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Nelle 'spire' dei kWh/m²

di Maurizio Marna

Foto intro Nelle  spire

Un inverno uguale ad una lunga permanenza, indossando abiti estivi, sulla Marmolada. Un'estate paragonabile ad una sauna fatta, vestendo abiti invernali, in una 'beauty farm'. Molti si sentono così nelle proprie abitazioni e spesse volte i rimedi attuati sono peggiori dei mali sopportati.

Cosa succede, allora, in queste serre/igloo chiamati appartamenti? Chi abita in edifici costruiti parecchi decenni fa adotta, per lo più, comportamenti sempre uguali nel corso del tempo ovvero riscaldare-raffreddare al massimo i vani di residenza. D'altronde le scelte sono quasi obbligate, essendo mancate in Italia serie politiche di risparmio energetico sul versante abitativo. Il patrimonio edilizio del nostro paese risente, in gran parte, di un'evidente vetustà, la quale provoca una serie di gravi problemi alla sostenibilità ambientale. Infatti una diffusione senza freni di calore, durante la stagione rigida e nonostante i limiti di legge, assieme all'eccessiva concentrazione di aria condizionata, quando siamo nel periodo più caldo dell'anno, producono facilmente dispersioni sia del calore stesso sia della refrigerazione all'interno delle abitazioni. Utilizzare, in maniera smodata, impianti di condizionamento delle temperature per fronteggiare l'inclemenza delle stagioni - il cui normale ciclo di avvicendamento si è alterato anche a causa di questi comportamenti - porta a micidiali conseguenze: un'immane spreco di energia, nessun rispetto per l'ambiente, diversi pericoli riguardanti la nostra salute. Da non trascurare, poi, l'aspetto economico rappresentato da una bolletta energetica assai costosa, la più alta d'Europa.
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Foto 1 bis  Nelle  spire La legislazione UE definisce prestazione energetica di un edificio: " la quantità di energia, calcolata o misurata, necessaria per soddisfare il fabbisogno energetico connesso ad un uso normale dell'edificio, compresa, in particolare, l'energia utilizzata per il riscaldamento, il rinfrescamento, la ventilazione, la produzione di acqua calda e l'illuminazione". Se il mercato immobiliare italiano risente in modo netto della crisi, con le compravendite in sensibile calo da anni così come lo sono i prezzi, ciò riguarda, ovviamente, anche quelle nuove strutture costruite secondo criteri di risparmio energetico. I sicuri vantaggi, rappresentati dall'avere un alto coefficiente di 'energy saving' abitativo, si disperdono allora nel marasma di una generale depressione economico-finanziaria. Tali benefici - ad esempio, un'abitazione sufficientemente calda d'inverno e fresca d'estate (i primi ad essere in cima nelle preferenze di chi abita i vani) - non dovrebbero nemmeno essere citati tanto sono evidenti.  A partire dal primo Gennaio 2012, qualsiasi appartamento in vendita o in affitto dovrà recare, oltre le necessarie informative su superficie, rifiniture ed ubicazione, il coefficiente di prestazione energetica relativo all'edificio in cui è situato. Lo stesso varrà per i complessi residenziali, oggetto a loro volta delle suddette alienazioni. La certificazione energetica obbligatoria sarà dunque richiesta, in base a quanto recita l'art.13 del DLgs n.28 del 03/03/2011:

"nel caso di offerta di trasferimento a titolo oneroso di edifici o di singole unità immobiliari, a decorrere dal 1 gennaio 2012, gli annunci commerciali di vendita riportano l'indice di prestazione energetica contenuto nell'attestato di certificazione energetica"

La classe energetica è direttamente rilevabile dall'Attestato di certificazione energetica, Ace, un documento dove è possibile riscontrare, in una scala che va dalla A alla G, quanto la struttura sia adeguata ai principi di efficienza energetica. La classe A rappresenta la massima qualifica ottenibile mentre con le successive lettere si diminuisce in modo progressivo il livello della resa, fino ad arrivare ai gradi più bassi nel caso delle ultime quattro: D,E,F,G.  Insomma con la A si è al top nonché BIO abitanti, con la G si è 'brutali dissipatori'...



