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ECO fatti ed ECO misfatti nei rifiuti

Un sì deciso alla raccolta differenziata

di Maurizio Marna

Eco fatti foto intro

Indossare una maglietta, leggere un giornale, aprire una confezione di cibo surgelato. Ognuna di queste azioni, assieme a tantissime altre, sono davvero comuni nella vita di tutti i giorni e implicano, senza che noi ce ne accorgiamo, immediati riflessi sull’ambiente.

In altre parole creano inquinamento sia diretto sia indiretto. Su scala mondiale milioni e milioni di materiali vengono utilizzati, quotidianamente, per la trasformazione e conseguente fabbricazione di qualsiasi prodotto operando uno sfruttamento intensivo delle risorse naturali. E quando una bottiglia è vuota, una rivista viene letta o la pizza surgelata viene messa nel forno, cosa succede al vetro/plastica, alla carta stampata, al cartone di confezionamento? Si dissolvono per magia? Ovviamente no. Essi diventano per noi inservibili e vengono buttati via, non esaurendo di certo le nostre necessità di acquistare altri prodotti. Buttare o riciclare, questo è il dilemma. Ci perdoni l’augusto Shakespeare per l’irriverente trasformazione dei suoi immortali versi ma la posta in gioco è talmente alta da permetterci, forse, un simile ‘sgarbo.’Madre Natura non può più venir piegata alle esigenze dell’economia intensiva, come è avvenuto sinora, e la produzione industriale deve percorrere strade alternative. Da subito.

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Se vogliamo abbattere le tonnellate di CO2 immesse nell’atmosfera, occorre che le risorse naturali siano riutilizzate, stavolta sì, in maniera intensiva.   LaEco fatti foto 2 RACCOLTA DIFFERENZIATA è in grado di far ciò e soprattutto di risparmiare l’ambiente da una spoliazione sistematica. Una massa costante di rifiuti rappresenta la fine del pianeta Terra, qualora non vengano intraprese con rapidità ed efficacia iniziative a medio- lungo termine .Qualche dato europeo, campionato nel 2008 secondo le direttive della COMMISSIONE AMBIENTE CEE, può far meglio comprendere la situazione. Perché abbiamo preso proprio l’anno 2008 come esempio? Perché eravamo appena all’inizio della crisi economica e le cifre in esame sono emblematiche di una produzione industriale a pieno regime. Negli anni successivi, più per la contrazione dei consumi che per i comportamenti virtuosi delle varie comunità, i dati in questione hanno ovviamente subito qualche riduzione, evidenziando tuttavia luci ed ombre nel loro manifestarsi in concreto. 

 Vediamo dunque cosa succedeva allora:

• Nel 2008 i rifiuti complessivamente prodotti dalle attività economico-domestiche nella UE, con 27 paesi aderenti, equivalevano a 2.615 milioni di tonnellate. Fra questi circa 98 milioni di tonnellate venivano registrate come rifiuti pericolosi, rappresentando un 3,7% dello ammontare complessivo. Ad ogni abitante della UE, perciò, deve essere addebitata una media di 5,2 ton di rifiuti, comprendenti circa 196 kg di scarti definiti pericolosi.

• Dal comparto costruzioni sono derivate 859 milioni di ton di rifiuti ovvero il 32,9% del totale mentre da quello estrattivo ne sono state prodotte 727 milioni, il 27,8% dell’intero ammontare. Si tratta di cifre assai elevate nel contesto generale di quelle esaminate.

• Terreno estratto, rifiuti derivati da attività di ingegneria civile come costruzioni stradali, demolizioni, lavori di dragaggio, presenza di rocce di scarto, ecc: così si spiega perché vi è una percentuale elevata di minerali e terreni ovvero il 63% sul totale dei rifiuti ottenuti dai due comparti sopra citati (costruzioni ed estrattivo).

• Il settore manifatturiero, nel 2008, ha prodotto 342,7 milioni di tonnellate di rifiuti, il che equivale al 13,1 % del totale mentre quello domestico 221 milioni ovvero l’8,5%. Dati assai più bassi riguardano gli scarti agricoli nonché quelli derivanti dalla silvicoltura e dalla pesca anche se, comprensibilmente, il letame e le deiezioni liquide degli animali sono esclusi da queste statistiche qualora vengano usati in agricoltura come fertilizzanti o ammendanti.

