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BIO e bollente

di Biosight

 

Foto intro caffe

Cos'hanno in comune, durante la giornata, la casalinga di Treviso, il pastore abruzzese, il bracciante lucano? Prendono un  caffè, con estrema probabilità. Nanni Moretti perdonerà l'utilizzo della celeberrima frase, tratta dal suo film "Sogni d'oro"(1981), ma serve a far comprendere quanto la tazzina di caffè faccia parte delle nostre abitudini.

Statistiche. Nel mondo vengono quotidianamente bevute circa un miliardo e mezzo di tazzine e i Finlandesi, udite udite, risultano campioni globali di consumo: che tipo di miscela bevono sarebbe, ad ogni modo, un argomento da sviluppare. L'Italia, constatazione sorprendente, si piazza solo al dodicesimo posto e settima in Europa. Lo avremmo immaginato noi, CULTORI DELL'ARABICA?

Una delle ultime inchieste vede 97 italiani su 100 prediligere il 'rito' del caffè, almeno occasionalmente. Di questi, il 36% ne prende una tazzina al giorno e il 27% ne assume, sempre al giorno, più di tre (fonte > Consorzio Promozione Caffè). Il consumo riguarda in misura maggiore gli uomini, aumentando con l'età, ed è diffuso soprattutto in Piemonte, Lombardia, Sud Italia. Le donne preferiscono berlo a casa, 92% del campione contattato, posto che l'89% dei nuclei familiari non vorrebbe mai rinunciarvi. L'amata tazzina viene di solito gustata appena svegli, comunque entro il periodo prima mattina-dopo pranzo, mentre sono parecchi i miscela dipendenti nel pomeriggio. Secondo il 58% offre la possibilità di socializzare con i familiari, gli amici, i colleghi di lavoro, poiché si ritiene incarni uno dei piaceri della vita.

Il 42% degli intervistati, residenti principalmente nel Nord Est d'Italia, usa la moka - prevalgono gli over 55 - per preparare caffè nero e bollente. Gli under 24, assieme alle donne, adoperano invece capsule e cialde poi, come il gentil sesso, aggiungono latte al caffè per avere varietà di scelta ovvero caffè macchiato, cappuccino, caffellatte,marocchino. I puristi sono gli ultra 45enni e gli abitanti del centro-meridione, entrambi paladini del caffè senza zucchero o latte. Su un punto, tuttavia, si concorda in maniera unanime: la caffeina dona energia, tiene desta l'attenzione, sollecita la concentrazione mentale. Anche il suo gusto miete uno straordinario successo, 95,6% dei soggetti campionati, con giudizi equivalenti a molto/abbastanza gradito. L'aroma, cioè quella caratteristica sensoriale derivante dalla combinazione di odore e sapore, incontra il gradimento del 94,6% di appassionati degustatori. Un consenso quasi plebiscitario, se esaminiamo il misero 5% di chi non apprezza nessuna delle qualità descritte. Un italiano su tre, infine, riveste il caffè di un ruolo sociale, quando permette agli stati meno industrializzati di rafforzare la relativa economia con la creazione di nuovi posti di lavoro. I fatti, però, dimostrano il contrario osservando la gran parte delle odierne coltivazioni globali in mano alle corporation, il che significa lo sfruttamento del lavoro attraverso la mancata tutela degli operatori sia sotto il profilo della dignità sia sotto l'aspetto della sicurezza. Significa, altresì, il pericolo di coltivare e vendere prodotti Ogm o contaminati dalla chimica.


