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Acqua, un numero infinito di tossine

di Patrizia Marani

"Chiare e fresche dolci acque, ove le belle membra pose colei che sola a me par donna…" Ben diverso è lo stato delle acque terrestri oggigiorno, sette secoli dopo la nascita di quei versi immortali che accostavano la purezza della tersa acqua sorgiva a quella dell'amata. Ma qual è l'origine di tale metamorfosi?

Acque di superficie e sotterranee, un numero infinito di tossine

Nell’arco degli ultimi decenni, l’acqua, come tutti gli elementi alla base della vita sulla terra, ha subito delle trasformazioni rilevanti. Indispensabile alla sopravvivenza di ciascuno di noi - il nostro corpo consuma più di due litri d’acqua al giorno attraverso la traspirazione, l’urina e l’esalazione del respiro – l’acqua non è più quell’elemento sacrale, metafora di purezza, che misteriosamente sgorgava dalle viscere terrestri, dispensando una cornucopia di preziosi elementi vitali.

Chiare e fresche dolci acqueMentre la razza umana si moltiplicava, l’urbanizzazione si allargava a macchia d’olio con i suoi sversamenti tossici e le industrie - agricoltura e allevamento inclusi - scaricavano nell’ambiente tonnellate di residui tossici delle loro lavorazioni, la delicata rete universale della vita di cui l’uomo è parte, si è lacerata.

I veleni si sono insinuati lentamente nel terreno raggiungendo le sotterranee miniere idriche, propagandosi sino ai fiumi, ai laghi, al mare, o sono stati direttamente sversati in quei luoghi, prima inviolati. L’acqua pura è quindi una risorsa vieppiù inaccessibile e costosa, nei paesi sviluppati come in quelli in via di sviluppo, senza dimenticare che in quest’ultimi le persone continuano a morire per infezioni virali o batteriche, causate da acqua infetta e per di più ora pure inquinata da scarichi industriali.

Nei primi, tuttavia, ci si inizia ad interrogare circa l’entità dell’impatto sulla salute umana del numero infinito di composti chimici presenti nelle acque. E se nei secondi il cambiamento climatico sta inaridendo e desertificando le terre, rareficando le risorse d’acqua, in occidente, l’inquinamento che sfugge alla captazione delle attuali tecnologie di purificazione ha portato alla ribalta la questione dello stato delle acque e del ripristino della loro purezza.

Farmaci che passione 

Antiinfiammatori, analgesici, psicofarmaci, antibiotici, antiparassitari…gli italiani sono al secondo posto in Europa per il consumo di medicinali. Una parte di essi viene metabolizzata dal nostro organismo, mentre un’altra parte viene eliminata attraverso l’urina o le feci, entrando nelle acque reflue. Si tratta di molecole attive sintetiche (non biodegradabili) che, eludendo i filtri delle stazioni di depurazione, finiscono coll'inquinare le acque di superficie e coll'infiltrarsi in quelle sotterranee. Stessa storia per i cosmetici, i prodotti per la cura e l'igiene del corpo, i filtri solari, gli shampoo e i dentifrici o i 7000 ingredienti che entrano nella composizione dei profumi. La scoperta della presenza in traccia nell’acqua potabile di un ben fornito armadietto delle medicine, in particolare, di contraccettivi orali, è della fine degli anni ’90, quando la strumentazione di rilevamento è iniziata a divenire più sensibile. 

Ormoni femminili nell'acqua!

Il livello dei farmaci presenti nell’acqua potabile è estremamente basso, - si tratta di parti per milione o trilione - ma quelli che contengono ormoni sintetici sono fonte di reale preoccupazione perché gli ormoni agiscono nel corpo umano a livelli bassissimi di concentrazione e si teme che possano alterare l’equilibrio ormonale dell’organismo animale e umano, soprattutto quello in sviluppo di un feto o di un neonato, privi fra l’altro delle capacità detossificazione di un organismo adulto.

Chiare e fresche dolci acque

Particolarmente preoccupante è il carattere di xenoestrogeni di tanti di questi inquinanti che, per loro natura, agiscono all'interno degli organismi viventi in modo analogo agli ormoni femminili. Secondo un recente studio pubblicato su Nature dei 143.000 prodotti chimici industriali in uso nel mondo, circa 800 sono dei distruttori endocrini…vi è vieppiù prova che la presenza di livelli in traccia di farmaci nell’ambiente può viziare gli habitat”, nel senso che in corsi d’acqua di tutto il mondo industrializzato gli scienziati hanno scoperto anomalie dell’apparato riproduttivo dei pesci e degli anfibi. In particolare, uno studio pubblicato su Nature si concentra su ”un estrogeno sintetico presente nei contraccettivi orali, uno dei molti farmaci trovati nei corsi d’acqua di tutto il globo a seguito del consumo umano ed escrezione negli impianti di trattamento delle acque reflue. In parti minime per trilioni ppt, l’EE2 – estradiolo etinile - induce la femminilizzazione della popolazione ittica maschile, diminuendone il successo riproduttivo e causando il collasso della popolazione ittica stessa”.
L'estradiolo etinile, l'ingrediente principale di un gran numero di pillole anticoncezionali, è stato collegato alla femminilizzazione della popolazione ittica maschile, ma non vi sono studi che abbiano dimostrato effetti sulla salute umana o sullo sviluppo fetale.

