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Come arrivare a 120 anni in buona salute?

La ricetta semplice degli immortali di Okinawa

di Patrizia Marani

Fra qualche mese avrò 50 anni. E' dura anche solo ammetterlo fra me e me, semplicemente dirmi: ho 50 anni. Le mie energie e la mia forza vitale non sono calate e mi sento ancora giovane. Eppure, per gli altri e anagraficamente non lo sono.

Nel mio corpo, inoltre, sta per consumarsi il funerale della mia fertilità, ovvero la ridondanza del mio esistere, non più giustificato dalle necessità riproduttive della specie. Sto insomma inoltrandomi in una fascia di età piena di insidie. Che cosa darei, che cosa daremmo tutti noi per fermare il tempo che scorre e rimanere per sempre così (beh, 50 anni portati bene non sono poi male)?

Mi sono detta allora che, se è vero che la morte è parte della vita e bisogna accettarla, avrei venduto cara la pelle, facendo di tutto affinché il momento in cui il mio spirito individuale e il mio corpo si sarebbero reintegrati al flusso vitale e materiale planetario sarebbe stato il più lontano possibile. Ma come attuare il mio piano di battaglia? A suon di operazioni chirurgiche forse? No, quelle non sono nel mio stile. Io sono la tipica formica, che formula un progetto, sovente ambizioso, e lo persegue sistematicamente giorno dopo giorno. Mi sarei data degli obiettivi intermedi. Il primo: rallentare l'invecchiamento e prevenire la malattia, ma come?

La ricerca dell'immortalità o della lunga vita è da tempo immemore al centro del pensiero e delle fatiche umane. Gli alchimisti, progenitori degli scienziati moderni, cercavano la pietra filosofale in grado di fornire loro l'onniscienza, la conoscenza del bene e del male ma per far che? Per trovare l'elisir di lunga vita. Se i credenti hanno la vita eterna assicurata nell'al di là, e gli scienziati e gli artisti la raggiungono attraverso una fama imperitura, dobbiamo però ammettere che è l'immortalità del corpo e in questo mondo ad essere la più ambita, ma ahimè, anche la più elusiva. Sebbene la medicina moderna abbia allungato di diversi decenni il tempo della vita umana, anche solo la capacità di raggiungere l'età media potenziale che lo studio del genoma umano ha individuato essere di 120 anni, appare ben al di là della nostra portata.

Per di più ci sono inquietanti avvisaglie che la nostra generazione, per non parlare di quella dei nostri figli, non godrà della longevità in salute dei nostri genitori. Tre elementi paiono centrali nel mantenimento della salute fisica e nell'allungamento della vita: il patrimonio genetico, lo stile di vita e l'alimentazione. Ma se, secondo numerosi studi recenti, il patrimonio genetico ne è responsabile per un 30%, l'altro 70% sarebbe dovuto agli altri due fattori, vale a dire a noi, alle nostre scelte. La prova di ciò arriva dalla "terra degli immortali".

Ad Okinawa, un arcipelago al sud del Giappone, vive un'etnia estremamente longeva, frutto probabile di una sinergia felice di patrimonio genetico e stile di vita. Se in Giappone, che già gode della più alta aspettativa di vita media al mondo, vi sono 11 centenari ogni 100.000 abitanti, ad Okinawa si contano 32 centenari ogni 100.000 e, in alcune isole minori come l'isola di Amami, il numero sale a 57. Non solo, oltre ad avere la speranza di vita media più alta al mondo, i centenari di Okinawa sono caratterizzati da un invecchiamento privo o quasi di patologie croniche quali cancro, malattie cardiovascolari, osteoporosi, diabete e disturbi neurodegenerativi come il Parkinson o l'Alzheimer. Ad Okinawa il cervello praticamente non invecchia! Il numero di tumori ormono-dipendenti è basso, ad esempio vi è l'80 % in meno di tumori al seno rispetto agli USA. Il livello d'ormoni come il testosterone, il DHEA e il GH, il cui abbassamento è tipicamente collegato all'invecchiamento, negli anziani di Okinawa resta alto.

