in questo sito vengono usati i cookies navigandonel sito accetti.

La rivoluzione delle forchette

ovvero THE CHINA STUDY

di Patrizia Marani

china fusilli intro 

Scrive T. Colin Campbell a proposito di uno studio memorabile da lui diretto: Eravamo in grado di accendere o spegnere lo sviluppo del cancro semplicemente variando i livelli di proteine animali nella dieta. All'ultima edizione del Sana di Bologna, è stato in collegamento video lo scienziato autore di The China Study, il libro che può scuotere l’alimentazione occidentale dalle fondamenta e, con essa, la perversa unione esistente fra governi, enti regolatori, una certa scienza e giganti dell’industria agroalimentare e farmaceutica.

filettoGli americani stanno male, ma gli italiani non stanno molto meglio. Se negli USA un terzo dei giovani è sovrappeso o obeso, in Italia è quasi uno su quattro. Se in America, secondo Campbell, il 50% soffre di una malattia cronica, in Italia sono 25 milioni le persone affette da patologie croniche, pari al 45,6% della popolazione con più di 6 anni di età. Siamo, infatti, passati da una società con una predominante mortalità per malattie infettive a una pervasa dalla cronicità, con persone che per decenni sopravvivono grazie al bombardamento quotidiano di medicinali. E, malauguratamente, qualcuno ci guadagna in modo smisurato da tale status quo. Il miraggio di lunga vita promesso dalla medicina moderna si sta trasformando in abbaglio, ma perché? Ed è possibile invertire la rotta?

Secondo Campbell, uno dei maggiori ricercatori mondiali sul rapporto fra nutrizione umana e malattia, autore di più di 350 articoli scientifici, lo è, ma i governi, di concerto con potenti lobby industriali, hanno occultato le scoperte fatte da alcuni scienziati indipendenti negli ultimi decenni, cioè che la dieta delle società occidentali opulente è all’origine delle pene sopra descritte e che uno stile alimentare diverso può prevenirle, se non addirittura curarle. Ma cosa intende lo scienziato per “alimentazione occidentale” e qual è, invece, lo stile alimentare che egli ritiene sano?

Negli anni ‘70, il Nostro fa una scoperta stupefacente a seguito di uno studio sulla diffusione del cancro al fegato fra i bambini filippini causato dall’aflatossina, una sostanza altamente cancerogena che contaminava gli alimenti basilari della dieta di quel paese: lo studioso osserva una più alta incidenza del cancro fra coloro che mangiano una dieta ricca di proteine animali, vale a dire i bambini più benestanti. Per Campbell, figlio di un allevatore di bestiame, che stava prendendo parte a uno sforzo per eradicare la denutrizione nei paesi in via di sviluppo integrando il loro regime alimentare con un maggiore apporto proteico, quei risultati giungono come un fulmine a ciel sereno e, pur non scuotendolo dalle sue radicate convinzioni sulla bontà assoluta delle proteine, insinuano un dubbio.

Poco tempo dopo, un altro indizio inquietante arriva da uno studio indiano, questa volta sui ratti: il 100% degli animali cui viene somministrata aflatossina nutriti al 20% con proteine animali contraggono il cancro al fegato, mentre si ammala lo 0% di quelli che sono alimentati con un mero 5% di proteine animali. Il risultato è eclatante: 100 a 0.

A quel punto, il Nostro, allarmato, decide di proseguire la ricerca in quella direzione e di indagare il ruolo della nutrizione nella genesi e sviluppo delle malattie, dedicandovi 27 anni della sua vita. Le domande che si pone sono: le proteine animali favoriscono davvero l’insorgere del cancro? E se la risposta è affermativa, perché e come lo fanno?

