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Riciclo dunque sono...Bio!

Riciclare 

di Maurizio Marna

Quando il pianeta Terra non aveva problemi a smaltire i rifiuti prodotti, il naturale equilibrio delle cose fluiva secondo un tempo ed un ritmo immemore. Tale immagine ‘bucolica’, eppure adatta a descrivere la realtà, è stata purtroppo interrotta nel corso degli ultimi 150 anni.

Il progresso tecnologico e la conseguente industrializzazione hanno portato a pensare che non ci fossero limiti alla produzione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Adesso il problema è cercare di invertire questo processo. Cambiare mentalità in ogni segmento sociale è una sfida difficile ma non impossibile. Basta iniziare dalla sfera privata con poche e semplici regole applicabili nella quotidianità. L’esempio che viene ‘dal basso’ potrà ovviamente sensibilizzare di più la classe politica ad applicare, su scala micro e macro territoriale, le grandi decisioni in merito alla sostenibilità ambientale. Immagini oniriche? Pensiamo di no qualora le persone sappiano cosa fare e come farlo, vengano informate ed istruite su come BIO VIVERE. La riduzione dei quantitativi di rifiuti dipende sia da una diversa politica di confezionamento dei prodotti commercializzati sia dalla nostra capacità di smaltire, con raziocinio, il materiale di scarto. Prima di rivolgere l’attenzione al settore industriale, incominciamo noi ad essere ‘profeti in patria’ adottando qualche utile accorgimento. Ecco una serie di prime, semplici indicazioni:

- Ormai tutti i Comuni hanno norme su come smaltire e riciclare in modo consapevole. Di conseguenza la cittadinanza deve rispettare le regole emanate, gettando ogni rifiuto negli appositi contenitori per facilitarne la successiva raccolta. Smaltire e/o riciclare i materiali sarà così più agevole per le nostre amministrazioni comunali.

- La scelta di prodotti che siano ottenuti dal riciclo o la cui confezione ne sia diretta derivazione comporterà un risparmio di materie prime. Infatti non ne verranno impiegate di nuove per ottenere un nuovo prodotto dello stesso tipo o per realizzarne l’apposito imballaggio. Quando acquistiamo, cerchiamo di essere BIO FURBI in tal senso

- Impariamo ad usare i rifiuti umidi per preparare le compostiere e l’humus così ottenuto sarà di qualità superiore a quello comunemente venduto. Saremo allora protagonisti del ciclo chiuso dei rifiuti,non gettando quanto abbiamo scartato e riutilizzandolo in maniera intelligente.

Eco fatti e Eco misfattiAlla luce di quanto appena detto nell’articolo precedente, la raccolta differenziata è la ‘condicio sine qua non’ risulta possibile gestire un corretto smaltimento dei rifiuti ed un loro eventuale, successivo utilizzo. Se da una parte il comportamento del singolo cittadino è fondamentale per una valida gestione degli scarti, nel senso di non buttare via gli oggetti sempre e comunque, dall’altra è sui grandi numeri della raccolta urbana che si gioca, a livello complessivo, la partita del riciclo rifiuti. Le comunità metropolitane e cittadine devono imparare davvero, apprezzandone le finalità di sostenibilità ambientale, la lezione delle tre R ovvero RIDUCI I CONSUMI – RIUSA e RICICLA GLI OGGETTI.

Le perplessità di molti,a livello pratico, derivano dal fatto che nel nostro paese è mancata, per decenni, una cultura della responsabilità verso l’ambiente e solo quando ‘i buoi sono scappati dalla stalla’ le ‘urla’ si sono moltiplicate. Nella quotidiana frenesia urbana è più facile scartare che tenere, la mente non è ben sintonizzata sul BIO DOVERE di essere ambientalmente responsabili. Sì, però….come facciamo? Il Signor e la Signora Rossi magari vorrebbero ma non sanno. Ecco una serie di piccoli consigli al riguardo(fonte: National Geographic, Sezione Ambiente.)