• Esistono significative differenze fra i paesi UE riguardo alla produzione dei rifiuti. Germania, Francia ed Inghilterra sono i maggiori produttori laddove, esaminando i dati in rapporto alla popolazione, la Lettonia è il paese con il più basso quantitativo di rifiuti ‘pro capite’ ovvero 660 kg. Tuttavia, in alcuni casi, le diverse strutture economiche dei paesi UE causano forti discrepanze nei dati: la Bulgaria, ad esempio, produce un quantitativo assai elevato di rifiuti minerari (carbone, lignite, minerali metallici e non), soprattutto a causa delle attività estrattive compiute nelle sue miniere a cielo aperto.

• Una particolare attenzione va destinata ai rifiuti pericolosi, il cui monitoraggio deve essere continuo proprio in virtù della loro intrinseca natura. Nel 2008 si sono prodotte circa 98 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi, in leggera diminuzione rispetto al 2006 (101 milioni). Anche qui non sono influenti i sistemi economici ed il loro stato di avanzamento nelle lavorazioni più rischiose, visto che la Bulgaria – 1,7 ton per abitante- e l’Estonia – addirittura 5,6 ton per abitante – sono ai vertici della classifica: la prima riguardo all’estrazione del rame, la seconda in relazione agli scisti bituminosi.

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Se il 2008, come appena rilevato, aveva visto una produzione di rifiuti a pieno regime nell’ambito UE, tuttavia la legislazione europea veniva già aggiornata e potenziata sotto il segno delle tre R ovvero RIDUZIONE RIUTILIZZO RICICLO dei rifiuti. L’approccio al problema era, lo è tuttora, che il consumo industriale non deve assolutamente superare la sostenibilità ambientale e che il monitoraggio, a tal proposito, deve essere continuo. Insomma l’applicazione della raccolta differenziata- ci si passi il gioco di parole- fa la differenza.

Eco fatti e Eco misfattiPer sapere cosa è stato fatto sino ad allora in Europa, riguardo trattamento ed il recupero(anche energetico)dei rifiuti, occorre ancora leggere le statistiche:

► Durante l’anno 2008 2.391 milioni di ton rifiuti sono stati trattati e tale cifra comprende quelli importati nella stessa UE a 27 paesi. Il 48,9% di tali rifiuti ha subito uno smaltimento differente dall’incenerimento ovvero la sistemazione in discarica. Da notare che, seppur con percentuali minime, i rifiuti minerari sono stati collocati vicino ai siti estrattivi o nelle miniere stesse e – udite, udite – addirittura scaricati in ambiente idrico. C’è da chiedersi, in quest’ultimo caso, con quali procedure ciò sia avvenuto e quali conseguenze ne siano derivate.

► Sempre nell’ambito dei 2.391 milioni di ton sopra citati, il 45,7% dei rifiuti trattati (1093 milioni di ton ) è stato interessato da attività di recupero non, però, sotto il profilo energetico. Resta quindi il 5,4% dei rifiuti da considerare, i quali sono stati destinati agli inceneritori sia con successivo recupero energetico sia senza di esso.

► Quasi il 70% dell’ammontare dei rifiuti recuperati è costituito da minerali non pericolosi derivanti soprattutto dal comparto costruzioni e da quello estrattivo. Parliamo di 754 milioni di tonnellate.

► Il 6,1% della cifra complessiva dei rifiuti recuperati è costituito da quelli vegetali ed animali,in deciso aumento rispetto agli anni precedenti mentre i rifiuti riciclabili più diffusi come quelli metallici, la carta, il cartone, il vetro, la plastica all’epoca non erano ancora su cifre importanti poiché la legislazione europea stava facendo i primi passi sul versante della biodegradabilità e sulla responsabilità dei produttori in materia. (fonti UE 2008, Dipartimento Ambiente)

In questi ultimi quattro anni, naturalmente, la legislazione europea ha intrapreso ulteriori iniziative. Si sono voluti definire sempre meglio gli ambiti di applicazione delle normative sui rifiuti e sul loro riutilizzo mentre le entità nazionali hanno avuto un atteggiamento ondivago, a seconda della propria sensibilità ambientale. Tuttavia l’indifferibile esigenza di applicare i provvedimenti europei, a seguito della critica situazione ambientale, ha preso il sopravvento su meri calcoli economico-finanziari. Un breve promemoria, inerente i tempi in cui taluni rifiuti di vasta diffusione si consumano nell’ambiente, val più di mille parole.