Nello studio successivo, il team di ricercatori da lui diretto somministra aflatossina a dei ratti, assieme a una dieta più o meno proteica. Indipendentemente dalle dosi del cancerogeno somministrate (sì, avete letto bene!), quando l’apporto proteico è basso il processo di sviluppo del cancro in fase iniziale viene inibito o addirittura rovesciato. Allorché è, al contrario, elevato, l’effetto è quello di promuoverlo. La dieta che assumiamo gioca, pertanto, un ruolo cruciale nella difesa dell'organismo dagli innumerevoli inquinanti ambientali. Campbell sottolinea questo punto: un'alimentazione a base di vegetali freschi integrali, ricca di antiossidanti ed elementi nutritivi, è in parte capace di neutralizzare la forte tossicità dell'ambiente in cui viviamo. Ma com’è possibile?

Il processo d’iniziazione del cancro da parte di un inquinante ambientale 

L’aflatossina s’introduce nella cellula, dove viene metabolizzata da un enzima specializzato che la trasforma in un metabolita estremamente tossico. Questa sostanza nociva aggredisce il DNA della cellula, la quale, se si moltiplica prima di essere riparata, creerà un gruppo di cellule geneticamente danneggiate.  Questo nucleo di cellule alterate continuerà a ingrandirrsi, rendendo possibile la formazione del cancro.

In questa storia vi sono tre punti di svolta: l’inquinante ambientale tossico (l’aflatossina) entra nella cellula; l’enzima lo trasforma nel metabolita che danneggia il DNA; la cellula non viene riparata, ma si moltiplica dando inizio al processo che può portare al cancro. La dieta ad alto o basso tenore proteico agisce a tutti questi punti di svolta condizionando l’esito finale: la formazione o meno del cancro. Le diete con poche proteine animali, pertanto, fanno sì che:
1. Penetri meno aflatossina nella cellula;
2. Le cellule si moltiplichino più lentamente;
3. L’azione dell’enzima che trasforma la sostanza tossica nel metabolita cancerogeno
sia ridotta;
4. Si formino meno metaboliti nocivi.

In breve, l’assunzione di meno proteine animali nella dieta inibisce e previene in modo rilevante il processo d’iniziazione del tumore al fegato, ma cosa s’intende per MENO?

Quante proteine dovremmo consumare ogni giorno? E da dove assumere proteine se non dalla carne?alfa sprouts

Lo sviluppo della malattia viene osservato allorché sono superate le quantità proteiche (animali) di cui l’organismo necessita per la propria crescita. Secondo le linee guida ufficiali americane (recommended daily allowance, RDA), la quantità ideale ammonta al 10% delle calorie consumate, il che equivale a un consumo giornaliero di circa 50-60 g di proteine, ma sulla base dello studio di Campbell si deduce che è il 5% l’apporto proteico (animale) che previene o fa regredire la malattia.

Il consumo medio giornaliero è assai elevato in tutto l’occidente industrializzato, ma negli USA è, ahimè, uguale al 15-16% delle calorie consumate, cioè 70-100 g di proteine.

Ancor più che nella quantità, però, il problema, secondo Campbell, risiede nella fonte delle proteine, quella animale, che fornirebbe le cosiddette proteine “nobili”. Il primo mito da sfatare è che il mondo vegetale non possa, del pari o meglio di quello animale, fornire tutte le proteine di cui abbiamo bisogno, contenenti tutti gli aminoacidi, essenziali, quelli che il nostro corpo non fabbrica, e non essenziali

Se in 100 g di tagliata vi sono 36 g di proteine, 100 g di noci e semi ne contengono 33 g; in poco più di 2 cucchiai da tavola di PISELLI sono presenti ben 5 g di proteine; 100 g di mandorle ne contengono 21 con, per di più, grandi quantità di calcio e sali minerali, senza però il carico di colesterolo annesso alla bistecca.

china insalatonaIl singolo vegetale può non racchiudere tutti gli aminoacidi essenziali, ma i vegetali, come gruppo, li contengono. Non è neppure necessario che, in modo maniacale, a ogni pasto si accoppino i vari vegetali per consumare tutti gli aminoacidi essenziali. Basta consumare una dieta variata, alternando i vari tipi di legumi e vegetali: il corpo sa fare da sé.

