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L'Urban mining

Foto intro  Urban mining

di Maurizio Marna

Vi dice qualcosa il termine ‘URBAN MINING’? A molti potrebbe sembrare la solita parola inglese dietro cui si cela chissà quale tendenza ‘fashion’ o pratica sportiva metropolitana.

Niente di tutto questo. Semplicemente il fatto che in molti paesi anglosassoni si è cominciato a parlare e più di ogni altra cosa ad agire, nel campo del recupero di materie prime e di energia da tutti i rifiuti urbani.La città diverrà, allora, una miniera da cui 'estrarre' preziose materie prime per la creazione di sempre nuovi prodotti di consumo. Per le apparecchiature elettriche ed elettroniche, vista l'enorme diffusione globale, l'urban mining si fa particolarmente cruciale. In questa nostra era tecnologica (?) – il punto interrogativo riporta i dubbi di tanti su quanto sia reale,oggi, il progresso tecnologico - una moltitudine di oggetti elettronici vengono comunemente utilizzati ed eliminati. Un costante flusso di rifiuti si accumula, in tempi rapidi, nei centri urbani: cosa ne dobbiamo fare? E soprattutto: sappiamo come smaltirli? Oro, argento, rame, cobalto, iridio: sono solo alcuni fra i metalli preziosi e minerali rari che vengono impiegati negli apparecchi elettrici ed in genere nell’elettronica di consumo. Assieme alla plastica, materiale anch’esso adoperato nella loro fabbricazione, costituiscono un ricchissimo giacimento da cui attingere per la produzione di quanto appena smaltito ovvero lavatrici, frigoriferi, forni a microonde, computer, cellulari, ecc.

Foto 5 Urban Mining

Tali manufatti stanno ‘arricchendo’ sempre più la tipologia dei rifiuti nelle nostre città, non in senso positivo però. Spesse volte l’inciviltà di chi li abbandona vicino ai contenitori per la raccolta urbana, nonostante gli espressi divieti legislativi, associata a quella di chi crea discariche abusive nei campi o sulle spiagge, provoca gravissimi danni sia alla nostra salute sia all’ecosistema allorché si verificano rilascio di gas, decadimento di metalli o di plastiche all’aria aperta.

Foto 1 Urban miningFaticosamente, comunque, sembra emergere un comportamento più responsabile dei cittadini in questo campo, dopo anni di ‘far west’ all’interno ed all’esterno del contesto urbano. Una nuova presa di coscienza si sviluppa nella quotidianità quando la sostenibilità ambientale viene definita, sostenuta, salvaguardata dall’impegno delle istituzioni a livello locale e nazionale. Infatti società a partecipazione pubblica ma anche società a capitale misto (pubblico-privato) si occupano dello smaltimento dei rifiuti elettronici, anche se non sempre in modo fluido ed efficiente. Scarsa competitività sul mercato, procedure farraginose, blanda informazione nei confronti delle comunità urbane riguardo alla loro eliminazione,appaiono ricorrenti in questo tipo di servizio. Eppure si incoraggia, a parole, un corretto atteggiamento dei cittadini verso tale problema senza, tuttavia, una sinergia organizzativa. La questione si ripropone, inoltre, quando parliamo di consorzi a completo capitale privato poiché risulta davvero minima, in Italia, la percentuale di negozi del settore che si affidano ad essi per lo smaltimento dei loro prodotti. Ben diversa è la percentuale, in paesi europei come Olanda Germania Francia, di rivenditori che ritirano e smaltiscono oggetti elettronici affidandosi ai consorzi medesimi. Le quote raggiunte vanno oltre il 35/40% (fonti Ue, Dipartimento Ambiente).

I Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche ( l’acronimo RAEE), una volta trattati secondo i principi di sostenibilità ambientale, potrebbero rappresentare, senza tema di smentita, la BIO STRATEGIA vincente nel recupero/riciclo di materie prime e metalli preziosi. Coordinando, poi, gli sforzi a livello mondiale si rallenterebbe considerevolmente l’attività estrattiva intensiva, che sta diventando sempre più intollerabile dal punto di vista delle risorse umane impiegate, delle loro condizioni di lavoro e dell’ecosistema coinvolto. Le grosse difficoltà, soprattutto a livello europeo, nel reperire i materiali con i quali vengono realizzati prodotti elettronici, comporta una sensibile accelerazione della ricerca di sistemi eco-compatibili per lo smaltimento e conseguente riutilizzo di questi elementi rari di fabbricazione.

