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Un raggio verde oltre le sbarre

di Maurizio Marna

Foto introBIS Raggiov

E' possibile trovare ancora frammenti di umanità dentro le carceri italiane? La cupezza degli ambienti penitenziari non cederà mai il posto alla SOSTENIBILITA' ambientale? La struttura penitenziaria richiede, come qualsiasi altra struttura , l'implementazione di progetti architettonici: si utilizzeranno, quindi, materiali idonei alla costruzione, si realizzerà l'edificio progettato, se ne fruirà mediante lo sviluppo concreto dei concetti abitativi e mediante la o le energie con cui si alimenta. Il risultato sarà definirne la qualità di vita al suo interno. Realizzare edilizia carceraria con criteri BIO SOSTENIBILI e/o (ri)qualificarne la vivibilità non ne altererebbe la funzione, creando anzi indubbi benefici. Qualcosa è stato fatto ma è una goccia nel mare delle necessità, necessità purtroppo di ogni genere a cominciare da quelle economiche. Di seguito ecco una serie di esempi, quasi recenti...

Foto 1 RaggiovLa Provincia Autonoma di Trento ha finanziato per intero (circa 110 milioni di euro) la costruzione di un nuovo istituto di reclusione. Situato nella frazione Spini di Gardolo ed inaugurato a fine Gennaio 2011, esso ha preso il posto del vecchio carcere cittadino. Il 'concept' edilizio applicato prevede moderni impianti energetici che alimentano otto sezioni, ognuna composta da 15 stanze detentive. Le singole celle hanno due posti letto, sono piuttosto spaziose e godono di una maggior confortevolezza dotate come sono di bagno, armadietti, tv, un piccolo angolo cottura. Sono stati poi creati ambienti e servizi come celle per disabili, asilo nido per bambini sino a tre anni, una cappella e uno spazio disponibile per altri culti religiosi, teatro-cinema, aule/ laboratori di insegnamento, palestra e campo da calcetto.(fonte: Provincia Autonoma di Trento e Direzione Amministrazione Penitenziaria). Un miracolo? No di certo, considerando che vi sono luci ed ombre nella svolgersi della quotidianità all'interno dell'istituto. La capienza massima è già stata raggiunta e superata (270 detenuti),i fondi per i corsi/laboratori arrivano col contagocce e di conseguenza le attività connesse proseguono a rilento allorquando non vengano, in taluni casi, sospese. Mancano i soldi per pagare quelle occupazioni che potrebbero svolgere gli stessi reclusi ovvero la manutenzione interna (compresi gli spazi verdi del penitenziario), la cucina, la lavanderia. Esse vengono affidate a cooperative esterne dal Comune di Trento. Non mancano tuttavia lavori affidati ai detenuti da parte di enti privati seppur con poche ore a disposizione e di conseguenza paga minima (Relazione gruppo consiliare PD Comune di Trento). Sia pur tra le difficoltà, l'impegno nella gestione dell'istituto non si ferma.     a destra, carcere di Spini di Gardolo

Tutto qui? Direbbero i fautori di 'prendi il detenuto e butta la chiave'. No, è la risposta. Nella Casa Circondariale "Lorusso e Cutugno" di Torino (si veda il sito omonimo),dove vengono ospitati 24 detenuti, è stata avviato ed implementato nel 2011 un interessante progetto "Liberiamo le competenze e arrestiamo gli sprechi" , che ha comportato la riqualificazione energetica dell'intero complesso penitenziario. Regione Piemonte, Gruppo Saint-Gobain, Agenzia Energia e Ambiente di Torino, Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri, sono stati gli attori-finanziatori dell'iniziativa. Attraverso un intensivo corso di formazione, sia teorico sia pratico, i detenuti sono stati poi in grado di impermeabilizzare e coibentare tutti gli edifici dell'area circondariale. Il risultato si è tradotto in una riduzione del consumo energetico di oltre il 70% con conseguente notevole taglio dei costi. Carcere e ambiente possono insomma coesistere a Torino. Di sicuro la via intrapresa non si esaurisce qui, visto che moda e design sono entrati a far parte della vita dell'istituto "Lorusso e Cutugno". Nei suoi laboratori, infatti, vengono prodotti fantasiosi abiti con la collaborazione dell'associazione "La casa di Pinocchio" (sito www.lacasadipinocchio.net).
                                                                                  Foto 2 Raggiov    Casa Circondariale Lorusso e Cotugno