Un altro mito negativo da sfatare è la cosiddetta "bassa qualità" delle proteine vegetali, che sarebbero meno efficienti a sostituire le proteine consumate e a promuovere la crescita dell'organismo.  Secondo Campbell, invece, le proteine vegetali, che permettono una sintesi di nuove proteine lenta ma costante, sarebbero quelle più salutari. Non è, scrive lo scienziato, la velocità a vincere la gara. In questo caso, è chi va piano, ma in modo costante, ad andare lontano. 

Quali sono gli alimenti più pericolosi?

"Quali tipi di proteine promuovevano il cancro in modo coerente e potente?" scrive lo scienziato, "La caseina, di cui sono composte all'87% le proteine del latte, promuoveva tutti gli stadi del processo di cencerogenesi". Campbell e la sua squadra avevano, infatti, somministrato ai ratti prodotti caseari. Le proteine vegetali sono, al contrario, assolutamente salutari giacché non hanno, secondo lo studioso, nessun effetto d’esaltazione della cancerogenicità dell’aflatossina.

Ma questi risultati possono essere estesi ad altri composti cancerogeni e tipi di tumore?china cheese intro

Un team di ricercatori dell’Università dell’Illinois scopre sempre in quegli anni che la caseina promuove il cancro al seno in due specie diverse di ratti e in tandem con ben quattro diverse sostanze cancerogene. Ogni giorno, conclude Campbell, entrano molto probabilmente nel nostro corpo delle sostanze cancerogene, ma lo sviluppo del cancro dipende dall’esistenza di altre condizioni che lo promuovono. Secondo lo scienziato è l’alimentazione che può far pendere la bilancia dalla parte della malattia o meno.
Campbell, tuttavia, sente che risultati così sorprendenti debbano essere convalidati da nuove prove. Benché nei suoi studi fossero state somministrate quantità di proteine animali assolutamente reali, identiche a quelle consumate dalle persone nella vita reale, si trattava pur sempre di ratti.

THE CHINA STUDY

A questo punto, fa il grande salto di qualità, dirige “il più approfondito studio del (rapporto) fra dieta, stile di vita e malattia mai realizzato sugli esseri umani nella storia della ricerca soybeans biomedica”, definito dal New York Times “il Grand Prix dell’Epidemiologia” che ha coinvolto 65 contee rurali e semi-rurali cinesi con 6.500 person adulte e ha prodotto “più di 8.000 associazioni statisticamente significative fra vari fattori dietetici e malattia”.  I risultati sono riassumibili in un semplice concetto: coloro che mangiano più carne animale sono maggiormente afflitti da malattie croniche, mentre le persone più sane mangiano prevalentemente vegetali. La media fra coloro che assumono più o meno alimenti proteici nella popolazione cinese è, tuttavia, molto inferiore a quella americana. "In America, l'apporto proteico nella dieta ammonta al 15-16% delle calorie totali e più dell'80% di questa quantità deriva da alimenti di origine animale. Nella Cina rurale, al contrario, solo il 9-10% delle calorie totali è dato dalle proteine e solo il 10% di queste proteine proviene da alimenti di origine animale", scrive lo scienziato.

In occidente, si mangia, dunque, troppa carne e formaggio e pochissimi vegetali proteici, mentre nei villaggi cinesi, la maggior parte delle proteine si assume mangiando vegetali. 

Il lavoro di numerosi altri studiosi e clinici, pubblicato sulle più prestigiose riviste scientifiche e approfonditamente illustrato nella seconda parte del libro, oltre a confermare i risultati dello studio cinese, hanno evidenziato che una dieta in cui prevalgono i cereali integrali e vegetali freschi (a whole food, plant-based diet) può prevenire, migliorare o curare la maggior parte delle malattie oggigiorno più diffuse, dalle patologie cardiache, al diabete, l’obesità, il cancro o le malattie autoimmuni. Mentre, secondo l'autore, la chirurgia a torace aperto ottiene risultati vieppiù deludenti, alcuni ricercatori hanno dimostrato che un'alimentazione ricca di vegetali freschi e integrali è capace di far regredire patologie cardiache anche avanzate!

