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Ecodizionario dei rifiuti

di Patrizia Marani

plastic found in the belly of seabirds

Riciclabile, biodegradabile e/o compostabile, compostabile a freddo, biobased, le definizioni usate dall’industria per vantare la “green-icità” dei propri prodotti è ormai infinita. Ma cosa significano veramente questi termini? Come orientarsi in questa ecogiungla terminologica nell’acquisto del prodotto davvero più verde? E in quale contenitore della raccolta differenziata smaltirli?

simbolo prodotto riciclabileRiciclabile

Un prodotto è riciclabile quando può essere raccolto, rilavorato e trasformato in un nuovo prodotto. Materiali riciclabili sono comunemente la carta, il cartone, il vetro, l’alluminio, l’acciaio, gli articoli elettronici e la plastica. Alcuni materiali, come l’acciaio, possono essere riciclati pressoché indefinitamente, in un continuo processo “dalla culla alla culla”.

Il riciclo è un'attività fondamentale perché ridona nuova vita – e uso – a rifiuti che finirebbero in discarica o negli inceneritori, divenendo una possibile fonte d'inquinamento dell'aria, terra e acque di superficie e falde acquifere. I beni riciclabili sono identificabili mediante il caratteristico simbolo.

Tuttavia, secondo l’EPA, l’agenzia americana per l’ambiente, solo il 7% di tutti i prodotti plastici vieneInceneritore riciclato. E', pertanto, questione di vita o di morte della biosfera trovare alternative alla plastica tradizionale. Vediamo perché. 

Degradabile

Degradabile è qualsiasi cosa che può essere scomposta in parti più piccole. Tutta la plastica è, tecnicamente parlando, degradabile. Se esposta ad agenti esogeni – acqua salata, sole, un martello! – potrà scomporsi nei decenni in parti più piccole, ma questi frammenti non si reintegreranno nell’ambiente naturale.

PLASTICA OCEANICA Un esempio eclatante di degradabilità è la plastica ‘oceanica’: negli oceani, infatti, la plastica si scompone in pezzi minuscoli detti “microplastica”. Il Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite stima che vi siano 12.000 frammenti plastici per ogni miglio quadrato di oceano, tanto che i pesci li divorano, scambiandoli regolarmente per cibo. La plastica degradata risale, in tal modo, la scala alimentare, arrivando dall’oceano dritto dritto nel nostro piatto.

Non solo, pure gli uccelli scambiano i frammenti o minuscoli oggetti plastici per prede, finendo esizialmente con l'ingoiarli. La fotografia d'introduzione mostra una parte degli oggetti che l'artista Jan Vozenilek ha presentato alla stampa come simbolo della sua esperienza sull'Isola di Midway, nel bel mezzo dell'Oceano Pacifico: quella plastica è ciò che ha estratto dalla pancia di pulcini di albatro, come è possibile vedere nello splendido trailer del film dedicato ai grandi uccelli che nidificano sull'isola.

OLTRE LE TRE ERRE DELLA SOSTENIBILITA' L'artista ha, pertanto, suggerito di aggiungere alle tre note R per un futuro sostenibile -riduco, riuso e riciclo -  altri due termini emblematici: RIPENSO e RIFIUTO. "Ripenso" il mio stile di vita e di consumo, e gli oggetti che uso, e "Rifiuto" di usare la plastica in modo inconsapevole e consumistico, dato che la soluzione del problema inizia proprio dai gesti quotidiani di ciascuno di noi.  

Sempre a proposito di "degradabilità", nel nord dell'Oceano Pacifico vi è un cosiddetto Vortice di Spazzatura (The Pacific Trash Vortex)  grande quanto lo stato del Texas, vale a dire una corrente oceanica ruotante che ha intrappolato plastica galleggiante e altri rifiuti degradabili, assieme a fauna marina e persino uccelli, trascinandoli nel vortice. Per ogni chilogrammo di Plancton ve ne sarebbero 6 di rifiuti. In basso, un oggetto di plastica sfuggito al Vortice.