La passione nonché l'entusiasmo dimostrati nell'apprendere come utilizzare i tessuti e come lavorarli, laddove gli stessi siano stati scartati o abbandonati per finire in discarica, ha prodotto ottimi risultati. Quanto viene gettato subisce una trasformazione, a seconda del modo di sentire e delle tradizioni culturali -religiose di coloro che lo lavorano (detenute italiane o straniere). Un apprendimento non fine a se stesso e da trasmettere con entusiasmo a chi voglia conoscerlo. 'Imparare per insegnare', questo potrebbe essere lo slogan adottato da Fumnelab, un laboratorio tessile di trasformazione e di creatività artistica gestito dalle detenute del "Lorusso e Cutugno". Esse insegnano il 'know how' sartoriale ad altre donne, libere o no, che siano desiderose di conoscere le manualità lavorative e le tecniche di realizzazione in campo sartoriale. Un patrimonio di creatività femminile, man mano arricchito di nuovi contributi e di nuove idee, nell'ottica di uno scambio equo e solidale. Lacasadipinocchio ha aperto una propria area di vendita sempre all'interno della Casa Circondariale torinese. Qui i rivenditori del settore 'fashion, con clientela di fascia medio- alta ed interessati a sostenere nonché diffondere tale progetto a livello commerciale, possono acquistare i manufatti realizzati. Una bella iniziativa, vero?

Nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce ed in quello di Trani l' Officina Creativa, a partire dal 2007, ha creato la linea "Made in carcere" ( sito www.madeincarcere.it), un marchio etico di borse ed accessori dove l'originalità ed il colore la fanno da padrone. La creatività nella lavorazione di materiali a basso impatto ambientale, destinati comunque all'eliminazione, si concretizza di nuovo nella moda senza trascurare l'aspetto umano. Niente frenesie 'fashion', niente 'usa e getta' ma un approccio BIO CULTURALE sempre più integrato con la vita delle detenute. Una seconda 'chance', insomma, sia per gli oggetti recuperati sia soprattutto per le donne recluse, che seguono un percorso formativo atto a promuovere il loro futuro inserimento nella società civile. Un altro punto a favore del binomio carcere e ambiente.


Foto 3 Raggiov                                                                     Foto 4 Raggiov

Qualcuno si chiederà adesso cosa succede, sotto il profilo istituzioni, per quanto riguarda queste iniziative ovvero se gli organismi pubblici nazionali siano semplici osservatori, ripetitivi declamatori della frase 'vorrei ma non posso' o effettivi cooperatori/attori. La risposta è: tutte e tre le cose. Si naviga a vista, in modo lento e confuso magari improvvisato. Non però nel caso del SIGILLO ovvero il marchio di qualità ed eticità, che viene apposto dal Ministero della Giustizia su realtà di imprenditoria sociale costituitesi all'interno degli istituti penitenziari. I manufatti, prodotti e distribuiti da tali imprese, rappresentano la migliore testimonianza di una raggiunta professionalità da parte delle detenute nel settore moda/ relativi accessori, costituendo altresì uno snodo cruciale per la loro assunzione ad opera di cooperative sociali esterne. Codiceasbarre (carcere di Vercelli), Made in Carcere (carcere di Lecce), Gatti Galeotti (Carcere di Bollate e San Vittore, Milano), Papili Factory (carcere Lorusso e Cotugno Torino) hanno già ricevuto la certificazione del marchio SIGILLO.  Sul sito del Ministero della Giustizia esiste, poi, la Vetrina prodotti dal carcere per l'acquisto on line di articoli per la cosmesi, di manufatti artigianali, di alimenti, di capi di vestiario, di accessori 'fashion' e di altro ancora: il tutto prodotto dai reclusi degli istituti di pena, con l'indicazione delle cooperative di produzione e dei punti vendita sul territorio.

