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La rivoluzione verde

iomangiobio, P. Marani

Perche' la rivoluzione dell’agricoltura industriale e' stato un madornale errore: cibo economico e abbondante, ma a che prezzo per la nostra salute e quella del pianeta?

di Patrizia Marani

La Rivoluzione Verde degli anni ’40 rappresenta il culmine di una ricerca ardimentosa iniziata circa 10.000 anni fa con la prima rivoluzione agricola, un lungo e arduo processo di metamorfosi del cacciatore-raccoglitore nell' agricoltore. Il difficile compito di sfamarci, descritto nella Genesi con le dure parole "è con il sudore della fronte che ti procurerai il pane," sfocia trionfante nella rivoluzione agricola del secolo scorso. Ma l'apparente efficienza e produttivita' dell'agricoltura. industriale moderna nasconde enormi costi sanitari, d'impoverimento ed erosione del suolo, sfruttamento eccessivo delle falde acquifere, ed estinzione della biodiversita. La verdura e la frutta coltivate industrialmente costano relativamente poco solo perche' non si calcolano i costi di esaurimento delle risorse naturali e dell'impatto sulla salute umana di un'alimentazione povera dal punto di vista nutritivo e ricca,al contrario, di residui chimici.  

Il "pane" ce lo procurammo" con il sudore della fronte" per migliaia d’anni, sino a che, nell’ultimo scorcio del ‘700, vede la luce la seconda rivoluzione agricola, figlia della nascente industria e dell’accelerazione di un lungo processo d’ideazione di macchine vieppiù complesse tese a sottrarre il destino umano dall’inverarsi della profezia divina. L’aratro è lo strumento moltiplicatore principe della resa dei raccolti, su cui si concentrano gli sforzi di generazioni d’ingegneri per diminuire o annullare il portentoso sforzo richiesto alle braccia umane per trarre dalla terra il proprio nutrimento. E’ all’aratro, infatti, che è affidato il lavoro più pesante, quello di scassare il terreno, rivoltandolo affinché possa meglio accogliere gli ingredienti chimici della ricetta della vita: i semi, l’acqua e la luce del sole.

La rivoluzione verde

FITOFARMACI, PRODOTTO DEI LABORATORI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE: NATI PER STERMINARE LE PERSONE, SONO RICICLATI PER UCCIDERE GLI INSETTI

L’alba del ‘900 rende omaggio alle nuove divinità, velocità e macchine, ora prodotte industrialmente dalle catene di montaggio. Le guerre stimolano la ricerca scientifica al fine di ottenere un potenziamento del trasporto aereo e la produzione di composti chimici capaci di distruggere vite umane dall’alto, evitando il rischio del contatto fisico. E’ dai laboratori di guerra che escono, infatti, rivoluzionari insetticidi che, assieme ai sofisticati macchinari agricoli, riescono a far raggiungere il volume massimo di resa di un determinato appezzamento di terreno: è la Rivoluzione Verde della metà del ‘900Ciò avviene, però, a scapito della qualità del terreno e delle qualità nutritive degli alimenti che da esso sono tratti. Quest’ultimi, fonte principe della sopravvivenza e della qualità di vita dell’essere umano, diventano mera merce di scarsa qualità nutritiva e biodiversità, prodotta da immense industrie a cielo aperto, attraverso un processo totalmente meccanizzato. Lo scopo di questo tipo di agricoltura e' la massimizzazione delle quantita', non della qualita' nutritiva, dei raccolti. Ciò, se può creare grandi profitti per l'industria, non va bene per la salute umana.

E', quindi, dagli anni ’40 del secolo scorso che negli USA gli agricoltori iniziano a spruzzare indiscriminatamente sui raccolti una pioggia di morte, sterminando non solo gli insetti dannosi, ma anche quelli benefici e ogni vita animale e vegetale che vi capiti sotto. Ben presto, tutto il mondo occidentale adottera'  quegli stessi insetticidi di sintesi, composti chimici che non esistono in natura e che, pertanto, si annidano e accumulano nel terreno, entrando a far parte del grano o dei frutti coltivati in quel luogo e, infine, del tessuto adiposo o dello scheletro dell’animale o essere umano che se ne nutre.

