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Cloro, solo un sapore cattivo?

di Patrizia Marani

La conquista dell'acqua potabile tramite la clorazione, che elimina la presenza di micro-organismi pericolosi fra i quali salmonelle, coliformi fecali, escherichia coli, legionelle e altri, è senza dubbio uno dei maggiori progressi della civiltà moderna, allorché la scarsità d'acqua potabile affligge ancora un gran numero di paesi in via di sviluppo. Detto ciò, laddove l'acqua potabile è ormai una conquista acquisita, si comincia a vedere i non pochi limiti della tecnica e a cercare delle alternative meno nocive. La presenza di cloro nell'acqua non è, infatti, priva di rischi.

Il cloro è l'elemento alfa dell'era della chimica moderna. Da legami elementari a base di cloro, nei primi decenni del '900, sono stati tratti i primi composti chimici non presenti in natura e non biodegradabili, dai pesticidi alle plastiche, dai solventi alle diossine (Dibenzodiossine Policlorinate – PCDDs), vale a dire fra i più tossici composti chimici dell'era industriale. Si potrebbe dire, dunque, che il cloro è quell'elemento che dai laboratori chimici ha innescato il processo di estraniamento dell'uomo dalla natura. Oggigiorno i circa 15.000 prodotti chimici a base di cloro d'uso comune sono tutti tossici, incluso il cloro usato per disinfettare l'acqua.

I DANNI DEL CLORO

Studi epidemiologici hanno dimostrato che bere quotidianamente acqua disinfettata con il cloro per diversi anni aumenta il rischio di tumore alla vescica e al colon, un dato di fatto che fa insorgere un grave dilemma perché l'uso del cloro per sterilizzare l'acqua dai microorganismi dannosi è cruciale per la prevenzione di malattie pericolose e il livello di disinfettante deve essere tale da riuscire ad eliminarli. Altri studi recenti hanno sottolineato un maggior rischio di aborto spontaneo o una più alta incidenza di bambini nati con malformazioni. Il cloro può, inoltre, scatenare malattie della tiroide riducendo l'assorbimento di iodio (anche il fluoro agisce nello stesso modo) e causare un innalzamento dei livelli di colesterolo, verosimilmente danneggiando la vitamina E. L'assunzione di cloro elementare uccide la popolazione di batteri intestinali benefici, i microorganismi che creano l'ambiente ideale al buon funzionamento dell'intestino e del sistema immunitario. Il suo impiego nella disinfezione può selezionare forme di microbi resistenti, in particolare se si usano basse dosi di blandi disinfettanti come l'ipoclorito, un trattamento che favorisce anche l'abrasione delle tubature. Infine, il cloro presente nell'acqua della doccia disidrata capelli e pelle, rendendo quest'ultima più fragile di fronte alle aggressioni esterne e più soggetta ad eczemi ed allergie, oltre a causare lo sprigionamento, con il calore, di gas pericolosi, i cancerogeni cloroformio e tricloroetilene (TCE).

bicchiereI SOTTOPRODOTTI TOSSICI

Ma il cloro, soprattutto, può reagire con la materia organica naturalmente presente nell'acqua (i trattamenti dovrebbero eliminarla, ma non sempre vi riescono), formando numerosi sottoprodotti tossici. La lista include i trialometani, fra cui il già citato cloroformio, che sono cancerogeni e causano danni a fegato e reni; gli acetonitrili, mutageni (possono causare mutazioni genetiche) e genotossici (tossici per il DNA), gli aloacididerivati che sono dismetabolizzanti; i clorofenoli, composti fetotossici e cancerogeni e i chetoni clorurati che sono mutageni. L'acqua della doccia, della vasca da bagno e della lavastoviglie produce più cloroformio e trialometani in genere dell'acqua potabile.

Un'altra classe di sottoprodotti dell'interazione cloro–sostanze organiche presenti nell'acqua sono gli idrocarburi clorurati, fra i quali: Cloruro di Vinile, Dicloroetano, Tetracloruro di Carbonio, Dicloroetilene, Diclorometano, Tricloroetilene, Tetracloroetilene, Tricloroetano, composti d'eccezionale tossicità e persistenza nell'ambiente, perché non solubili in acqua. Questi composti sono come una bomba biologica ad orologeria, giacché iniziano ad accumularsi nei tessuti adiposi degli esseri viventi, sino a che il livello di tossicità diventa tale da scatenare una patologia. Un tour sullo stato dell'acqua potabile in Italia, realizzato da Green Peace aveva, già nel 2000, evidenziato come gran parte di questi sottoprodotti del cloro siano largamente presenti, anche se in diversa misura in dipendenza dell'area geografica, nelle acque potabili italiane.