I jeans strappati, al giorno d’oggi, sono un ‘must’ della moda. Quando tuttavia si trasformano in stracci e non è più possibile indossarli fuori casa, a meno di denunce per atti osceni in luogo pubblico, occorre che i proprietari non cedano all’ira. Infatti gli utilizzi della vecchia tela blu sono diversi come,ad esempio, borse(anche a tracolla), portaoggetti casalinghi per moltissimi elementi(compreso il tablet), robusti giochi che i vostri coinquilini a quattro zampe si divertiranno a mordicchiare e rincorrere. Inoltre, sempre tenendo conto della resistenza del tessuto, si potranno adoperare come porta bevande calde o sotto bicchieri. Naturalmente sarà necessario tagliarli e cucirli secondo l’utilizzo progettato,un’attività che, visto la durezza del tessuto, non appare facile. Valide indicazioni al proposito le potete trovare su qualunque motore di ricerca, digitando la frase ‘come riciclare vecchi jeans’.

eco citta art 2  img 3 bisLo stesso discorso è applicabile ad un altro capo di abbigliamento molto comune ovvero le magliette, siano esse a manica corta o lunga. Quando diventano inutilizzabili, l’operazione recupero si evidenzia, magari, in un diverso tipo di abbigliamento come sciarpe leggere, top femminili e, lavorando di fino, t-shirts casalinghe. E che ne dite di una colorata sacca da mare, impermeabilizzata all’interno con plastica anch’essa riutilizzata? O di un ‘mocio’ pulisci polvere o lava pavimenti? O di un piccolo tappeto per altrettanto piccoli ambienti? Con le magliette traforate- quelle da ‘coatti’, tanto per intenderci- potrebbero saltar fuori shoppers per la spesa, una volta compresa la giusta dimensione e realizzato un appropriato taglio. Anche nel caso in questione la rete fornisce preziose informazioni, digitando nei motori di ricerca una frase simile a quella vista sopra per i jeans.  

Una seconda vita,creatrice di accessori fashion seppur non derivati direttamente da capi di vestiario,l’hanno avuta – udite,udite – i teloni dei tir. La Freitag,una nota marca svizzera, pubblicizza borse, zaini, sacchetti per la spesa ecc ovvero tutta una serie di oggetti espressamente ottenuti con materiale riciclato, fra cui anche i teloni suddetti. L’azienda, sin dal 1993, si fa vanto di non utilizzare nulla che non sia stato recuperato. Navigando nel loro sito si avrà un’idea approfondita sul modo in cui lavorano.

Eco fatti e Eco misfatti

Se c’è un materiale, il cui riutilizzo è fondamentale per la sostenibilità ambientale, quello è proprio il legno. Dalle cassette per la frutta ai pallet, dagli imballaggi industriali agli scarti di lavorazione dei laboratori di falegnameria e dei mobilifici, dal vecchio arredamento casalingo che si vuole cambiare – attenzione, però, a non trascurare la possibilità di recuperarlo a nuova o meglio seconda vita – ai semplici manici di legno di attrezzi da lavoro o casalinghi(badili, scope,ecc). Insomma tutto un campionario di oggetti in legno necessita di un corretto smaltimento e di un altrettanto corretto riciclo. Il recupero dei materiali legnosi di scarto, aventi considerevoli dimensioni, se viene effettuato su scala industriale,rappresenta una soluzione estremamente valida per la sostenibilità ambientale. I rifiuti in legno,ridotti di volume, giungono a quelle imprese che si dedicano esclusivamente al loro recupero. Il processo di lavorazione ne comporta la pulitura ed il successivo spezzettamento. In questo modo ridiventa materia prima da avviare ad un nuova fase produttiva. La trasformazione di quanto riciclato ha parecchie destinazioni, le stesse da cui derivano gli i rifiuti in legno e che abbiamo già visto all’inizio.

