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Perché non è il caso di avvolgere gli alimenti nell’alluminio

Aluminium foil
A cura della redazione

Se cucini del pesce, della carne o delle patate al forno è probabile che tu li avvolga nei fogli di alluminio o carta stagnola per far sì che la cottura ne esalti il sapore assieme a tutte le spezie. Oppure, è facile che quel caffè fragrante che ami sorseggiare ogni mattina sia sgorgato da capsule del caffè in alluminio.

All kulicki smallE’ pure possibile che diverse volte alla settimana, per risparmiare tempo, ti mangi le patate della rosticceria o le lasagne del supermercato custoditi in vaschette di alluminio, pronte per essere riscaldate speditamente al forno. Malgrado già le nostre nonne avessero messo al bando i tegami di alluminio, le cucine moderne sono piene di fogli e contenitori per forni in alluminio. Il metallo è più che mai usato come contenitore di alimenti, sovente portato ad alte temperature o a contatto di alimenti grassi, la ricetta perfetta per far migrare l’alluminio nel cibo, con danni rilevanti per la salute, soprattutto il cervello.

Come innumerevoli studi riscontrano ormai da tempo, gli ammalati di Alzheimer presentano quantità elevate di alluminio nei tessuti cerebrali e quanto più l’insorgenza è precoce tanto più alta è la quantità di alluminio osservata . Il metallo, che è unicamente tossico e privo di qualsivoglia proprietà nutritive, riduce il tasso di crescita delle cellule del cervello, una diminuzione che diviene più marcata in presenza di concentrazioni più elevate. Non è un caso che questa malattia, che non è tipica della vecchiaia se non nella nostra società, sia così diffusa e in età vieppiù giovanile. Le fonti di alluminio nella nostra vita quotidiana sono davvero molteplici, il che comporta il rischio di livelli critici del metallo nel sangue e nei tessuti del nostro corpo.

L'ETA' DELL'ALLUMINIO

L’esposizione umana all’alluminio è in piena fioritura e, di questo passo, – dati l’attuale estrazione e uso, nel 2050 sarà di 100 volte maggiore rispetto al 1950. Il metallo è, infatti, divenuto la sostanza tossica più ubiquitaria presente nell’ambiente. Alla sua presenza è dovuta la moria di pesci nei laghi acidi, il declino delle foreste bagnate dalla pioggia acida e la diminuzione dei raccolti su terreni con abbondante solfato acido. Effetti tutti attribuibili ad attività umane.

L’alluminio è il metallo più abbondante esistente in natura: costituisce l’8,2% della crosta terrestre ed è quindi del tutto naturalmente presente nell’aria per effetto dell’erosione delle rocce e, in quantità variabili, negli organismi viventi, sia vegetali sia animali.

La concentrazione negli alimenti può variare ampiamente, in funzione sia della natura del prodotto (animale o vegetale) che dei processi utilizzati nella sua preparazione. Secondo il Rapporto ISTISAN 99/25, “l’alluminio si ritrova in tutti i tipi di alimenti in concentrazione variabile tra 1-2 mg/kg di peso secco e più di 200 mg/kg in alcuni vegetali, quali gli asparagi o le foglie di tè.

L’acqua del rubinetto ne contiene approssimativamente 0.01-0.5 mg/l.
Bevande quali la birra o le bibite analcoliche ne contengono circa 0.1 mg-0.5 mg/l, mentre la concentrazione di alluminio nel caffè è generalmente inferiore a 0.1 mg/l di metallo.
La sua concentrazione nel latte di mucca varia da 0.02 a 0.9 mg/kg – media europea 0.1 – mentre risulta elevata negli infusi di tè – 1-5 mg/l – e in alcuni vini in funzione della loro origine.

L’assunzione media giornaliera di alluminio con la dieta in Europa ammonta approssimativamente a 2-5 mg.

