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Attrazione Fatale

Noi, paleolitici post-industriali, con quei geni birichini che bramano zuccheri e grassi..

di Patrizia Marani

La nostra dieta alimentare è, fatalmente, assai diversa da quella degli abitanti di Okinawa, un'isola giapponese densa di centenari e studiata per carpirne i segreti genetici e di stile di vita.

 

Se gli abitanti di Okinawa si nutrono di pesce, frutta e verdura e cereali integrali e hanno una vita fisicamente attiva e affettivamente piena, non si può dire altrettanto di alcuni di noi. La verdura è relegata al margine dei nostri piatti e la frutta la mangiamo solo se e quando ce ne ricordiamo. Pane e pasta, rigorosamente di finissima farina bianca, e zucchero raffinato, invece, dominano il nostro menù, anche se fanno salire vertiginosamente i livelli glicemici. Mentre le carni grasse d'animali allevati in luoghi chiusi ed angusti ed ingrassati a cereali lo completano.

attrazione fatale

Un aspetto ancora sconosciuto, ma largamente indagato dagli studiosi è, da un lato, se la nostra dieta alimentare moderna si adatta ai nostri geni e, dall'altro, quanto essi controllino, a nostra insaputa e nostro malgrado, le scelte alimentari che facciamo.

Ad esempio, non è incredibilmente stolto da un punto di vista evolutivo questo nostro gusto per hamburger grondanti di grasso con corollario di patatine fritte, o per bibite ipercaloriche, zuccherate bombe chimiche, senza un bruscolo di elementi naturali, puri prodotti da laboratorio chimico? Perché mai siamo irresistibilmente e fatalmente attratti da grassi saturi e zuccheri?

Ebbene, la risposta è che il patrimonio genetico pare vieppiù rilevante anche per quanto concerne l'alimentazione perché noi siamo, dal punto di vista dei geni, dei cavernicoli che vivono in una società industriale e la nostra dieta dovrebbe rispecchiare quella dei nostri lontani avi, nel bene intendo, invece la emula più che altro nel male.

Mi spiego meglio. Il corpo umano e il patrimonio genetico si sono plasmati lentamente, nel corso delle 100.000 generazioni da cacciatori-raccoglitori. L'agricoltura, infatti, è nata solo 10.000 anni fa, ieri da un punto di vista genetico. Le 488 generazioni vissute da agricoltori, le 10 generazioni nate dopo la rivoluzione industriale e le due nutrite a fast food non hanno scalfito il patrimonio genetico che per una percentuale infinitesimale.

I nostri bisogni nutrizionali e d'attività fisica sono dunque identici a quelli dei nostri progenitori "paleolitici". Questa disarmonia può spiegare in parte molte delle cosiddette "malattie della civilizzazione": obesità, ipertensione, malattie cardiovascolari, cancro, artrosi e osteoporosi. Ma qual era la dieta e lo stile di vita dei cacciatori-raccoglitori, bramati dai nostri geni?

Contrariamente a quanto si crede, la cacciagione – vale a dire carne molto magra di animali erbivori – e il pesce componevano il 65% della dieta, formata per il restante 35% da vegetali, frutta, noci e tuberi. E qui i geni ci tendono il primo tranello. Quale acquolina in bocca ci suscita la vista di un morbido filetto grondante sangue! Peccato però che provenga da un animale erbivoro innaturalmente ingrassato a cereali e frattaglie, e la sua carne sia quindi povera di omega tre, acidi grassi essenziali protettivi di cuore e cervello, ma zeppa appunto di grassi saturi. Cereali, patate, legumi e sale erano praticamente assenti dalla mensa paleolitica, sulla quale sono arrivati solo dopo la scoperta del fuoco, perché la cottura, distruggendo gran parte delle tossine in essi contenute, li rende commestibili. Non è un caso, quindi, che proprio questi alimenti siano all'origine di numerosi casi d'intolleranza alimentare ed alterazioni del funzionamento del sistema immunitario, perché i nostri geni in questi ultimi 10.000 anni non ce l'hanno ancora fatta ad adattarsi in modo perfetto ad essi.

E, dulcis in fundo, il nostro patrimonio genetico, per un'eternità è stato plasmato da un'alternanza di periodi d'abbondanza e periodi di carestia. Ciò lo ha reso molto abile nell'utilizzare al meglio le calorie introdotte, immagazzinando anche il minimo surplus, dato che in passato il bottino energetico derivava in gran parte dalla caccia, caloricamente molto dispendiosa. Un'abilità purtroppo svantaggiosa ai nostri giorni, dato che noi, del pari ai nostri geni cavernicoli, rimaniamo irresistibilmente attratti da quei cibi traboccanti di calorie che oggi come allora ci permettono di creare le nostre riserve caloriche per i periodi di magra, vale a dire gli odiati cuscinetti di grasso che, purtroppo o per fortuna, sono diventati totalmente superflui, almeno per ora…..

Tale arcaica specializzazione genetica sarebbe l'ennesimo tranello tesoci dai quei geni adamantini, i cui gusti non sono stati neppure scalfiti dagli ultimi millenni e che mai come oggi hanno potuto godere tanto, grazie all'enorme disponibilità alimentare e di cibo spazzatura.

Ma a caccia ora si va in modo diverso, più col cervello che con i muscoli e le riserve di grasso, utili alla sopravvivenza durante le carestie, non vengono più usate, e si accumulano, si accumulano…. I nostri ingordi geni sarebbero, quindi, in parte all'origine dell'epidemia di diabete ed obesità del mondo moderno.

Per approfondimenti:

Mean Genes, Terry Birnham and Jay Phelan

Il Manifesto della Lunga Vita, la rivoluzione della medicina predittiva, Paolo Marandola e Francesco Marotta