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Il dilemma dell'acqua: potabile o minerale?

di Patrizia Marani

dilemma intro

La consapevolezza generalizzata del grave inquinamento ambientale, il cattivo sapore di cloro dell'acqua potabile e, talvolta, le proprietà terapeutiche attribuite alle acque minerali stesse, hanno spinto centinaia di milioni di persone in tutto il mondo ad acquistare acqua in bottiglia. L'Italia si colloca al primo posto al mondo: un italiano su due consuma esclusivamente acque minerali, circa 200 litri procapite annui. I consumatori ritengono, quindi, che l'acqua minerale sia incontaminata, ma lo è davvero? L'acqua in bottiglia è veramente più sicura di quella del rubinetto?

acqua potabile o minerale?Pochi sanno che, in Italia, l'acqua potabile e l'acqua minerale sono regolamentate da due sistemi normativi indipendenti, essendo l'acqua minerale considerata una sorta di farmaco.

Le acque minerali, infatti, acquisiscono dalle rocce e dalle strutture idrogeologiche che attraversano delle componenti minerali, capaci di conferire loro proprietà terapeutiche come aumentare la diuresi o migliorare la funzione gastrica. Tale divisione, che ha origine da una legge del 1916, consente però di stabilire limiti diversi per le due acque – potabile e minerale - alle concentrazioni di sostanze tossiche presenti nell'acqua. Già a questo punto vi vediamo sobbalzare sulla sedia. Cosa? E' necessario stabilire limiti alla concentrazione per litro di sostanze tossiche nell'acqua minerale che, per definizione, non dovrebbe proprio contenerne?

L'acqua minerale, in realtà, può benissimo contenere elementi potenzialmente tossici presenti del tutto naturalmente, al pari di quelli benefici e terapeutici, nelle rocce e negli strati idrogeologici che attraversa. L'arsenico, ad esempio, è un elemento presente in natura, notoriamente tossico, potenzialmente presente anche nelle acque minerali. Si tratta dei famosi "elementi in traccia", vale a dire presenti in percentuali per litro molto basse, ragion per cui la loro presenza non è segnalata in etichetta.

acqua potabile o minerale?

Un importante studio condotto nel 2008 da un gruppo di ricercatori dell'Università Federico II di Napoli, comunque, fa pendere il piatto della bilancia nettamente in favore delle Acque Minerali. I ricercatori hanno esaminato la qualità delle acque distribuite in 50 città di 17 regioni italiane e la qualità delle acque minerali imbottigliate in PET (un tipo di plastica) di 24 differenti marche, equivalenti al 73 % del mercato. I risultati ottenuti indicano elementi di criticità da un punto di vista igienico sanitario nelle Acque Potabili, dovuti alla presenza di contaminanti antropici e di natura chimica e microbiologica.

I ricercatori hanno rilevato nei campioni sia di acqua potabile sia di acqua minerale degli elementi in traccia, probabilmente dovuti alle condizioni idrogeochimiche del sito e degli ambienti naturali di approvvigionamento e non a contaminazione della fonte.

Per alcune acque potabili analizzate, però, non escludono fenomeni d'inquinamento locale relativamente alle concentrazioni di cromo, piombo, mercurio e cadmio. Le tracce di zinco e rame potrebbero essere dovute allo stato d'uso e conservazione delle reti di distribuzione.

Circa i contaminanti di origine chimica rilevati, scrivono:
"L'analisi degli elementi contaminanti di origine antropica ha evidenziato per le AP che il 32,82% dei campioni è affetto dalla presenza di composti organoalogenati (COA), il 72,82% dei campioni è affetto da presenza di trialometani (THM), mentre il 77,44% dei campioni mostra la presenza di COA o THM". E sappiamo a cosa si riferiscono i ricercatori, grazie ai dati riportati nel nostro articolo sulla clorazione.