Ma non occorre essere stabilimenti di riciclo per ridare un’altra ‘chance’al legno. I BIO CITTADINI sanno come riutilizzare,con una buona dose di creatività, una o più cassette di frutta vuote – contenitori per le piante, sgabelli, piccoli tavolini, listelli per qualsiasi altro intervento casalingo, ecc- e non si ‘abbattono’ spossati sul divano, sbuffando per un rifiuto in più da portar via. E’una mentalità tanto difficile da applicare? Se dopo la campagna ‘UN ALBERO PER AMICO’ lanciassimo l’iniziativa ‘LEGNO RICICLATO,ALBERO RISPARMIATO’ sentiremmo levarsi un bel sospiro verde. Non è cosa da poco in questa ROVENTE stagione del 2012.

Un articolo apparso quest’anno sul National Geographic, nella sezione AMBIENTE, parlava della diffusione di un rivoluzionario brevetto coreano, in grado di trasformare rifiuti organici in acqua che,seppur non potabile, risulta essenziale per usi diversi dal consumo umano. Tramite l’utilizzo di un’apparecchiatura tecnologicamente avanzata, l’organico proveniente dagli alimenti viene trasformato,facendo intervenire particolari microrganismi che fungono da agenti assimilatori/ trasformatori,in limpida acqua priva di residui ed inodore. Tali microrganismi sono prodotti in laboratorio e sono frutto di ricerche durate anni,iniziate nonché progressivamente sviluppate in quei paesi(come Israele) dove le risorse idriche sono particolarmente preziose. Ottenere un simile risultato finale significa una poliedricità d’impiego, per quanto riguarda il liquido così prodotto. Avremo allora usi industriali,usi civili- diversi, come già detto, dal consumo umano ovvero lavaggi nonché pulizie di ogni genere- usi agricoli dal momento che il nostro ‘miracoloso’ liquido è un fantastico fertilizzante. Una naturale conseguenza visto da dove viene prodotto. Se lo smaltimento dei rifiuti organici venisse ottimizzato secondo questo procedimento,i benefici ambientali sarebbero straordinari ed in più si otterrebbero anche notevoli risparmi economici. Alimentato infatti da energia elettrica,la cui produzione può benissimo essere affidata a fonti alternative,l’impianto in questione comporta l’ottenimento di circa un migliaio di litri d’acqua da una tonnellata di organico. La manutenzione, al di là delle normali operazioni previste,comporta una semplice sostituzione annuale delle cartucce contenenti i preziosi batteri.

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Questi primi tre esempi sono serviti per sottolineare il sempre più presente battito ecologico nel campo del riciclo dei materiali. Ci sono tanti altri modelli di comportamenti virtuosi e ve li illustreremo di seguito.

Sostenibilità ambientaleE’ difficile pensare a ciò che buttiamo via, dopo aver sbucciato un frutto o tagliato delle verdure per la cottura. Eppure sempre più persone, non certo ‘stregoni’ od eccentrici(attingendo pure alle passate tradizioni), hanno pensato bene di riutilizzare le bucce di frutta e verdura in svariati modi. Il passaparola ed i mass media hanno fatto il resto, compreso Internet quando si digita la frase ‘riciclo bucce frutta/riciclo bucce verdura’. Ecco alcune indicazioni, al riguardo, fra le tante sperimentate. Tritando le scorze degli agrumi,ad esempio, si ottengono, con l’aggiunta moderata di alcool e zucchero, liquori gradevoli. E si ottengono altresì ingredienti per dolci questi ultimi privi, ovviamente, dei due ingredienti sopra citati.