Quotidiani: 7 settimane circa; Periodici: quasi un anno; Gomma da masticare: 5 anni; Mozzicone di sigaretta: 2 anni;  Lattina in alluminio per bevande: circa un secolo;  Imballaggio di polistirolo: circa mezzo secolo; Shopper in plastica: 500 anni; Bottiglia di plastica: anche sino ad un migliaio di anni; Bottiglia in vetro: non vi è un tempo definito di bio degradabilità; Tessuto sintetico: 500 anni.

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Non c’è molto da stare allegri, se consideriamo già questi pochi esempi. Per non spaventare il nostro lettore forniremo di seguito un assai rassicurante ‘vademecum’, riguardante i benefici della raccolta differenziata applicata a ciò che ci circonda.

- Recuperando circa 1000 ton. di plastica, equivalenti alla produzione di una cittadina, si risparmiano circa 3800 ton. di petrolio ovvero un quantitativo energetico di significativa importanza.

- Cosa comporta produrre una ton. di carta ‘ex novo’ e cosa una ton di carta riciclata? Nel primo caso una ventina di alberi, circa mezzo milione di litri di acqua e 8000 kwh di energia elettrica. Nel secondo solo 2000 litri d’acqua e 2.900 kwh di energia elettrica

- Usare una ton. di vetro riciclato equivale a risparmiare oltre 100 litri di petrolio e nell’arco di un anno si possono risparmiare circa 500.000 ton di petrolio.

- Tutto quanto proviene dalla manutenzione del nostro verde – erba,foglie,ramaglie(si tratta di rifiuti dove è presente sostanza vegetale con peso pari ad almeno il 50% del totale,dove sono assenti rifiuti inerti e le cui altre componenti sono legno e carta),residui di potature (anche floreali) – tutto ciò,dicevamo, è parte integrante di quel processo di compostaggio industriale che ha utilizzato, per decenni, fertilizzanti chimici nei terreni. Oltre dieci ton. di scarti ‘verdi’ possono fertilizzare un ettaro di terra.

- Una miniera di bauxite, come luogo di estrazione, e circa 15/20 kwh di energia elettrica occorrono per avere un kg di alluminio. Se quest’ultimo viene ottenuto da processi di riciclo, ci vorrà meno di un decimo di consumo elettrico e nessuna attività estrattiva.

- Quasi tutto l’olio minerale utilizzato nel comparto industriale può essere recuperato: il riciclo di 100 kg di olio minerale usato ne recupera circa 70. (ancora fonti UE, Dipartimento Ambiente)

Questi sono solo alcuni fra i tanti materiali che è possibile riutilizzare, consentendo altissimi margini di risparmio energetico ed una preservazione ambientale di una certa rilevanza. Le nostre scelte personali, sommandosi, hanno effetto sull’ambiente. I comportamenti a livello globale per quanto riguarda, ad esempio, l'uso e il risparmio energetico, le scelte di trasporto, le fonti alimentari, l'uso dei prodotti verdi rispetto ai prodotti convenzionali, la conoscenza delle problematiche ambientali, non possono venir solo declamati. Se a parole siamo ‘verdi’, è nei fatti la vera prova di quanto affermiamo. Il consumo ECO SOSTENIBILE non ammette ritardi o ipocrisie di alcun genere: ne va della vita del pianeta.   

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Potete leggere anche:

Alla carica...della discarica!

A proposito delle discariche...

Riciclo dunque sono...BIO!

 

BIBLIOGRAFIA

Paola Rinaldi, 101 Modi per non Buttare via Nulla, Editori Newton & Compton, 2012

Nicoletta Cassinelli- Renzo Del Duro, La raccolta differenziata dei rifiuti e il riciclo delle materie seconde, Ed. Franco Angeli, 2008