 

Foto 3 Urban  miningCiò permetterebbe di affrancarsi dalle importazioni verso quei paesi monopolisti dove si trovano numerosi giacimenti di terre rare come Cina, India, Russia, Brasile o verso altre aree altrettanto ricche ma sottoposte a sfruttamento di manodopera come l’Africa. Qualche dato aiuterà a precisare meglio il problema. Secondo un rapporto del 2011, redatto dallo SBI Energy – organizzazione che si occupa, a livello planetario, di ricerche nel settore energia e risorse –, la produzione di dispositivi di consumo elettronico richiede, annualmente, circa 320 tonnellate d’oro e più di 7.500 tonnellate di argento: ciò solo per la produzione di tablets, notebook, PC, smartphone, ecc. Il mercato del settore è in costante, rapida crescita incrementando nel tempo la richiesta dei metalli suddetti. Dal punto di vista economico ciò si traduce in una spesa di oltre 21 miliardi di dollari l’anno, rispettivamente 16 d’oro e 5 di argento, rendendo così imprescindibile la loro raccolta mineraria ‘urbana’. Sebbene la ‘spazzatura’ elettronica rappresenti lo 0,01% del flusso complessivo di rifiuti nel mondo, essa si sta sviluppando in modo esponenziale e superiore a qualunque altro tipo di materiale nel suddetto flusso.

 Ma come ottimizzare il ciclo che parte dalla produzione e finisce nello smaltimento? Bernhard Gallenkemper e Sabine Flamme, professori presso l'Università di Münster, in Germania, Dipartimento di Ingegneria Civile, sono a capo di un innovativo progetto per il recupero di materie prime dagli scarti civili. Essi sostengono che occorre un’esaustiva identificazione, assieme ad un’adeguata quantificazione dei materiali nelle varie ‘miniere urbane’ di rifiuti (fra cui quelli elettronici). Il fine delle loro ricerche è giungere ad una conoscenza più approfondita, su scala nazionale e mondiale, delle risorse già a disposizione per la produzione industriale diminuendo, in tal modo, il ricorso alle importazioni e l’estrazione intensiva di materie prime. Conoscere le risorse a disposizione, pianificarne l’utilizzo: ecco il concetto alla base del progetto.

Foto 2 Urban Mining

 Parlavamo sopra di BIO STRATEGIA vincente, per quanto riguarda il riutilizzo dei materiali contenuti negli apparecchi elettrici/elettronici. Accra, la capitale del Ghana, ha tenuto a battesimo, dal 25 al 29 Giugno 2012, la E-waste Academy ossia il primo centro studi sull’eco sostenibilità di questi rifiuti. Si tratta di un importante istituto, organizzato nonché finanziato dalle NAZIONI UNITE assieme ad ONG e numerosi governi, per ricercare ed attuare in tale area geografica soluzioni condivise: ciò mediante la creazione di partnerships di settore. Aspetti politico- economico – sociali (soprattutto riguardo allo sfruttamento del lavoro a basso costo), unitamente a quelli tecnologici, sono stati dibattuti nel contesto di un approccio regionale al problema che coinvolge sia esponenti politici sia piccole-medie imprese dell’Africa Occidentale assieme a membri di altre nazioni extra continente. Cooperare fra le varie entità nazionali di questa parte del mondo e coinvolgere altresì l’Occidente industrializzato, sarà di vitale importanza per definire le migliori risoluzioni da implementare. Una volta innescato tale processo, l'idea generale prevede la diffusione di E-waste Academies in varie aree del pianeta così da realizzare una gestione efficace dei rifiuti elettrici/elettronici, attraverso la progettazione di validi sistemi a livello internazionale.                                                                            

