in questo sito vengono usati i cookies navigandonel sito accetti.

La Eco svolta delle cartiere

di Biosight

Foto intro Cartiere

Leggendo un giornale, scartando la confezione di un decoder digitale o buttando via un pacchetto di sigarette (magari pieno e dentro gli appositi contenitori, mi raccomando...), vi siete mai chiesti come e da che cosa essi derivino? I gesti ripetuti per compiere tali azioni, durante le nostre frenetiche giornate, divengono rituale e fanno perdere di vista il senso delle cose. Una breve parola riassume la loro essenza: CARTA.

Foto 1 CartiereSottile, media, spessa (quest'ultima, poi, si trasforma in CARTONE uso packaging). Diverse sono le grammature, a seconda delle richieste di mercato, ovvero, tecnicamente, il peso di un foglio di carta con una superficie di un metro quadro. Le cartiere sono stabilimenti a ciclo continuo dove un quotidiano processo di lavorazione coinvolge sia il riciclo di giornali, riviste, libri - tutto quanto insomma viene stampato - sia la fibra proveniente dal legname delle foreste, oggi sempre meno adoperata. L'industria cartaria richiede complesse fasi produttive, di per sé molto inquinanti, essendo caratterizzata da un massiccio utilizzo di energia elettrica, in gran parte autoprodotta, ed un altrettanto considerevole impiego di risorse idriche.
L'Italia ha visto, nel corso del suo 'boom' industriale, una forte crescita di stabilimenti destinati alla produzione di imballaggi cartari: una miriade di nuovi articoli richiedeva, infatti, una confezione accattivante che colpisse l'attenzione del consumatore. Lo scartare le varie confezioni diventava un sottile piacere, allo stesso modo di osservare l'oggetto dell'acquisto nonostante si sapesse già cosa fosse. Mancando all'epoca(anni sessanta/settanta) una legislazione efficace contro le industrie inquinanti, numerose cartiere sversavano illegalmente le sostanze tossiche delle lavorazioni. Le conseguenze erano purtroppo nefaste leggi acque colorate, schiume nauseabonde, moria di pesci e vegetazione, mentre le cronache dell'epoca incalzavano le pubbliche autorità sul generale inquinamento delle industrie. Ma l'accresciuta sensibilità ambientale e la minore impunità verso gli stabilimenti, unitamente alle ricorrenti crisi di mercato capaci di minarne la competitività, hanno generato l'obbligo di ECO produrre. L'industria cartaria si è dunque chiesta quali strategie adottare, quali modifiche apportare alle fasi di processo ed ai materiali usati. La trasformazione delle materie prime richiede - lo abbiamo accennato sopra - parecchia energia elettrica(sovente auto generata) e parecchia acqua, elemento fondamentale per ottenere la PASTA CARTA da cui si ricava, alla fine del processo d'essiccazione, la CARTA. Quindi il settore cartario risulta, nel comparto manifatturiero, fra quelli a più elevato consumo idro-energetico sebbene i dati ne attestino, visti gli ultimi decenni, una notevole diminuzione.

Foto 2 Cartiere                                         Pasta carta Foto 4 Cartiere

Le fasi produttive di una cartiera implicano, comunque, una ottimizzazione delle risorse quando ci riferiamo al recupero delle rimanenze editoriali e dei sottoprodotti cartari: sono le rese (l'invenduto) delle pubblicazioni stampa e gli scarti delle bobine ovvero gli enormi cilindri d'acciaio avvolti da una lunghissima lamina di carta, prodotto finale della cartiera. Qui è importante sottolineare come si riduca l'impatto ambientale sotto il profilo materie prime ed energia elettrica, qualora non venga autoprodotta, nonché sotto il profilo smaltimento rifiuti. Le scorie rilasciate denotano un'estrema pericolosità mentre le acque reflue, frutto dello scolorimento del materiale cartaceo e successivo imbianchimento della PASTA CARTA, ne sono un chiaro paradigma avendo particolare tossicità. La PASTA CARTA subirà la gradazione di bianco maggiormente consona alle richieste tecnico-estetiche del mercato, le prime più delle seconde, attraverso l'utilizzo del cloro - prima gas, poi biossido - un agente chimico solitamente usato durante tale processo. Le alte temperature degli essiccatoi faranno asciugare la PASTA CARTA, che si rapprenderà in fogli di lunghissima estensione avvolti, successivamente, nelle bobine.