Al contrario, per tutte le AM analizzate non è stata evidenziata la presenza di tali composti con il limite di rilevabilità strumentale pari a 0,1 µg/L., quindi un livello di rilevazione assai sensibile. Circa i contaminanti d'origine microbiologica, nel 24,83% delle acque potabili analizzate è stata individuata una contaminazione di pericolosi microorganismi di origine fecale!

In particolare nel 5,56% dei campioni è stata rilevata la presenza di Escherichia coli, nell'11,11% di Enterococcus faecalis, nel 18,52% di Coliformi totali, nel 2,00% la presenza di Pseudomonas aeruginosa, nel 15,09% di Aeromonas hydrophila. In nessun caso è stata rilevata la presenza d'indicatori di contaminazione fecale nelle AM. Quindi, acqua minerale per tutta la vita!

Picture 1Un ampio studio europeo della composizione geochimica delle acque potabili e delle acque minerali imbottigliate nell'Unione Europea, realizzato fra il 2008 e il 2010, ha invece mostrato un quadro più variegato. Il primo obiettivo dello studio sono state le acque minerali, meno soggette di quelle potabili a frequenti controlli, e fra gli "indagati" ci sono proprio quei misteriosi elementi in traccia di cui nulla è dato a sapere al consumatore italiano.

Nelle tabelle a fianco e più in basso, sono riportati i livelli di alluminio e arsenico, due dei contaminanti più pericolosi. Segnalate in rosso le acque peggiori (dalla sottolineatura alla gradazione più intensa) e in verde quelle migliori (dalla sottolineatura alla gradazione più intensa, le migliori in assoluto da questo punto di vista).

LE ACQUE MINERALI

Nel 2008 sono state raccolte 186 bottiglie di 158 marche diverse di acque minerali, quelle più vendute in tutta Italia, 167 commercializzate in bottiglie PET e tappo di polietilene e 19 in bottiglie di vetro con tappo di metallo. Vediamo ora, elemento per elemento, quali ne sono stati i risultati, attuando anche una comparazione dei limiti fissati per legge dall'Italia, dall'UE e dall'OMS (solo valori guida). 

Per quanto riguarda la presenza di alluminio, un elemento che è un fattore di rischio per l'insorgenza dell'Alzheimer, la legge italiana non fissa limiti per le acque minerali, mentre per le potabili recepisce la direttiva UE del 1998 di 200 microgrammi per litro. L'analisi rivela che una sola acqua minerale, ubicata in zona vulcanica, supera di poco il limite. Alcune acque minerali presentano, tuttavia, livelli inquietanti, del pari ad alcune acque potabili.

Un altro elemento molto pericoloso è l'arsenico: èPicture 2 stata dimostrata "una relazione diretta fra l'assunzione di elevati livelli di arsenico attraverso l'acqua potabile e lo sviluppo di diversi tipi di cancro,"* benché rimangano dubbi circa i rischi di un'assunzione prolungata di basse dosi. Ebbene, nessuna marca supera il limite fissato dei 10 microgrammi per litro, ma 9 marche superano i 5 microgrammi, quelle alimentate da sorgenti localizzate in aree vulcaniche o in presenza di litologie vulcaniche (Lazio settentrionale, Campania, Sardegna centro-occidentale). Sorprendenti i livelli elevati di acque piemontesi insospettabili, e per tutti gli altri parametri ottime, come la Levissima e la Sant'Anna di Vinadio. Davvero deludente.

E' a nostro avviso consigliabile evitare le acque che presentano valori elevati - seppur entro i limiti di legge - sia di alluminio sia di arsenico, evidenziate in rosso intenso. Evidenziate in verde le acque migliori da questo punto di vista. Sottolineate in rosso quelle con il solo valore dell'arsenico abbastanza elevato rispetto ad altre acque. Il problema rispetto ai limiti fissati dalle varie istituzioni preposte e' che possono non tenere conto della molteplicità delle fonti. L'alluminio è, ad esempio, Picture 3molto presente nella catena alimentare. Basti pensare alle cialde per il caffé in alluminio, ai fogli di alluminio, alle vaschette, ecc.  

