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Un'impresa Biodinamica

di Maurizio Marna

 

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Sono migliaia e migliaia di anni che la natura, attraverso le api, ci offre uno dei suoi prodotti più raffinati: il miele. Definirlo un alimento è riduttivo perché ne trascura le salutari qualità e la funzione di valore aggiunto per il nostro organismo.

"Il nettare degli dei" veniva chiamato nell'antichità ma oggigiorno bisogna scendere sulla Terra e fare i conti con le tante difficoltà incontrate da chi il miele lo produce. Non parliamo degli apicoltori italiani, già pieni di problemi, bensì delle api. Visti i cambiamenti climatici e l'inquinamento, fattori che le hanno messe in mortale pericolo, c'è da chiedersi se la loro sia una fine annunciata. Nessuno, ovviamente, se lo augura.

Foto 1 MIELEIl surriscaldamento globale ha provocato e provoca grossi danni alle piante, i cui fiori impollinati dalle api sbocciano o prima o dopo rispetto alla stagione primaverile ed estiva. Il calendario di fioritura, leggasi sempre lo stesso momento dell'anno, è stato gravemente compromesso mentre i periodi fecondi si modificano. Magari cambia anche l'altitudine dove crescono i fiori, costringendo le api a viaggi più lunghi. Questo triste elenco di avversità - qualcuno ci definirebbe 'BIO menagrami', invece descriviamo solo il contesto attuale - termina con la constatazione che la fioritura potrebbe non esserci affatto e allora niente impollinazione, niente sostanza vitale per l'alveare, insomma niente miele. Le api hanno quindi bisogno di produrlo in un ecosistema ideale e senza inquinanti, a cominciare dai fitofarmaci usati in agricoltura. Il prodotto mellifero risulta essere, dunque, una sapiente alchimia di elementi e adesso quel perfetto equilibrio naturale ha subito delle alterazioni. Nonostante ciò le infaticabili api continuano a lavorare, moltiplicano gli sforzi per creare il nutrimento base dell'alveare e così assicurano il miele alla propria comunità. Una comunità che se ne vede sottrarre parte causa l'intervento dell'apicoltore, furto legalizzato potremmo definirlo: ci avete mai pensato quando comprate un barattolo di miele?
Il nettare degli dei è il risultato finale, come sopra accennato, dell'impollinazione ovvero il fondamentale passaggio di polline, nell'apparato riproduttivo delle piante, dalla parte maschile alla parte femminile. Durante tale processo le api sono vettore protagonista, non l'unico a dire il vero,  e raccolgono il nettare dei fiori oppure fanno incetta di melata una sostanza dolce, secreta dal metabolismo degli afidi  e di altri piccolissimi insetti che succhiano la linfa delle piante. Le artefici di un simile approvvigionamento vengono chiamate api bottinatrici - si tratta di operaie specializzate - perché, una volta procuratasi la materia prima e tornate all'arnia, trasferiscono il bottino alle colleghe operaie. L'arnia è l'alloggio delle api domestiche, specie utili all'apicoltore, una struttura artificiale in legno dove esse vivono e costruiscono i favi, insieme di spazi esagonali costituenti il deposito per il miele. Arnia e alveare non sono termini identici, intercambiabili: il secondo si riferisce piuttosto alle dimore naturali delle api situate dentro la cavità di un albero, la fessura di una roccia, un rifugio nel terreno. Oggigiorno, comunque, la distinzione tra arnia e alveare tende a perdere di significato giacché le colonie di api svolgono i medesimi compiti in entrambi i siti. Il loro sistema sociale è assolutamente organizzato con una regina femmina, idonea a deporre le uova; circa un migliaio di esemplari maschi, i fuchi, che assicurano la procreazione; migliaia e migliaia di femmine adulte, le bottinatrici, svolgenti il compito, ricordiamo, di cercare nonché raccogliere il nettare fuori dell'arnia/alveare; migliaia di giovani femmine, addette a specifiche mansioni 'interne'; uova e larve=futuri insetti adulti, popolazione sempre nell'ordine delle migliaia e migliaia di unità. 

Foto 2 MIELELe api bottinatrici tornano all'arnia/alveare con abbondante carico di nettare e lo affidano alle operaie magazziniere per trasformarlo in miele. Ognuna delle bottinatrici infatti, dopo aver sostato su numerosissimi fiori, ne riesce a raccogliere, fatte le debite proporzioni, cospicue quantità uguali ad una minuscola goccia. Il piccolo 'stock' viene successivamente lavorato dalle api magazziniere che, passandoselo l'un l'altra, ne aumentano la densità e lo ottimizzano tramite particolari succhi ghiandolari, ricchi di enzimi, per poi depositarlo in una fra le tante cellette esagonali del favo. Alle magazziniere subentrano le api ventilatrici, dedite alla ventilazione delle cellette riempite di nettare trattato: muovendo velocissimamente le ali, creano correnti d'aria che ne asciugano l'umidità in eccesso sino a conseguire una perfetta maturazione. Questa areazione naturale è in grado di abbassare la temperatura ambientale e di mantenerla costante per il tempo necessario, circa un mese, a disidratare/ stagionare il composto. Il passo seguente, conclusivo, vedrà le api sigillare - opercolare - la celletta esagonale mediante cera vergine, onde bloccare l'assorbimento dell'umidità esistente nell'aria e garantire la corretta salvaguardia del prodotto ottenuto. Adesso sui favi, già colmati e opercolati dalle api con la cera vergine, può intervenire l'apicoltore.
La frenetica attività delle api gli garantisce riserve di cibo anche per la stagione invernale, rappresentando il miele un giacimento di preziosi carboidrati a lunga conservazione. La bella stagione, si sa, fornisce a quegli insetti nutrimento fresco, il nettare, ma occorre essere previdenti causa l'arrivo dei mesi freddi e allora se ne accumulano/convertono grossi quantitativi in modo da avere scorte durevoli. Tali scorte, sappiamo, vengono intaccate quando l'apicoltore preleva il miele: se è coscienzioso amico della natura ed operatore esperto, egli non toccherà le riserve poste sotto il melario ovvero la parte dell'arnia messa sopra al nido, sede del miele depositato dalle api. Qualora l'alveare patisse insufficienze nutrizionali, l'apicoltore reimmetterà subito dosi mellifere - in alternativa userà sciroppo di polline - allo scopo di incrementare le riserve alimentari rimaste dopo il prelievo.          

