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Cohousing: il bello dello stare assieme

di Maurizio Marna

 

 Foto intro COHOUSE

Cohousing non è solo uno dei tanti vocaboli inglesi presenti nel nostro lessico. E' molto di più perché significa condivisione residenziale, coabitazione solidale quindi lo stare assieme di un gruppo di persone che vogliono partecipare ad un progetto di vita collettiva.

Foto 1 COHOUSE Pur vivendo in singoli appartamenti di un complesso residenziale, l'équipe di couhousers ha reso comuni gli spazi sia interni sia esterni di quest'ultimo, approntato servizi e tempi a loro dedicati ma soprattutto ha concretizzato i valori alla base della idea: la sostenibilità ambientale ed economica. L'organizzazione del cohousing prevede la condivisione di luoghi dove coltivare orti, mangiare assieme, creare laboratori di bricolage, leggere, far giocare i bambini e custodirli(quando i genitori sono al lavoro), connettersi a un'unica rete wi-fi, magari disporre del bike sharingcar sharingcar pooling . Le poliedriche esigenze della comunità, insomma, sono il metronomo mediante il quale, secondo il numero e la composizione dei nuclei familiari, gli spazi vengono organizzati. Certuni li riterranno dei fricchettoni, leggi anticonformisti, figli di un'epoca passata e fuori dalla realtà odierna. Si tratta di intendersi, tuttavia, sul concetto di realtà: se la quotidianità vuol dire profonda ignoranza della convivenza civile, aggressività e sfrenata competizione, delirio consumistico nonché sfruttamento delle risorse, ecco spiegate le ragioni del cohousing. Non è allora sbagliato definirlo l'applicazione pratica di un diverso sistema di rapporti interpersonali.

Foto 5 COHOUSE Chi desiderasse un identikit dei cohousers, scoprirebbe elementi interessanti. Le persone coinvolte sono 40/50enni, single o con famiglia, occupati - precari, visto il momento... - desiderosi di stare all'interno di una comunità solidale; l'età potrebbe scendere, qualora parlassimo di studenti-lavoratori all'università e semplici diciottenni appena assunti (glielo auguriamo di cuore) o salire fino a quegli anziani autosufficienti, stanchi della routine post pensione e pronti a rimettersi in gioco. Sono dunque tre categorie di individui capaci di fare gruppo a sé, come pure di mescolarsi, mantenendo sempre autonomia intellettuale ed economica. Nemmeno corretto sarebbe ritenere il cohousing, nonostante le sue rilevanti differenze con il condominio tradizionale, una sorta di ECO villaggio disciplinato da una utopia radicale. Il bello della condivisione residenziale risiede in quella flessibilità che viene modulata sulle esigenze dei componenti, tramite opera di sintesi, senza rigidità precostituite e senza mutuare pedissequamente altre esperienze simili. Qualunque spazio, attività e servizio allestiti debbono essere il risultato di una decisione collegiale, nel rispetto delle originarie linee guida della comunità.
Oggi il fenomeno della condivisione residenziale conta, a livello globale, oltre un migliaio di centri mentre numerosi progetti vengono iniziati e portati avanti. Solo di recente Italia e Francia, ricordiamo, hanno adottato strutture di cohousing ma qui il dibattito su cosa siano effettivamente ha acceso grosse discussioni: lo si ritiene buon vicinato, gestione collettiva di bisogni plurimi, mera unione sociale o un 'cocktail' di tutto ciò? Individualismo e solitudine sono nemici del cohousing. Essi pongono una grave minaccia alle fasce più deboli di persone, anziani e bambini, troppo spesso o ignorati o vessati da un contesto sociale aggressivo. Il sostegno del cohousing mira a creare una rete solidale, principio fondante su cui il gruppo si costituisce, e a ricercare uno stile di vita equilibrato dentro la comunità. I nostri enti locali lo studiano con molta attenzione, anche per mera opportunità, considerate sia le prestazioni comunitarie svolte sia l'innegabile riduzione del welfare pubblico.
                                                                              Foto 2 COHOUSE   Progetto cohousing Bovisa, realizzato nel 2009

Foto 3 COHOUSE Il cohousing italiano, secondo le regole auree della coabitazione solidale, incardina la sostenibilità sociale, ambientale, economica. La sostenibilità sociale vuole rinnovare le relazioni interpersonali mediante la comunicazione consapevole, forma atta a generare un migliore approccio verso gli altri e se stessi. L'ambientale significa che il cohousing deve essere pensato nonché sviluppato, salvaguardando il territorio e quindi riguarda la costruzione/risistemazione del complesso residenziale, con materiali a emissione zero, la scelta di energie alternative onde farlo funzionare, i consumi alimentari (biologici of course!), le generali abitudini dei couhousers. La sostenibilità economica implica la riduzione degli sprechi, il riciclo, l'auto produzione di beni e servizi, in parole povere l'ottimizzazione delle risorse a disposizione. Uno stile di vita, ribadiamo, assolutamente opposto alle tendenze attuali e forse ritenuto un obiettivo semplice da raggiungere: lo è davvero?
L'idea del cohousing intreccia, all'inizio, una fitta serie di contatti da parte di aspiranti cohousers. Si espongono idee, programmi, si affina la conoscenza fra i membri, si cercano edifici e terreni ricalcando il cosiddetto schema danese cioè l'autogestione senza pagare i professionisti dei vari settori(l'esatto opposto dell'odierno modello americano). L'impegno, la collaborazione, la soluzione dei problemi, gli inevitabili stop and go rendono progressivo il radicamento della rete solidale. Vi saranno ansie, ripensamenti, scontri che potranno venir moderati da un consulente capace di supportare il sodalizio. La strada del cohousing è 'lastricata di buone intenzioni' giacché nessuno sa prevedere, a priori, il successo o il fallimento di una condivisione residenziale. In Italia, finalmente, i cohousers rodati ed i 'novizi' contano su una valida associazione - la Rete Nazionale Cohousing, anno 2010 - una fonte ricca di informazioni concernenti le procedure costitutive, le professionalità necessarie (nominativi inclusi) prima, durante, dopo la nascita della comunità, le esperienze di gruppi già attivi. Si tratta di un organismo funzionale al loro sorgere e moltiplicarsi, presente nelle nazioni interessate da cohousing pluridecennale.           
                                                                                                                                                          
