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Chi ama non brucia

di Maurizio Marna

 Chi ama foto  intro1 BIS

Si trova fuori città, brucia oggetti, ha una ciminiera fumante: cos'è? Non siamo alle selezioni di un qualche noioso ed 'infimo' programma di quiz televisivi. Stiamo piuttosto cercando di introdurre, con ironia, un argomento sul quale sarebbe meglio non ironizzare affatto ovvero gli  inceneritori - termovalorizzatori.

In Italia forti contributi statali sono stati previsti per l'energia derivante dai rifiuti, mediante l'incremento delle bollette energetiche a carico degli utenti. Tale energia è quella generata negli inceneritori/termovalorizzatori, la cui costruzione si è voluto favorire con una quota 'ad hoc' degli importi versati dai cittadini. Siamo nel campo delle fonti rinnovabili, secondo la legislazione italiana, e quanto da loro prodotto, stando alla direttive UE accolte nel nostro ordinamento, deve avere un prezzo superiore all'energia di derivazione tradizionale(carbone, petrolio). Le due legislazioni sembrerebbero viaggiare all'unisono. O no? Bruxelles, abbiamo un problema....

Il Belpaese, esempio solitario in Europa, ha 'intelligentemente' pensato di equiparare le cosiddette 'fonti assimilate', fra cui gli inceneritori/ termovalorizzatori, a quelle rinnovabili. Un provvedimento questo espressamente vietato dalla UE. Le compagnie energetiche dunque, all'atto di ritirare l'energia elettrica per poi distribuirla, devono pagare una cifra maggiore al produttore sia in presenza di fonti rinnovabili sia in presenza di fonti assimilate. Un furbesco espediente in grado di stornare gli incentivi verso impianti, che non ne avrebbero avuto diritto. Complimenti vivissimi!  Il 'pateracchio' normativo inizia con la delibera del Comitato Interministeriale Prezzi, datata 29/4/1992 e conosciuta anche come CIP 6. Lì veniva previsto il famigerato binario unico(incentivi compresi)concernente le fonti rinnovabili-assimilate, leggi inceneritori. Sono quindi ricompresi "gli impianti di cogenerazione, gli impianti che utilizzano calore di recupero e fumi di scarico; gli impianti che utilizzano gli scarti di lavorazione e/o di processo; gli impianti che utilizzano fonti fossili prodotte esclusivamente da giacimenti minori." 

INCENERITORE

Il lungo sentiero del salasso economico(leggi bollette maggiorate) sembrò terminare a fine 2008. Il 31 Dicembre, infatti, cessavano le agevolazioni economiche finalizzate alla realizzazione di inceneritori - termovalorizzatori, fossero già in costruzione o solamente approvati. I cittadini contribuenti avevano pagato quote 'irregolari', in virtù di una delibera palesemente contrastante le disposizioni europee. Tutto finito? Magari.  Il ministro delle attività produttive Romani, durante l'ultimo governo Berlusconi, si premurò di emanare un decreto dove gli inceneritori/ termovalorizzatori, purché ultimati alla data del 31 Dicembre 2012, rientrassero ancora nella categoria 'fonti rinnovabili' ed avessero perciò sempre diritto ai famigerati incentivi. Di nuovo tanto denaro pubblico veniva drenato, in 'barba' alla UE, con lo scopo di finanziare impianti dichiarati fuori contesto legislativo dall'istituzione continentale. La contrarietà UE non è certo espressione di 'oscurantismo medievale' ma si basa su una composita serie di motivazioni, aventi carattere sanitario, ambientale, economico e persino utilitaristico.

I punti salienti sono:

1) Quale importante beneficio può mai derivare se gli inceneritori funzionano a ciclo continuo, per l'intrinseca specificità dell'impianto, emettendo fumi nocivi? Nessuno, una volta appurato che rimangono, dopo la combustione, scarti di lavorazione rientranti nella categoria dei rifiuti speciali pericolosi. Le aspettative di vita dei cittadini, interessati da tali emissioni, si riducono drasticamente a causa delle particelle cancerogene immesse nell'atmosfera e  parecchi studi scientifici lo confermano. 

2) Il fondamentale obbiettivo di ridurre i rifiuti viene raggiunto, con il proliferare degli inceneritori/ termovalorizzatori? Assolutamente no, anzi si tende a trascurare la raccolta differenziata e le annesse procedure di RIDUZIONE - RIUTILIZZO - RICICLO dei rifiuti.

3)La realizzazione di questo tipo di impianti è economicamente vantaggiosa? Manca e mancherà sempre una risposta affermativa, poiché occorrono ingentissime risorse finanziarie per la loro costruzione. Molto più conveniente procedere lungo i sentieri della green economy, tendere all'educazione ambientale dei cittadini finché non adottino permanentemente le tre R sopra citate.

