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Alla carica... della discarica!

di Maurizio Marna

foto intro- alla  carica

Quando l'usa e getta riempie di sé il nostro ambiente

Molti pensano ancora che i rifiuti, una volta spariti dal 'radar' casalingo per finire negli appositi(si spera) contenitori della differenziata, si dissolvano in un batter d'occhio. Si paga un'apposita tassa e così ci si mette l'animo in pace, il Comune provvederà poi alla raccolta ed allo smaltimento tramite i relativi servizi.

Tutte le amministrazioni comunali, chi più chi meno, si sono lanciate al virtuoso perseguimento del ciclo dei rifiuti ma non bastano le ordinanze comunali, da sole, a risolvere il problema di quanto viene gettato via. Ci vogliono progetti, informazione, coscienza civile dei cittadini, risorse finanziarie: il tutto amalgamato in un sistema davvero efficiente, idoneo a soddisfare le esigenze delle odierne città. Tralasciando le grida di dolore(economico)levatesi all'annuncio del nuovo tributo sui rifiuti - TARES - sono sempre più frequenti le notizie di comuni, grandi e piccoli, i cui bacini di raccolta rifiuti arrivano al punto di non ritorno. Abbiamo usato il termine bacini di raccolta, potevamo invero usare quello di DISCARICHE. Queste ultime sono al collasso, non riescono ad accogliere ulteriori conferimenti ed è inutile crearne di nuove sia per i gravi danni ambientali provocati sia per la ferma opposizione di tanti comitati cittadini. I giornali riportano, fra una certa indifferenza generale, frequenti notizie su siti di stoccaggio riempiti sino alla massima capienza, inidonei ad accogliere ulteriori attribuzioni. Riportano altresì le forti proteste dei cittadini quando la situazione diventa insostenibile, perché i rifiuti si accumulano in strada oppure le discariche ne traboccano. La soluzione migliore? Secondo le autorità creare altri bacini di stoccaggio in attesa di porre le basi per pratiche di smaltimento all'avanguardia, almeno nell'ottica del nostro paese. Parliamo, in quest'ultimo caso, di anni.

discarica

Rimedio tampone? Ovviamente sì eppure non ferma le proteste, anzi. Tali proteste si trasformano, a volte, in un qualcosa di visceralmente rabbioso, basta guardare le eloquenti immagini televisive. Tanti però diventano ECO SENSIBILI 'quando i buoi sono già scappati', non perdono tempo a chiedersi se il comportamento adottato fin lì sia quello giusto. L'esperienza diretta, ciò nondimeno, è un'ottima insegnante, tanto dura nei metodi da far svegliare le coscienze. Definitivamente.  Sia frutto di una situazione giunta al punto di non ritorno e/o il prodotto di una coscienza/conoscenza acquisita, i residenti nelle aree interessate vogliono farsi sentire. Dicono basta. A ogni buon conto non basta dire basta. Risulta, infatti, assai complicato diffondere nonché acquisire una BIO cultura in pochi giorni, in poche settimane. Si fosse fatto prima! Inevitabile sembra allora il muro contro muro fra cittadini e istituzioni. I primi dovranno per forza accettare, causa l'impellente emergenza, nuove discariche e la successiva costruzione di inceneritori, che siano magari termovalorizzatori. I problemi ambientali verrebbero così risolti o invece acuiti con le risoluzioni prospettate? La salute delle persone sarebbe di conseguenza preservata oppure no?  

rifiuti

 Dubbi legittimi, osserviamo, costituenti il punto chiave. Le comunità hanno il diritto di ottenere risposte chiare alle suddette domande e altresì il diritto di manifestare perplessità sui rimedi proposti. Ecco tuttavia sorgere l'abituale, confuso 'starnazzare' di chi parla della sindrome not in my back yard (nimby), non nel mio giardino in italiano. Quale monotono vociare! 'Non c'è mai la volontà di risolvere i problemi...'. 'Il contesto è tale da non consentire altre soluzioni..." "I soliti ecologisti impediscono al paese di progredire...' E via discorrendo. I propalatori di siffatte frasi non si rassegnano a capire che la questione va al di là dell'utilizzare, nello specifico, cave abbandonate o scavare terreni all'uopo destinati. La perenne emergenza dovuta alla mancata volontà politica di adottare soluzioni definitive, incentrate sulla green economy, ha permesso la creazione di decine e decine di discariche abusive, col risultato di avvelenare vaste porzioni del territorio. Ma é proprio il sistema discarica ad essere obsoleto, poiché l'intemperante mercato dell'usa e getta richiede altri tipi di soluzioni. Siamo arrivati, insomma, all'ultima chiamata per le tre R: RIDUZIONE - RIUTILIZZO - RICICLO dei rifiuti. Una 'vecchia' novità, la definiremmo, introdotta da tempo in molti paesi europei ed extraeuropei. Nello stivale italico essa fatica a diventare protagonista, mentre appare tuttora incardinato il motto estemporaneo: 'alla carica... della discarica'!