Le prove a favore di questo tipo di regime alimentare sono schiaccianti, eppure le persone brancolano ancora nel buio, perché mai?farmers' market

Lo studioso, che ha avuto per lungo tempo incarichi inerenti alla produzione d’informazione sulla salute per il pubblico, sa qual è il problema: l’informazione, anche quella governativa, è manipolata. “Non vi è più una separazione netta fra governo, industria, scienza e medicina. Né fra ricerca del profitto e promozione della salute”, e ciò è estremamente pericoloso.

Riassumendo, una dieta a base prevalente di cereali integrali e di vegetali può:

- Permettere ai diabetici di limitare o azzerare l'uso di medicine
- Far regredire le malattie cardiache
- Prevenire vari tipi di cancro, fra cui quello al seno, in gran parte dipendente, più che dai geni (2-3%), dai livelli ormonali, i quali sono influenzati dall’alimentazione. Una donna occidentale è 2,5- 3 volte più esposta agli estrogeni di una donna della Cina rurale. I livelli elevati di estrogeni e di altri ormoni femminili sono il risultato del consumo di una tipica dieta occidentale, con un elevato tenore di grassi, proteine animali e scarso apporto di fibre vegetali.
- Prevenire l’insorgenza di calcoli renali
- Prevenire le malattie mentali dell’età più anziana.

Qual è l'elisir della lunga vita secondo The China Study?

La ricerca scientifica ha dimostrato che colazione, pranzo e cena sono “ l’arma più potente in nostro possesso contro la malattia” ed è ora la mission di Campbell far arrivare a tutti noi questa informazione salvavita. La sua ricetta è semplice:

Sali le scale anziché prendere l’ascensore, mantieniti fisicamente attivo tutto il giorno, anche attraverso lo svolgimento delle mansioni quotidiane, associati a gruppi sportivi e pratica numerose attività sportive.
china small2Mangia una gran varietà di alimenti vegetali INTEGRALI, sottolinea costantemente il Nostro, nonché FRESCHI ed evita quelli animali. Non vi saranno problemi di mancanza di calcio, purché ci si tenga lontani da pane e pasta di farina raffinata e dolciumi pieni di zucchero raffinato. Consuma sale in minime quantità ed evita come la peste gli alimenti industriali, pieni zeppi di sale e poveri di elementi nutritivi.

"Evita supplementi e integratori di singoli elementi nutritivi, i cui promessi benefici appaiono sempre più dubbi.  Se vuoi vitamina C o betacarotene, non allungare la mano verso la scatola di pillole, ma afferra  un frutto fresco o dei vegetali a foglia verde scuro".  

Ah, per rendere pienamente giustizia al Nostro, sebbene sia stato "adottato" dal movimento vegano, Campbell afferma in più interviste di non sentirsi affatto rappresentato dal veganesimo. I motivi principali? L'assenza di motivazioni di tipo etico nei confronti degli animali - l'obiettivo etico di Campbell è piuttosto quello di salvare gli esseri umani; il fatto che il veganesimo non disdegna il cibo industriale, di farina e zucchero raffinati, invece il Nostro sottolinea costantemente l'importanza della feschezza e integralità degli alimenti. Infine, a nostro parere, i suoi studi non indicano un'eliminazione totale della carne e formaggi, ma piuttosto un'assunzione molto limitata di questi alimenti. 

FONTI ON LINE

EPICENTRO: nel 2012, il 22,2% dei bimbi è risultato in sovrappeso e il 10,6% in condizioni di obesità 

Quotidiano sanità: in Italia 25 mln di malati cronici. A Roma la 1ª Conferenza per promuovere l’accesso alle cure 

FONTI BIBLIOGRAFICHE

The China Study di T.Colin Campbell, PHD e Thomas M. Campbell II, MD

BE4EAT, movimento portavoce di Campbell in Italia

Copyright Foto

Foto intro P. Marani, Foto 1 di JeffreyW, Foto 3, 4, 6 e 7 P. Marani