Non è una novità come non lo é nel caso delle mele, dalle cui bucce possiamo ricavare salutari tisane. Passando alle verdure, i tegumenti di patate, cipolle, carote e zucchine sono il ‘nocciolo duro ’del dado vegetale casalingo. E se vi fermate un attimo, dopo tanto daffare in cucina, potreste avere un attimo di sconforto: chi pulisce adesso? Nessun timore perché le scorze degli agrumi- di nuovo loro - sono in grado di smacchiare stoviglie, posate, fornelli,lavelli inox ecc. Troverete maggiori informazioni al riguardo,lo ripetiamo, sul web o nei settori ‘eco’ delle librerie. Dalla cucina le BIO PULIZIE possono trasferirsi in altri angoli della casa quando vi siano, magari, oggetti in rame. Ad essi verrà restituita una seconda brillantezza ancora con le scorze di limone. Sempre queste ultime, assieme a quelle di arancia, potranno combattere il calcare sui tappi dei lavandini e delle vasche da bagno. Basta che esse ricoprano interamente i tappi medesimi per circa trenta/ quaranta minuti e l’orrendo calcare si potrà eliminare più agevolmente. Alla fine di tante incombenze casalinghe lo stress è in agguato e la nostra pelle ne risente. Ci aiuteranno allora le bucce di banana mediante massaggi esfolianti sulla cute. Come non ricordare poi films, telefilms, spots pubblicitari, fumetti, dove le bucce di patate, delicatamente appoggiate sotto le palpebre, attenuano i gonfiori provocati dalla tensione e dalla stanchezza, spaventando i compagni di vita delle signore/signorine così agghindate? Non si tratta di fiction ma di efficaci rimedi quotidiani. Prima o dopo tale trattamento le bucce di melograno o di arancia aiuteranno nella pulizia del viso dalle impurità mentre, per le più coraggiose, un infuso di bucce di cipolla produrrà i cosiddetti colpi di luce sui capelli. Ovviamente non finisce certo qui l’elenco di usi pratici delle bucce di frutta e verdura. Abbiamo preferito farne comunque una breve rassegna, con lo scopo di imparare ad essere BIO RIUTILIZZATORI e soprattutto capendo che da semplici atti quotidiani si può davvero ECO migliorare la propria vita.

eco citta art 3 img 4 smallSebbene il fumo stia vieppiù diventando una pratica da ‘setta delle ombre’ed ottenga una generale riprovazione sociale, a causa dei mortali effetti sull’uomo e sull’ambiente, non per questo i mozziconi di sigaretta sono spariti. Eppure in Europa e negli Stati Uniti le campagne antifumo mietono successi. Tuttavia in altre aree del globo i fumatori impazzano, gettando milioni di cicche per terra – MALE, MALISSIMO!! – o nei portacenere. Cosa farne di questi viziosi reperti? Alcune soluzioni sembrano essere state trovate. Il settore fashion ha individuato un primo rimedio realizzando una collezione di moda, ottenuta riciclando quanto rimane delle sigarette gettate via (fonte: National Geographic). In Cile una BIO STILISTA ha raccolto i mozziconi e li ha fatti sterilizzare mediante autoclave – si tratta, in sostanza, di una caldaia in cui viene prodotto vapore sotto pressione, allo scopo di raggiungere alte temperature ed eliminare così i germi- ricavando prezioso materiale mediante il quale realizzare cappelli, poncho, borse. Tale procedimento ha concretizzato il riutilizzo creativo dei mozziconi trasformandoli in fibre che, mescolate assieme ad altre di tipo naturale come la lana, ha dato vita ad un’originale linea fashion pronta per il mercato commerciale. I filtri delle sigarette hanno anche una più importante funzione poiché, attraverso complesse lavorazioni, vengono trasformati in una sostanza in grado di proteggere le condutture petrolifere dalla corrosione. La Cina, paese con un’altissima percentuale di fumatori e maggior produttore a livello mondiale di sigarette, ha proseguito ed incrementato gli studi nel settore. Ricercatori di quel paese sembra abbiano scoperto un antiruggine, ottenuto dal riciclo dei mozziconi, applicabile sull’acciaio impiegato nella fabbricazione delle trivelle petrolifere. Risparmiare sulla produzione di acciaio e soprattutto impedirne la corrosione significa eliminare, in questo campo,una fonte di inquinamento. Naturalmente rimane il problema dell’utilizzo di una fonte energetica così inquinante come il petrolio….