MA ESISTONO DELLE ALTERNATIVE AL CLORO?

Altri prodotti derivati dal cloro come il biossido di cloro, ancora più potente, e le clorammine, generano comunque sottoprodotti nocivi, seppure in minore quantità. Negli Stati Uniti l'uso di clorammine sta sostituendo quello d'ipoclorito, ma la clorammina ha il difetto di corrodere le vecchie tubature, liberando nell'acqua un metallo molto pericoloso, il piombo. Inoltre, la clorammina può dare origine alla formazione di nitrosamine, composti con un livello di cancerogenicità più elevato dei trialometani.

Le uniche reali alternative al cloro sono due tecniche che abbattono la carica microbica totale senza alterare le caratteristiche dell'acqua: l'ozono e il trattamento con raggi ultravioletti. Queste tecniche sono efficaci anche per depurare l'acqua della piscina, che presenta notevoli pericoli per chi vi s'immerge frequentemente. Nel caso della depurazione con raggi UV, speciali lampade emettono raggi ultravioletti che, assorbiti selettivamente dal DNA dei micro-organismi, ne causano la degenerazione e la morte. Questo metodo di sterilizzazione non altera in nessun modo le caratteristiche chimico-fisiche dell'acqua poiché non implica l'introduzione di alcun prodotto chimico. 

Il cloro, però, oltre ad essere più economico, ha un'azione disinfettante più duratura che si mantiene per tutto il percorso dell'acqua, dal sistema di trattamento sino all'utilizzatore. Dopo il trattamento sia con raggi UV sia con ozono, è invece necessario immettere un altro agente disinfettante, anche se in dosi minime, che garantisca l'azione antimicrobica su tutta la rete, anche a valle degli impianti di trattamento. I costi sanitari per i danni alla salute provocati dalla presenza del cloro devono essere messi in conto e molte città in Italia e all'estero lo hanno fatto e stanno sperimentando metodi di potabilizzazione alternativi come, ad esempio, l'azione combinata di raggi ultravioletti e acquarubinetto ossigenata. In alcuni casi i trattamenti alternativi hanno già sostituito il cloro.

LA PREVENZIONE

Per ridurre l'uso di disinfettanti, si può cercare di mantenere la purezza delle falde acquifere proteggendole dalla contaminazione dei microorganismi patogeni. New York, ad esempio, famosa per la cosiddetta Mayor's waterampiamente bevuta in città, ha investito nell'acquisto di terreno attorno alle proprie falde acquifere per preservarle da possibili contaminazioni.

CHE COSA POSSO FARE IO?

Una famosa inchiesta di Altroconsumo aveva riscontrato addirittura un peggioramento dell'acqua potabile causato dai filtri per l'eliminazione del cloro e gli eventuali metalli pesanti. Con la recente entrata in vigore del Decreto del Ministero della Salute 25/2012 sulle ‘Disposizioni tecniche concernenti apparecchiature finalizzate al trattamento dell’acqua destinata al consumo umano’, i consumatori possono ora contare su regole stringenti che non ammettono informazioni ingannevoli circa proprietà di depurazione inesistenti e obbligano i produttori a fornire informazioni dettagliate, libretti d'istruzioni per l'uso e la manutenzione chiari e esplicativi, in modo da non incorrere in pericolosi aumenti batterici causati da filtri manutenzionati in modo non corretto. 

Un'altra strategia di eliminazione del cloro è quella della bollitura dell'acqua che deve poi essere conservata in frigorifero e bevuta in giornata per non incorrere nella formazione di microorganismi indesiderati, un rischio sempre presente. 

LEGGI LA 1° PARTE, ACQUA UN NUMERO INFINITO DI TOSSINE

LEGGI LA 3° PARTE, IL DILEMMA DELL'ACQUA, POTABILE O MINERALE?

LEGGI FTALATI ADDIO, COME ELIMINARE GLI FTALATI DALL'ACQUA IN BOTTIGLIA, SUL MIO BLOG

FONTI BIBLIOGRAFICHE

DOSSIER EAU, INERIS

Che Acqua Beviamo? Di Lima, Cicchella, Dinelli et al., Le Scienze, 12 maggio 2010

Rivista Italiana d'Igiene, vol. 68 (4-6), 1-17, 2008 Le acque da bere in Italia: analisi e valutazione di qualità di M. Imperato, M. Guida, M. Trifuoggi

"Qualcuno vuole darcela a bere", Giuseppe Altamore, 2003 Fratelli Frilli Editore

FONTI ON LINE

Non datecela a bere – Rapporto di Green Peace 

Greenpeace: Inquinamento

Il portale dell'acqua in Italia

Sportello mensebio