 Sempre secondo lo SBI Energy - gruppo mondiale di ricerca, lo ricordiamo, nel settore energia e risorse – il recupero di metalli preziosi dallo smaltimento elettronico è aumentato di pari passo al consumo di dispositivi CE. L’oro estratto da essi è passato da 3.900 tonnellate nel 2001 a 4.500 tonnellate nel 2011, con un aumento del 15 %, mentre il prezzo all’oncia è passato da 300 $ a più di 1.500. Economicamente un risultato straordinario. Se raccogliere tale massa di prodotti significa accumulare un tesoro di metalli preziosi e di altri materiali (vedi le plastiche), stime mondiali rivelano che questi depositi da soli valgono 40-50 volte più dei minerali estratti. Esiste tuttavia un agghiacciante rovescio della medaglia per quanto riguarda i preziosi giacimenti di cui stiamo parlando. La maggior parte dell’attività di recupero/riciclo avviene nei paesi in via di sviluppo ed in quelli più poveri, dove le condizioni di lavoro rasentano la schiavitù e dove si è sviluppato un florido traffico di rifiuti importati. Cina, India, Africa sono i terminali di arrivo per le esportazioni e, stando ai ‘reports’ del Segretariato delle Nazioni Unite - Convenzione di Basilea -, un milione di tonnellate di rifiuti elettronici si accumulano annualmente nell’Africa Occidentale. Gli operatori addetti al recupero dei materiali non solo ricevono una misera paga ma lavorano altresì in condizioni di serio pericolo per la propria salute, finendo per conseguire scarsi livelli di produttività. Un esempio emblematico è rappresentato dal fatto che il 50% dell'oro esistente nei rifiuti elettrici/ elettronici non viene recuperato nei paesi in via di sviluppo. Esattamente il doppio di quanto accade in quelli più industrializzati. Solo il 25% dell’oro restante viene recuperato, mediante processi di riciclaggio assai primitivi nei cortili di fronte ad abitazioni o in magazzini/capannoni fatiscenti, rispetto ad un 96% ottenuto in un impianto di riciclaggio tecnologicamente avanzato nei paesi più sviluppati.

                                                                                                                Foto 6 Urban Mining

 

Foto 4 Urban Mining Riciclare le preziose risorse derivanti dal recupero dei rifiuti elettrici/elettronici, traendone enormi opportunità economiche: più facile a dirsi che a farsi nel turbo capitalismo di oggi. Eppure la realizzazione del ciclo completo MATERIE PRIME - FABBRICAZIONE – CONSUMO – SMALTIMENTO - RIUTILIZZO, nell’ottica della ‘green economy’, non deve diventare una palla al piede. I principi da seguire con determinazione si potrebbero riassumere nei seguenti punti:

• ottimizzazione delle procedure di recupero dei materiali di produzione

• miglioramento della qualità del lavoro estrattivo nei paesi più poveri assieme ad una adeguata retribuzione economica, a sostegno delle condizioni di lavoro degli addetti al recupero

• studio ed impiego delle migliori tecnologie per una fabbricazione e consumo intelligenti di prodotti elettronici

 

Stime UE sostengono che si potrebbero risparmiare 5 milioni di chilowattora di energia, oltre tre milioni di barili di petrolio, due milioni di tonnellate di CO2 emesse nell’atmosfera, se l’Unione europea riciclasse almeno la metà dei prodotti in plastica e dei rifiuti industriali. La richiesta di prodotti IT, batterie per auto elettriche, pannelli solari, TV a schermo piatto, condizionatori, ecc continua ad aumentare e ciò non deve essere considerata una minaccia ma un’opportunità di gestire le cose in modo giusto ed equo. E’ davvero un’impresa impossibile?  

 FONTI
Andrew Burger, Urban Mining: Billions in Precious Metals Discarded in Landfills, su Triple Pundit, People Planet profit

Sito www.urbanmining.org

BIBLIOGRAFIA

Paolo Pipere, Le Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, le Pile e gli Accumulatori, Edizioni Hyper


Giovanna Sissa, Il computer sostenibile. Riduzione dei rifiuti elettronici riuso del pc e open source, Editore Franco Angeli (collana Quaderni di Informatica)