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I passaggi del miele fino alla nostra tavola, una volta lasciata l'arnia/alveare, sono minimi e comprendono l'estrazione a mezzo centrifugazione, seguita dalla purificazione con le procedure di filtrazione e decantazione (N.B. > Cliccate qui per conoscere il sistema HCCP). Il tutto si conclude al momento del confezionamento, miele invasettato, prestando la massima cura nel non alterarne le caratteristiche originarie poiché, a norma di legge, non gli si possono né sottrarre componenti né aggiungerne di nuovi. Cosa vedremo scritto, perciò, sull'etichetta del vasetto? Il Decreto Legislativo 21 maggio 2004 n. 179,  attuando la Direttiva 2001/110/CE inerente la produzione e vendita del miele, ha introdotto una serie di indicazioni obbligatorie e discrezionali nonché alcune opportunità. Le obbligatorie riguarderanno il nome del prodotto da commercializzare, miele o le definizioni riportate nell'art.1; il peso netto della sostanza all'interno del vasetto; una fra queste diciture ossia nome - ragione sociale - marchio depositato e la trascrizione di una fra le sedi del produttore - confezionatore - venditore; lotto di produzione; il termine preferenziale di consumo; la nazione di provenienza; lo stabilimento di fabbricazione o confezionamento se differente da chi lo commercializza già indicato, comunque, nell'etichetta.
Lo stesso soggetto che lo commercializza deve dichiarare, sotto la sua responsabilità, la data entro cui il miele può essere consumato senza perdere le specifiche caratteristiche e modificare i limiti di composizione fissati dalla legge. La normativa non impone un termine preciso e quindi il tempo preferenziale di consumo viene fissato, secondo personali considerazioni, ad opera dell'azienda. Diciotto mesi sono una valutazione prudenziale, riferita ai mieli di veloce invecchiamento e alla relativa conservazione in zone di maggior calore: il processo di degradazione, infatti, è tanto più rapido quanto più alta è la temperatura. Ventiquattro o trenta mesi, invece, sono un periodo consigliabile al di fuori dei presupposti appena citati. Sull'etichetta del miele conservabile fino a diciotto mesi compariranno giorno/mese/anno o mese/anno mentre, per quello con due-due anni e mezzo di durata, basta l'anno. Altro dato indispensabile da stampigliare sull'etichetta è la nazione/nazioni d'origine, che determini il luogo di fabbricazione ad esempio le parole "Miele Italiano". Quando siano stati adoperati mieli di Paesi diversi, ecco le scritte "Miscela di mieli originari della CE" - "Miscela di mieli non originari della CE" - "Miscela di mieli originari e non originari della CE", tenendo conto della provenienza generica ma escluso qualsiasi cenno all'identità degli stati interessati. Un aspetto essenziale riveste, infine, l'origine botanica del miele sia floreale sia vegetale, la prima conseguita mediante un'unica o molteplici tipologie di fiori ed espressa dalle diciture "Miele uniflorale"/"Miele millefiori" che avremo letto, sicuramente, parecchie volte.

Foto 4 MIELE

L'uomo è stato, fin nell'antichità, un assiduo 'predatore' di miele pur con le cautele dovute alla pericolosità degli sciami d'api e, durante epoche recenti, alla salvaguardia delle scorte mellifere. Egli si gode i frutti di un lavoro complesso e faticoso, oggigiorno minacciato proprio dall'inquinamento di fonte antropica: insomma una magnifica catena di azione-reazione naturale viene alterata e se fossero solo gli apicoltori a farlo, non avremmo troppi problemi. L'equilibrio della natura viene esaltato attraverso la fecondazione di fiori e piante, laddove si sviluppa una collaborazione esemplare che tiene ben distinte le mansioni delle api. Magari le 'aziende umane' prendessero qualche ispirazione dalla loro organizzazione e cultura del lavoro.

 

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FONTI

http://www.focus.it/ambiente/economia-del-miele-come-nasce-e-come-si-fa_C12.aspx

http://www.inerboristeria.com/miele/come-si-produce-il-miele.html

http://www.informamiele.it/index.php/prodotti-delle-api/miele

 

BIBLIOGRAFIA

Gianfrancesco Minetto, Apicoltura da Manuale - Con il calendario dei lavori, Editore Mulino Don Chisciotte, 2005 e successivi aggiornamenti

Alberto Contessi, Le api - Biologia, allevamento, prodotti, Ed. Il Sole 24 Ore Edagricole, 2004 e successivi aggiornamenti

Giovanni Bosca, Guida Pratica di Apicoltura - Con agenda dei lavori, Editore Il Castello, 1994 e successivi aggiornamenti

Ted Hooper, Le Api e il Miele - Manuale scientifico-pratico di apicoltura, Editore Mursia, 1982 e successivi aggiornamenti