Le ricerche condotte hanno rilevato che i filtri delle sigarette, una volta immersi nell’acido cloridrico a 90° e una volta generatasi la combustione fra nicotina e catrame, si trasformavano in prodotto anti deterioramento, capace di preservare proprio quel tipo di acciaio impiegato nella fabbricazione di impianti e trivelle petroliferi(le seconde in particolar modo). Esperti statunitensi hanno confermato la validità della scoperta e continuano, a loro volta, lo studio relativo all’applicazione degli estratti del tabacco su altri tipi di acciaio e sull’alluminio. La conclusione è la stessa dei colleghi cinesi ovvero che il tabacco è un magnifico alleato nel contrastare la corrosione dei metalli. ‘Musica’ per le orecchie delle compagnie petrolifere e non. Non per noi BIO ALLIEVI, poiché presuppongono il perpetuarsi di micidiali sistemi di approvvigionamento energia. Consideriamola una tappa intermedia nella eliminazione dall’eco sistema di sostanze inquinanti. Certo è che si potrebbe delineare un rallentamento della dissennata, intensiva produzione di acciaio ed un conseguente rallentamento dello smaltimento degli impianti petroliferi corrosi. In questo caso occorrerebbe vedere il bicchiere mezzo pieno…

Anche nelle brughiere scozzesi è giunta la BIO COSCIENZA. Prova ne sia il fatto che proprio la Scozia ha dato il via ad un innovativo progetto, incentrato eco citta art 3  img 13 bissul riciclo dei pannolini. In sostanza, attraverso il loro smaltimento e successivo riciclo, è possibile creare oggetti esterni d’arredamento e la copertura di tetti per abitazioni. Parrebbe strano, vero? Invece no visto che si è pensato di diffondere appositi contenitori, dedicati alla raccolta dei pannolini usa e getta. Con essi sarà possibile ottenere panchine e mobili da giardino, gazebo o addirittura i coppi dei tetti, non tralasciando una serie di altri oggetti utili all’arredamento quotidiano.  Come abbiamo visto nel secondo numero di CITTA’ INTELLIGENTI, un pannolino impiega sino a 500 anni per biodegradarsi. Anche se iniziano ad essere immessi in commercio pannolini lavabili e perciò riutilizzabili (seppur con numeri ancora non significativi), oltre alla presenza di quelli biodegradabili, è sullo ‘ zoccolo duro ’ dell’usa e getta che bisogna intervenire. Decine di migliaia di famiglie scozzesi hanno accettato di essere coinvolte nel progetto riciclo pannolini e di fungere da ‘passaparola’. Il naturale approdo di quanto smaltito sono strutture specializzate nella trasformazione dei suddetti in prodotti di utilizzo comune. I cittadini scozzesi non sono a dir il vero dei precursori in materia, visto che si accodano ad altri progetti similari portati avanti in altre regioni dell’Inghilterra. In Francia si sta invece lavorando ad un progetto più ambizioso tentando di riciclare in tutto e per tutto l’intero pannolino, materia organica del ‘pupo’ compresa. Forse una consolazione per molti genitori, a volte impietriti di fronte alla massiccia ‘produzione organica’dei loro paffuti tesori…

 

Potete leggere anche:

Alla carica...della discarica!

A proposito delle discariche...

ECO fatti ed ECO misfatti nei rifiuti

 

FONTI/BIBLIOGRAFIA
Si consiglia anche di Paola Rinaldi, 101 Modi per non Buttare via Nulla, Editori Newton & Compton, 2012