Un studio dell'Università inglese Brunel ha anch’esso rivelato una presenza diffusa nei fiumi di xenoestrogeni che avrebbero “femminilizzato” o “fatto mutare sesso” a una parte della popolazione ittica maschile. Senza voler attribuire tout court lo stesso impatto sull'uomo, i ricercatori inglesi temono, tuttavia, che la presenza di estrogeni nell'acqua dei fiumi – acqua di superficie che viene in certi casi potabilizzata - sia un indicatore di diffuso inquinamento ambientale da parte di questi composti e una delle ragioni della sterilità di una coppia su sei. Infatti, dagli anni ‘50 il numero degli spermatozoi è in marcato declino in tutto il mondo industrializzato - con conseguenze non solo sulla fertilità, ma anche sull'insorgenza di tumori ormono-dipendenti, come quello alla prostata.

Sempre della Brunel University un’analisi delle acque di superficie britanniche rivela la presenza a bassa intensità di sostanze chimiche nocive e immunotossiche ancora presenti nell’ambiente, seppur da tempo messe al bando nell’UE, come i PCB, il DDT e l’atrazina, nonché di altre sostanze ancora in uso che potrebbero essere responsabili della notevole diminuzione della popolazione ittica stessa osservata negli ultimi decenni. Gli studiosi temono che l’esposizione ai contaminanti possa pure essere immunotossica per le persone.

L'OMS, in un dossier pubblicato nel luglio 2011, sostiene l'improbabilità, sulla base delle attuali conoscenze, di un impatto di queste tracce sulla salute umana, pur ribadendo la necessità di mantenere la vigilanza sulla necessaria purificazione delle acque da pericolosi microorganismi e da inquinanti, come prescritto dalle norme approvate dal parlamento Europeo nel 2008. Le norme prevedono il monitoraggio prioritario di 33 sostanze notoriamente pericolose, fra cui nickel, piombo, mercurio, nonilfenoli e HAP, (hazardous air pollutants).

Alle tracce di farmaci, infatti, bisogna aggiungere la presenza in traccia di sostanze derivanti dagli sversamenti industriali in aria (una parte finisce col ricadere sul terreno attraverso la pioggia e la neve), in acqua e nel terreno. La presenza di metalli pesanti come il piombo, il mercurio e l’alluminio, di arsenico, benzene, diossine e pesticidi, cui si è aggiunto di recente il rischio emergente e d'ardua valutazione delle nanoparticelle, costituisce un pericolo sempre presente da controllare con regolarità.

Legislazione europea

La gamma delle sostanze in traccia rilevabili nelle acque è, dunque, amplissima, tanto che gli enti responsabili della gestione del sistema idrico e gli istituti scientifici hanno iniziato a chiedersi quale possa esserne l'impatto sulla salute umana e dell'ambiente. Lo stato attuale delle conoscenze scientifichetuttavia, non permette ancora di valutare il rischio cumulativo di questo cocktail di contaminanti chimici in traccia. Ma che bisogna correre ai ripari ce lo dicono i numerosi studi scientifici che riportano rilevazioni di elementi di natura antropica – leggi: umana - nell'acqua. Lo confermava, inoltre, una piccola data, il 2015, stabilita dall'Unione Europea per il raggiungimento da parte dei paesi membri degli obiettivi posti dalla Direttiva Quadro Europea sulle Acque, adottata il 23 ottobre 2000. I paesi membri – recita la norma - dovranno disporre d'acque di superficie – corsi d'acqua, laghi e acque costiere - caratterizzate da un buono stato chimico ed ecologico, nonché di acque sotterranee in buono stato chimico e quantitativo.

