in questo sito vengono usati i cookies navigandonel sito accetti.

Eppur si muove! L'inizio

di Maurizio Marna

 Foto intro AUTOEL

Quando parliamo di auto elettrica occorre subito sfatare un luogo comune ovvero non è un'invenzione degli ultimi decenni. Il periodo a cui dobbiamo far riferimento risale, invece, al XIX secolo - i prototipi si collocano fra il 1832 e il 1839 - anche se non è possibile formulare una data certa. Si preferisce considerare, dunque, un arco di tempo maggiore, dove più inventori di diverse nazioni diedero vita a progetti di veicoli elettrici e poi li realizzarono.

Un altro po' di storia > Sembra che lo scozzese Robert Anderson, dopo il 1830, sia stato l'inventore della prima carrozza elettrica costruendo un modello alquanto rudimentale e semplice. Nel 1835, tuttavia, l'Olanda vide la nascita di una piccola auto elettrica ad opera di due professori universitari e successivamente il suo sviluppo fu appannaggio della Francia e Gran Bretagna. Questi paesi, proprio in virtù di batterie migliorate da alcuni esperti di fisica transalpini, divennero il mercato principale, durante gli anni 1865-1881, per le auto elettriche: esse riscossero un buon successo ma solo le classi sociali ricche le potevano acquistare. I motori a scoppio, con le loro caratteristiche dinamiche ed inquinanti, erano un futuro abbastanza lontano mentre le auto elettriche offrivano eccellenti risultati sotto il profilo della velocità (oltre 100 km/h) e della distanza, a ciò bastando un'unica carica elettrica. Il belga Camille Jenatzy, verso la fine del XIX secolo, ottenne una velocità media di 105,88 Km/h mediante un prototipo a forma di razzo, quindi maggiormente aerodinamico, spinto da una coppia di motori a batteria divisi fra le coppie di ruote. Nondimeno il mercato automobilistico penalizzò la tecnologia e le prestazioni dei veicoli elettrici, una volta comparsi i motori a combustione interna. I due decenni 1900-1920 accolsero il boom dei motori a scoppio, relegando le auto elettriche nella nicchia delle town cars (macchine cittadine, di quartiere). Si trattava di veicoli riservati a fasce sociali agiate, lo abbiamo visto sopra, particolarmente consigliate - guarda caso - al pubblico femminile per la semplicità di utilizzo, la manutenzione minima, la pulizia e silenziosità.


Foto 1 AUTOEL                                                                Foto 2 AUTOEL 

Foto sopra: Camille Jenatzy sul  prototipo La Jamais Contente nel 1899                                Sopra: ThomasEdison, a sin., su auto el. nel 1913  

Al di là delle brevi notazioni storiche, la domanda rimane sempre uguale: cos'è un'auto elettrica? La risposta sconfina nell'ovvietà quando la definiamo una vettura avente un motore elettrico, le cui batterie procurano energia, priva di un serbatoio contenente carburante (benzina, gasolio, gas di petrolio liquefatto, metano). La B.E.V, sigla anglosassone che indica un veicolo a batteria elettrica(Battery Electric Vehicle), viene provvista di energia mediante ricarica dalla rete o da altri sistemi erogatori dovendo, inevitabilmente, fare i conti con la sua autonomia ossia 'la madre di tutti i problemi'. Se i primi accumulatori erano di grosse dimensioni, pesanti e di breve durata, le attuali batterie al litio sono l'esatto contrario ovvero piccole, molto più leggere rispetto agli originari impianti, dotate di una buona autosufficienza. Esse hanno permesso una maggiore abitabilità nei veicoli, determinando spazi funzionali per gli occupanti, nonché incrementato la percorrenza fino alla successiva ricarica. Quest'ultimo dato risulta ancora parecchio penalizzante nel paragone con le auto normali - il rapporto è infatti 7 volte inferiore - allo stesso modo del tempo di rifornimento: ore contro i pochissimi minuti dei combustibili tradizionali. Non sarebbe certo un male, si sostiene, poiché le statistiche rilevano essere coperta, mediamente, una distanza di circa 60 km da tantissimi automobilisti durante gli spostamenti casa/lavoro e ritorno. Riscontrata un'autonomia massima di 150 km, per quanto riguarda un 'pieno elettrico', ecco che la possibilità di muoversi non verrebbe compromessa e ci sarebbe, inoltre, lo spazio temporale idoneo a ricaricare il veicolo o sul luogo di lavoro o avvalendosi della corrente domestica. Addirittura, qualora vi fosse un'emergenza, gli utenti si recherebbero presso le stazioni di servizio e lì, in una sorta di pit stop, cambierebbero le batterie azzerate con quelle cariche. Utopia? Futuro sostenibile? Concreto presente? Qui le opinioni divergono e assumono la veste di scontro ideologico, esaminando l'applicabilità delle soluzioni proposte. Alcune obiezioni sono purtroppo una 'scomoda verità', il resto no.
                                                                                                Foto 3 AUTOEL  Batterie al litio