TABELLACos'è un inceneritore/termovalorizzatore? E' un impianto industriale, atto a distruggere i rifiuti tramite incenerimento. Quest'ultimi vi arrivano da vari siti territoriali dopo un'accurata - teoricamente - opera di raccolta differenziata, onde avere materiali reimpiegabili nel ciclo produttivo. Tutto quanto giunge all'impianto viene portato dentro un'area di stazionamento, dove funzionano aspiratori che impediscono la diffusione nell'aria di odori insalubri. Infine, con l'ausilio di mezzi di movimentazione industriale, gli scarti finiscono gradualmente dentro l'altoforno della struttura. Sovente si usa il termine ECOBALLE quando si vuol definire la parte compressa di rifiuti, specificatamente destinata ai suddetti impianti come tipologia primaria di scarti da bruciare. Essi dovrebbero dunque possedere forti caratteristiche di innocuità - sono stati infatti selezionati all'origine - la loro combustione provocando un rilascio quasi nullo di emissioni nocive. Si tratta tuttavia di un procedimento assai disatteso. L'incenerimento riguarda circa i due terzi dei rifiuti in ingresso ed è idoneo a produrre energia, poiché si bruciano materiali ad altissime temperature. Se essi non possono generare, per caratteristiche intrinseche, un sufficiente potere calorifico, occorre impiegare gas metano così da accrescerne la temperatura di combustione. Il calore sprigionato causa la vaporizzazione dell'acqua circolante in una caldaia, situata a valle del processo combustivo, e il vapore farà funzionare una turbina idonea a convertire l'energia termica in elettrica.  Il nocciolo della questione rimane, nondimeno, sempre il tipo di scarto impiegato durante la fase di incenerimento. Gli inceneritori/termovalorizzatori - lo abbiamo accennato - non bruciano qualunque rifiuto. Solo il CDR( Combustibile Da Rifiuto) viene utilizzato e indica quella parte secca del Rifiuto Solido Urbano, priva di materiale organico inidoneo ad essere smaltito. Quindi le confezioni dei prodotti (vedi carta, cartone, legno, persino la plastica a meno di un suo precedente riciclo), i capi di abbigliamento(non le fibre sintetiche!), i materiali di uso casalingo(panni, stracci ecc), sono il materiale adatto alla combustione in virtù dell'alta capacità di bruciare.

Le funzioni degli inceneritori/termovalorizzatori sono insomma ben chiare: eliminare i rifiuti, produrre energia. La reale contraddizione di fondo, riguardante tali impianti, è dovuta alla nostra legislazione - si veda quanto detto sopra - che accomuna fonti rinnovabili ed assimilate. Niente di più sbagliato! Il rendimento energetico, ricavabile dalla combustione dei rifiuti negli inceneritori/termovalorizzatori, è di gran lunga inferiore a quello derivato dai pannelli solari, pale eoliche ecc (le rinnovabili) e dal carbone, petrolio(le fonti tradizionali). All'estremo opposto, sempre sullo stesso piano di un inefficiente rapporto consumo/ ricavo, si pone il procedimento di combustione. Esso sviluppa un consumo energetico assai più rilevante dell'applicazione integrale, nel settore rifiuti, della RIDUZIONE - RIUTILIZZO - RICICLO.TABELLA EMISSIONI

 UOVA ALLA DIOSSINAAllora cosa giustifica la presenza, oltre agli ingenti contributi pubblici riservati, degli inceneritori/ termovalorizzatori? Davvero nulla è la risposta. La peculiarità di queste strutture industriali sta purtroppo nel fatto di bruciare, senza soluzione di continuità, sostanze che rilasciano in atmosfera sottilissime particelle inquinanti, la cui pericolosità per l'ambiente e la salute dell'uomo è dimostrata. Inoltre le cosiddette ceneri di scarto - il restante terzo del rifiuto dopo la sua combustione (i due terzi, lo ricordiamo, vengono bruciati) - necessitano di smaltimento assieme ai fanghi residui di lavorazione. Il tutto a costi rilevanti. Essi sono classificati rifiuti speciali pericolosi, contenendo metalli pesanti tossici secondo diversi rilevazionei scientifiche. E non basta, ovviamente, il fatto che questi impianti abbiano un sistema di controllo per consentire una minima percentuale di rilascio di sostanze inquinanti. Minima??? I sistemi di filtraggio attuali trattengono solo micro particelle aventi un diametro sino a 2,5 nanometri mentre quelle di diametro inferiore, frutto del processo di combustione ad elevate temperature, fluttueranno 'libere' nell'atmosfera apportando così seri danni. Si chiamano diossine. L'ampia diffusione nel nostro paese di simili impianti lascia immaginare quali concentrazioni si possano avere e proprio per la loro pericolosità è molto importante definirne, attraverso la valutazione di impatto ambientale, una corretta ubicazione. I report giornalistici hanno descritto i tanti errori commessi al proposito, gli scellerati permessi pubblici con imposizione d'autorità, fuori da ogni logica se non quella emergenziale.

Esistono alternative agli inceneritori/termovalorizzatori? Sì e sono prevenzione nonché valorizzazione del rifiuto, raccolta differenziata, trattamento bio meccanico degli scarti (l'eliminazione dell'organico in essi contenuto), riconversione di vecchi impianti e molto altro ancora. Attività queste chiaramente riferibili ad una cultura green che, al solito, diversi paesi europei ed extraeuropei hanno da tempo adottato rispetto all'Italia.
Nel 2001 decine di paesi hanno firmato la Convenzione di Stoccolma, concernente la progressiva eliminazione degli inquinanti organici persistenti: fra essi campeggia la diossina, la cui emissione attraverso i fumi degli inceneritori/ termovalorizzatori risulta, lo abbiamo scritto sopra, scientificamente confermata. Quali ulteriori prove ci vogliono per impedire la costruzione di simili impianti?

Leggete anche 'Molto piccole, sporche e cattive'

FONTI ONLINE:

www.educambiente.tv › Riciclare

Inceneritore, www.wikipedia.org/wiki

BIBLIOGRAFIA

Gianluca Ferrara, Incenerire i Rifiuti? No, Grazie! - Termovalorizzatori: costi, danni alla salute e impatto ambientale,
Edizioni Creativa, 2008

Federico Valerio, Inceneritore? No! Tutto quello che non vi hanno mai detto sugli inceneritori di rifiuti e che molti di voi cominciano a chiedere, Andromeda Ed. (collana Reprint n.21).