Berillio, elemento classificato dall'EPA (Agenzia americana per la protezione dell'ambiente) come cancerogeno di classe A, non ha alcun limite fissato per nessun tipo di acqua, quando la legge ambientale italiana fissa a 4 microgrammi la necessità di intervento di bonifica della falda acquifera, anche se non destinata al consumo umano. Tutte le minerali presentano, tuttavia, un contenuto assai inferiore a quel valore guida, ad eccezione di una sorgente situata in una zona vulcanica del Lazio.

Per quanto riguarda il boro, l'OMS indica a 500 microgrammi il tetto consigliato per litro, ma l'UE e la legge italiana lo fissano a 1000 per l'acqua potabile e 5000 per le acque minerali. L'analisi rivela che quattro marche localizzate in zona tirrenica superano il limite fissato dall'OMS e una localizzata nella zona vulcanica del Monte Vulture supera il limite fissato dalla normativa italiana per le acque potabili.

Cloro: non vi sono limiti di legge fissati per le acque minerali, mentre per quelle potabili, è di 250 milligrammi per litro. "Il più alto contenuto di cloro (323 milligrammi per litro) è stato rilevato in un campione in Campania e altri valori elevati si riscontrano in Toscana e Sardegna." *

L'assunzione di nitrati e nitriti è considerata dannosa per la salute, ma la loro percentuale – evviva - è indicata in Picture 4etichetta. Il limite dei nitrati è fissato dalla legislazione italiana a 50 milligrammi per l'acqua potabile e 45 (10 per i neonati) per le acque minerali, limiti non superati da nessuna acqua minerale, anche se il 10% supera quello fissato per i bambini, probabilmente per contaminazione della fonte da parte dei fertilizzanti usati in agricoltura. Per i nitriti il limite fissato è: 0,02 per le acque minerali e 0,5 per le potabili. Siccome il 5% dei nitrati assunti dall'uomo si trasforma in nitriti (e, infine, all'interno del corpo umano, nelle cancerogene nitrosammine), andrebbe considerata la somma dei due elementi. Sulla base di una sommatoria dei due, il 60% supera il limite di 0,1 millligrammi fissati dalla direttiva UE del 2003 e il 10% supera il limite fissato per le acque potabili dalla legislazione italiana (0,5), mentre cinque marche superano addirittura il limite fissato dall'EPA (1).

Il cadmio ha un limite di 5 microgrammi/litro nell'acqua potabile, ma non sarà indicato nell'etichetta dell'acqua minerale se resta al di sotto dei 10 microgrammi/litro!
I contenitori, seppur non del tutto esenti da rilascio d'elementi tossici, non sembrano presentare rischi particolari per la salute umana.
Questa ricerca sfata, dunque, il mito dell'assoluta Picture 5purezza dell'acqua minerale, anche se ne conferma una discreta qualità complessiva, dato che i limiti di legge non sono superati. Tuttavia, dato il consumo ampio che se ne fa, le acque minerali dovrebbero essere sottoposte a controlli frequenti e rigorosi, come accade per l'acqua potabile.
E' assolutamente necessario che la legge imponga che siano dichiarati in etichetta sia i precisi effetti benefici per la salute – pare che la maggior parte dei benefici pubblicizzati non siano affatto dimostrati scientificamente - sia la totalità degli elementi presenti, in modo che un consumatore attento possa scegliere le acque minerali migliori per la propria salute, meno contaminate e più sicure. Il fatto che la legge italiana permetta di non indicare in etichetta alcuni inquinanti se non superano una certa soglia (il cadmio, ad esempio) è un'incongruenza e infatti l'Unione Europea ha aperto per questo una procedura contro l'Italia.

L'acqua minerale, inoltre, ha un forte impatto ambientale: si tratta dell'inquinamento dovuto al consumo di combustibili fossili utilizzati per il processo d'imbottigliamento e per il trasporto delle bottiglie via nave, camion o treno dalle zone di produzione alle zone di consumo. Sono altrettanto impattanti gli ingenti costi di smaltimento delle bottiglie vuote, costi, si badi bene, tutti a carico delle regioni – cioè dei cittadini – poiché non sono minimamente coperti dalle irrisorie tasse di sfruttamento delle fonti imposte alle aziende dagli organismi pubblici.

