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Dove c'è fumo...c'è diossina

Pollution intro gee
di Patrizia Marani

Pecore dal manto riccioluto brucano nel fitto tappeto primaverile del prato, assieme a pingui galline che lo frugano alacremente per scovarvi prelibati insetti e vermicelli, con contorno di quadrifogli ed erbette aromatiche. Accanto, alcune mucche sonnecchiano, dopo un lauto pasto. Quale piacere ci procura la vista di queste scene bucoliche! Eppure, anche dietro di esse si possono celare delle insidie dalla complessa formula chimica e dal nome, tristemente noto, di diossina. Basta che nelle vicinanze di quel prato si trovi un inceneritore. Diossine che possono arrivare a noi dall'aria o attraverso la catena alimentare di quegli stessi animali al pascolo.


Omega pecore intro

Le diossine, infatti, diversamente da altri composti chimici di sintesi, non vengono prodotte deliberatamente, ma sono sottoprodotti, assai indesiderati, dell'attività industriale e di tutti i tipi di combustione e, essendo lipofiliche, accumulano enormemente nel tessuto adiposo degli animali, essere umano incluso.

Le cosiddette diossine e furani appartengono ad una stessa grande famiglia di 210 composti di micidiale tossicità, presenti in traccia a livello planetario, anche laddove non vi è alcuna fonte, artico incluso, concentrandosi a livelli più elevati nei pressi delle fonti di emissione: scarichi industriali, il fumo prodotto da un inceneritore ecc. Tale straordinaria diffusione, oltre che all'esistenza di un'enorme molteplicità di fonti nel mondo moderno, è dovuta alla caratteristica di POP (persistent organic pollutants – inquinanti organici persistenti) di questi composti, che persistono nei luoghi di accumulo per decenni e decenni. Le emissioni industriali di diossine possono essere trasportate dalle correnti atmosferiche, e, in misura minore, dai fiumi e dalle correnti marine fino a luoghi remoti rispetto alle fonti di diffusione.

FONTI DI DIOSSINE

Pollution-smallLe principali fonti industriali di diossine in Europa sono dovute alle industrie chimiche, siderurgiche, metallurgiche, industrie del vetro e della ceramica.
In assenza di combustione, vi è generazione di diossine con la sbiancatura della carta e dei tessuti fatta con cloro e nella produzione di noti diserbanti, quali gli acidi 2,4-diclorofenossiacetico e 2,4,5 triclorofenossiacetico.
I fumi delle centrali termoelettriche e degli inceneritori per rifiuti urbani, nonché degli inceneritori di rifiuti ospedalieri, gli impianti di riscaldamento domestico a legna o a carbone (combustione per potature, barbecue, camini e stufe) e persino i fumi delle cremazioni - in costante aumento - gli incendi, il traffico, il fumo di sigaretta, costituiscono altre rilevanti fonti di diossine. Gli inceneritori sono stati per lungo tempo importanti produttori di diossine, ma le ultime generazioni hanno abbattuto notevolmente le emissioni gassose riuscendo, conseguentemente, a far calare drasticamente la diffusione di diossine nell'area circostante. Le nanoparticelle che essi emettono, tuttavia, possono contenere diossine in forma non gassosa.

DOVE SI TROVANO E COME POSSONO ENTRARE DENTRO DI ME

Il terreno agricolo su cui viene coltivata verdura e frutta può venire contaminato dalle diossine a causa della presenza di un inceneritore o di altro processo di combustione industriale nelle vicinanze, con conseguente accumulo o deposito dei contaminanti negli alimenti.
L'erba stessa può essere contaminata dalla diossina. Campioni d'erba raccolti sistematicamente in Inghilterra in un campo, osservato nel corso di un secolo, hanno evidenziato una presenza stabile e minima di diossine dal 1860 al 1960 e un aumento pari a sette volte la quantità iniziale dal 1960 al 1980 attribuito rispettivamente all'incremento dell'uso di pesticidi clorurati e della quantità di rifiuti inceneriti. Se l'erba o i mangimi contaminati sono mangiati da erbivori, le diossine, che sono lipoafffini, si trasferiscono nei tessuti grassi di questi animali. In questo caso lo strato adiposo funziona da "serbatoio" di diossine.
L'esposizione dell'uomo alle diossine ha luogo quasi esclusivamente attraverso l'assunzione di cibo, soprattutto carne, pesce e latticini. Le diossine "bio-ingrandiscono", nel senso che, tramite la catena alimentare, passano da preda a predatore, concentrandosi nella carne e nei prodotti caseari, per raggiungere infine l'uomo. La quantità di diossine nell'uomo è superiore a quella di tutti gli altri mammiferi in quanto l'uomo è l'ultimo tassello della catena alimentare, quindi concentra le diossine nei propri grassi a livelli esponenzialmente maggiori rispetto a quelli che si trovano nel cibo di cui si alimenta. Più colpiti i gruppi umani maggiormente vulnerabili, in particolare i feti e i lattanti, che possono essere esposti al carico corporeo accumulato dalla madre. Le diossine sono "prelevate" dai tessuti adiposi durante l'allattamento e "passate" nel latte. L'essere umano può ricevere al momento dell'allattamento la massima quantità di diossine della sua vita.

QUALI SONO I DANNI PER LA SALUTE

La stragrande maggioranza degli studi epidemiologici, anche recentissimi, basati su campioni molto vasti di popolazione, rilevano, infatti, una stretta correlazione tra patologie diossino-correlate e presenza d'inceneritori nelle aree soggette ad indagine. Le diossine e i furani possono essere responsabili di diverse patologie a carico di numerosi organi ed apparati, fra cui la cute (cloracne); sistema immunitario (azione immunotossica: allergie, malattie autoimmuni, lupus); in quanto interferenti endocrini, sistema riproduttivo (riduzione del numero di spermatozoi, endometriosi, malformazioni genitali); sistema endocrino (maggiore incidenza del diabete); sistema nervoso (disturbi dell'apprendimento). Esercitano, infine, un'azione cancerogena. I risultati di recenti studi dimostrano che gran parte della popolazione europea supera i limiti d'esposizione raccomandata dai comitati scientifici.

COME RIDURRE L'ESPOSIZIONE

Una dieta vegana o vegetariana a base di alimenti biologici può ridurre notevolmente l'esposizione alle diossine ingerite perché nelle verdure l'accumulo è minimo, dato che si trovano al livello più basso della catena alimentare.
Se mangiate carne, uova o prodotti caseari, verificate sempre l'areale di provenienza e le condizioni di allevamento del bestiame.
Allontanarsi dalle zone industriali o dove siano presenti inceneritori.

FONTI:

The Toxic Consumer, Elizabeth Salter Green and Karen Ashton

Dioxins and Furans (PCDD/PCDF) Heidelore Fiedler 

Creative Commons -  CC BY 2.0

Foto intro by _gee_