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Breve glossario sulle smart cities

di Maurizio Marna

Foto  intro  Eco  ruggiamo

Il termine inglese ‘smart’ significa intelligente e viene sempre di più associato all’altra parola inglese ‘city’ ovvero città. Le ‘città intelligenti’ stanno entrando a far parte del nostro vocabolario quotidiano, senza dimenticare che è l’applicazione umana di tale concetto a fare la differenza. Saranno poi così intelligenti le città se chi le pensa non è proprio un genio? Lasciando da parte l'ironia, ecco un breve dizionario delle soluzioni smart per le nostre città .

Quando i complessi urbani vengono dotati di tecnologie digitali e servizi pubblici moderni, in grado di assicurare una migliore vivibilità, questi debbono ovviamente essere eco friendly. Migliorare la qualità di vita delle persone, rendendole partecipi in tale processo, consente di attenuarne l’impatto ambientale. Non è un compito facile, richiede impegni finanziari consistenti e soprattutto una ‘visione’ politica ahimè in gran parte ancora latitante. Eppure si potrebbero avere servizi di trasporto alimentati con energie pulite, risorse energetiche ad impatto zero per i complessi edilizi, efficienti servizi di comunicazione fra il pubblico ed il privato, sviluppo di Internet attraverso il wi fi urbano per consentire l’accesso informatico a più persone ed una maggior condivisione in rete. Esse sono solo una parte delle risoluzioni ad alto grado tecnologico che definiranno l’identità dei nostri centri urbani. A questo punto ‘sorge spontanea una domanda’, si diceva una volta: come applicare nella realtà cittadina le nuove tecnologie a disposizione? E'  necessario ricorrere, di nuovo, alla lingua anglosassone.

eco ruggiamo  foto 1Smart grid ovvero ‘rete intelligente’. L’informazione e la comunicazione possono essere applicate, mediante la digitalizzazione dei sistemi, alla gestione delle risorse energetiche favorendone un più efficiente utilizzo. L’energia elettrica prodotta dalle grandi centrali e quella dei pannelli solari nonché degli impianti eolici, siano quest’ultimi pubblici o privati, vengono tradotte in dati di flusso. Ciò permette un più assiduo controllo sui quantitativi forniti e di conseguenza facilita un uso più razionale della produzione senza registrare sprechi, sovraccarichi ed interruzioni di energia. Il servizio consentirà di ricorrere solo all’energia di cui si necessita, segnalando in tempo reale anche malfunzionamenti della rete o fornendo comunque informazioni utili sulle risorse a disposizione. Non solo.

La rete avrà ulteriori sviluppi applicativi nel caso di installazione di sensori wireless in grado di monitorare dati ambientali come inquinamento atmosferico e acustico, di avere informazioni sullo stato della raccolta dei rifiuti urbani, addirittura di far funzionare l’illuminazione cittadina secondo criteri di risparmio energetico o di costituire veri e propri info point da cui transitano notizie relative alla mobilità urbana (autobus,taxi, parcheggi, ecc). Un bel vantaggio, non c’è che dire.

eco ruggiamo  foto 2Abbiamo appena parlato di diffusione, elaborazione e ricezione di flussi di dati. La trasmissione a distanza di comunicazioni avviene persino sulle ‘nuvole’ ma non si tratta certo di un qualcosa ‘campato per aria’… Il cloud computing ovvero la ‘nuvola informatica’ gestisce dati digitali direttamente su web e non su hardware fisso (hard disk, chiavette), costituendo una struttura virtuale dove è possibile contenere programmi, documenti, utilità che possono poi essere consultati dovunque ci si trovi. L’opportunità di gestire dati su cellulare, tablet o altri strumenti informatici comporta indubbi risparmi di tempo ed evidenti condizioni di flessibilità nello svolgimento delle attività quotidiane. Da sottolineare anche un palese vantaggio nei costi poiché, a seconda dello spazio web occupato, o non si paga o si paga un canone di utilizzo per ciò di cui effettivamente si ha bisogno. Ma qual è l’idea all’origine di tale tecnologia e a chi si rivolge quest’ultima? La potremmo definire DOVE/COME/QUANDO WEBVOGLIO dal momento che la rete non necessità più di una postazione fissa di consultazione ed è un servizio di cui beneficiano, in primo luogo, le aziende per aumentare la propria operatività sul mercato di riferimento. Cionondimeno si aprono altri scenari di impiego se parliamo di comunicazioni veloci fra pubblico e privato che consentano ai cittadini, sia per lavoro sia per esigenze personali, di avere notizie relative ai trasporti, agli orari di uffici, alla salute, al tempo libero. Infine anche fra gli stessi privati la tecnologia ‘sulle nuvole’ risulta assai vantaggiosa qualora aziende, singoli e gruppi di persone condividano i dati su un’unica piattaforma a disposizione DOVE/COME/QUANDO WEB VOGLIO-NO.

