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L'AgriCittà

di Maurizio Marna

 

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Può sembrare un controsenso parlare di riconversione agricola delle città e delle aree periurbane, ma non lo è. Periurbane ??? Cosa vuol dire questo aggettivo? Un bel po' spiazzati siamo andati a scoprirne, prima di scriverlo, il significato: "...zone di territorio in cui città e campagna si intersecano chiaramente, ospitanti la maggior parte della crescita urbana secondo schemi spesso convulsi". L'ECO SVILUPPO CITTADINO, insomma, passa anche da qui.

Pensate al contesto sopra accennato e ora cercate di immaginare la formazione di un assetto città-campagna, congiunto non certo inglobato si badi bene, lungo un unico distretto. Pensatelo in modo positivo anzi multifunzionale, quando la riconversione agricola generi una produzione alimentare di qualità - salubrità, sicurezza, sostenibilità, particolare eccellenza degli alimenti - e quando la stessa agricoltura si relazioni con l'ambiente circostante, operando la gestione di aree rurali e di biodiversità assieme alla cura del paesaggio. Il risultato sarà un migliorato assetto del territorio, oggigiorno profondamente segnato dalle speculazioni affaristiche. Quanto appena detto non viene classificato sotto la voce "grande utopie", bensì racconta una concezione urbanistica sempre più reale. Una produzione agricola di valore ecologico appare favorita per la sua vicinanza alla città, poiché instaura la filiera corta: ecco dunque la vendita diretta dei prodotti attraverso i farmers'market (mercato dei contadini), la loro fornitura alle mense scolastiche e private, ai negozi di quartiere, ai Gruppi di Acquisto Solidale. Tali esempi sono l'inizio di un processo che vede crescere nelle aree agricole urbane gli orti cittadini, le attività ludiche e sportive (percorsi vita , piste ciclabili, equitazione), quelle didattico-formative e sociali come l'inserimento di soggetti a limitata contrattualizzazione o l'affiancamento terapeutico di persone affette da varie patologie. L'AgriCittà, con annessa ECO produzione alimentare, sottintende però una forte modifica delle politiche amministrative, propense ad urbanizzare le zone agricole. E ancor prima necessita di un complesso normativo idoneo ad ostacolare la scomparsa di terreni agricoli, causa cementizzazione, nonostante l'attuale crisi economica abbia penalizzato le imprese costruttrici. Questo sistema legislativo deve incentivare il recupero del territorio già urbanizzato nonché regolare, secondo un preciso agro sviluppo urbano, il risanamento di quartieri periferici degradati mediante reti green e un efficace collegamento città-campagna.

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Foto 2 ACPer incrementare l'agroalimentare nelle zone verdi delle città occorre coinvolgere micro aziende agricole, le cui dimensioni frenano la loro capacità di ottenere fonti di guadagno proficue. In che modo procedere? Garantendo a simili imprese la possibilità di generare redditività con la valorizzazione dei BIO prodotti, dentro un ambito dove vi siano opportunità di fare rete e aumentare, così, la visibilità. Se la BIO agricoltura completasse il perimetro della cintura urbana, ne ottimizzerebbe il grado di vivibilità e costituirebbe il punto fermo di una green economy, esercitata da individui senza dubbio artefici di un ritrovato rapporto con la natura. L'agricoltore 'cittadino' può rappresentare, adesso, una favorevole soluzione lavorativa per i giovani, che diventano curatori dell'ecosistema e diffondono la buona cultura della terra. La straripante urbanizzazione antropica, avvenuta sul nostro pianeta, ha assoluto bisogno di un circuito verde, all'interno della sua estensione, onde contrastare e mitigare la crisi del clima. Nel 2025 ci saranno 8 miliardi di abitanti, inoltre alcune stime mostrano che più del 50% di essi risiederà in aree municipali: urge quindi pianificare il territorio, seguendo programmi di ridotto impatto ambientale, per realizzare infrastrutture green come ideale ponte associativo città-campagna. Ciò include una profonda riqualificazione delle periferie disagiate, con uno specifico sguardo alla creazione di posti di lavoro.