                                                             Foto 5 Raggiov

Foto 8 RaggiovMa non di solo fashion si vive. Torniamo perciò a quella GREEN ECONOMY che prevede di ridurre l'impatto ambientale delle strutture penitenziarie. Si sono fatti passi in avanti nel settore? Come già accennato la situazione è frammentata, le iniziative non mancano eppure la volontà di singoli enti o persone non riesce a 'bucare' la strettissima rete delle promesse politiche, della burocrazia onnivora e della cronica mancanza di fondi. Un mix letale per qualunque iniziativa. Edilizia carceraria obsoleta, ingente esborso economico per un suo recupero secondo criteri ecosostenibili (e non sempre si può farlo), nuove carceri costruite negli anni e mai utilizzate per 'pastoie' burocratiche o difetti di costruzione. Sorvoliamo inoltre, per carità di patria..., sulle tangenti circolate nei casi in questione.
Un successo pieno hanno conseguito, in verità, iniziative di stampo rigorosamente privato. Il Consorzio Nazionale riciclo e recupero imballaggi acciaio ha reso possibile l'attuazione, assieme alla cooperativa sociale Rebibbia Ricicla operante nell'omonimo carcere romano, di un progetto dedicato al recupero e conseguente riutilizzo di materiali in acciaio. Stiamo parlando di piccoli/grandi contenitori per alimenti e bevande (scatolette, lattine), contenitori per prodotti chimici o alimentari (fusti), dei relativi dispositivi di chiusura (capsule, tappi a corona, coperchi, anelli ecc). Il lavoro di undici detenuti consente di separare, manualmente, quanto raccolto da diversi comuni del comprensorio romano e l'installazione di un macchinario di selezione rottami, avvenuta circa un paio di anni fa, ha permesso di recuperare oltre 120 tonnellate di acciaio. Un grosso risultato sia dal punto di vista quantitativo sia dal punto di vista morale, poiché è implicita la valenza di riscatto sociale per quanto riguarda i reclusi. L'acciaio recuperato verrà lavorato per essere di nuovo impiegato nell'industria.(fonte: Ristretti Orizzonti, rassegna stampa Ricrea del Consorzio Nazionale riciclo e recupero imballaggi acciaio).

Per un progetto (privato) andato a buon fine, un altro (pubblico) è naufragato. Si tratta dell'energizzazione dei penitenziari mediante pannelli solari. Le iniziative ministeriali congiunte, intraprese negli ultimi anni da parte del Ministero dell'Ambiente e da quello della Giustizia, hanno sì previsto fondi per il miglioramento energetico delle strutture ma si sono dovute misurare con errori di programmazione, errori tecnici riguardanti l'applicazione di impianti fotovoltaici su un'edilizia carceraria vetusta, fondi a 'geometria variabile', insipienza burocratica.(fonte: osservatorio Antigone) Non è una novità in Italia, lo sappiamo bene. Se la GREEN ECONOMY è un'opportunità, bisogna anche saperla cogliere. In questo nostro mondo libero la detenzione 'selvaggia' serve solo a diffondere un falso mito di sicurezza sociale, rendendo 'carne da crocifissione' quanti si trovano rinchiusi. Non chiediamo un falso pietismo verso chi ha sbagliato ma nemmeno che la frase ' il sonno della ragione genera mostri' diventi la parabola della nostra società. Un RAGGIO VERDE servirà forse a cambiare questa cupa mentalità, restituendo dignità a uomini e a donne che ora appaiono 'invisibili' dentro le barriere di recinzione.

                                                                                                  Foto 9 Raggiov

 

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FONTI
sito www.innocentievasioni.it, Mario Salomone, Carcere insostenibile

sito provincia autonoma di Trento, sezione Ufficio Stampa - ricerca su carcere Trento

www.osservatorioantigone.it

BIBLIOGRAFIA

Per chi fosse interessato a saperne di più sull'attuale condizione carceraria in Italia, al di là delle singole iniziative sulla (eco) sostenibilità, consulti la sezione Pubblicazione del sito Osservatorio Antigone

Luigi Manconi, Valentina Calderone, Quando hanno aperto la cella Stefano Cucchi e gli altri, Prefazione di Gustavo Zagrebelski, Ed. ilSaggiatore