eco ruggiamo  foto 3Comunicare informazioni all’interno dei complessi urbani non è prerogativa solo degli enti pubblici. Ognuno di noi può contribuire ad informare la comunità ed offrire così, mediante la rete, il proprio contributo ad una migliore vivibilità urbana. Il crowd sourcing ovvero (liberamente tradotto) ‘fonti di comunicazione cittadine ’ implica la richiesta, effettuata da strutture pubbliche territoriali nei confronti della cittadinanza, di una fattiva collaborazione a mezzo web su determinati progetti inerenti la qualità della vita nelle aree residenziali. Ecco allora che, con cellulari e I-pad assieme ad appositi programmi, singoli o associazioni daranno notizie concernenti zone urbane congestionate dal traffico, rileveranno disservizi e segnaleranno altre particolari criticità. Se vi sono flussi di dati aperti - gli Open data - significa che tutti saranno in grado di accedervi, intervenendo nella loro formazione, aggiornamento e scambio. Un ruolo attivo, dunque, da parte delle comunità urbane consentirà la condivisione di informazioni strettamente legate alla fruibilità dei servizi urbani, creando una conoscenza distribuita su più fasce di popolazione e di conseguenza una maggiore consapevolezza civica. Tuttavia il settore pubblico deve ancora colmare le proprie inefficienze nei confronti dei cittadini e per questa ragione l’E-government - l’’amministrazione elettronica’ – ottimizzerà lo svolgimento di pratiche burocratiche da parte degli utenti. La digitalizzazione dei rapporti amministrativi fra pubblico e privato farà scaturire un conseguente risparmio di tempo, denaro, carta, energia: quante volte ne abbiamo sentito parlare a livello nazionale e locale… Una Pubblica Amministrazione ‘friendly’ dialogherà in tempo reale nonché in ugual misura con la cittadinanza e magari potrà da questa ottenere suggerimenti su come rendere più efficienti i servizi web.                                                                                

 Eppure il cittadino avrà comunque bisogno di spostarsi per le proprie necessità, non potendo avere tutti i servizi a casa. Insomma non diventerà una ‘cyber statua’, ci mancherebbe altro. L’‘E-means of transport’, i mezzi di trasporto elettrici, implicano una mobilità urbana dove veicoli elettrici e progetti di trasporto sostenibile serviranno a ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’aria, favorendo così un’atmosfera più pulita. Naturalmente deve essere creata una struttura ‘ad hoc’ per tale tipo di mobilità come una vasta rete energetica di approvvigionamento, un parco di mezzi pubblici in grado di funzionare solo elettricamente o anche in modo ibrido(gpl/ Kw) e altresì capaci di sopportare la richiesta dell’utenza. Il cittadino si potrà inoltre dotare di veicoli elettrici per uso privato a patto che, anche qui, sia capillare la diffusione di stazioni di rifornimento - le famose colonnine – energeticamente alimentate tramite pannelli solari.

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Molti, leggendo quanto sopra descritto, penseranno ai racconti di Philip K. Dick ma non si tratta di fantascienza se è vero, come è vero, che molte delle soluzioni esposte sono una realtà in tante città europee. Nonostante la crisi economica in atto, la Comunità Europea ha destinato miliardi di euro allo sviluppo delle ‘smart cities’ e sino al 2020 l’occasione di rendere le nostre città intelligenti deve essere la priorità per qualunque amministrazione pubblica. Una connessione Internet potrebbe salvarci il futuro a patto che i nostri centri urbani non siano ad ‘intelligenza zero’.

Cambiare abitudini si può e si deve se questo ‘ruggente’ turbo-consumismo avvelena sempre più il nostro modo di vivere. Adesso ECO RUGGIAMO noi!

E inoltre……non dimenticate che...

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FONTI
www.smartcity.anci.it- sito tematico dell'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani

www.inu.it/tag/smart-city (sito Istituto Nazionale di Urbanistica)

BIBLIOGRAFIA

Andrea Granelli, CITTÀ INTELLIGENTI ? Per una via italiana alle Smart Cities, Editore Luca Sossella, 2012