Bollendo dell’acqua in un tegame di alluminio – anche a un PH > a 7 – per 20 minuti si osserva una migrazione apprezzabile dell’elemento (0.5-3 mg/l): cibi acidi disciolgono l’alluminio già a temperatura ambiente (grassetto di Perché Bio), una quantità ancora maggiore di elemento è rilasciata (alcuni mg/l) in caso di cottura in tegami non smaltati. Poiché i tegami costruiti in alluminio sono stati ampiamente sostituiti dall’acciaio, attualmente l’assunzione proveniente da utensili da cucina e materiali da confezionamento è calcolato essere inferiore a 0.1 mg…..”, concludono assai ottimisticamente i ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità.

Ma le fonti presenti nella nostra cucina sono, essendo l’alluminio un materiale estremamente economico e leggero, molto numerose: oltre a contenitori e fogli, tutto il cibo in scatola, dalle zuppe ai pelati o alla macedonia, per non parlare delle lattine di birra e bibite in genere. Per di più molte lattine sono rivestite internamente da una pellicola in materia plastica in cui è presente il BPA, un pericoloso interferente endocrino.

Uno studio del 2012 ha evidenziato che “l’utilizzo di fogli di alluminio in cucina contribuisce in modo significativo ad un’assunzione giornaliera di alluminio attraverso il cibo cotto. La migrazione è risultata essere maggiore negli alimenti acidi e ancora maggiore in presenza di spezie. Fra gli alimenti più acidi figurano carne, formaggi, uova, pasta ad alto contenuto di glutine e zucchero raffinato.
Infine, un consumo eccessivo di alluminio dovuto alla migrazione dalla cosiddetta carta stagnola presenta rischi elevati per la salute. I fogli di alluminio possono essere forse usati per confezionare gli alimenti, ma non per cucinarli”. 

Il nostro corpo è in grado di eliminare agevolmente piccole quantità di alluminio, ma se se ne assorbe troppo, si mette in difficoltà il sistema di detossificazione.

VALORI NORMALI E ASSUNZIONE GIORNALIERA

Per chi volesse effettuare un controllo, sempre secondo il rapporto dell’Istituto Superiore della Sanita’, “si possono considerare normali, con ragionevole sicurezza, valori inferiori a 10 microgrammi di alluminio per litro di plasma”, anche se l’accuratezza nello stabilire il carico corporeo di alluminio attraverso questo test è molto controversa. Il Professor Chris Exley della Keele University, infatti, afferma: ”E’ chiaro che i livelli di alluminio nel sangue non riflettono in modo accurato il carico corporeo di alluminio, dato che i test eseguiti su cervello, polmoni e spesso ossa rivelano livelli di alluminio molto più' elevati. I livelli individuati nei capelli sono coerenti con quelli trovati nelle ossa ”.

Secondo l’OMS, un’assunzione giornaliera di 1 mg/kg corporeo è da considerarsi sicura. Tuttavia, un recente studio condotto dal medesimo Professor Chris Exley, oltre a confermare che il metallo svolge un ruolo nel declino cognitivo, evidenzia un aumento vorticoso della presenza dell’alluminio nel corpo umano. Lo studio ha scoperto che “Oggigiorno, quasi l’80 % di coloro che sono testati per tossicità dell’alluminio rivelano livelli eccessivamente alti del metallo nei capelli”.

PER LEGGERE LA SECONDA PARTE "ALLUMINIO, TUTTE LE FONTI E COME EVITARLE" CLICCA QUI

FONTI CONSULTABILI

Aluminium in brain tissue in familial Alzheimer’s disease

Aluminium DOES cause Alzheimer's: Expert says new findings confirm the metal plays a role in the devastating brain disease

Risk Assessment for Using Aluminium Foil in Food Preparation

 

PER APPROFONDIMENTI SUGLI INTEREFERENTI ENDOCRINI:

SOS ormoni, interferenti endocrini

Il grande inganno

La crisi dell'Homo Industrialis