Foto 5 AUTOELIl litio delle batterie, un materiale assai inquinante sia come estrazione sia come lavorazione, confermerebbe Foto 4 AUTOELl'alta nocività nel caso il mercato delle auto elettriche crescesse a dismisura e i rischi ambientali sarebbero invero gravissimi anche sotto l'aspetto dello smaltimento, elemento comune a diversi prodotti green (pannelli solari, fotovoltaici ecc.). Ma un lato positivo esiste e parla della rigenerazione delle batterie al litio, idonea a ottenere fino a 4/5 della loro potenza originaria. Lo studio dei pro e contro si sposta, poi, sulla fabbricazione giacché un eventuale boom del mercato significherebbe, causa il peso-massa delle batterie, l'uso di materiali ultraleggeri (carbone, alluminio) destinati alla carrozzeria e meccanica: l'intero processo (dall'estrazione alla fase lavorativo-produttiva) implicherebbe, allora, chiari squilibri ambientali nonché una massiccia richiesta di energia elettrica. Una questione ugualmente importante è l'organizzazione di una rete distributiva (stazioni di servizio comprese), capillare e non dispersa, in grado di sostenere l'aumento esponenziale della domanda. Le odierne difficoltà di approvvigionamento elettrico, tenuto conto della 'vorace' industrializzazione globale, fissano numerosi interrogativi sulla legittimità e fattibilità di un tale sistema, considerate le finora prevalenti fonti energetiche di derivazione (petrolio, carbone). Con una precisa attenzione alla ripartizione dei costi, per i quali non è difficile identificare i soggetti interessati: le aziende raggiunte in auto elettrica dai propri dipendenti - luoghi, quindi, dove installare le colonnine di ricarica - i dipendenti medesimi, le società d'erogazione, le case automobilistiche, chi abiti stabili con garage, possieda un mezzo elettrico e sia interessato a far installare le colonnine di ricarica. Tutto ciò si potrà realizzare e quante risorse economiche occorreranno? Si accettano scommesse.

Foto introBis AUTOELL'attesa di un 'deus ex machina' che risolva le cose non ha senso mentre è necessario creare ingenti sinergie finanziarie nella ricerca e sviluppo, allo scopo di migliorare le caratteristiche delle auto elettriche. Un simile supporto monetario favorirà la tecnologia quando si dedicherà all'insufficiente durata delle batterie e ai biblici tempi di ricarica, oltre a 'serializzare' gli impianti produttivi per abbassarne i prezzi (un kit completo di batterie vale circa 10.000 euro) e rimodulare il valore di mercato dei veicoli (oggi su una media di oltre 30.000 euro). Eppur si muove l'auto elettrica, dentro le nostre eco città (poche, ahinoi), fornisce ottime performance mostrando un rendimento molto migliore rispetto alle altre vetture. Il motore elettrico, infatti, trasforma il 90% dell'energia potenziale in energia meccanica, una percentuale straordinariamente superiore a quella dei motori a benzina(25%)e diesel(40%), che disperdono le rimanenti percentuali in calore. Nondimeno esso raggiunge, durante un brevissimo arco di tempo, il regime massimo di coppia e lo mantiene regolare con accelerazioni uniformi, senza impiego della frizione, componente mancante, così da permettere al motore di essere sempre collegato. Leggete, adesso, qualche essenziale info tecnica 

                                                                                                                                Foto 6 AUTOEL   

Il motore elettrico non inquina l'aria, eccellente BIO requisito, contrariamente agli usuali dispensatori di monossido di carbonio, anidride carbonica, ossido di zolfo e azoto. Permane tuttavia, lo ribadiamo, il fondamentale tema della produzione di energia elettrica la cui disponibilità è tuttora legata ai combustibili fossili: la loro preminenza nei confronti delle fonti alternative costituisce una pesante ipoteca, benché indiretta, sul volerlo definire veicolo ecologico. Eppure l'auto elettrica ha rumorosità minima e riduce il degrado acustico, beneficiando la salute delle persone, peculiarità che si aggiunge alla sua conveniente manutenzione per poca usura leggi mancanza di cambio olio e controllo inquinanti, parti meccaniche facilmente riparabili e modesta sostituzione di liquidi. Non sobbalzate infine, Egregi Guidatori, se il costo energetico è uguale a 1,5 euro circa (!!!!) per 100 km. Sì, avete letto bene 1,5 euro per 100 km spesa 'shock' rispetto alle auto tradizionali.
L'auto elettrica conviene sì o no dal punto di vista ambientale? Il dubbio esiste, valutato quanto sopra scritto, e ci si chiede come essa potrà conquistare il mercato alla luce degli enormi interessi in gioco. Una cosa ci preme comunque dire: il futuro, anzi il presente sostenibile esige le BIO decisioni dell'uomo a quattro ruote.

                                                                  Foto 8 AUTOEL

 

Non perdete Eppur si muove! L'epilogo

 FONTI
www.autoelettrica.it
www.guidaconsumatore.com > autoveicoli> auto elettriche
www.orizzontenergia.it > Risparmio ed efficienza energetica > Mobilità sostenibile > Auto elettrica
www.focus.it > auto elettriche

BIBLIOGRAFIA
Luca Cassioli, Guida all'auto elettrica, edito dall'autore, 2013
Serge Enderlin, Volt! L'auto elettrica non salverà il mondo, collana La cultura, Ed. Il Saggiatore, 2012