                                                                                                              Foto 5 Cartiere

Il nostro rapido 'excursus' sulla produzione cartaria impone, tuttavia, di ricordare la complessità del processo lavorativo e la specializzazione del personale impiegato. Vi saranno allora chimici, con l'uso di laboratori per le prove di dosaggio delle sostanze e la ricerca dell'esatta grammatura cartacea richiesta, assieme a tecnici specialisti capaci di gestire complessi macchinari produttivi.

Foto 8 Cartiere

Uno dei grossi problemi affrontati dall'industria cartaria, se vuole conseguire la qualifica ECO, è quello dei composti chimici nelle lavorazioni. Sostanze imbiancanti, a ridotta nocività ambientale, sono state adoperate onde creare una PASTA CARTA dove venisse indicata la produzione senza cloro elementare - Elementar chlorine free (Ecf) - o, talvolta, totalmente priva di cloro elementare - Totally chlorine free (Tcf)- ingenerando così un equivoco di fondo. La PASTA CARTA, infatti, non può di per sé rivelarsi esente da cloro, composto assai reattivo esistente naturalmente, esenzione riguardante il solo processo di imbianchimento. Una sfuggente distinzione atta a provocare numerose distorsioni interpretative. La Confederazione Europea dell'Industria Cartaria (Cepi), volendo fare chiarezza, ha affermato che l'Ecf - Elementar chlorine free - è il processo di imbianchimento privo di cloro-gas o composti di cloro, inserendo la PASTA CARTA Ecf dentro uno standard produttivo ormai largamente adottato.
Le cartiere sono indubbiamente conosciute a causa delle emissioni e sprigionano vapori ('fumane') i quali, una volta analizzati, possono contenere anidride solforosa. Con lo scopo di ridurne gli effetti sull'atmosfera, la tecnologia green ha introdotto il metano come combustibile e, secondo indirizzi oggi frequenti, ha permesso di riciclare, nel processo produttivo, residui di lavorazioni che hanno assimilato grandi quantità di Co2( esempio: la trasformazione delle barbabietole in zucchero). Si è ottenuta, dunque, una carta prodotta mediante materiali idonei ad assorbire quantitativi di Co2, uguali alle percentuali immesse nell'aria a seguito della fabbricazione. PARI E PATTA, di conseguenza.Le cartiere sono adesso sostenibili o meno ECO distruttive? Sarebbe prematuro parlare di sviluppo integrato con l'ambiente, poiché la situazione appare disomogenea se osserviamo l'intera fase di lavorazione. L'impronta ecologica di una cartiera potrebbe manifestarsi qualora si definiscano, oltre alle sopra elencate, una serie di caratteristiche fisse. I principi base saranno

 * ottima resa della materia prima per la produzione di carta e imballaggi, sino a risparmiare un 20/25% sui materiali con conseguente diminuzione degli scarti;
* acquistare legno e fibre provenienti da foreste gestite responsabilmente ovvero ad ogni albero abbattuto deve corrispondere un albero piantato, metodo attuabile sotto il severo controllo di appositi enti certificatori;
* durata della confezione(il prodotto) al fine di aumentare la sicurezza di quanto contenuto (alimentari, ad
esempio), evitandone una rapida deperibilità e la subitanea trasformazione in rifiuto oggetto di smaltimento;
* carta e imballaggi biodegradabili diverranno compostaggio industriale, eccellente humus a disposizione;
* abituale utilizzo, fino al 100%, di materiali riciclati e/o scarti - compresi residui agroalimentari commestibili - con una gestione tale da non danneggiare la qualità/sicurezza del prodotto;
* misurazione del carbonio totale emesso per ciascun prodotto, assieme al calcolo parziale delle emissioni carboniche nelle singole fasi produttive, onde monitorare, passo dopo passo, l'eventuale riduzione di gas effetto serra e consentirne una calibrata diminuzione nella sequenza lavorativa;
* rilevazione dei consumi idrici - gestione delle acque e conseguente minimo impatto ambientale - trattamento delle acque reflue sono criteri indispensabili per gli ECO impianti di depurazione.

                                                                                                                  Foto 9 Cartiere

Tutto ciò basterà a mutare l' 'anima' delle cartiere? Sì, a patto che le stesse perseguano davvero gli obbiettivi di rispettare l'ambiente e il benessere delle comunità sociali dove operano. Siamo stati troppo abituati a ondivaghe strategie industriali o, peggio ancora, ad una falsa ECO SOSTENIBILITA', mentre le parole volano nell'aria insieme con l'anidride solforosa delle emissioni...

 

FONTI

www.ambientediritto.it, I residui dell'industria cartaria: la depurazione dei reflui e possibilità di riutilizzo dei fanghi

www.sca.com/Global/Publicationpapers/pdf/.../Papermaking_IT.pdf