                                                                                     Foto 1 caffe

Foto 3 caffeL'ECO lettore, dopo questa girandola di statistiche, vorrebbe ora conoscere l'incidenza del caffè biologico nei consumi italiani. Si può parlare di vendite boom durante gli ultimi anni, 15%, considerate l'alta qualità delle miscele messe in commercio e l'incalzare della crisi economica. Eppure il caffè BIO sconta, inevitabilmente, i fattori concernenti il maggior prezzo e l'assai ridotta distribuzione sul territorio nazionale. Molti continuano a chiedersi, nonostante si parli sempre più di alimenti sostenibili, caffè incluso, la ragione di pagarne l'acquisto a importo superiore. Abbiamo personalmente sentito lamentarsi l'avventore di un bar, presso il Sana di Bologna 2014 , fiera del settore BIO terminata mesi fa, proprio al momento di pagare un espresso. La sconsolata barista ha cercato di spiegargli, invano, i motivi. Magari era un neofita del BIO e della manifestazione, magari il suo abituale caffè gli appariva migliore, sta di fatto che non si capacitava degli 1,40 euro spesi. Ecco alcune doverose precisazioni rivolte a lui e a quanti ritengono il biologico una fabbrica di soldi, intesa a lucrare sui costi finali.
Il caffè BIO, come qualsiasi coltivazione dello stesso genere, necessita l'adozione di rigidi disciplinari, nazionali e internazionali, coinvolgenti l'intera fase produttiva (dal campo alla confezione finale). Le piante di caffè, quindi, riceveranno unicamente concime naturale per la fertilizzazione del terreno, che sarà lavorato con metodi tradizionali e idonei a non alterarne l'equilibrio. Su di esse verranno aboliti i pesticidi, mentre al loro posto si adotterà la lotta biologica tramite insetti, composti d'origine vegetale o minerale, altre piante in grado di lottare, secondo natura, contro gli attacchi dei parassiti. L'agricoltore completerà simili interventi, nell'ambito delle vecchie ma sane metodologie di coltivazione, strappando le erbacce e/o facendole mangiare dagli animali. I costi dell'ECO sostenibilità sorpassano quelli standard della chimica, regina dell'agricoltura negli scorsi decenni, e così, a fianco di un dignitoso reddito previsto per chi lavora i campi, divengono chiari i motivi dei prezzi differenti superiori.

Le spese più elevate includono anche, bisogna ricordare, la protezione della salute se consideriamo che l'organismo non assumerà ulteriori sostanze sintetiche, una volta impiegati fertilizzanti chimici, con cui la pianta di caffè, comunque a crescita spontanea, venisse trattata. Abbiamo usato l'aggettivo ulteriori poiché la caffeina del chicco rappresenta, di per sé, già un composto chimico naturale. I semi di caffè vengono tostati mediante il calore, circa 200°, onde sviluppare il successivo e caratteristico aroma nella tazzina - si tratta di una lavorazione senza manipolazioni artificiali - poi vengono insaccati, qualitativamente analizzati, confezionati e macinati in miscela. Il medesimo costo tutela pure la terra coltivata, priva dello sfruttamento derivante dalle colture intensive. Il caffè BIO si inserisce a buon diritto nella fascia di prodotti equo solidali, oltre che per un dignitoso introito economico riconosciuto ai lavoratori, allorquando i piccoli produttori anzi le famiglie di piccoli produttori si occupano della coltivazione utilizzando, come fertilizzante, il concime degli animali da cortile ed evitando, perciò, gli arricchenti chimici: sono contadini localizzati in Africa, Brasile, Centro America, India.

                                                                  Foto 6 BIS caffe                                                                 

Bere caffè BIO o la consueta miscela 'in-sostenibile' è salutare? La peculiarità BIO implica una risposta positiva ma qui vogliamo riferirci al principio attivo della caffeina. Tanti pareri scientifici hanno prima ammonito il consumatore sui rischi di ingerirla mentre, adesso, sembrano puntare verso una sua riabilitazione a patto di farne un uso moderato, non un abuso foriero di mal di testa, nausea, insonnia, agitazione, tachicardia, extrasistole.... Calma e sangue freddo, cari coffe lovers, analizziamo la questione dal punto di vista scientifico. Il caffè racchiude centinaia di sostanze, le cui specificità chimiche si differenziano in base alla varietà della pianta, a dove cresce e viene lavorata la c.d. ciliegia del frutto, alla tostatura. La più famosa è proprio la caffeina, malgrado il chicco ne mostri un contenuto compreso fra l'1,3 e il 2,4%, alcaloide formato da molecole normalmente tossiche il quale risiede, a scopo di difesa, in diverse piante: si trova infatti nel cacao, nel tè, nel guaranà, nella cola.
La caffeina ospita un sorprendente quantitativo di antiossidanti, particelle che neutralizzano i radicali liberi e capaci sia di rafforzare il sistema immunitario sia di rallentare/prevenire patologie riguardanti l'invecchiamento, la struttura cuore-circolazione sanguigna, i tumori. Sotto il profilo fisiologico la caffeina stimola il sistema nervoso centrale, aumentando la respirazione e la motilità della muscolatura scheletrica ovvero l'esecuzione dei movimenti controllati dalla volontà; inoltre incide sulla funzionalità cardiaca, giacché dilata le coronarie - N.B. > per pompare incessantemente, il muscolo cardiaco (miocardio) deve ricevere un continuo apporto di sangue tramite le arterie coronarie - e distende la muscolatura liscia, che presiede ai movimenti involontari delle contrazioni arteriose e degli organi cavi dell'apparato circolatorio. Tuttavia se la caffeina influenza il ritmo cardiaco possono insorgere, a fronte di un suo consumo eccessivo, fattori di rischio inerenti la pressione arteriosa