Chiare e fresche dolci acque

Come raggiungere, però, questi obiettivi senza rivoluzionare il modello socio-economico che ha portato a un inquinamento così diffuso delle acque? La relazione della Commissione evidenzia una totale adesione degli stati membri ai parametri prefissati, ma la lunga lista delle sostanze chimiche presenti nell’acqua potabile, seppure entro i parametri stabiliti dalla UE, è impressionante! Inoltre, alcuni dei maggiori scienziati e ricercatori europei e americani ritengono che i parametri – “è la dose che fa il veleno” - adottati dall’Unione Europea e dalla FDA americana per stabilire i livelli entro cui la presenza di una sostanza tossica possa essere ritenuta sicura sono del tutto superati, in particolare per gli interferenti endocrini che, in quanto sostanze che emulano l’azione degli ormoni corporei alterandola, agiscono a dosi infinitesimali (vedi Allergia, il peso tossico, ARTE 2014).

Inoltre, quando parametra la pericolosita' di una sostanza alla dose che il consumatore puo' assumere, pare assai irrealistico che il legislatore riesca a valutare e a tenere conto di tutte le fonti presenti nell'ambiente di tale sostanza.  

Un importante istituto di ricerca francese, Ineris, ha messo a punto una strategia sistemica per affrontare in toto la questione dell'inquinamento delle acque. La loro azione si pone l'obiettivo di proteggere l'ecosistema acquatico, gli uccelli e i mammiferi che vivono grazie ad esso e, infine, di salvaguardare la salute umana, i prodotti della pesca e l'acqua potabile. I loro monitoraggi, inoltre, puntano a fornire i dati per la creazione di una Normativa Nazionale della Qualità dell'Ambiente, che stabilisca soglie massime alla concentrazione degli inquinanti oltre le quali l'integrità dell'ecosistema è in pericolo.

L'approccio di Ineris include un monitoraggio continuo sia delle lavorazioni industriali più inquinanti, sia della concentrazione delle sostanze prodotte da quelle lavorazioni nell'ambiente. I ricercatori mirano a creare un inventario esaustivo delle sostanze inquinanti presenti nell'ecosistema acquatico, oltre a fornire dati che permettano di fissare delle norme di qualità ambientale, imponendo delle misure di riduzione alla fonte di emissione. Affinché l'obiettivo della riduzione sia raggiungibile, i ricercatori metteranno a punto delle soluzioni per la sostituzione dei prodotti più contaminanti delle lavorazioni industriali.
I ricercatori Ineris stanno anche cercando di circoscrivere la presenza in traccia dei prodotti farmaceutici nelle acque, attraverso l'elaborazione di migliori tecniche d'individuazione dei metaboliti e lo studio di come le molecole dei farmaci si evolvono dalla produzione al consumo e di come si disperdono nell'ambiente, specialmente per quanto riguarda quelli più pericolosi, come antibiotici, estrogeni, psicofarmaci, chemioterapici ecc.

Le vere soluzioni sono, tuttavia, da elaborare a monte:

- i medici dovrebbero prescrivere meno medicinali e dovrebbero privilegiare quelli biodegradabili;
- l'industria farmaceutica dovrebbe progettare farmaci tenendo conto di tutto il percorso biologico degli stessi, dentro e fuori dal corpo del paziente, puntando alla messa a punto di farmaci biodegradabili. Lo stesso vale per i cosmetici e i prodotti di cura della persona.
- Il cambiamento deve partire non solo dai laboratori delle industrie farmaceutiche e dei cosmetici, ma anche da un consumatore informato che usa meno farmaci perché al corrente delle alternative e privilegia quelli biodegradabili e naturali.

Una soluzione andrà comunque trovata perché la Commissione Europea ha aggiornato la Direttiva Quadro per includere le tracce di farmaci fra i prodotti chimici a rischio d'inquinamento degli ecosistemi e perciò da monitorare. 

Chiare e fresche dolci acqueChe cosa posso fare io?

ASSUMERE POCHI FARMACI E’ assolutamente necessario fare un uso più consapevole dei farmaci, pieni zeppi di effetti collaterali, che vanno assunti solo qualora non vi siano a disposizione rimedi naturali. Bisogna tenere in mente che la medicina occidentale allopatica tende a eliminare i sintomi, non le cause. Quindi per la pressione alta, il medico prescrivera' una pillola, non un cambiamento di stile alimentare. Ricordiamo che vi sono studiosi di fama mondiale che sostengono di essere in grado di curare malattie croniche e invalidanti come il diabete e le malattie cardiache semplicemente prescrivendo, non una pillola, ma uno stile alimentare diverso da quello  occidentale moderno a base di grandi quantita' di carne, latticini, pane, pasta e dolciumi di farina e zucchero raffinati.  