Il 2012 ha confermato che in Italia esistono troppe discariche, ben distanti dai parametri UE fissati. Esse rappresentano il sistema più diffuso(in percentuale circa la metà) per smaltire quanto noi gettiamo via, addirittura essendo, spesse volte, fuori norma visto il mancato pre-trattamento dei rifiuti. La loro chiusura, con il progressivo reindirizzo 'virtuoso' del ciclo raccolta/eliminazione, procede con molta lentezza. Se - come sopra accennato - il tutto venisse regolato secondo i criteri della green economy, si avrebbero notevoli benefici per l'ambiente ed altrettanti vantaggi per l'economia. In parole povere: nuovi posti di lavoro. Una previsione 'esoterica'? Un futuro auspicio? No, solo una realtà già presente, al solito, presso svariate nazioni industrializzate. Diverse regioni italiane smaltiscono ancora nelle discariche la gran parte dei propri rifiuti e trascurano di effettuare, tranne pochi casi, un qualsiasi incisivo trattamento preliminare. Questi siti rimangono quindi il tetragono 'presidio' di un sistema malamente organizzato, la cui cessazione, prevista dalle direttive comunitarie, non viene perseguita in modo efficace. Qualche piccolo impianto di smaltimento, a dire il vero, è stato chiuso ma sono poi sorti bacini assai ampi con l'obbiettivo di servire più vaste porzioni di territorio. Insomma quel che di piccolo esce dalla porta, rientra ingigantito dalla finestra... Eppure il nostro Decreto Legislativo n.36/2003 ha di fatto recepito la rigida normativa europea, assieme alle altrettanto rigide disposizioni tecniche, essendo sulla carta in grado di avviare una vera e propria rivoluzione del settore. Cos'è successo allora? E' successo che un sistema di gestione durato decenni, cresciuto nonché sviluppatosi fino a diventare insostituibile, si sia bloccato senza che siano state pienamente implementate politiche di recupero e di riciclo degli scarti. I casi succedutisi in Campania, con particolare riguardo a Napoli, le ripetute situazioni di emergenza a Palermo e Catania, le altre difficili contingenze verificatesi a Foggia, Perugia e last but not least a Roma, hanno determinato l'apertura di numerose procedure di infrazione nei confronti dell'Italia. Un leit motiv costante...

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Il Belpaese ha dunque conquistato la maglia nera, riguardo alle violazioni riscontrate nel settore della gestione dei rifiuti. Oltre 100 discariche, infatti, non hanno subito o alcun provvedimento di chiusura o comunque i necessari adeguamenti alle normative europee. Il deferimento del nostro paese alla Corte di Giustizia UE e la richiesta di una multa milionaria rappresentano, dopo tante palesi inadempienze, il 'naturale' approdo. Sono trascorsi dieci anni, tacendo invero sul periodo antecedente, un lasso di tempo durante il quale si sarebbe dovuto procedere alla pianificazione integrata del sistema di smaltimento. Vi sembrano pochi? Sono già arrivate o stanno per arrivare importanti scadenze UE - lo stesso 2013 e il 2015 - sia per una corretta produzione del rifiuto in quanto tale (2013) sia, soprattutto, per un'implementazione altamente qualitativa del processo di riciclo(2015). E se le discariche italiane sono ancora adesso protagoniste in negativo, pur avendo il nostro territorio diversi esempi di corretto smaltimento, quelli appena citati costituiscono obbiettivi francamente irraggiungibili.

discaricaUna considerazione sopra le altre è da tenere bene a mente ossia che numerose statistiche (vedi quelle del Dipartimento Ambiente Ue e della relativa Commissione ONU, tanto per citare le più significative), affermano esserci un considerevole incremento, a livello mondiale, della produzione di rifiuti. Quali soluzioni adottare di conseguenza? Rendere il pianeta un unico, immenso deposito scarti, magari perforandolo alacremente così da creare bacini di stoccaggio sempre più grandi, oppure applicare BIO soluzioni nella gestione e riutilizzo/riciclo dei rifiuti urbani? Di nuovo dobbiamo volgere lo sguardo, senza correre il pericolo di essere tacciati per inguaribili esterofili, a paesi come la Germania - parecchio nominata quando si parla di BIO soluzioni per l'ambiente - l'Austria, i Paesi Bassi, la Svezia, la Danimarca, i quali conseguono ottimi risultati sul fronte RIDUZIONE - RIUTILIZZO - RICICLO dei rifiuti. Qui la green economy gioca un ruolo fondamentale, favorendo concretamente lo sviluppo di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro ed ottenendo, al riguardo, straordinarie performance economiche. La stessa Commissione Europea ha più volte esortato gli stati membri a dare piena attuazione alla normativa continentale vigente e a non perseverare in comportanti fuori legge. Il nostro paese, secondo una prassi consolidata, si adeguerà una volta raggiunto l'orlo del baratro anche se, prima o poi, il 'giochetto' smetterà di funzionare.

 

Leggete anche:

A proposito delle discariche....

ECO fatti ed ECO misfatti nei rifiuti

Riciclo dunque sono...BIO!

FONTI ONLINE:

www.iswa2012.org/it/

ISWA, Congresso Mondiale Rifiuti Solidi, Firenze 17/19 Settembre 2012


BIBLIOGRAFIA

Osvaldo Busi, Le nuove regole sulle discariche di rifiuti. Guida sui criteri di ammissibilità dei rifiuti nelle discariche, Collana Polizia locale, Ed. Halley, 2008