e altre informazioni pertinenti sottoposte dal consorzio d’industrie del settore e altri studi che erano stati presi in considerazione nel corso di altre valutazioni europee. La BfR ha sostenuto pure che, a causa del rilevante numero di studi sottoposti, era impossibile controllarli tutti dettagliatamente. Di conseguenza, anziché visionarli uno a uno indipendentemente, “si è affidata alle descrizioni e valutazioni dell’industria”.

27 Novembre 2015, lettera aperta al Commissario per la Sanità dell’Unione Europea da parte di 100 scienziati che si definiscono “un gruppo di accademici indipendenti e scienziati governativi provenienti da tutte le parti del mondo che hanno dedicato la loro vita professionale a capire il ruolo giocato dai pericoli ambientali nella salute umana e nel rischio di contrarre il cancro..”. Viene fatto appello alla Commissione Europea affinché “ignori l’errato responso dell’EFSA in merito al glifosato” perché basata sulla RAR fornita dall’Istituto Federale Tedesco per la Valutazione del Rischio, (BfR) che “non è credibile perché non supportata da prove scientifiche e non raggiunta con una modalità aperta e trasparente”.

17 Maggio 2016, FAO/OMS traggono le seguenti conclusioni: “E’ probabile che il glifosato non sia cancerogeno per l’uomo a seguito di un’esposizione alimentare”,(‘unlikely to pose carcinogenic risk from exposure through diet’)dopo un esame congiunto della letteratura scientifica. Secondo il giornale britannico The Guardian, “la decisione è stata presa sulla base di dossier confidenziali dell’industria, non aperti a pubblico scrutinio”.

ECCOLI DI NUOVO Il gruppo di lavoro era presieduto dal professor Alan Boobis, che è vicepresidente della ILSI Europa. La International Life Sciences Institute è un’organizzazione senza scopo di lucro fondata nel 1978, i cui finanziatori sono, fra gli altri, secondo un documento pubblicato da US Right to Know, la Monsanto (con $ 500.000 nel 2012), e CropLife International ($ 528.500), un’associazione che promuove tecnologie agricole, quali i pesticidi e le biotecnologie i cui soci più di spicco sono Monsanto, Bayer, BASF e Syngenta. Boobis ha rassegnato le dimissioni da una posizione nel gruppo di consulenti dell’EFSA nel 2012.

Un altro scienziato presente nel “panel”, il Prof. Angelo Moretto, è membro del team direttivo di Risk21, un progetto che si propone “di armonizzare l’approccio alla valutazione mondiale delle sostanze chimiche, usando quello della valutazione del rischio”, fra i cui consulenti figurano scienziati di Exxon Mobil, American Chemestry Council, DuPont e Syngenta e include organizzazioni come BASF, Bayer, Monsanto, Dow Chemical, ma pure il Centro di Ricerca Congiunto della Commissione Europea, l’ECHA e l’americana EPA (environmental protection agency). Ex membro del “gruppo sui pesticidi” dell’EFSA, carica da cui dovette dimettersi dopo le polemiche riguardo la sua mancata denuncia del suo legame con l’industria e l’ILSI.

12 settembre 2016 CARC report dell’EPA, l’agenzia per la Protezione Ambientale Americana: ”E’ improbabile che il glifosato sia cancerogeno per l’uomo”. Di questa classificazione abbiamo già detto (IL GLIFOSATO NON E' TOSSICO, LO DICE L'INDUSTRIA AGROCHIMICA). 

22 agosto 2016 Entrano in vigore le restrizioni imposte dall’Italia all’impiego di glifosato in parchi pubblici e parchi giochi, oltre che nelle fasi di pre-raccolta in agricoltura. Non sono, tuttavia, state bloccate le importazioni dai Paesi che continuano a utilizzare il glifosato in pre-raccolta”.

Dicembre 2016 Nuova “dichiarazione di vasto consenso e preoccupazione”(consensus statement and statement of concern) da parte di 16 scienziati sui due continenti, taluni dei quali hanno realizzato alcune delle maggiori scoperte riguardo i più pericolosi agenti tossici ambientali del nostro tempo, fra cui dei veri giganti della ricerca scientifica americana come Theo Colborn (autrice della celebre bibbia ambientalista contemporanea “Our Stolen Future”) e Philip J. Landrigan (ruolo chiave giocato dallo scienziato e dai suoi studi per indurre il governo nel 1975 a eliminare gradualmente il piombo nella benzina e a vietare la vernice a base di piombo, che ha portato a una diminuzione dell’88% dei livelli sanguigni di piombo nei bambini), e il danese Frederick S. Vom Saal (il primo scienziato a suonare l’allarme del ruolo svolto dagli interferenti endocrini presenti nei prodotti di consumo nell’ infertilità maschile). Ma gli enti regolatori non si danno per vinti.

Marzo 2017, l’ECHA, l’organo di consulenza della Commissione Europea sulla tossicità dei prodotti in commercio, da’ il via libera finale: il glifosato non è cancerogeno.