plastica sfuggita al Vortice Oceanico 

Certe plastiche tradizionali (non biobased - definizione che implica l'utilizzo almeno parziale di materie prime vegetali -, ma petroleum-based) si sono imbellettate di verde, ma in che modo? Semplicemente aggiungendo degli additivi chimici che accelerano la degradazione del materiale in certe condizioni ambientali, come ad esempio la plastica “fotodegradabile che sotto il sole si sbriciola (finendo con l’incrementare la massa di microplastica oceanica, dato che i frammenti plastici non sono biodegradabili, come vedremo in seguito). Un altro tipo di plastica bio-imbellettata è la plastica “ossi-degradabile”, che degrada tramite ossidazione, sempre grazie all’aggiunta di additivi. Degradazione è quindi sinonimo di “frammentazione”, persino di “polverizzazione”, ma non ha nulla a che fare con la biodegradazione: la polvere di plastica è sempre plastica, un contaminante ambientale che negli anni potrà pure diventare così minuscola da essere attaccata dai microrganismi, ma la ricerca scientifica non è oggi in grado di sapere se ciò potrà mai accadere, né in quale arco di tempo. Degradabile, pertanto, significa che l’oggetto in questione è frammentabile, se va MOLTO bene, polverizzabile, ma non reintegrabile nel ciclo naturale.

Occhio alle etichette, perché queste plastiche sono state pubblicizzate per biodegradabili/compostabili o degradabili al 100%, ma come avete ben capito, non lo sono affatto. Vanno, pertanto, riposte nel contenitore per il riciclo della plastica.

 foglie autunnaliBiodegradabile

La foglia è l’esempio più calzante di che cosa sia la biodegradabilità: nasce sull’albero in primavera, la pianta la usa per la fotosintesi in estate, in autunno cade a terra dove i microrganismi la decompongono, fornendo all’albero il nutrimento per la prossima stagione vegetativa.

Biodegrabilità è, quindi, il processo naturale di trasformazione della materia organica in composti vieppiù semplici, vale a dire il ciclo chiuso terrestre di reintegro dell’esistente nella natura. Pure noi esseri umani, come gli altri animali erbivori e carnivori, prendiamo parte a questo processo planetario: quando siamo in vita, trasformando altri esseri viventi – piante e animali – in energia e nutrimento e riportandone, poi, gli scarti nella natura; e pure sottoterra siamo perfettamente biodegradabili! Nel terreno, infatti, esistono degli esserini microscopici detti, appunto, microrganismi o batteri che sono specializzati nel biodegradare i materiali con l’aiuto di un kit di attrezzi più o meno ampio, gli enzimi (ovvero proteine che agiscono da catalizzatori, da acceleratori di una reazione chimica). La Natura ha creato il ciclo continuo della vita, di trasformazione degli esseri viventi gli uni negli altri in modo perfetto. Il problema per noi umani è imparare come prendervi parte pure con i nostri prodotti.

Il requisito base perché questo processo avvenga è la presenza dell’ossigeno, mentre umidità e calore accelerano la decomposizione. Loro mangiano, si nutrono e scompongono la materia negli elementi presenti in natura. Molti materiali possono essere biodegradati in composti chimici semplici, ciò che fa la differenza è il TEMPO che ciascuno impiega a farlo: alcuni possono impiegare giorni o settimane, altri dei lustri o secoli. 

Le plastiche tradizionali NON sono biodegradabili. Alcune materie prime, infatti, sono trasformate dall’industria in prodotti che risultano irriconoscibili e indigeribili dal nostro esercito di operosi batteri e dai loro aiutanti, gli enzimi. Il petrolio grezzo allo stato naturale è biodegradabile, ma prodotti suoi derivati, come le comuni plastiche, non lo sono e, lungi da reintegrarsi nel ciclo vitale, inquineranno per molto tempo terra, acqua e aria.

C'E' BIODEGRADABILITA' E BIODEGRADABILITA' La bioplastica che riporta la dicitura “biodegradabile” può biodegradare in tempi molto lunghi. Andrà  differenziata assieme all'umido SOLO se riporta anche la dicitura "compostabile" e/o la sigla EN13432 / EN 14995, che garantisce una biodegraderà del prodotto al 90% in 6 mesi (vedi sotto).

Compostabilecompost e lavori autunnali

I materiali organici hanno la capacità di trasformarsi in compost mediante il processo di compostaggio: anche in questo tipo di processo chimico, protagonisti sono i microrganismi, alacremente al lavoro, i quali, in presenza di ossigeno, trasformano il materiale organico in componenti sempre più semplici, sino a generare del terriccio fertile, il compost. Se la biodegradazione è il reintegro del materiale nella natura in tempi più o meno lunghi, il compostaggio comporta pure la generazione di uno speciale terriccio, il compost, che, per la ricchezza di sostanze organiche, viene usato in agricoltura come fertilizzante naturale.