Foto 1  Nelle  spire L'Attestato di certificazione energetica indica, in concreto, quanta energia si reputa necessaria per riscaldare d'inverno e rinfrescare d'estate l'immobile, quanta ne occorra per la sua ventilazione, per illuminarlo e per generare acqua calda sanitaria. Stiamo parlando, quindi, di tutti quei bisogni connessi al normale utilizzo dell'unità abitativa o del complesso residenziale. I consumi vengono formulati in quantità di energia impiegata, all'anno, per metro quadrato di superficie e vengono espressi con la formula kWh/m² anno (Kilowattora per mq all'anno): vale a dire il dato standard rispetto alla superficie utile climatizzata. Infine l'abilitazione energetica deve riportare i valori limite previsti dalla legge, assieme ad una serie di sollecitazioni inerenti la diminuzione degli stessi consumi. Ma chi sono i soggetti abilitati al rilascio della certificazione? Secondo il Decreto legislativo 192/2005 "esperti" od " organismi terzi" sia dotati di apposite qualifiche sia aventi requisiti di indipendenza rispetto all'oggetto del giudizio. Tuttavia, mancando una norma dirimente sulle competenze professionali dei certificatori, il Decreto legislativo 115/2008 introduce la figura del tecnico abilitato il quale è:

"un tecnico operante sia in veste di dipendente di enti ed organismi pubblici o di società di servizi pubbliche o private (comprese le società di ingegneria) che di professionista libero od associato, iscritto ai relativi ordini e collegi professionali, ed abilitato all'esercizio della professione relativa alla progettazione di edifici ed impianti, asserviti agli edifici stessi, nell'ambito delle competenze ad esso attribuite dalla legislazione vigente".

Si consideri adesso, con attenzione, quanto appena riportato. I soggetti di cui sopra hanno l'abilitazione a certificare gli edifici ed operano liberamente in enti, organismi pubblici, società di servizi pubbliche e private, in esse comprendendo le società di ingegneria. La normativa inerisce anche chi svolge la libera professione o gli associati, iscritti ai relativi ordini professionali e provvisti dell'abilitazione a tecnico progettista di edifici ed impianti. Qualora il tecnico in questione non possegga uno o più dei requisiti normativi previsti, lo svolgimento della certificazione può essere condotto assieme ad soggetto tecnico che abbia, invece, la totalità delle competenze richieste. Si avrà così una professionalità a tutto tondo, in grado di operare a 360°. L'interrogativo che tuttavia ci si pone è: quali sono, in concreto, i certificatori? Tecnici impiantisti, ingegneri, architetti, progettisti, funzionari degli uffici tecnici comunali, ecc. Insomma un bel po' di figure pubbliche e private. Come il lettore anche noi facciamo fatica ad identificarli esattamente e ciò per effetto di norme che, volendo coprire ogni settore, finiscono per far sorgere parecchi dubbi sul loro campo di applicazione. Beato 'corpus iuris' italiano...

Foto 3  Nelle  spire

Foto 2  Nelle  spire Le regioni e le province conferiscono le abilitazioni ad emettere le certificazioni energetiche, relative agli edifici, al termine di specifici corsi di formazione. Le suddette amministrazioni autorizzano lo svolgimento dei corsi medesimi, presso le proprie sedi, al fine di designare certificatori i partecipanti, dopo che essi hanno sostenuto nonché superato l'esame finale del corso. Ne riconoscono perciò le particolari competenze acquisite. Ma la legge si è soffermata, come abbiamo accennato prima, pure su un altro essenziale punto, non trascurando l'esistenza di potenziali zone d'ombra nella redazione delle certificazioni: i conflitti d'interesse facenti capo agli estensori del documento. Così, allo scopo di garantire la trasparenza e l'obbiettività delle prassi certificatorie energetiche, si prevede che i tecnici firmino una dichiarazione, riportante l'assoluta imparzialità nonché la mancanza di qualsiasi cointeresse al proposito. Quindi nessuna partecipazione alla progettazione e successiva realizzazione della struttura da certificare, nessun rapporto con i produttori di materiali e componenti impiegati nella medesima costruzione. Qualora il certificatore corrisponda ad un dipendente pubblico o faccia parte di una società direttamente riconducibile alla PA, è comune interpretazione legislativa desumere che, svolgendo egli una funzione pubblica quando esegue il processo certificativo, la stessa gli consenta di superare qualsiasi implicazione relativa al conflitto d'interesse. Ci permettiamo di DUBITARNE FORTEMENTE, noi che non siamo estensori di leggi e nemmeno giuristi, poiché sembra un'ottocentesca esenzione di responsabilità a prescindere. Il potere 'a divinis' della funzione pubblica, se mai c'è stato, oggi non esiste più o non viene certo suffragato dai fatti...