Greenpeace manda una lettera d’accusa all’ente in cui rileva che diversi membri della Commissione per la Valutazione del Rischio “appaiono avere un conflitto d’interessi, sulla base dei criteri stessi dell’ECHA”. L’ECHA respinge in parte al mittente le accuse, negando che due dei tre revisori sotto accusa facessero parte della commissione di revisione. Nulla ha potuto però dire rispetto all’accusa lanciata contro il presidente della commissione, un consulente sulla valutazione del rischio per l’industria chimica, ne’ contro il fatto che la revisione si sia basata su “prove scientifiche mai pubblicate e fornite dall’industria” dell’agrochimica coperte da segreto commerciale. Come abbiamo visto, è la legge a stabilire che sia così. Lo scandalo e' che cio' sia legale!

15 settembre 2017 Esclusiva del giornale britannico The Guardian che titola “La relazione dell’Unione Europea sulla sicurezza di un erbicida per la salute pubblica ha copiato una parte del testo da uno studio della Monsanto”. “L’Agenzia per la sicurezza alimentare della UE afferma che il glifosato non è nocivo, ma pagine della sua relazione sono identiche al documento sottoposto dal produttore del pesticida stesso”. Specifica il giornale britannico: “L’Ente per la Sicurezza Alimentare Europeo (EFSA) ha concluso che una sostanza chimica (il glifosato N.d.A.) sospetta di essere cancerogena non è una minaccia per la salute pubblica basandosi su una relazione della UE, la quale ha copiato e incollato analisi di uno studio Monsanto…decine di pagine del documento sono identiche a passaggi di una domanda sottoposta dalla Monsanto per conto del Glyphosae Task Force (GTF), un ente dell’industria del settore, diretto dalla società americana”. 

Abbiamo però appena visto che il copia-incolla è perfettamente legale. È, dunque, doppiamente scandaloso 1. che le autorità europee basino l’autorizzazione sul dossier sottoposto dall’industria richiedente la licenza; 2. che cio' sia perfettamente legale.

Ma come riescono gli studi aziendali a contraffare eventuali risultati di tossicità? Lo studio della Dr.ssa Swanson indica che: “Il giochetto consiste nel variare la dose trovando quella massima grazie alla quale non si osservano effetti avversi .., poi dividerla per 100 per ottenere l’ADI e dichiarare la sostanza “sicura”. L’agribusiness sa già che il glifosato è tossico e che può causare una gran quantità di problemi fisici”.

Inoltre, scrive Gillam, gli enti regolatori americani non testano gli alimenti per cercare residui di glifosato da decenni, perché “è un inutile spreco di denaro pubblico, essendo il glifosato “tanto sicuro”. Una divisone del Ministero dell’Agricoltura lo ha fatto su dei campioni di grano destinato all’esportazione, trovando sino a 10 parti per milione di residui, ben al di sopra delle 4 ppm che Monsanto ha dichiarato all’EPA essere “sicure” (C. Gillam, Whitewash, 2017).

Dopo il rinnovo dell’autorizzazione, la Commissione europea ha risposto a “Iniziativa dei Cittadini Europei” che le poneva dei quesiti ben precisi: “Chiediamo alla Commissione europea di proporre agli stati membri un bando del glifosato, di riformare il procedimento di approvazione per i pesticidi, di stabilire obiettivi obbligatori di riduzione dell’uso dei pesticidi”.

E che si propone obiettivi altrettanto precisi: “Bando degli erbicidi a base di glifosato, la cui esposizione è stata collegata al cancro nell’uomo e al degrado ambientale; assicurare che la valutazione scientifica dei pesticidi per l’approvazione regolatoria nell’Unione Europea si basi solo su studi pubblicati e commissionati da autorità pubbliche competenti anziché dall’industria dei pesticidi; stabilire obiettivi di riduzione obbligatori per l’uso dei pesticidi, con il fine ultimo di conseguire un futuro libero dai pesticidi”.

Questi i desiderata dei cittadini europei, cui la Commissione ha in sintesi risposto: non vi sono motivi scientifici o legali che supportino il bando del glifosato….solo un’agenzia ha espresso una valutazione di cancerogenicità (ma abbiamo visto con quale differente serietà di approccio, come possono essere i metodi equiparati??? N.D.A.)…..In merito alle domande di approvazione/ rinnovo dell’approvazione, la Commissione è obbligata per legge a tenere conto delle valutazioni dei risultati del processo di Valutazione del Rischio Europeo…Per la primavera 2018 la Commissione presenterà una proposta legislativa al fine di rendere più trasparente il processo di Valutazione del Rischio, aumentare la qualità degli studi valutati e altri aspetti, fra cui una riforma dell’EFSA.

In particolare, esaminerà la possibilità di aumentare la trasparenza degli studi commissionati dall’industria e rafforzerà la regolamentazione di come tali studi sono condotti….