E' LA DOSE CHE FA IL VELENO?

Dagli anni ’40 del secolo scorso, i residui chimici presenti sugli alimenti hanno, quindi, iniziato a cambiare la composizione chimica del corpo umano. Un cadavere vivisezionato prima di quegli anni non conteneva alcun composto chimico sintetico. La legge regolamenta le dosi massime residue di tali sostanze tossiche secondo l’antica regola aurea che nulla è di per sé veleno, ma è la dose a rendere tale un veleno. Se ciò può essere fino ad un certo punto vero per alcune sostanze tossiche, non lo è per altre d’enorme potere biologico che agiscono anche a dosi infinitamente piccole, come gli interferenti endocrini. Inoltre, solo ora la ricerca scientifica sta scoprendo gli effetti sulla salute dell’azione sinergica di centinaia di sostanze tossiche, sospettata di essere all’origine dell’incremento esponenziale di gravi malattie in passato rare.

La rivoluzione verde

PERDITA DELLA BIODIVERSITA' ALIMENTARE

Il nostro patrimonio genetico e lo straordinario potere dei nostri sensi e cervello si è affinato attraverso milioni d’anni di caccia e raccolta, quando solo un’acuta capacità percettiva ci permetteva di scorgere quelle forme e sfumature che distinguevano la pianta commestibile da quella velenosa o di battere gli animali selvatici nel gioco mortale della caccia. La dieta dei nostri antenati cacciatori-raccoglitori, scolpita nei geni, pare sia ancor oggi il vero elisir di lunga vita, a base com’era di un numero straordinariamente vario di frutta, verdura, tuberi e rare carni magre di erbivori, come si può desumere dalla carcassa ben preservata di un uomo della prima età del ferro seppellito in una torbiera in Danimarca.

Il suo stomaco conteneva i resti di ben 60 diverse specie di piante, il raccolto stagionale di una giornata o due, mentre l’intera gamma della sua dieta includeva centinaia di specie vegetali ed animali. Oggi, invece, il grosso della nutrizione umana, più di due terzi, proviene da quattro soli raccolti: il mais, il grano, il riso e le patate. L’agricoltura industriale ha, infatti, esasperato l’impoverimento della nostra dieta insito nell’agricoltura stessa che, selezionando per l’addomesticamento solo le piante più docili e con maggior resa, aveva dato l’avvio al processo di allontanamento della produzione di cibo dai cicli naturali.

DEPAUPERAMENTO DELLE RISORSE DEL PIANETA

L'agricoltura industriale usa 10 volte piu' energia di quella che produce in termini di calorie umane. Usa 10 volte piu' acqua dell'agricoltura biologica, caratterizzata da colture e tecniche che fanno un uso parsimonioso dell'acqua. In realta', "se viene valutato l'impatto ambientale dell'agricoltura industriale, le aziende agricole che utilizzano tecniche di agricoltura alternativa (biologico, biodinamico, permacultura) sono molto piu' produttive delle monocolture industriali, perche' l'illusione dell'efficienza e' generata unicamente esternalizzando i costi ecologici" e sanitari. Quanto costa in termini di benessere umano e alla sanita' pubblica, la perdita di nutrimento degli alimenti e il carico tossico causato dai residui chimici in essi presenti?

 

PER APPROFONDIMENTI:

Leggi sul blog dell'autrice "Che direbbe mai Caravaggio se visitasse un supermercato odierno..?", sulla differenza d'aspetto fra l'alimento biologico e quello da coltivazione tradizionale.

PER UN CONFRONTO FRA ALIMENTI BIOLOGICI/BIODINAMICI E DA AGRICOLTURA CONVENZIONALE LEGGETE:

Il prezzo di non mangiare BIO: bio costa veramente di più?

Il prezzo del BIO: differenza qualitativa fra alimento convenzionale e bio

Perché BIO conviene: come abbattere il prezzo del biologico/biodinamico

FONTI BIBLIOGRAFICHE:

Silent Spring, Rachel Carson

Against the Grain, Richard Manning

In Defense of Food, Michael Pollan

Earth Democracy, Vandana Shiva