Foto 4 caffeChi soffre di gastrite, ulcera, reflusso gastro-esofageo, patirà seri dolori, causa l'eventuale caffè bevuto, vista l'ampia secrezione di acido cloridrico e pepsina nello stomaco. Tali affezioni, si deve precisare, non insorgono certo in soggetti sani che siano sobri cultori della bevanda. Essa provoca poi una sensibile termogenesi, significa il processo con il quale l'organismo crea calore allo scopo di mantenere costante la sua temperatura, incrementando il dispendio energetico di circa 100kcal e rimanendo quindi legata all'indice di consumo. Il caffè stimola infine l'efficienza fisica, sempre a condizione di esserne prudenti bevitori, dato che migliora l'utilizzo delle riserve caloriche (grassi in pole position) col risultato di monitorare il peso individuale.
Quante tazzine di caffè possiamo bere, quotidianamente, prima di oltrepassare la 'zona rossa'? Viene indicata una dose ben precisa di caffeina, equivalente a 2-3 mg giornalieri per ogni kg di peso. Una tazzina di moka o espresso ha dai 40 agli 80 mg di caffeina, ergo un consumo di 3-5 tazzine si ritiene costituisca un dosaggio idoneo ad impedirne l'accumulo nel corpo e a metabolizzarla, senza problemi, durante lo scorrere delle ore. Il caffè tostato possiede più caffeina di quello verde e crudo, ma il secondo produce clorogenato un enzima favorente l'assorbimento lento nonché prolungato, nelle 24 ore, della miscela. Ciò a beneficio del fegato che la assimila e dell'intero organismo, in grado di sfruttare pienamente i successivi effetti di vigilanza, attenzione, vitalità. Bere caffè tostato, invece, li porta a regime dopo solo mezz'ora/quaranta minuti, cosa di cui ci si accorge subito alla ripresa delle attività.

Noi ECO degustatori siamo orgogliosi di assaporare caffè BIO e bollente, di sentirne l'aroma quando iniziamo la giornata o ci prendiamo una pausa. Ancora una volta il rispetto della natura passa anche dalle piccole cose, come una semplice tazzina di caffè sostenibile.         

                                                                                                                           Foto 5 caffe

 

 FONTI

http://www.coffeeandnews.espresso1882.com/blog_new/tendenze/caffe-italiani-statistiche-ricerca-2014/

http://www.beverfood.com/caffe-biologico-caratteristiche-qualita-certificazione/

http://www.coffeeandnews.espresso1882.com/blog_new/how-to/il-caffe-biologico-e-un-bene-di-tutti/

http://www.ilcaffeespressoitaliano.com/2011/cos%E2%80%99e-il-caffe-biologico-e-il-caffe-equo-e-solidale/

http://www.cure-naturali.it/caff%C3%A8/3675


BIBLIOGRAFIA

Franck Senninger, Le virtù del caffè, Ed. Il Punto d'Incontro, 2014

Monica Di Sisto, Un Commercio Più Equo - Un piccolo potere da prendere sul serio, Ed. Altreconomia, 2011