Nell'epoca del mercato globalizzato le piccolissime, piccole, medie imprese italiane ovvero la maggioranza del tessuto industriale non hanno speranza di sopravvivere a meno di inserirle, conseguenza inevitabile, lungo un diversificato percorso di sviluppo. Il discorso riguarda, ovviamente, pure le aziende agricole che, trasformate in opifici sostenibili, smart ed aggreganti porzioni di territorio urbano, incarnano ECO spazi tesi a offrire sia un deciso miglioramento della qualità/tipicità produttiva sia il punto d'incontro fra civiltà urbana e contadina. La campagna, insomma, ridimensiona l'espansione della città, ne diviene parte effettiva fino ad assumersi il compito di far riscoprire ai cittadini il legame con il proprio territorio. Il che significa non solo recuperare il valore della produzioni agroalimentari locali, ma principalmente integrare, tramite un patrimonio comune di relazioni e la condivisione di esperienze, persone residenti in uno stesso distretto.
Emerge allora un inedito scenario dove l'agricoltura, abbandonata la marginalità rispetto al contesto urbano e raggiunta piena identità, influenza le scelte del cittadino-consumatore orientandolo verso BIO salubrità e sicura identificazione del prodotto alimentare acquistato; siffatta tendenza asseconda uno stile di vita ecologico che va dall'edilizia alla mobilità, dal gestire responsabilmente le risorse dell'ambiente ad una felice (de)crescita economica.

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I frutti dell'AgriCittà. Cosa caratterizza l'ECO agricoltura cittadina? Si tratta di elementi particolari, quasi tutti già citati, come la forte connotazione territoriale, nuove tecniche di coltivazione, minimo impatto produttivo sull'equilibrio ambientale, uniti in un sistema capace di garantire al cittadino-consumatore che la sua spesa alimentare non inquina né depreda la natura. L'origine, la composizione, la qualità, la confezione dei prodotti, sono requisiti cercati dal BIO compratore e questo tipo di agricoltura può senz'altro soddisfarli, perché ha dovuto implementare molteplici strategie di sviluppo economico. Leggiamone un parziale elenco: la filiera corta - qui ci si appoggia, in determinati casi, anche alla grande distribuzione - il Km 0; i farmers' market; i gruppi d'acquisto solidali; l'agricoltura sociale ovvero incoraggiare per mezzo di aziende agricole e coop sociali, comunque dedite alla produzione agricola, il reinserimento terapeutico di soggetti svantaggiati nella società; le fattorie didattiche; la raccolta delle coltivazioni; la tutela di piante e animali altrimenti in via d'estinzione; la produzione e vendita diretta sui terreni confiscati alla criminalità. Ecco il nucleo pulsante, seppur riportato limitatamente, dell'agricoltura urbana che si rivela un bell'esempio di economia quando pratica, durante lo svolgimento delle attività, la sostenibilità ambientale e interagisce con i cittadini per l'utilizzo intelligente delle risorse territoriali.                                             

Foto 3 ACChi ancora non conosce il km 0, espressione oggi assai diffusa, sappia che consiste nel comprare e consumare beni, inclusi quelli alimentari, fabbricati a livello locale. Così facendo viene ridimensionata la logistica dell'approvvigionamento e di conseguenza vengono abbattute le emissioni inquinanti, derivate dai combustibili fossili. Una volta reso 'stanziale' il circuito domanda-offerta, esso poggerà inevitabilmente sulla consapevolezza ambientale dei consumatori e dei BIO produttori con i primi che, causa la prossimità dei luoghi di produzione, potranno verificare i metodi di coltivazione e la pregevolezza dei beni oggetto d'acquisto, vedi i BIO prodotti di stagione ricchi di virtù salutari. I secondi, cioè i produttori, punteranno alla BIO qualità delle loro coltivazioni, fattore innescante una richiesta continua magari incrementata da gruppi d'acquisto solidale e corredata da un prezzo di vendita equo. Tuttavia il consumo locale non vuol dire protezionismo alimentare, nel senso di ottusa chiusura alle differenti provenienze dei prodotti, piuttosto significa recuperare la tipicità d'origine, la genuinità, la salubrità dei cibi e al contempo salvaguardare il paesaggio, le risorse naturali, la salute delle persone.
Il mercato cittadino degli agricoltori, farmers' market, diventa il luogo dove la spesa non è più compulsiva, mancano infatti gli scaffali stracolmi degli ipermercati, basandosi sulle reali necessità quotidiane del compratore e sul rapporto di fiducia che egli instaura col produttore, senza marketing ossessivo, a seguito di una provata qualità e convenienza degli articoli. Lo stesso ECO principio caratterizza i sempre meno 'amatoriali' orti urbani, i quali hanno originato un processo di trasformazione appunto urbano ed accompagnato il cittadino-orticoltore verso una vita sostenibile, con la voglia di far crescere a ritmi naturali quanto coltivato e poi mangiarlo. Ma per riappropriarsi degli agro terreni cittadini, nell'ottica di una green economy municipale, occorre considerare le specificità territoriali dei grandi, medi e piccoli comuni affinché gli agro spazi verdi mantengano una connotazione identitaria, assieme all'esercizio delle funzioni per cui vengono gestiti. Promozione del messaggio ambientale legato alla campagna, quindi attenzione nei riguardi della morfologia del suolo e delle condizioni climatiche in quelle zone, sistema impresa lì esistente, rotazione delle colture, pratiche agronomiche, valorizzazione del prodotto locale, opportunità lavorative, sono tutti punti che la legislazione, a cominciare dalla normativa UE, sta definendo.