ALLA CERTIFICAZIONE, ALLA CERTIFICAZIONE!!! Grida di arrembaggio, le potremmo definire, in una corsa all'ultimo documento. E' proprio così? Siamo arrivati in ritardo - non è una novità - nell'applicazione delle normative europee riguardanti il consumo energetico delle abitazioni. Se è logico pensare che la base su cui poggiano tali leggi sia la salvaguardia ambientale, occorre definire meglio le ragioni dell'introduzione obbligatoria di un documento atto a definire, certificandolo, il consumo degli edifici esistenti.

In sostanza esistono una serie di obbiettivi, che si potrebbero sintetizzare nei seguenti punti:

1) i fruitori sono sempre più orientati a conoscere i consumi energetici, quando scelgono la casa, innescando così una significativa richiesta di locali a minor impatto energetico.

2) la conoscenza dei dati suddetti implica rielaborare ed apprezzare il relativo costo economico nella conduzione dell'immobile.

3) un settore edilizio in agonia può essere rilanciato dalla green economy, sia nel campo delle nuove costruzioni sia in quello delle ristrutturazioni.

4) l'abilitazione energetica obbligatoria fa da volano allo sviluppo di professionalità competenti e dotate di uno specifico know out

5) non occorre costruire sempre e comunque, vi è infatti un vasto patrimonio edilizio in grado di poter essere riqualificato dal punto di vista energetico; il sistema delle detrazioni al 55% sull'Irpef, seppure recuperabili in dieci anni, consente una diminuzione della spesa energetica a seguito di minori consumi

6) qualora la 'filosofia' costruttiva si indirizzi maggiormente verso edifici di nuova concezione energetica o verso la riqualificazione, di cui al punto 5, la nostra dipendenza petrolifera si ridurrebbe; vi sono precisi impegni in tal senso presi con l'Europa, a fronte di un piano energetico da condurre a compimento entro il 2020

 I sei punti appena elencati potrebbero essere aumentati o diminuiti, a seconda delle tematiche prese in considerazione. Resta il fatto che l'Attestato di certificazione energetica ha la valenza di documento ufficiale, a durata decennale, emesso da un soggetto a ciò abilitato ovvero il certificatore energetico. Fin qui la teoria funziona ma è la pratica a difettare visto che esiste un vero e proprio mercato, nel senso più deteriore della parola, inerente le certificazioni energetiche abitative. Non ci salva mai, sarà scontato dirlo, dalla vendita un tanto al kg anzi un tanto al kWh/m².
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Cliccate anche su Balocchi e profumi...di carte false!

 

FONTI:

Il sito Italiano per la Certificazione Energetica

Il SOLE 24ORE - Norme e Tributi - e SOLE 24ORECASA, Banche dati

Siti Ministero dello Sviluppo Economico - Ministero dell'Ambiente: comunicazioni, campagne di comunicazione, biblioteche e rassegne stampa

BIBLIOGRAFIA

Fabio Fortunati, Risparmio energetico e fonti rinnovabili, Ed. Il Sole 24 Ore, 2010

Franco Molteni, Guida al risparmio energetico - 100 pagine salvavita, Ed. Etas, 2009