Ma perché tanta cortesia legislativa nei confronti dell'acqua minerale? L'industria dell'acqua è un business multimiliardario e in continua espansione. I leader - Nestlé, Danone, Coca-cola, San Benedetto, Rocchetta – si dividono più o meno gran parte delle marche.

In più, all'acqua minerale classica si stanno aggiungendo altri tipi di acque dette di sorgente e l'acqua da tavola, che sono acque del rubinetto, la prima prelevata dalle migliori falde dell'acqua potabile e trattata, ma senza aggiunta di cloro; la seconda può essere captata direttamente dal rubinetto, anche clorata e trattata per conferire le caratteristiche desiderate. Queste ultime stanno espandendosi a macchia d'olio in boccioni da 18 litri o più venduti in ospedali, uffici, mense.
Allora, dovremmo tutti tornare all'acqua potabile? Purtroppo, anche l'acqua potabile, come abbiamo visto, non è la panacea per tutti i mali dell'acqua minerale. Oltre ai problemi menzionati poc'anzi, l'arsenico, ad esempio, può essere soggetto, per quanto riguarda l'acqua potabile, a "controlli occasionali", e quindi generalmente la sua presenza nell'acqua non è rilevata e tantomeno dichiarata ai cittadini.

COSA POSSO FARE IO?

Per avere informazioni sui contenuti dell'acqua potabile, bisogna farne richiesta al comune, che deve fornirle per legge entro un mese.

La richiesta d'informazioni sui contenuti delle acque minerali deve essere inoltrata alle aziende stesse.

Come regola generale, evitare le acque provenienti da sorgenti localizzate in zone vulcaniche o in zone agricole e privilegiare quelle di alta montagna, lontane da zone urbane e coltivazioni, per evitare le contaminazioni da microbi, contaminanti chimici, fertilizzanti (che conferiscono nitrati) o fitofarmaci. Per essere sicuri che la sorgente sia effettivamente in alta montagna, controllare la temperatura alla fonte: non dovrebbe superare 5°C, meglio se più bassa. Alluminio e arsenico sono due contaminanti tanto pericolosi quanto diffusi sia nelle AP che nelle AM; controllare nelle tabelle qui riportate e scegliere con cura le acque minerali più pure. 

Evitare assolutamente le bottiglie in PVC (per la presenza di ftalati) e privilegiare l'acqua imbottigliata in vetro allorché anche tutti gli altri parametri sono buoni.

LEGGI LA 2° PARTE, CLORAZIONE I PERICOLI

LEGGI LA 4° PARTE, QUALE ACQUA MINERALE? COME LEGGERE LE ETICHETTE

LEGGI COME ELIMINARE GLI FTALATI DALL'ACQUA IN BOTTIGLIA SUL MIO BLOG

FONTI:

Atlante Europeo dell'EuroGeoSurveys Geochemistry Expert Group

Che Acqua Beviamo? Di Lima, Cicchella, Dinelli et al., Le Scienze, 12 maggio 2010 (con tutti i pdf delle tabelle dell'importante studio paneuropeo).

Rivista Italiana d'Igiene, vol. 68 (4-6), 1-17, 2008 Le acque da bere in Italia: analisi e valutazione di qualità di M. Imperato, M. Guida, M. Trifuoggi

Non datecela a bere – Rapporto di Green Peace http://www.greenpeace.it/inquinamento/rapporti/ACQUA.PDF
"Qualcuno vuole darcela a bere", Giuseppe Altamore, 2003 Fratelli Frilli Editore

Il portale dell'acqua in Italia: http://www.cheacquabeviamo.it/index.htm
http://www.sportellomensebio.it/index.php?op=alim

TUTTE LE TABELLE RELATIVE ALLO STUDIO DEL 2010

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