Foto 4 ACLe aree metropolitane hanno bisogno di ordinamenti finalizzati a regolare l'integrazione dei settori agricoli urbani e periurbani = "zone di territorio in cui città e campagna si intersecano chiaramente, ospitanti la maggior parte della crescita urbana secondo schemi spesso convulsi", sia come patrimonio naturale - terra, acqua, boschi, ecc. - sia come servizio verde cittadino capace di offrire servizi agroalimentari, ecologici, ricreativo-culturali. L'agroalimentare BIO, nei distretti urbani verdi, costituisce uno dei pilastri per attuare la strategia delle Urban Food Policies, politiche incentrate sul rafforzare la fiducia dei consumatori ogni volta che scelgono agro prodotti locali, sull'informazione concernente gli impatti ambientali delle filiere produttive e le eventuali patologie alimentari (intolleranze, disturbi, obesità), sul combattere la malnutrizione all'interno di zone urbane disagiate. Applicazione diretta di questa politica è l'Urban Food Planning, pianificazione economico-alimentare in luoghi densamente abitati e già attiva a New York, San Francisco, Detroit, Philadelphia, Toronto, Vancouver, mentre l'Europa annovera Londra, oltre a medio-piccole città britanniche, l'Olanda, la Germania, la Francia, la Svezia. In Inghilterra funzionano sul territorio nazionale, a cura del Ministero dell'Agricoltura, i Parish Food Plans ovvero progetti per istituire realtà imprenditoriali di produzione e vendita di cibo locale, così da generare mercati auto-sostenibili, favorire la micro-imprenditorialità, tutelare/ottimizzare le peculiarità della campagna. E l'Italia? Al solito sconta gli immancabili ritardi, tuttavia l'agro cintura urbana si sta radicando anche nella nazione dell' Expo 2015  che fornirà l'irripetibile occasione per rendere strutturale, guidata da apposite politiche amministrative, la 'campagna in città'. Ciò implica, come spesso sottolineato durante l'articolo, un energico impulso all'economia locale e stimola una serie di positivi effetti a favore delle comunità residenziali: quello sociale con l'affermarsi dell'inclusione e non dell'esclusione, l'oculata gestione del territorio (bellezze naturalistiche comprese), l'alta qualità della filiera agroalimentare, unita alla tipicizzazione produttiva, una razionale distribuzione del cibo, infine la progressiva adozione di uno stile di vita ecologico.

Una legislazione dedicata, semplice, immediatamente operativa, può ridisegnare in senso ambientale le nostre città poiché incoraggia la nascita di zone agricole, dentro il contesto urbano, dove l'agricoltura viene valorizzata mediante strumenti di promozione, informazione, agevolazione, supporto logistico. Tali zone determinano cambiamenti urbanistici quando recuperano aree urbane degradate e ne bloccano la possibile cementizzazione, coltivano biologicamente i terreni utilizzati, introducono miglioramenti economici grazie alle ricadute occupazionali (apertura di nuove imprese e produzione agroalimentare). Sorgerà, allora, un altro tipo di complesso urbano, l'AgriCittà, per costruire un presente e un futuro sostenibili, senza guardare all'ECO distruttivo passato.

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FONTI

http://www.statigenerali.org/cms/wp-content/uploads/2014/11/doc1.pdf


BIBLIOGRAFIA

"Coltivare la città. Giro del mondo in dieci progetti di filiera corta" a cura di A. Calori, Ed. Terre di Mezzo