Dove potremmo trovare un tipico cohousing? La collocazione risulta essere urbana e semi urbana, però a misura d'uomo, in virtù dell'estrema parcellizzazione e spersonalizzazione delle metropoli. La coesione sociale all'interno di quest'ultime latita, la popolosità ed il degrado suscitano insicurezza, aumenta il malcontento frutto di una carente qualità della vita: il consumismo, divoratore e parallelamente artefice di innumerevoli status symbol, esige ritmi frenetici, oltre ad uno spiccato egoismo, decomponendo così le relazioni umane. Un dato shock mostra le metropoli mondiali popolate da tre miliardi e seicento milioni di individui, cifra superiore alla totalità degli abitanti nelle aree rurali. Invece vivere i rapporti interpersonali mediante la riscoperta della socializzazione, della solidarietà, della cooperazione, neutralizza il deserto sociale metropolitano e comunque richiede l'adozione di linee guida. Tali regole, discusse ed approvate collegialmente, allontanano il fallimento del cohousing per via di tanti pareri frammentati.    

                                                                                         Foto introbis COHO1


Foto 4 COHOUSE Un cohousing 'umorale' infatti, leggi prigioniero di mutevoli opinioni, morirebbe di assemblearismo acuto e fra atroci tormenti. Ecco spiegato il motivo di un programma partecipato ossia gli aderenti concorrono alle decisioni sulle prestazioni sociali e sul modo di svolgerle. L'aggregazione spontanea rappresenta la strada migliore per diventare cohouser, essendo banditi ostacoli di carattere sociale, ideologico, religioso, mentre rimane libera la scelta di andarsene dal momento che sono esclusi specifici vincoli di fedeltà. I cohousers curano direttamente l'amministrazione delle aree destinate alla comunità e si occupano, altresì, della relativa manutenzione, stabiliti prima i ruoli con annessi diritti-doveri. Le risoluzioni vengono prese collegialmente, ognuno ha quindi uguali diritti, e l'assegnazione dei compiti non implica alcuna struttura gerarchica. L'anima di un cohousing sta, ripetiamo, nella propensione di un gruppo alla solidarietà, all'assistenza, alla tutela verso tutti i cohousers(particolarmente anziani e bambini) e l'architettura degli spazi, assieme al design complessivo, facilita i rapporti di vicinato dunque il sentirsi parte di un gruppo. Il plusvalore dei servizi offerti - sala pranzo, biblioteca, laboratori 'fai da te', orti, palestra ecc. - causa la loro mancata esternalizzazione evita la dispersione degli utenti, permettendo la fruizione di risorse a Km zero. Il risparmio ottenuto diminuisce parecchio il costo della vita e conferma, poi, la generale riduzione degli sprechi anche con l'acquisto collettivo di beni (frequente è la costituzione di Gruppi d'Acquisto Solidale).

Foto 6 COHOUSE Un vero cohousing, insomma, rispetta sempre il contesto ambientale, si avvale della BIO edilizia e delle energie alternative nonché pratica trasporti intelligenti, ripartizione solidale dei servizi, riciclo-riuso dei prodotti. Occorre allora un sincero lavoro di squadra, la ragione per cui ci si associa, malgrado le obiezioni rivolte circa una totale assenza di privacy: la riservatezza ed i momenti da dedicare a se stessi vengono assolutamente garantiti, tenuto conto che gli appartamenti sono di proprietà dei singoli. Il GRANDE FRATELLO qui non esiste, proprio perché il bello dello stare assieme conferma, ancor di più, quanto siano indispensabili i rapporti umani.

Si consiglia la lettura di Cohousing, una storia vera

Interessante la visione di La vita sostenibile....

....così come La sostenibilità è di casa

                                                                                                

FONTI
www.wikipedia.org > Cohousing
www.cohousingitalia.it, Un po' di storia...> Il Cohousing: origini, storia ed evoluzione in Europa e nel mondo a a cura di Matthieu Lietaert, docente di Scienze Politiche alla Richmond University e alla James Madison University di Firenze
www.cohousing.it

 

BIBLIOGRAFIA
Matthieu Lietaert, Cohousing e condomini solidali - Guida pratica alle nuove forme di vicinato e vita in comune con allegato il documentario "Vivere in cohousing", Ed. AAM Terra Nuova, 2008
Francesca Guidotti, Ecovillaggi e Cohousing - Dove sono, chi li anima, come farne parte o realizzarne di nuovi, Ed. AAM Terra Nuova Edizioni, 2013