Vi sono due tipi di compostaggio, quello domestico, praticato nel terrazzo di casa o nel giardino, e quello industriale. Se si mescola una foglia, una buccia di banana, o i residui di caffè – tutti i rifiuti vegetali - con la terra dei vasi del terrazzo o del giardino, oppure si stendono a strati negli apparecchi di compostaggio domestico in poche settimane possono trasformarsi in terriccio fertile.

Tutti i rifiuti organici domestici ben differenziati, i residui di lavorazioni industriali e agricole giungono, invece, ai grandi impianti di compostaggio industriale, creando imponenti cumuli di materiale organico. All’interno di essi, miliardi di batteri, microscopici grandi trasformatori della materia terrestre, biodegradano le sostanze organiche, generando calore ed esalazioni di vapore come se, sotto quegli strati, covasse un silente fuoco.  Prima della commercializzazione, il compost degli impianti di compostaggio industriale viene sanitizzato, con un controllo finale della qualità.

Impianto compostaggio industriale

Normativa che garantisce la biodegradabilità e compostabilità dei prodotti

La normativa europea di riferimento da cercare sulla confezione è la EN13432 / EN 14995. La certificazione EN 13432 assicura che il prodotto può essere sottoposto a compostaggio industriale e che – nel caso delle confezioni - lo sono, non solo la plastica, ma anche tutti gli altri componenti del prodotto, come ad es. colori, etichette, colle e residui del contenuto.

Secondo tale normativa i materiali o i prodotti compostabili devono avere le seguenti caratteristiche:

- Dichiarare tutti gli ingredienti utilizzati;
- Valori di soglia dei metalli pesanti ben precisi cui aderisce.
- Biodegradabilità in condizioni di compostaggio controllato (consumo di ossigeno e produzione di CO2): deve essere fornita la prova che almeno il 90% del materiale organico si converta in CO2 nell’arco di 6 mesi;
- Disintegrazione: dopo 3 mesi di compostaggio non può rimanere più del 10% della massa originaria. Il 90 per cento deve poter essere passato al setaccio attraverso fori di 2 mm di diametro;
- Passare un test pratico della compostabilità in un impianto di compostaggio industriale o semi-industriale;
- Non devono avere influenze negative sul processo di compostaggio.
- Passare un test di ecotossicità: esame dell’impatto sulla crescita della pianta (testa agronomico) del compost risultante. Uno stesso materiale deve superare tutti i test in laboratori approvati.

I prodotti compostabili vanno smaltiti nell'umido.

PER APPROFONDIMENTI

Conoscere la bioplastica: speranza o realtà?

I colori dell'inquinamento, i toni del riciclo: smaltire la carta

Chi ama non brucia: gli inceneritori

Alla carica della discarica

Video sulla raccolta differenziata: cosa va e cosa non va nell'umido

FONTI ON LINE

The Trash Vortex, GreenPeace

http://en.european-bioplastics.org/standards/certification/
http://www.natureclean.com/bacteria-enzymes.htm
http://green-plastics.net/posts/85/the-difference-between-degradable-biodegradable-and-compostable/
http://sciencelearn.org.nz/Innovation/Innovation-Stories/Biospife/Articles/Biodegradability-compostability-and-bioplastics
http://www.huffingtonpost.com/dr-reese-halter/have-some-fish-with-your_b_5597726.html
http://en.european-bioplastics.org/wp-content/uploads/2011/04/pp/Oxo_PositionsPaper.pdf
http://archive.constantcontact.com/fs039/1101442661553/archive/1102110794885.html

Facing the Dirty Truth
 About Recyclable Plastics, by Daniel Goleman 

Trailer del film dedicato ai pulcini di Albatro che muoiono a causa dei frammenti di plastica ingerita

COPYRIGHT sealDIRITTI FOTOGRAFICI

Foto intro: Plastic Found in the Belly of Seabirds di Trevy

Foto 1 di Free Grunge Textures

Foto 2, Incenirator di Jeremy Whiting

Foto 3, Escape from the Vortex di Richard Black

Foto 4 di P. Marani

Foto 5 di Erix

Foto 6 di Scrap Pile