Si tratta di piccolissimi passi avanti. La protezione della salute pubblica può unicamente essere tutelata dalla ricerca indipendente, non certo da quella finanziata o condotta dall’industria, i cui guadagni miliardari dipendono dai risultati della stessa. Il conflitto d’interessi è patente. Perché non lo sia per i regolatori europei, pensiamo di averlo ormai chiarito.

Ma quali riforme e studi possono mettere fine alla controversia sul rinnovo dell’autorizzazione alla commercializzazione del glifosato? La risposta alla prossima puntata della serie, con un’intervista a Fiorella Belpoggi, direttrice scientifica dell’Istituto Ramazzini di Bologna.

ARTICOLI PRECEDENTI DELLA SERIE

IL GLIFOSATO NON E' TOSSICO, LO DICE L'INDUSTRIA AGROCHIMICA, 3a Puntata

GLIFOSATO NEL PIATTO, CANCEROGENO O NO? LA PISTA DEL DENARO In occasione della recente condanna della Monsanto al pagamento di quasi 290.000 dollari in risarcimento dei danni subiti dal giardiniere quarantaseienne ammalato di cancro, cui sono stati dati due soli altri anni di vita, Perchebio ha realizzato un’inchiesta per capire se l'evidenza scientifica di una grave tossicita' del glifosato esista gia' e perché, in tal caso, a differenza del Tribunale di San Francisco, la UE abbia riapprovato la commercializzazione dell'erbicida in Europa per altri 5 anni. 1a Puntata.

LA (IR)RESISTIBILE ASCESA DEL GLIFOSATO Un'analisi delle strategie di marketing che hanno creato la crescente fortuna della Monsanto... e una parallela stellare presenza del glifosato nell'urina delle persone: 9 su 10 maltesi; 7 su 10 tedeschi, britannici e polacchi. 2a Puntata

PER APPROFONDIMENTI

Vita sotto brevetto, semi brevettati, una minaccia per la biodiversita' e sicurezza alimentari

Etichetta trasparente, la posta in gioco 

Questo matrimonio non s'ha da fare (ma la UE da' il via libera), sulla fusione Monsanto-Bayer

FONTI ON LINE

Articolo SOLE24ORE

Elisabete Weiderpass, nuova direttrice IARC, Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro

WHO cures cancer in Photoshop 

Accuse mosse da Reuters

Sole24Ore, Glifosato, l'OMS frena..

Istituto Ramazzini, un disastro istituzionale. Necessaria ricerca indipendente. Oms e Fao, improbabile glifosato cencerogeno 

Monografia 112 di IARC

Monografia IARC

Contenuti Monografia IARC

Monsanto Glyphosate Smear Campaign 

IARC response to criticisms of the Monographs and the glyphosate evaluation 

Alcuni passi della risposta IARC all’accusa di aver tagliato fuori delle parti presenti nella bozza della monografia favorevoli a Monsanto. Uno degli autori dello studio in questione è uno scienziato Monsanto e i risultati dello studio non sono stati considerati interessanti dall’intero working group

“Most of these differences specifically relate to a review article1 co-authored by a Monsanto scientist. The conclusions included in the draft Monograph document were those of the authors of this review article. During the meeting in Lyon, the Working Group considered that the review article did not provide adequate information for independent evaluation of the conclusions reached by the Monsanto scientist and other authors; consequently, the draft was revised, and the text in the published Monograph is the consensus opinion of the Working Group. However, the Monograph does factually describe the review article and the reported findings (see Monograph, pages 34–35 and 40–41)”.

“Observers, however, are permitted to attend the Monograph meetings and have access to all draft documents”.

The final Monograph evaluation represents the scientific consensus of the whole Working Group. Full details of the scientific report and the process for the classification of glyphosate are available online. 

Campaign for Accuracy in Public Health Research 

Risposta IARC a prime accuse da parte di Reuter del 25 ottobre 2016

Bernardo Ramazzini, primo medico dei lavoratori

Bernardo Ramazzini, the father of occupational medicine 

IARC Monographs: 40 Years of Evaluating Carcinogenic Hazards to Humans 

EFSA’s conclusions on pesticide peer review

The RMS (rapporteur member state) provided its initial evaluation of the dossier on glyphosate in the RAR, which was received by EFSA on 20 December 2013 (Germany, 2013). The peer review was initiated on 22 January 2014 by dispatching the RAR to Member States and the applicants of the European Glyphosate Task Force for consultation and comments.

Difference between ADI e ARfD 

Scandal of Glyphosate Reassessment in Europe

Glyphosate re-assessment in Europe is corrupt: Toxicology

Renewal Assessment Report 18 December 2013: valutazione della tedesca BfR su cui si è basata l’EFSA

Conclusioni FAO/OMS

US Right to Know sull'ILSI 

Unhappy meal. The European Food Safety Authority's independence problem by Corporate Europe Observatory  

Report dell’EPA

Il nostro futuro rubato, bibbia ambientalista mai tradotta in italiano

On the Dangers of BPA

Iniziativa dei Cittadini Europei

FONTI BIBLIOGRAFICHE

Carey Gillam talks "Whitewash: The story of a weed killer, cancer, and the corruption of science."