Se da un lato il patrimonio genetico è sicuramente un elemento all'origine della loro straordinaria longevità, non è però quello determinante. I parenti dei centenari emigrati in Brasile, ove lo stile di vita è totalmente diverso, hanno, infatti, perso le caratteristiche di longevità. Qual è, dunque, l'elisir di lunga vita dei centenari di Okinawa?

Segreto numero 1 

La scienza lo chiama "dieta ipocalorica", ma ad Okinawa si chiama hara hachi bu, l'abitudine culturale di saziarsi solo all'80%. La trasformazione del cibo in energia non è, infatti, priva di costi per il nostro organismo. Come accade nei processi industriali, si generano scarti, i radicali liberi, molecole instabili che possono attaccare le cellule del nostro organismo, danneggiandolo.

Segreto numero 2 

Più ci nutriamo di alimenti a basso contenuto calorico, ma ricchi di elementi nutritivi, più è basso il numero di radicali liberi generati o che riescono a resistere alla controffensiva dell' esercito di vitamine antiossidanti contenute in quegli alimenti. I centenari, infatti, consumano una dieta ricca di frutta, verdure, spezie e cereali integrali, tutti alimenti carichi dei preziosi polifenoli, micronutrienti che ci proteggono dalle malattie cardiovascolari, da quelle neurodegenerative e dal cancro. I prodotti a base di cereali integrali sono, ahimè, ancora una minoranza sparuta nei negozi e supermercati rispetto a quelli raffinati, per non parlare di bar e ristoranti. Nel nostro paese pare di vivere in una dittatura culinaria, tanto pochi sono rappresentati i gusti delle minoranze (a me piace proprio l'alimento integrale)! Eppure i cereali integrali sono dei veri giacimenti di benessere. Mantenendo intatto il carico di polifenoli, concentrato soprattutto nella pula del cereale scartata con la raffinazione, ci rinforzano contro le malattie e l'invecchiamento. Introducendo glucosio nel sangue gradualmente, producono solo piccole fluttuazioni nei livelli glicemici e d'insulina, oltre a mantenere l'individuo sazio più a lungo (l'industria, tipicamente, potrebbe venderli come "dimagranti" per incentivarne l'acquisto e non sarebbe totalmente falso). Infine, la migliore pasta integrale, del pari al pane, ha un sapore straordinariamente intenso e tiene la cottura in modo unico, oltre ad offrirsi sugli scaffali in una molteplicità di farine di cereali diversi.

Segreto numero 3 

I nostri centenari attingono la loro dose proteica giornaliera, non da carni grasse di manzo o maiale, ma da quasi 100 grammi al giorno di pesce e molluschi, ricchi di Omega 3, o soia. Quest'ultima preserva, fra l'altro, la salute cardiovascolare e scheletrica delle donne di Okinawa dopo la menopausa, essendo fonte di fitoestrogeni, sostanze che hanno un'azione sull'organismo simile a quella degli ormoni femminili. Gli estrogeni perduti vengono in parte reintegrati "naturalmente", senza bisogno di ricorrere a dubbi apporti farmacologici, sospettati di incrementare l'insorgenza di tumori ormono-dipendenti.

Segreto numero 4

I nonni di Okinawa conducono uno stile di vita che combina un esercizio fisico leggero, ma costante ad una vita sociale ed affettiva piena.

Leggete il Manifesto della Buona Alimentazione

Leggete Alimentazione e malattie della civiltà

Leggete La rivoluzione del filo di paglia, l'agricoltura biologica

Fonti

Mean Genes, from sex to money to food, taming our primal instincts, Terry Burnham & Jay Phelan

Il manifesto della lunga vita, la rivoluzione della medicina predittiva, Paolo Marandola, Francesco Marotta