Un altro esempio e' la febbre alta, la quale non è altro che il sintomo della controffensiva lanciata dal nostro sistema immunitario contro un invasore esterno e gli ‘serve’ per ’cuocere’ virus e batteri: è l’armata di prima linea, prima che intervengano i corpi speciali. Abbassando, quindi, innaturalmente la temperatura, s’impedisce il dispiegarsi della naturale azione di difesa del nostro organismo. Meglio cercare, quindi, di controllarla in modo naturale tenendo a bada il nostro sistema immunitario affinche' non vada troppo su di giri e stimolare le nostre difese anziche' abbatterle (Belladonna, ghiaccio, acqua da bere, ecc.). 

IL METODO SINTOTERMICO ANZICHE' LA PILLOLA ANTICONCEZIONALE Un altro esempio di mutazione culturale che potrebbe avvenire nei confronti dell'utilizzo dei farmaci, che finiscono poi col rientrare in traccia nella nostra catena alimentare, è contenere il consumo di pillole anticoncezionali i cui metaboliti ormonali, espulsi con le urine, contribuiscono alla proliferazione di xenoestrogeni nell'ambiente. Ci pare già di sentire gli ululati di protesta: Ma come? Rinunciare al fattore Alfa e Omega della emancipazione femminile, che ha permesso alle donne di esercitare la libertà sessuale, un controllo sulla riproduzione, la maternità elettiva? In realtà esistono alternative alla pillola anticoncezionale totalmente prive di costi per la donna (si può’ dire lo stesso della pillola?), la cui conoscenza andrebbe diffusa maggiormente. Oltre a quelle tradizionali di tipo meccanico (spirale, preservativo, ecc.), si tratta di guardare avanti diffondendo metodi d'assoluta pari efficacia come, ad esempio, il metodo sintotermico, ma più vicini alla natura, perché alimentati dalla conoscenza scientifica dei processi che hanno luogo all'interno del corpo femminile, dalla loro osservazione attenta e monitoraggio, dal riconoscimento di quei segni, tra i quali la temperatura, che annunciano l'alternanza di fertilità e infertilità. Tale scelta implica però una rivoluzione culturale che deve partire dalla lezione di biologia insegnata al liceo.

ACQUISTARE PRODOTTI NATURALI E CONTROLLARNE LE ETICHETTE Ma le pillole anticoncezionali non sono certo l'unica fonte di xenoestrogeni che ritroviamo nell'ambiente. La maggior parte deriva da composti presenti nei prodotti di consumo (ftalati, conservanti artificiali, pesticidi ecc.), sovente in quelli di cura per il corpo. In questo caso, noi consumatori possiamo richiedere espressamente al negoziante prodotti naturali e perfettamente biodegradabili, facendo attenzione alle etichette, reperibili nei negozi di prodotti naturali. Oppure, potremmo autoprodurceli frequentando uno dei numerosi corsi che insegnano le facili tecniche di fabbricazione di saponi e shampoo naturali.

VOTARE CON IL PORTAFOGLIO LE AZIENDE ONESTE E NELLA CABINA ELETTORALE CHI  PROTEGGE I NOSTRI TERRITORI, E METTE LA SALUTE DAVANTI AL PROFITTO Rimangono, poi, tutti gli inquinanti di origine industriale e agricola. Riguardo a ciò possiamo agire compiendo le scelte giuste in quanto consumatori. L’agricoltura industriale dovrà cambiare i propri metodi se noi consumatori acquistiamo solo alimenti freschi, di stagione e biologici.
In quanto cittadini, col nostro voto, possiamo invece eleggere chi difenda i nostri territori e metta la salute davanti ai profitti dei privati, facendo pagare chi inquina e regolamentando gli sversamenti dei processi manifatturieri.

LEGGI LA 2° PARTE, CLORO SOLO UN SAPORE CATTIVO?

LEGGI LA 3° PARTE, IL DILEMMA DELL'ACQUA, POTABILE O MINERALE?

LEGGI LA 4° PARTE, COME LEGGERE LE ETICHETTE

LEGGI COME ELIMINARE GLI FTALATI DALL'ACQUA IN BOTTIGLIA SUL MIO BLOG

LEGGI TUTTI I DATI DEL POSSIBILE IMPATTO DEGLI ORMONOMIMICI AMBIENTALI SULLA FERTILITA' MASCHILE

FONTI:

La Qualité des eaux – Ineris (Institut de Recherche)

OMS: pharmaceuticals in drinking water

Water Pollution Linked to Male Infertility | Suite101.com

Drugs and Meds lurking in your Drinking Water on MSNBC, report by Tom Costello, 26 Aprile 2016

Drugs in Our Drinking Water? 

Additional treatment of wastewater reduces endocrine disruption in wild fish-A comparative study of tertiary and advanced treatments 

Report della Commissione Europea sullo stato delle acque dei paesi dell'Unione 

Direttiva Quadro Europea sulle Acque

Allergia, il peso tossico di Patrizia Marani, 2014